Adelelmo Ruggieri
Dunque avevo pagato. Ma quando si soddisfa un debito con generi diversi da quelli convenuti, è difficile fare il conguaglio dei valori.
(Dolores Prato,
Scottature,
Quodlibet,
Macerata, 1996)
Adelelmo Ruggieri
Dunque avevo pagato. Ma quando si soddisfa un debito con generi diversi da quelli convenuti, è difficile fare il conguaglio dei valori.
(Dolores Prato,
Scottature,
Quodlibet,
Macerata, 1996)
Nel mio amore personale per il cinema ho sentito il bisogno prepotente che esistessero delle storie che non sono mai esistite. Storie ipotetiche, che prolungavano le ombre degli attori e dei registi come un controcanto, un contrappunto segreto. Ho costruito le prove, le tracce delle mie fantasie, come l’ispettore Quinlan, nel celebre film di Orson Welles L’infernale Quinlan, fabbricava prove false per incastrare criminali veri, e ho scritto un libro di apocrifi A schermo nero. Goloso di scritture e di sogni, come mia madre, ho sentito la necessità che certe fantasie fossero vere. E, poiché la storia non mi forniva dati reali, li ho fabbricati io, nel desiderio di stimolare non l’erudita curiosità del cinéphile ma l’attenzione affettuosa del lettore per dettagli anomali e perturbanti di vite, pensieri, destini. Leggi il seguito di questo post »
James Sacré
Mais s’ils se montrent nus, les corps,
Autant que la pierre ou des pentes cultivées,
Sont un secret continué.
Ma se nudi si mostrano, i corpi,
Come la pietra o i pendii coltivati,
Sono un segreto che continua.
E sarà domani che ci incontreremo sulle parole
Per Carlo Nardese, 1963-2010
Nel primo sabato di questo piovoso e cupo febbraio, davanti alla tomba del fratello Diego, il poeta Carlo Nardese ha deciso di raggiungerlo, di darla vinta alla belva della depressione con cui lottava, corpo a corpo, da circa trenta dei suoi quarantasei anni. Lascia una moglie e un figlio piccolo, Tommaso. Leggi il seguito di questo post »
Quaderni delle Officine
VI, Febbraio 2010
Enzo Campi
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Enzo Campi, Ou est l’île?
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Non si conteranno mai
i passi dell’assenza,
eppure si avvertono
distintamente.
[...]
Lui, l’illuminato,
e il suo femminile Ile.
Lui, senza meta.
Lei, la meta.
[...]
Lacerazione della coppia.
Fuga e catene:
il doppio richiamo.
(Edmond Jabès)
Il rapporto con « il »: la pluralità che detiene « il » è tale da non poter essere indicata con un segno plurale. Perché? « ils » designerebbe ancora una singolarità multipla, un insieme analizzabile, e di conseguenza utilizzabile. « Ils » è il modo in cui (il) si libera dal neutro prendendo in prestito alla pluralità una possibilità per determinarsi, ritornando così comodamente all’indeterminazione, come se (il) potesse trovarvi l’indice sufficiente a fissargli un posto, quello, molto determinato, in cui s’inscrive ogni indeterminato.
(Maurice Blanchot)

Poesie sono anche doni.
Doni per le creature attente.
Doni carichi di destino.
(fm)
Nadia AGUSTONI Luca ARIANO Ivano MUGNAINI
Anna MALFAIERA Roberto SANESI Margherita RIMI
Marina PIZZI Adriano PADUA
Franca Mancinelli
è il carnefice che ti alza presto / ti spella via dal buio, ti scuoia / le coperte, ti scorta in corridoi / scavati dentro il ghiaccio / dove altri corrono levando / un segno di saluto, uno specchietto
mentre la luce ci manovra / come ciechi nella sera.
Uroš Zupan
Il mio primo libro di un poeta sloveno, regalo di un’amica, s’intitolava ‘Reka’, che vuole dire ‘fiume’. Nella quarta di copertina una foto dell’autore, lo sguardo più sofferente che altro, i capelli radi ma lunghi. Ho conosciuto, poi, Uroš Zupan (Trbovlje, 1963), traendone dagli incontri – rari ma intensi – la sensazione di una persona ironica e pacata, amante della vita tranquilla e delle contraddizioni che la tranquillità (apparente) comporta.
La poesia di Zupan è stata accolta in Slovenia, agli inizi degli anni Novanta, come un punto di svolta soprattutto per il suo legame con la poesia statunitense (l’esempio-guida è William Carlos Williams) e per una certa ‘de-ermetizzazione’ del poetare, l’uso di un linguaggio non metaforico, semplice, e di versi particolarmente lunghi. Tra neorealismo, postsimbolismo, intimismo (spesso ritorna il tema della nostalgia per il paese natale), Zupan non manca di usare ironia ed elementi grotteschi, una strategia con la quale il soggetto poetico stringe una sorta di alleanza con il lettore. Un esempio? Occhio agli scoiattoli che avete attorno. (Michele Obit)
Oggi sarebbe un “mago” televisivo, rozzo, cialtrone, di quelli che imboniscono sprovveduti e sognatori con vaticinii ridicoli e prevedibili su questioni di salute, di lavoro, d’amore.
Ma allora, nel ’55, Harry Powell, il protagonista de La morte corre sul fiume, è un truffatore infìdo e carismatico, a tratti scanzonato e istrionico, vile come un avanzo di galera, ladro e assassino, subdolo come solo può esserlo un venditore di fumo. Si presenta vestito di nero, con un cappellaccio nero, col cravattino a strisce tipico dei pastori americani ma è solo apparenza: non è un pastore ma cita una sua effimera bibbia di supporto, non dichiara il suo ordine clericale ma una generica “religione di Dio”, che ha fatto propria grazie ad un dialogo sornione e amichevole con Colui Che Tutto Sa. Leggi il seguito di questo post »
Giancarla Frare
Todesfuge
SCHWARZE Milch der Frühe wir trinken sie abends
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete]
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne er pfeift seine Rüden herbei]
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz
Stefania Crozzoletti
pensami albero piegato
con poco vento
le foglie che cadranno
sulla tua esile figura
ti faranno da scudo –
esorcismi
contro le tempeste
Poesie inedite (2009)
guarda le sagome delle nostre incapacità, la mia faccia
che vorrei spigolosa, su una carcassa di filo spinato
mi raggiungi appagato, ti fermi e chiedi di essere tenuto
Giampaolo De Pietro
Dove se ne va l’ombra
del funambolo, forse
assottigliandosi
ispessisce il
margine di
spazio
imbottisce il
rischio, o si fa
gigante mano
intorno al suo
equilibrio?
Modi e nodi del trattato in Manganelli
febbraio 5, 2010 di francescomarottaGiuseppe Zuccarino
Modi e nodi del trattato
in Manganelli
Antiromanzi
Remoto e spaesato all’interno del sistema letterario contemporaneo: tale deve necessariamente apparire un testo narrativo che assuma in questo secolo la forma desueta del trattato. È il caso di due tra le opere più singolari e rilevanti di Manganelli, vale a dire Hilarotragoedia e Nuovo commento(1). In questa provocatoria riesumazione di un genere che in ambito letterario può dirsi senz’altro defunto (mentre sopravvive semmai, in modi diversi, nella pratica del discorso scientifico) si può agevolmente sospettare un’intenzione ironica o polemica. E nel gesto manganelliano sono riscontrabili, in effetti, entrambe queste componenti. Leggi il seguito di questo post »
Tag: giorgio manganelli, giuseppe zuccarino, hilarotragoedia, la letteratura come menzogna, la scritura impossibile, modi e nodi del trattato in manganelli, nuovo commento
Pubblicato in classici, critica, giorgio manganelli, giuseppe zuccarino, narrativa, poetiche, prosa, saggistica, scritture, teoria | 17 Commenti »