Kleist

agosto 29, 2014 by

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Ilaria Seclì
Andrea Leone

 

Dirò dunque quel
che ho visto ed è
.

 

Sopravvissuto al mondo, nato a sproposito, imperdonabile. Kleist.

Il Caucaso è il suo destino, votato all’irripetibile eppure costretto dall’appello della nascita a piegarsi, piagarsi, per forza di respiro, ai rituali mortiferi della macchina, alla monotona crocifissione direbbe Artaud, e per di più, su una croce di legno scadente. Il becco d’aquila in dotazione ai giorni, inflitto pane quotidiano, condanna.

Kleist, angelo purissimo tra ottusi funzionari della specie, è il protagonista dell’ultimo romanzo di Andrea Leone, pubblicato da “20090” nella nuova collana Miyagawa.

Kleist è angelo tra i malati mortali che infettano con la loro malattia inguaribile, col loro esercizio di mediocrità, stiletta ossessivo Leone. Lo stesso esercizio imposto dai padri, lo stesso che nutre irrimediabilmente e meccanicamente una servitù malata costretta a senili e patetici tentativi di esistenza, quella dei plebei funzionari della specie, quella dei soldati di stato, gli educatori che fagocitano le nostre vite, ci arruolano nel teatro della follia e della privazione di ogni libertà.

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Cartografie neodialettali

agosto 28, 2014 by

Maria Lenti Maria Lenti

 

Introduzione
di Gualtiero De Santi

 

La storia delle idee e della poesia sembra essere per molti segni la ricerca dei contrasti e degli accordi fra istanze innovatrici (anche nel senso di una conoscenza della realtà) e attitudini invece commisurate a mantenere posizioni di rendita, a configurare spazi anacronistici, o peggio ancora a restaurare un antico spirito della letteratura che ormai dovrebbe aver fatto il suo tempo ma che, a partire dalla fine degli anni ’80, è stato capace di reclutare accoliti anche tra quanti ostentavano una qualche esigenza di novità.
E’, questa, l’eterna nostra questione della cortigianeria degli intellettuali. Così ci si potrebbe interrogare sulle ragioni per le quali le ambivalenze ma insieme anche le potenzialità positive
della attuale letteratura (lirica poetica critica teatrale) abbiano deliberatamente messo in disparte ogni sfida epocale per reiterare giulebbosi adagi e insieme confermare tutti i tipi di oppressione, anche di segno estetico.
Quella ricerca di conflitti e di contraddizioni ricordata all’inizio ha battuto negli ultimi due secoli le strade della modernità, tematizzandone i numerosi snodi e ripensando criticamente il passato. Il fatto è che letteratura e poesia saprebbero ben istituire un banco di prova in grado di mostrare ciò che sociologie, scienze politiche e garbugli economici descrivono o fanno capire sino a un certo punto. Leggi il seguito di questo post »

Figure mancanti

agosto 27, 2014 by

Luciano Neri Luciano Neri

 

Sezione I
Prove di orientamento

 

(…)

(lucciole a Edirne)

Si muovono come un miracolo
della natura
a fare luce
sul calvario delle immagini.
Intermittenti.
A ogni dogana.
Di fronte alla polizia di frontiera
affanni, respiri,
giorni di attesa
nella terra di nessuno.
Loro in ricognizione
sui passaparola
instancabili, senza tregua.

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Le nuvole di Constable

agosto 26, 2014 by

Constable, Branch Hill Pond Raffaella Terribile

 

Le nuvole di Constable

 

[…] Nuvole… Corrono dall’imboccatura del fiume verso il Castello; da Occidente verso Oriente, in un tumultuare sparso e scarno, a volte bianche se vanno stracciate all’avanguardia di chissà che cosa; altre volte mezze nere, se lente, tardano ad essere spazzate via dal vento sibilante; infine nere di un bianco sporco se, quasi volessero restare, oscurano più col movimento che con l’ombra i falsi punti di fuga che le vie aprono fra le linee chiuse dei caseggiati.[…] Nuvole… Continuano a passare, alcune così enormi (poiché le case non lasciano misurare la loro esatta dimensione ) che paiono occupare il cielo intero; altre di incerte dimensioni, come se fossero due che si sono accoppiate o una sola che si sta rompendo in due, a casaccio, nell’aria alta contro il cielo stanco; altre sono ancora piccole, simili a giocattoli di forme poderose, palle irregolari di un gioco assurdo, da parte, in un grande isolamento fredde.[…] Nuvole… Esse sono tutto, crolli dell’altezza, uniche cose oggi reali fra la nulla terra e il cielo inesistente; brandelli indescrivibili del tedio che loro attribuisco: nebbia condensata in minacce incolori; fiocchi di cotone sporco di un ospedale senza pareti. Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra, in balìa di un impulso invisibile, temporalesche o silenziose, che rallegrano per la bianchezza o rattristano per l’oscurità, finzioni dell’intervallo e del discammino, lontane dal rumore della terra, lontane dal silenzio del cielo. Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto.

F. Pessoa, da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares
(traduzione di M. J. de Lancastre e A. Tabucchi)

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Il tempo dei poeti

agosto 25, 2014 by

tutti-questi-ossicini-nel-piattoChristian Tito

 

Da “Dell’essere umani”
Manni 2005

 

Nevrotica

Adesso tienila questa nevrosi
se non riesco più a guardarti in [faccia
senza pensare ad un cadavere
integrato in questo cimitero
dove riposano solo le menti

i corpi no
mio malgrado sono ancora qua
troppi per contarli tutti
camuffati da vincenti
pericolo costante su indifese menti

adesso io ti lascio questo sguardo
e racchiuso nel suo fondo cogli tu il senso
di un disprezzo che è nei geni
ed è per chi come te
mi fa vergognare di essere
per chi come te
trova che sia inutile
avere dei disegni nella testa da difendere
perché le linee sono astratte
e non son dritte come da copione

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Marzia Spinelli: stanza madre

agosto 24, 2014 by

Marzia Spinelli Manuel Cohen
Marzia Spinelli

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N.9 (XXXVI)

 

Marzia Spinelli: stanza madre.

Tu sei la sola al mondo
che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre,
prima d’ogni altro amore.

(Pier Paolo Pasolini,
Supplica alla madre)

… Tu sei di tua madre
lo specchio ed ella in te
rivive il dolce aprile
del fior dei suoi anni …

(William Shakespeare)

Nella collana ‘Le gemme’, curata da Cinzia Marulli, vede la luce il secondo, notevole e maturo libro edito di Marzia Spinelli, già autrice di Fare e disfare (LietoColle 2009), tra le fondatrici di «Linfera», e redattrice di «Fiori del male»: due riviste tra le più attive in area romana. Nelle tue stanze è una plaquette poematica, a tematica epico-domestica, e di levigata, elegante scrittura contraddistinta da una forte allusività analogica (nel dominio della metafora e dei tropi di tradizione), in cui due istanze, una emotiva e ricognitiva, l’altra razionale e cognitiva, appaiono perfettamente in equilibrio, e in equipollenza. Così annota Alberto Toni nell’introduzione: “si assiste a un continuo assedio di un unico ricordo, che si stempera e si riverbera in una compostezza che evoca figure, luoghi, nel tentativo di ridare un nome a ciò che è stato e si è vissuto.” Leggi il seguito di questo post »

Su alcuni motivi in “Le dernier mot” di Blanchot

agosto 22, 2014 by

Le dernier mot

Giuseppe Zuccarino

 

Su alcuni motivi in
Le dernier mot di Blanchot

 

Sogno o incubo

Nell’opera di Maurice Blanchot, il racconto Le dernier mot occupa un posto del tutto particolare. Si tratta infatti del più antico dei suoi scritti narrativi, visto che, secondo quanto riferisce l’autore, risale al 1935[1]. È stato lo stesso Blanchot ad accennare alla storia editoriale di Le dernier mot: «Non era un testo destinato alla pubblicazione, e tuttavia è stato pubblicato dodici anni più tardi nella collana “L’âge d’or” diretta da Henri Parisot. Ma si dà il caso che, ultimo opuscolo di una serie che aveva solo i mezzi per scomparire, non fu neanche messo in vendita»[2]. Per completare queste informazioni, si può aggiungere che il testo è apparso dapprima sulla rivista «Fontaine» e come volumetto autonomo (1947); in seguito è diventato, unitamente al racconto L’idylle, parte del dittico narrativo Le ressassement éternel (1951) e della nuova versione di esso corredata da un’importante postfazione blanchotiana, Après coup (1983)[3]. Leggi il seguito di questo post »

Fosca Massucco: la mira dell’occhio

agosto 20, 2014 by

Fosca Massucco Manuel Cohen
Fosca Massucco

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE N.8 (XXXV)

 

Fosca Massucco:
la mira dell’occhio

L’esordio in volume di Fosca Massucco (Cuneo 1972), avviene in età matura, dopo un discreto apprendistato certificato da alcune pubblicazioni e premi (‘Anna Osti’ e ‘Città di Colonna La Tridacna’). A questi fattori estrinseci, oltre che ad un paziente lavoro sulla scrittura, è da attribuire il pregevole risultato de’ L’occhio e il mirino: un’opera prima che ci presenta una voce sicura nel passo, personale nelle movenze: parafrasando l’enunciato programmatico del testo e portandolo alle sue estreme conseguenze, si potrebbe riconoscere che il bersaglio o obiettivo sia stato raggiunto dall’occhio e con il mirino. Ma sarà utile per il lettore riportare un passo dalla prefazione di Dante Maffia: «Si avverte subito che la Massucco ha alle spalle molte esperienze che però ha diluite ricavandone impressioni, giudizi, sensazioni, percezioni che adesso la aiutano a saper guardare il mondo e a saperne leggere le coordinate. In ognuno di questi componimenti si avverte una saggezza che sembra provenire da terre lontane, dall’oriente, ed è per questo che la scansione dei versi ha risonanze di sinfonie. Ecco, musica e arti figurative entrano ed escono dal laboratorio della Massucco e fanno da contraltare con i suoi pensieri. È come se lei avesse fatto incetta di sensazioni e ora volesse riordinarle attraverso lo sguardo mirando al centro. E bisogna dire che ci riesce e riesce a creare anche una circolarità espressiva senza vere e proprie cesure. Leggi il seguito di questo post »

L’antipoesia di Nicanor Parra

agosto 17, 2014 by

Nicanor Parra Nicanor Parra

“Il mio poeta preferito è Nicanor Parra. Già lo dice Nicanor Parra che lui non parla di crepuscoli, né di dame stagliate sull’orizzonte, bensì di cibi e poi di bare, bare e bare, ripete. […] L’antipoesia è poesia. Di questo non c’è dubbio. Il Manifesto antipoetico di Nicanor Parra è poesia, della più pura.”

[Cristián Warnken:  "La bellezza di pensare",
intervista a Roberto Bolaño]

 

Nicanor Parra, Poesie
(Testi e traduzioni sono tratti dall’Archivio Bolaño
curato da Carmelo Pinto)

 

TEST

Qué es un antipoeta:
Un comerciante en urnas y atáudes?
Un sacerdote que no cree en nada?
Un general que duda de sí mismo?
Un vagabundo que se ríe de todo
Hasta de la vejez y de la muerte?
Un interlocutor de mal carácter?
Un bailarín al borde del abismo?
Un narciso que ama a todo el mundo? Leggi il seguito di questo post »

Jewish survivors condemn the massacre of Palestinians in Gaza

agosto 16, 2014 by

Genocidio di Gaza     As Jewish survivors and descendents of survivors of the Nazi genocide we unequivocally condemn the massacre of Palestinians in Gaza and the ongoing occupation and colonization of historic Palestine. We further condemn the United States for providing Israel with the funding to carry out the attack, and Western states more generally for using their diplomatic muscle to protect Israel from condemnation. Genocide begins with the silence of the world.

We are alarmed by the extreme, racist dehumanization of Palestinians in Israeli society, which has reached a fever-pitch. In Israel, politicians and pundits in The Times of Israel and The Jerusalem Post have called openly for genocide of Palestinians and right-wing Israelis are adopting Neo-Nazi insignia.

Furthermore, we are disgusted and outraged by Elie Wiesel’s abuse of our history in these pages to promote blatant falsehoods used to justify the unjustifiable: Israel’s wholesale effort to destroy Gaza and the murder of nearly 2,000 Palestinians, including many hundreds of children. Nothing can justify bombing UN shelters, homes, hospitals and universities. Nothing can justify depriving people of electricity and water.

We must raise our collective voices and use our collective power to bring about an end to all forms of racism, including the ongoing genocide of Palestinian people. We call for an immediate end to the siege against and blockade of Gaza. We call for the full economic, cultural and academic boycott of Israel. “Never again” must mean NEVER AGAIN FOR ANYONE!

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questo silenzio che sentiamo insieme

agosto 16, 2014 by

??????????????????????????????? Giuliano Mesa

 

ti lascio qui
con queste nubi cariche di pioggia
striate da un bagliore
che ti risveglierà, anche domani,
quando avrai più ricordi
da pensare.

vado
nella penombra che rimane,
dove ritorno, adesso,
adesso che potrà ricominciare,
che potrei,
adesso c’è soltanto il desiderio:
lasciare, lasciare intatto
questo momento prima del dolore,
quando il dolore
è diventato nenia di conforto
e poi silenzio,
questo silenzio che sentiamo insieme,
adesso – è adesso che sappiamo,
in questo momento che divide

ti lascio qui

 

(Giuliano Mesa, Tiresia, 2000-2001)

Un anno per Villa – Parabol(ich)e dell’ultimo giorno

luglio 25, 2014 by

loc parma base - Copia (3)

«La grande domanda è quella che vuole conoscere come avviene il trapasso, nel caos dei dati giunti fino a noi, come una risacca, in un amalgama fonetico baluginante ma senza luce ferma e fisso riverbero, il trapasso, in diagonale, da mito a concezione cosmologica, da mito a teologia, da mito a leggenda, e da storia a mito o da mito a storia; o non forse trapasso mai, ma come si determina il flusso degli incroci e degli attriti: una peripezia di cicli, di parabole, di invenzioni, di aperture, di inclinazioni» (Emilio Villa)

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La direzione delle cose

luglio 22, 2014 by

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Roberto Cescon

Chiudendosi sulla soglia di quello che è diventato il presente della sua vita, e fotografando perciò un tempo ancora attuale ma, in un certo senso, già accaduto, Roberto Cescon ci offre un libro di poesia impietoso e pietosissimo al tempo stesso, che mostra la perdita della relazione di continuità antropologica nella quotidianità di un luogo e di un ambiente sociale preciso. Non è la perdita del passato e del futuro, infatti, a ossessionare il susseguirsi delle annotazioni in versi di Cescon, ma il loro essere già destinati per sempre in una dimensione di intangibilità, di esclusione da una vera possibilità di essere forza viva dell’agire (e del pensare) quotidiano. La direzione delle cose significa perciò la perdita di opacità del sé, la scomparsa del “segreto” che ognuno almeno una volta ha pensato di portare attraverso la propria esperienza come vera fonte di senso e di rivelazione. Infatti è la trasparenza del fare e dell’appartenere che frustra ogni residua possibilità di trovare in se stessi la via per una dimensione diversa: la stessa lingua diventa ferocemente chiara, ridotta alla forma più denotativa. Ciò non significa che manchino i versi limpidi, i giri di strofa conchiusi in una loro perfezione, il fluire di una dimensione linguistica ricreata attraverso il lavoro della forma. Piuttosto si tratta di una rinuncia / impossibilità di inscenare la lingua come luogo privilegiato dell’atto poetico: qui essa è al servizio (anche le sue storture, le ripetizioni, i lievi lapsus lo sono) di un’urgenza più grande, vale a dire quella di denunciare una condizione di disincantato amor fati, vuoto ormai di contenuti, ma ostinato nel volersi consegnare a un destino.

(dalla prefazione di Gian Mario Villalta)

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Quaderni delle Officine (XLIX)

luglio 16, 2014 by

Quaderni delle Officine
XLIX. Luglio 2014

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Linea “italiana” e linea “internazionale”
in due libri di Lucetta Frisa (2014)

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Il corpo emotivo della bellezza

luglio 16, 2014 by

Lucetta Frisa

Antonio Devicienti

Il corpo emotivo della bellezza
(Sonetti dolenti e balordi
di Lucetta Frisa)

Italiana è l’invenzione del sonetto, dantesco/petrarchesca la fondazione del suo prestigio europeo, ininterrotta la sua fascinazione. Il numero conchiuso dei 14 versi sembra esercitare ancora oggi quella suggestione derivante dal dover dire entro spazi rigorosi, cercando l’arduo equilibrio tra tradizione e rottura di quella stessa tradizione, dal momento che nessun poeta consapevole può ignorare la tradizione né, al contempo, trascurarne la messa in crisi. Lucetta Frisa (che, ad esempio, aveva affrontato in La follia dei morti, Campanotto Editore, Pasian di Prato, 1993 la forma-sonetto in una dedica-colloquio a e con Gaspara Stampa) sembra allora ricuperare l’uso già due-trecentesco della “corona di sonetti”, ma, come una musicista, applicando innumerevoli variazioni negli schemi, nelle rime, nelle assonanze e nella scansione sillabica del verso, sviluppa una sorta di “studio” delle possibilità apparentemente inesauribili del sonetto, legando indissolubilmente la sperimentazione metrico-prosodica alle necessità espressive che affrontano senza reticenze i temi del dolore e della morte, dell’allontanamento e dell’assenza. La lingua italiana ne è, ovviamente, strumento formidabilmente espressivo, duttile, aperto alle necessità del dire. Leggi il seguito di questo post »


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