so long

ottobre 11, 2014 by

L’uomo inadeguato

novembre 2, 2014 by

Noto Antica, foto di Carlo Sapuppo

Yves Bergeret

 

Il cherche dans le dédale des rues,
dans les pentes éraillées du volcan,
dans les houles farouches de la mer
l’unité du chant.

Le chant est floraison d’alpage,
multiple dans l’unité.

Qu’une parole claire et simple
en soit la sève.

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Maestri silenziosi (VIII)

ottobre 10, 2014 by

 

P. Delvaux, Crucifixion, 1951-52 Gianmarco Pinciroli
 

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Agosto 2004)

 
 
 
 
 
 
 
 

Infermità che sorge ancora, dopo aver ripreso forza,
lungo il cammino, per non raggiunger la sua fine!
[…]
– Si sa che le persone vive, amate, che sono lontane,
sono lontane; che sono morte quelle che sono morte; –

Juan Ramón Jiménez

 

foglio 8: agosto

587. Dentro il buio l’uomo che scrive crede che la sua mano stia scrivendo quello che pensa. Poiché non può leggersi, la sua fiducia in se stesso è tutto quello che gli resta. Ma egli di se stesso sa poco, e quel poco che sa non gli piace, cosicché la sua fiducia in se stesso è un azzardo ancora più grande della notte in cui è caduto. Alla notte fuori, che invoca la sua fede, corrisponde quindi la sua notte dentro, che mobilita un’altra fede. Tra l’una fede e l’altra, l’immensa fatica di pensare. Pensare, sì, ma quale pensiero? (1/8/04, Compatch. Seiseralm)

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Maestri silenziosi (VII)

ottobre 10, 2014 by

Alechinsky la jeune fille et la mort Gianmarco Pinciroli

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Luglio 2004)

 

Eterno giorno, che cos’è la morte
quando sui visi radianti si posa
la maschera lucente
del tramonto lentissimo di luglio?

Non c’è memoria più, non c’è speranza
nel transito fatale del tempo

Attilio Bertolucci

foglio 7: luglio

514. L’ultima vanità da sconfiggere è quella riguardante il pensiero che ci sia qualcosa in noi che valga la pena che resti per chi verrà dopo di noi. Nella misura in cui non riusciamo a sconfiggerla, abbiamo la Letteratura, e con essa una vittoria sul nulla tanto illusoria quanto disillusa, giacché ogni parola della Letteratura porta inscritto nei suoi spazi bianchi quel nulla che in essa tenta in ogni momento di prevalere; nella misura in cui, invece, la scrittura tace, allora la coscienza dello scrivente conquista il più totale anonimato e in esso anche l’ultimo barlume di coscienza si lascia affondare. Il regno della Letteratura, dunque, è un luogo in cui la coscienza, sublimata in coscienza scrivente e in conseguente capacità di riflessione, appare costantemente in pericolo di naufragio, ma è anche il luogo essa si mantiene, si testimonia viva contro ogni forza che le risulti ostile. Nella sua ambivalenza antinomica, quindi, la Letteratura è in grado di rivelare, come quella grande metafora che essa complessivamente vale rispetto a chi – scrivente o lettore – ne faccia uso, lo statuto altrettanto duplice della coscienza: da un lato luogo di rappresentazione della propria euforica emersione del tipo: «Io ci sono! Io sono Io!», e dall’altro luogo d’incessante immagine del pericolo incombente Leggi il seguito di questo post »

Ognuno incatenato alla sua ora

ottobre 9, 2014 by

Mariella Mehr Mariella Mehr

 

Ancora ti prospera il fogliame intorno
al cuore]
e una fresca presa di sale
impregna il tuo sguardo.

Di me nessuno vuol sapere,
di chi io sia la spezia
e di quale amore la durata.

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.

Luce, dico allora, luce di lupo,
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli.

Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente.
Effimero, mi dico,
perché presto cesserà ogni annidare,

e scorre via il resto di ogni ora.

 

E’ uscito in questi giorni nella Collana bianca dell’Einaudi Ognuno incatenato alla sua ora, antologia poetica tratta da alcune raccolte di Mariella Mehr, forte, straziante e alta poetessa zingara di etnia Jenisch, per la traduzione e la cura di Anna Ruchat. La sua è una poesia piena di violenza e dolcezza, drammatica, sghemba, esplosiva, pagata fino all’ultima goccia. Leggetela, amatela.

(Antonio Moresco
Continua a leggere qui…)

Ipostasi del ritiro (IV)

ottobre 8, 2014 by

Hieronymus Bosch Antonio Scavone

Reading

     Ehilà, il tavolo dei relatori è bello pieno! – Sì, hanno fatto le cose in grande – Ci sono tutti, tutti poeti – Infatti. C’è Francesco Marotta, Manuel Cohen, Enzo Campi, Natàlia Castaldi, Leopoldo Attolico, Maurizio Manzo – E chi è il poeta che presentano? – Ramingo Pellegrino – …Ramingo Pellegrino?! Che razza di nome è? – Così si chiama – E da dove viene? – Dai confini della società odierna – E che vuol dire? – Non lo so, c’è scritto così nella brochure – Va bene, ma che ha fatto, che ha scritto? – Ha esordito come narratore e questa è la sua prima silloge di poesia – La prima silloge… ma tu lo conosci? – No, non l’ho mai incontrato – Ne hai sentito parlare, almeno? – Neppure – Mario, mi dici perché siamo venuti a quest’incontro con… come si chiama? – Ramingo Pellegrino – Ma è un nome d’arte? – Non credo, penso che Ramingo debba essere il nome – E cosa ha pubblicato come narratore? – Un work in progress – Cioè un inedito? – Sì, più o meno – Dal titolo? – “Negazioni di luci e risorse di ombre” – Per la miseria, un titolo inquietante… e questa silloge come si chiama? – Sarà svelata al momento della lettura – Deve restare segreta? – Dev’essere una sorpresa – In tutta onestà, comincio a farmi le palle e tu? – Giorgio, non generalizzare, aspettiamo gli eventi – Quello chi è? – È l’attore che leggerà i versi, è venuto apposta da Frascati – Da Frascati? – È lì che abita ma è di Roma: ha lavorato con Giusto Pancrazi fino a un anno fa – Pancrazi del “Piccolo”? – Sì, del “Piccolo di Velletri” ma è stato anche su al Nord… – Ma no! E dove? A Vigevano, Parabiago, Lumezzane? – In tournée – Capirai… Fammi capire una cosa: perché i poeti seduti al tavolo dei relatori si sono prestati a questa marchetta? Il Ramingo li ha pagati? – No, non credo e poi quelli non sono tipi che si fanno pagare – Tu dici? – Certo che dico! Leggi il seguito di questo post »

Note di lettura (X) – Francesco Marotta

ottobre 7, 2014 by

Francesco Marotta, Impronte sull'acqua Antonio Scavone

Poesia della luce

Gli addetti ai lavori letterari (critici, poeti, scrittori) sono di solito più autentici quando si trovano in situazioni informali (incontri privati, dopo-cena amicali, dibattiti casuali): non fanno mostra di sé per eloquio o spocchia e se lo fanno è per una terapeutica auto-ironia e non indulgono a citazioni dotte perché le ritengono non pertinenti, anzi fuorvianti. Che significa questo understatement? Che senso ha questa sincerità spartana e sotto traccia? Niente di più naturale: dicono e si dicono le verità, al di là di modi di dire, di riferimenti libreschi, di capisaldi critici.
Sappiamo tutti (letterati di genere vario) che la poesia è, per esempio, un codice non facilmente accessibile e che, in fondo, tale deve restare. Anche il verso che sembra il più semplice e colloquiale nasconde una difficoltà di interpretazione – se non un’insidia – che richiede, a sua volta, una captazione del senso non immediatamente fruibile. Dovremmo chiederci allora perché i poeti siano così difficili da intendere e perché si ostinino a costruire significati via via più ardui da intendere. La risposta la forniscono i poeti sia pur lasciandola oscura alla nostra capacità o abilità di cogliere le intenzioni e il pregio di un’opera poetica.
Questa risposta è geneticamente costitutiva del poeta stesso, è la sua linfa e il suo destino, la sua indagine e la sua scoperta: è il perché dell’atto poetico in sé, la sua esigenza e la sua motivazione. Gli scrittori scriveranno racconti e romanzi strada facendo e ne riscopriranno stile e struttura nella stesura dei loro testi, i poeti scriveranno poesie per rispondere alla domanda primordiale e selettiva del loro poetare: scrivo poesie perché so che, facendolo, esprimerò qualcosa che di per sé è inesprimibile. Più che criptica o ermetica, la poesia diventa essenziale alla vita del poeta, anche quando viene concepita sincreticamente al di là della vita e talvolta, addirittura, pur non essendo vita. Leggi il seguito di questo post »

dialettututtu

ottobre 6, 2014 by

Diego Barucco, Paesaggio presso Monte Turcisi Giuseppe Samperi
 

Testi

 
Trippi nni stu quarteri

unni trippavu jù

(muzzicuna di sicaretti

pitruzzi

erba fausa gnuni gnuni

vuci

di lingua ncripitusa).

 

T’addurmisci nni sta casa

unni m’addurmiscevu jù

(cci muriu mo nannu

a longu stari,

mo patri).

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Far nascere un mondo

ottobre 5, 2014 by

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Ipostasi del ritiro (III)

ottobre 3, 2014 by

Viareggio Carnival 2014 Antonio Scavone

Grillesque

     Il grillesque è uno spettacolo di artifici varii: è generalmente parlato, urlato e gesticolato; è fatto di invettive (“vaffa” la più idiomatica), di turpiloquio per stupire, di minacce per spaventare, supportato da cartelli e tweet, improntato ad una dizione e una pronunzia talvolta burina/coatta/tamarra (“gnente, gnente”), regolamentato dai I like della rete  (una sorta di “Consiglio della Rivoluzione” per eccitare un terrore mediatico).
     Lo spettacolo grillesque si presenta come un teatro-evento, un happening di massa e alla buona dove la massa fa da supporter alle persone che si agitano sul palco come gli ultrà allo stadio, all’occorrenza si materializza una ola per fare l’Italia “più bella e più grande che pria”. Ma lo spettacolo non viene rappresentato solo dagli agit-prop che recitano sul palco condanne ed esecrazioni: anche il pubblico – non più bue o pecora – partecipa con fervore e rancore alle accuse da lanciare o ai risentimenti da far scoppiare.
     Molti, dello spettacolo grillesque, provengono imparzialmente dai lati destro e sinistro della piazza o dalle tanto vituperate destra e sinistra della politica. Gli ex della sinistra si sentono finalmente liberati da nomenclature e ossequi, gli ex della destra si sentono sganciati dall’opacità istituzionale che li aveva emarginati. Sono giovani e meno giovani, intelligenti e sprovveduti come dappertutto, furbi e sfaccendati, parolai e laconici. Ci sono giovani fuori-corso all’università o fuorusciti da altri partiti o consorterie più o meno velleitarie: non mettono le mani in tasca al prossimo, cioè non rubano, perché lo ritengono giustamente riprovevole e inadeguato alla loro missione di vindici e giustizieri e se ne fanno orgogliosamente un vanto perché viviamo, come si sa, in un paese di ladri. Possono sbagliare – attori, spettatori e comparse – orientamenti e affiliazioni ma trovano per tutto una spiegazione, una motivazione, una trascendenza di lesa dignità. Leggi il seguito di questo post »

Partizioni

ottobre 2, 2014 by

Elio Copetti Maurizio Manzo

Partizioni
(inedito, 2014)

TENSIOATTIVO

Ciò che slitta vorresti
afferrarlo con la stessa bellezza
con cui l’osservi andare via
una scalata
che sposta il cuore fissa la
luce che perde squame
assottiglia il destino –
il giorno parli poco lasci
i dialoghi ai sogni coi volti
che brillano e perdono odore e
stupore poi ti fermi
più volte guardi
il carrello della spesa
che ti trascina
e lo riempi di brillantante.

 

DISTRAZIONI

Mi sono fermato per caso davanti alla meraviglia
eh sì che non si vedeva e neanche si capiva tantoché per
un po’ l’ho trascinata appesa alla caviglia mentre pensavo
al totale dello scontrino allo stop a chi dare precedenza
al vento che entrava dal finestrino a dire volgarità a fare
un saluto tra il semaforo e l’ilarità eppure lei mi sfuggiva
meraviglia grattugiata con parsimonia poco prima
della noia e molto dopo della vita quando eccedi a te stesso.

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Creazione continua (II)

ottobre 1, 2014 by

Alessandro Gambetti, Anime, 2008

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Legge di iniziativa popolare per la scuola

settembre 30, 2014 by

provaci ancora lip

Il prossimo 2 ottobre la LIP (Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica) verrà ripresentata pubblicamente, a Roma, alla presenza di parlamentari di diversi schieramenti politici, sindacati, associazioni, movimenti e giornalisti. La LIP nasce dal mondo della scuola, è stata discussa e sottoscritta da oltre 100.000 persone, presentata in Parlamento da un gruppo di senatori di diversi Gruppi come disegno di legge rispettivamente 1583 al Senato e 2630 alla Camera. Quale differenza con la “Buona Scuola” di Matteo Renzi (vedi qui), calata dall’alto, annunciata con un filmato, oggetto di un questionario a risposta chiusa in cui non è possibile esprimere dissenso. Facciamo nostro l’invito di Marina Boscaino “Che i Presidenti della Camera e del Senato intervengano per garantire che la proposta di legge di iniziativa popolare (LIP), formalmente presentata da parlamentari di diversi gruppi politici (PD compreso) sia portata al confronto con la proposta governativa in modo da consentire all’opinione pubblica un corretto e democratico confronto”. [...]

(Continua a leggere su “Vivalascuola“, il settimanale curato da Nives Camisa, Giorgio Morale e Roberto Plevano su “La Poesia e lo spirito“. Qui l’archivio di tutti gli articoli pubblicati.)

Maestri silenziosi (VI)

settembre 29, 2014 by

Salvador Dalì, Don Chisciotte Gianmarco Pinciroli
 

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Giugno 2004)

 

foglio 6: giugno

Lente giornate. Tutto superato.
E non chiedi se è fine o se principio,
così forse le ore porteranno
te ancora fino a giugno con le rose.

Gottfried Benn

 
 

457. Lasciamo che il vuoto prevalga. Qualcuno ha creduto di essere nel giusto: era solo conficcato bene dentro il proprio interesse. Qualcuno ha immaginato che la pietà e l’amore potessero convivere in qualche modo, ma la pietà e l’amore si sono uccisi a vicenda. Qualcuno ha pensato di avere coraggio, per il fatto di avere agito, una volta tanto, e non semplicemente eseguito un dovere che non lo riguardava: invece, ha semplicemente avuto paura. Qualcuno ha avuto fiducia nelle proprie capacità di vivere due vite in una: non ha vissuto nessuna delle due ed ora è pieno di sensi di colpa. Qualcuno ha ritenuto che fosse nobile avere sensi di colpa, e che grazie ad essi si potesse vivere per proteggere l’anello più debole della catena: ha protetto se stesso dai propri sensi di colpa, e la genealogia di quel nobile lignaggio lo ha portato in un territorio che conosce bene; si chiama egoismo. Dislochiamo, dislochiamo la coscienza, ma affinché una tal dislocazione non sia pura malafede, buona a cambiare tutto per non cambiare niente, allora alziamo il tiro di questo movimento teoretico, scopriamo le sue carte etiche, soprattutto etiche, soltanto etiche. Non prendiamoci in giro: non esistono buoni sentimenti, né buone intenzioni; alla prova dei fatti, nessuna buona intenzione regge più di tanto. Leggi il seguito di questo post »

Ipostasi del ritiro (II)

settembre 28, 2014 by

Hieronymus Bosch, Salita al Calvario (partic.) Antonio Scavone

Foyer

     Ma cos’è ’sta cosa che vediamo stasera? – Non lo so, Linda, ma Gianfabio ne ha parlato molto bene sul giornale – E di chi è? Chi l’ha scritta? – Il nome adesso mi sfugge ma dicono che sia uno in gamba – Se ti sfugge il nome, Marzio, vuol dire che non è nessuno – Nessuno, dici? Cioè uno dei soliti raccomandati, dei soliti sopravvalutati? –  Si capisce! E magari sarà pure uno di sinistra che si è piazzato – Infatti è stato direttore del nostro teatro – Hai visto? Che ti dicevo? – È stato, ora non lo è più – Appunto! – Al di là di tutto, Linda, ci voleva questa serata diversa, ti pare? – Al di là di che, Marzio? Le serate sono sempre uguali, anche questa che ti sembra diversa – Rituali, vuoi dire? – Rituali, convenzionali, insignificanti – Sì, sì, ho capito ma allora perché ci siamo venuti, qui a teatro, dico? – Per vedere le stesse facce, sentire le stesse cose e magari illuderci…

     . . .

     Guarda, guarda, chi c’è… quella troia di Maria Cintura con l’ultimo dei suoi boy-toy – Ma non te la sei fatta? – Non ancora, c’è stato un contrattempo, era andata a Medjugorje per una crisi mistica – Chi, quella? E tu ci credi? – Per niente e infatti è tornata con quel ragazzo, che sarà sicuramente polacco o bosniaco – Stai perdendo colpi, Fabrizio – Figùrati, le donne non mi mancano e faccio sempre spettacolo – A proposito, perché siamo venuti a teatro, stasera? – Me l’ha chiesto un amico, è l’aiuto-costumista della compagnia – Frocio? – Mezzo mezzo – Lo vedi che perdi colpi? – Ma quando mai… Però devo confessare che quella troia ce l’ho sempre nelle mutande – Ma non te la sei fatta! – E piantala! Le donne vanno prese al momento giusto, è una questione di sincronia – Quindi tu sapevi che lei era qui stasera a teatro? – È stata l’amante del regista – Ah, ecco – Ecco, cosa? – No, dicevo così. Leggi il seguito di questo post »


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