maggio 28, 2012

Giuseppe Zuccarino
Edmond Jabès
La Bibliothèque nationale de France rende omaggio ad Edmond Jabès, nel centenario della nascita, con un’esposizione di volumi e documenti. La sede è senza dubbio la più adatta, visto che a questa grande biblioteca parigina lo scrittore aveva nel 1990, ossia l’anno prima della morte, fatto dono dei propri manoscritti. In occasione della mostra, appare anche un piccolo catalogo: Edmond Jabès . ( ), a cura di Aurèle Crasson e Anne Mary (Paris, Hermann, 2012). La stranezza grafica del titolo ne imita un’altra: il più famoso dei vari cicli di opere jabesiani, Le Livre des Questions, si concludeva infatti con un volume dal titolo anomalo, costituito da un punto e da un sottotitolo fra parentesi, • (El ou le dernier livre). L’autore stesso lo spiegava facendo riferimento all’idea dei kabbalisti secondo cui «Dio, El, per rivelarsi, Si manifestò attraverso un punto». Leggi il seguito di questo post »
Etichette: edmond jabès, giuseppe zuccarino, tutte le parole del libro
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maggio 26, 2012

“solo con la parvenza di sé
non una sola volta
si dà e resta ad osservare
lo scarto il dolo che cresce
nel volo abortito nelle ceneri
mescolate alla polvere”
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maggio 24, 2012

Daniele Bellomi

“ricomincio a fare graffi come prima cosa
prima sul viso perché non basta l’essersi liberati dalle cicatrici
dalle bianche lesioni dei rami rimaste nel midollo
i fusti da cui non proviene alcun suono”
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maggio 23, 2012
Marco Ercolani
Juif errant
1943. Scritta a Genica Athanasiou durante le prove del Juif errant. Artaud, delirante, non recitò la sera della prima.
Genica,
con il Juif errant va malissimo. Sono talmente scoraggiato che non faccio più niente. Recito con un’assenza profonda. Per la prima volta mi rimproverano di essere inerte. Eppure non lo faccio apposta. La mia potenza di espansione si è bruscamente afflosciata. E poi, il regista è di una grossolanità odiosa.
La tua ultima lettera è stata terribile. Perché insisti a giudicarmi? Perché ti aspetti da me delle risposte normali e ripugnanti, degne di un attore da Comédie Française? I miei nervi, Genica, sono di marmo. La mia anima è di pietra. Non sono più neppure ciò che mi illudevo di essere – grido rauco sparso nell’aria. La mia malattia – mi sorprendo a chiamarla psichica – si diffonde nel corpo con una rigidità che solo certi veleni orientali sanno provocare. Le parole sembrano inutili prigioni, ossa che non trattengono il soffio del corpo. Ricordi la cascata di Nantes? Tu amavi la sua parete di schiuma, bianchissima; io, invece, ero tutte le sue gocce, nel loro ininterrotto e violento dissolversi, nel loro inutile brulicare, rincorrersi, ricrearsi… Leggi il seguito di questo post »
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maggio 22, 2012

Antonio Scavone


La casa sospesa
Il romanzo è ponderoso, più di ottocento pagine, costruito e distinto in libri, attraversato da una foga descrittiva che fatica a stemperarsi, come se dovesse cooptare e imprigionare il lettore in un’interminabile e sontuosa cristallizzazione della percezione e della simbologia letteraria così corposamente stimolate e allestite. “La casa del tempo sospeso” è, già di per sé, un titolo evocativo e familiare e l’autrice, l’armena Mariam Petrosjan, ha impiegato dieci anni per scriverlo. Leggi il seguito di questo post »
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maggio 21, 2012

“Il viaggiatore è sempre solo:
ha mille inquadrature che lo aspettano
in vite non vissute.”
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Etichette: enrico cerquiglini, frammenti di silenzio
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maggio 20, 2012
Ivano Mugnaini
Gli sviluppi nel corso del tempo dell’arte del racconto hanno evidenziato e messo definitivamente a fuoco una precipua caratteristica del genere: il suo essere, in buona sostanza, un banco di prova ineludibile per chiunque coltivi ambizioni di scrittura fuori dal circuito della serialità programmatica e dalle secche di una narrazione che si consuma, soprattutto oggi, nella pura e semplice rappresentazione del dato, nell’ordinario e rituale esercizio affabulatorio che ha come unico fine quello di raccogliere i frammenti del reale e di ricondurli a un paradigma teorico preesistente, canonizzato. Il corpo a corpo con la scrittura, nel caso del racconto, avviene invece in un tempo metamorfico non mai assolutizzato, in un paesaggio altro dove le coordinate non sono mai prefissate ma si definiscono, nella loro essenzialità, solo nel farsi del discorso, nell’oltranza della narrazione – alla presenza, silenziosa e discreta, della tradizione, che agisce come propulsore e catalizzatore di voci, attraverso i fantasmi che lascia emergere, a ondate, dalle acque mobili del suo mare inattuale. Esattamente quello che avviene in questo libro. [...]
(Francesco Marotta, L’algebra della vita: il racconto tra ratio gnoseologica e istanza etica.)
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Etichette: francesco marotta, il racconto tra ratio gnoseologica e istanza etica, ivano mugnaini, l'algebra della vita, l'inseguitore
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maggio 18, 2012

La noia premia l’assenso compiaciuto,
quasi tomba o congedo, inesorabile,
più dell’addio fra agli amanti.
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Etichette: disforia, marzia alunni, tutto è di là dal tempo
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maggio 17, 2012
Alfonso Lentini
Francesca Ruth Brandes
Questo libro, che ha la scansione del viaggio (come del resto anche gli altri di Francesca Ruth Brandes), viaggia esso stesso, rispetto ai precedenti, in direzione di una progressiva complessità di impianto, ma senza perdere in sottigliezza e rarefazione. In questo senso si muove verso una forma di compiutezza frastagliata e scorre tra parentesi mai aperte e mai chiuse. Ondula su più versanti e cuce insieme, sullo sfondo di Venezia, non solo buddismo ed ebraismo, che sono i poli spirituali entro i quali si dirama il mondo interiore dell’autrice, ma anche altre e disparate prospettive di indagine (persino neoromantiche, o montaliane e, oserei dire, “filosofiche”, almeno nell’accezione leopardiana del termine…).
Un libro disparato, dunque, dove parole secche, scalpellate ad una ad una, invitano ad esplorare le terre di confine, là dove ancora non c’è, ma dove sta per giungere il termine del viaggio. Leggi il seguito di questo post »
Etichette: alfonso lentini, francesca ruth brandes, l'undicesimo giorno
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maggio 17, 2012

IL 17 MAGGIO,
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE
CONTRO L’OMOFOBIA, COMPI UNA BUONA AZIONE:
ADOTTA UN OMOFOBO.
NON LASCIARE DA SOLO AL SUO INFELICE DESTINO
UN TUO SIMILE AFFETTO DA TALE DEVASTANTE PATOLOGIA:
AIUTALO A CURARSI.
Etichette: a favore di ogni identità sessuale, contro ogni discriminazione, giornata mondiale contro l'omofobia
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maggio 17, 2012
Carlos Fuentes
(Panamá, 11 nov. 1928 – Città del Messico, 15 mag. 2012)

Etichette: aura, cambio di pelle, carlos fuentes, la morte di artemio cruz, quando i libri cambiavano la vita
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maggio 15, 2012

la distanza dai miei occhi ai miei piedi
è uno spazio infinito
dovrò passare sul mio corpo per
guadagnare l’uscita
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Etichette: cristina bove, percorrenze
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maggio 14, 2012
Schibboleth
Mitsamt meinen Steinen,
den großgeweinten
hinter den Gittern,
schleiften sie mich
in die Mitte des Marktes,
dorthin,
wo die Fahne sich aufrollt, der ich
keinerlei Eid schwor.
Flöte,
Doppelflöte der Nacht:
denke der dunklen
Zwillingsröte
in Wien und Madrid.
Setz deine Fahne auf Halbmast,
Erinnrung.
Auf Halbmast
für heute und immer.
Herz:
gib dich auch hier zu erkennen,
hier, in der Mitte des Marktes.
Ruf’s, das Schibboleth, hinaus
in die Fremde der Heimat:
Februar. No pasaran.
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Etichette: di soglia in soglia, die niemandsrose, erich einhorn, georg büchner, in eins, la rosa di nessuno, no pasarán, osip mandel'štam, paul celan, schibboleth, von schwelle zu schwelle
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maggio 13, 2012
Varlam Šalamov
Varlam Tichonovič Šalamov nasce il 1 luglio del 1907 a Vologda. Nel 1926 si iscrive alla facoltà di Diritto Sovietico nell’Università Statale di Mosca e comincia a interessarsi di letteratura. Arrestato nel 1929 per aver diffuso la “Lettera al Congresso” di Lenin, è condannato a tre anni di reclusione. Nel 1932 vive a Mosca. Pubblica sulla rivista ”Oktiabr” il suo primo racconto. Fra il 1936 e il 1937 è nuovamente arrestato per “attività controrivoluzionaria trotzkista” e condannato ai lavori forzati nelle miniere della Kolyma. Liberato solo nel 1951, si stabilisce a Mosca due anni dopo, nel dicembre del 1953. Incontra Boris Pasternàk con cui inizia una fitta corrispondenza epistolare. Sulla rivista “Znamja” appaiono i suoi primi versi, Poesie sul Nord. Nel 1961 pubblica il primo volume di poesie, L’acciarino, seguito da Lo stormire delle foglie, Via e destino, Le nuvole di Mosca e Punto d’ebollizione. Inizia a scrivere i Racconti della Kolyma, che vengono raccolti in forma di samizdat e pubblicati per la prima volta nel 1988 dalla rivista “Novyj Mir” e in testo integrale solo nel 1992. Tra i suoi altri libri La quarta Vologda, Višera e Fedor Raskol’nikov. Muore a Mosca il 17 gennaio 1982 nella casa di riposo in cui era ricoverato dal 1979.
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maggio 13, 2012

La casa editrice Lettrétage in collaborazione con l’Istituto Italiano per la Cultura di Berlino ha pubblicato un e-book italo-tedesco di poeti italiani contemporanei presentato nel corso di un incontro a Berlino sulla poesia italiana. Gli autori antologizzati hanno a loro volta ciascuno indicato un poeta a scelta, anch’esso tradotto nell’e-book; così Andrea Inglese “dialoga” con Giuliano Mesa, Francesco Forlani con Lidia Riviello, Natalia Castaldi con Gianni Montieri, Nina Maroccolo con Andrea Ponso, Plinio Perilli con Pierluigi Cappello, Viola Amarelli con Luigi Di Ruscio. Anna Costalonga e Tom Bresemann hanno coordinato il lavoro e curato la traduzione dei testi.
Innenansichten. Ein Panorama in Gedichten
Etichette: ein panorama in gedichten, innenansichten, un panorama poetico, visti dall'interno
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