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ottobre 11, 2014 by

Schedario (VI)

dicembre 19, 2014 by

Paolo Beneforti

Luigi Sasso

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La Biblioteca di RebStein (LV)

dicembre 12, 2014 by

La Biblioteca di RebStein
LV. Dicembre 2014

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Anila Resuli

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Volti dell’acqua (2012)
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Volcan gauche

dicembre 6, 2014 by

Piton de la Fournaise, Isola della Réunion

Yves Bergeret
Thomas Cantens

Volcan gauche

 

Poèmes-peintures de l’ïle de La Réunion décembre 2013.
Yves Bergeret, peintures et aphorismes à l’encre de Chine.
Thomas Cantens, poèmes sur papier Japon.

Poemi-pitture dell’isola di La Réunion, dicembre 2013.
Yves Bergeret, pitture e aforismi con inchiostro di China.
Thomas Cantens, poemi su carta Giappone.

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Do not remake Eduardo

novembre 30, 2014 by

Eduardo De Filippo

Antonio Scavone

Do not remake Eduardo

     A trent’anni dalla morte Eduardo De Filippo è stato opportunamente celebrato in Senato (era senatore a vita) ed è stato ovviamente ricordato dal figlio Luca, dal nipote Luigi figlio di Peppino, da attori, registi, critici, cineasti, fotografi, memorialisti del teatro italiano (napoletano e no). Era un omaggio dovuto, un ossequio necessario, sincero e spontaneo com’è nella consuetudine di conservare con la stima e il rispetto il contributo di un drammaturgo schietto e scontroso alle sorti del teatro italiano del secondo dopoguerra.
     La produzione teatrale di Eduardo, come si sa, è vastissima, abbraccia cinquant’anni di storia (dagli anni ’30 a pochi anni prima di morire) ed è stata una registrazione analitica e sentimentale della storia del nostro paese sia pure filtrata dalla metafora scenica della città di Napoli, crocevia e patrimonio delle illuminazioni o delle meschinità di uomini e donne dominati da interessi di bottega, da sentimenti di rivalsa e rancore. In questi cinquant’anni di teatro, Eduardo ha ordito pazientemente un affresco puntiglioso della società italiana, riducendone le sottigliezze di linguaggio, le involuzioni tematiche, per superare una ridondanza pirandelliana e approdare ad una prosa asciutta, a messinscene calibrate, ad una “resa” attoriale fervida, immediata, coinvolgente.
     Da quel grande e inimitabile attore che è stato, Eduardo poteva e sapeva costruire i suoi personaggi con pochi tratti caratteriali, creando delle figure diventate proverbiali ed esemplari nell’immaginario teatrale di mezzo secolo (Filumena di Filumena Marturano, Nennillo di Natale in casa Cupiello, Chiarina di Bene mio e core mio, Zi’ Nicola di Le voci di dentro, Pasquale Lojacono di Questi fantasmi). Leggi il seguito di questo post »

L’uomo inadeguato

novembre 2, 2014 by

Noto Antica, foto di Carlo Sapuppo

Yves Bergeret

 

Il cherche dans le dédale des rues,
dans les pentes éraillées du volcan,
dans les houles farouches de la mer
l’unité du chant.

Le chant est floraison d’alpage,
multiple dans l’unité.

Qu’une parole claire et simple
en soit la sève.

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Maestri silenziosi (VIII)

ottobre 10, 2014 by

 

P. Delvaux, Crucifixion, 1951-52 Gianmarco Pinciroli
 

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Agosto 2004)

 
 
 
 
 
 
 
 

Infermità che sorge ancora, dopo aver ripreso forza,
lungo il cammino, per non raggiunger la sua fine!
[…]
– Si sa che le persone vive, amate, che sono lontane,
sono lontane; che sono morte quelle che sono morte; –

Juan Ramón Jiménez

 

foglio 8: agosto

587. Dentro il buio l’uomo che scrive crede che la sua mano stia scrivendo quello che pensa. Poiché non può leggersi, la sua fiducia in se stesso è tutto quello che gli resta. Ma egli di se stesso sa poco, e quel poco che sa non gli piace, cosicché la sua fiducia in se stesso è un azzardo ancora più grande della notte in cui è caduto. Alla notte fuori, che invoca la sua fede, corrisponde quindi la sua notte dentro, che mobilita un’altra fede. Tra l’una fede e l’altra, l’immensa fatica di pensare. Pensare, sì, ma quale pensiero? (1/8/04, Compatch. Seiseralm)

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Maestri silenziosi (VII)

ottobre 10, 2014 by

Alechinsky la jeune fille et la mort Gianmarco Pinciroli

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Luglio 2004)

 

Eterno giorno, che cos’è la morte
quando sui visi radianti si posa
la maschera lucente
del tramonto lentissimo di luglio?

Non c’è memoria più, non c’è speranza
nel transito fatale del tempo

Attilio Bertolucci

foglio 7: luglio

514. L’ultima vanità da sconfiggere è quella riguardante il pensiero che ci sia qualcosa in noi che valga la pena che resti per chi verrà dopo di noi. Nella misura in cui non riusciamo a sconfiggerla, abbiamo la Letteratura, e con essa una vittoria sul nulla tanto illusoria quanto disillusa, giacché ogni parola della Letteratura porta inscritto nei suoi spazi bianchi quel nulla che in essa tenta in ogni momento di prevalere; nella misura in cui, invece, la scrittura tace, allora la coscienza dello scrivente conquista il più totale anonimato e in esso anche l’ultimo barlume di coscienza si lascia affondare. Il regno della Letteratura, dunque, è un luogo in cui la coscienza, sublimata in coscienza scrivente e in conseguente capacità di riflessione, appare costantemente in pericolo di naufragio, ma è anche il luogo essa si mantiene, si testimonia viva contro ogni forza che le risulti ostile. Nella sua ambivalenza antinomica, quindi, la Letteratura è in grado di rivelare, come quella grande metafora che essa complessivamente vale rispetto a chi – scrivente o lettore – ne faccia uso, lo statuto altrettanto duplice della coscienza: da un lato luogo di rappresentazione della propria euforica emersione del tipo: «Io ci sono! Io sono Io!», e dall’altro luogo d’incessante immagine del pericolo incombente Leggi il seguito di questo post »

Ognuno incatenato alla sua ora

ottobre 9, 2014 by

Mariella Mehr Mariella Mehr

 

Ancora ti prospera il fogliame intorno
al cuore]
e una fresca presa di sale
impregna il tuo sguardo.

Di me nessuno vuol sapere,
di chi io sia la spezia
e di quale amore la durata.

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.

Luce, dico allora, luce di lupo,
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli.

Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente.
Effimero, mi dico,
perché presto cesserà ogni annidare,

e scorre via il resto di ogni ora.

 

E’ uscito in questi giorni nella Collana bianca dell’Einaudi Ognuno incatenato alla sua ora, antologia poetica tratta da alcune raccolte di Mariella Mehr, forte, straziante e alta poetessa zingara di etnia Jenisch, per la traduzione e la cura di Anna Ruchat. La sua è una poesia piena di violenza e dolcezza, drammatica, sghemba, esplosiva, pagata fino all’ultima goccia. Leggetela, amatela.

(Antonio Moresco
Continua a leggere qui…)

Ipostasi del ritiro (IV)

ottobre 8, 2014 by

Hieronymus Bosch Antonio Scavone

Reading

     Ehilà, il tavolo dei relatori è bello pieno! – Sì, hanno fatto le cose in grande – Ci sono tutti, tutti poeti – Infatti. C’è Francesco Marotta, Manuel Cohen, Enzo Campi, Natàlia Castaldi, Leopoldo Attolico, Maurizio Manzo – E chi è il poeta che presentano? – Ramingo Pellegrino – …Ramingo Pellegrino?! Che razza di nome è? – Così si chiama – E da dove viene? – Dai confini della società odierna – E che vuol dire? – Non lo so, c’è scritto così nella brochure – Va bene, ma che ha fatto, che ha scritto? – Ha esordito come narratore e questa è la sua prima silloge di poesia – La prima silloge… ma tu lo conosci? – No, non l’ho mai incontrato – Ne hai sentito parlare, almeno? – Neppure – Mario, mi dici perché siamo venuti a quest’incontro con… come si chiama? – Ramingo Pellegrino – Ma è un nome d’arte? – Non credo, penso che Ramingo debba essere il nome – E cosa ha pubblicato come narratore? – Un work in progress – Cioè un inedito? – Sì, più o meno – Dal titolo? – “Negazioni di luci e risorse di ombre” – Per la miseria, un titolo inquietante… e questa silloge come si chiama? – Sarà svelata al momento della lettura – Deve restare segreta? – Dev’essere una sorpresa – In tutta onestà, comincio a farmi le palle e tu? – Giorgio, non generalizzare, aspettiamo gli eventi – Quello chi è? – È l’attore che leggerà i versi, è venuto apposta da Frascati – Da Frascati? – È lì che abita ma è di Roma: ha lavorato con Giusto Pancrazi fino a un anno fa – Pancrazi del “Piccolo”? – Sì, del “Piccolo di Velletri” ma è stato anche su al Nord… – Ma no! E dove? A Vigevano, Parabiago, Lumezzane? – In tournée – Capirai… Fammi capire una cosa: perché i poeti seduti al tavolo dei relatori si sono prestati a questa marchetta? Il Ramingo li ha pagati? – No, non credo e poi quelli non sono tipi che si fanno pagare – Tu dici? – Certo che dico! Leggi il seguito di questo post »

Note di lettura (X) – Francesco Marotta

ottobre 7, 2014 by

Francesco Marotta, Impronte sull'acqua Antonio Scavone

Poesia della luce

Gli addetti ai lavori letterari (critici, poeti, scrittori) sono di solito più autentici quando si trovano in situazioni informali (incontri privati, dopo-cena amicali, dibattiti casuali): non fanno mostra di sé per eloquio o spocchia e se lo fanno è per una terapeutica auto-ironia e non indulgono a citazioni dotte perché le ritengono non pertinenti, anzi fuorvianti. Che significa questo understatement? Che senso ha questa sincerità spartana e sotto traccia? Niente di più naturale: dicono e si dicono le verità, al di là di modi di dire, di riferimenti libreschi, di capisaldi critici.
Sappiamo tutti (letterati di genere vario) che la poesia è, per esempio, un codice non facilmente accessibile e che, in fondo, tale deve restare. Anche il verso che sembra il più semplice e colloquiale nasconde una difficoltà di interpretazione – se non un’insidia – che richiede, a sua volta, una captazione del senso non immediatamente fruibile. Dovremmo chiederci allora perché i poeti siano così difficili da intendere e perché si ostinino a costruire significati via via più ardui da intendere. La risposta la forniscono i poeti sia pur lasciandola oscura alla nostra capacità o abilità di cogliere le intenzioni e il pregio di un’opera poetica.
Questa risposta è geneticamente costitutiva del poeta stesso, è la sua linfa e il suo destino, la sua indagine e la sua scoperta: è il perché dell’atto poetico in sé, la sua esigenza e la sua motivazione. Gli scrittori scriveranno racconti e romanzi strada facendo e ne riscopriranno stile e struttura nella stesura dei loro testi, i poeti scriveranno poesie per rispondere alla domanda primordiale e selettiva del loro poetare: scrivo poesie perché so che, facendolo, esprimerò qualcosa che di per sé è inesprimibile. Più che criptica o ermetica, la poesia diventa essenziale alla vita del poeta, anche quando viene concepita sincreticamente al di là della vita e talvolta, addirittura, pur non essendo vita. Leggi il seguito di questo post »

dialettututtu

ottobre 6, 2014 by

Diego Barucco, Paesaggio presso Monte Turcisi Giuseppe Samperi
 

Testi

 
Trippi nni stu quarteri

unni trippavu jù

(muzzicuna di sicaretti

pitruzzi

erba fausa gnuni gnuni

vuci

di lingua ncripitusa).

 

T’addurmisci nni sta casa

unni m’addurmiscevu jù

(cci muriu mo nannu

a longu stari,

mo patri).

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Far nascere un mondo

ottobre 5, 2014 by

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Ipostasi del ritiro (III)

ottobre 3, 2014 by

Viareggio Carnival 2014 Antonio Scavone

Grillesque

     Il grillesque è uno spettacolo di artifici varii: è generalmente parlato, urlato e gesticolato; è fatto di invettive (“vaffa” la più idiomatica), di turpiloquio per stupire, di minacce per spaventare, supportato da cartelli e tweet, improntato ad una dizione e una pronunzia talvolta burina/coatta/tamarra (“gnente, gnente”), regolamentato dai I like della rete  (una sorta di “Consiglio della Rivoluzione” per eccitare un terrore mediatico).
     Lo spettacolo grillesque si presenta come un teatro-evento, un happening di massa e alla buona dove la massa fa da supporter alle persone che si agitano sul palco come gli ultrà allo stadio, all’occorrenza si materializza una ola per fare l’Italia “più bella e più grande che pria”. Ma lo spettacolo non viene rappresentato solo dagli agit-prop che recitano sul palco condanne ed esecrazioni: anche il pubblico – non più bue o pecora – partecipa con fervore e rancore alle accuse da lanciare o ai risentimenti da far scoppiare.
     Molti, dello spettacolo grillesque, provengono imparzialmente dai lati destro e sinistro della piazza o dalle tanto vituperate destra e sinistra della politica. Gli ex della sinistra si sentono finalmente liberati da nomenclature e ossequi, gli ex della destra si sentono sganciati dall’opacità istituzionale che li aveva emarginati. Sono giovani e meno giovani, intelligenti e sprovveduti come dappertutto, furbi e sfaccendati, parolai e laconici. Ci sono giovani fuori-corso all’università o fuorusciti da altri partiti o consorterie più o meno velleitarie: non mettono le mani in tasca al prossimo, cioè non rubano, perché lo ritengono giustamente riprovevole e inadeguato alla loro missione di vindici e giustizieri e se ne fanno orgogliosamente un vanto perché viviamo, come si sa, in un paese di ladri. Possono sbagliare – attori, spettatori e comparse – orientamenti e affiliazioni ma trovano per tutto una spiegazione, una motivazione, una trascendenza di lesa dignità. Leggi il seguito di questo post »

Partizioni

ottobre 2, 2014 by

Elio Copetti Maurizio Manzo

Partizioni
(inedito, 2014)

TENSIOATTIVO

Ciò che slitta vorresti
afferrarlo con la stessa bellezza
con cui l’osservi andare via
una scalata
che sposta il cuore fissa la
luce che perde squame
assottiglia il destino –
il giorno parli poco lasci
i dialoghi ai sogni coi volti
che brillano e perdono odore e
stupore poi ti fermi
più volte guardi
il carrello della spesa
che ti trascina
e lo riempi di brillantante.

 

DISTRAZIONI

Mi sono fermato per caso davanti alla meraviglia
eh sì che non si vedeva e neanche si capiva tantoché per
un po’ l’ho trascinata appesa alla caviglia mentre pensavo
al totale dello scontrino allo stop a chi dare precedenza
al vento che entrava dal finestrino a dire volgarità a fare
un saluto tra il semaforo e l’ilarità eppure lei mi sfuggiva
meraviglia grattugiata con parsimonia poco prima
della noia e molto dopo della vita quando eccedi a te stesso.

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