Oblò – di Jean Charles d’Avec Sommeils

Luglio 5, 2009 by francescomarotta

Oblo

J. C. d’Avec Sommeils
Oblò, postfazione di Paolo Albani, Faloppio, LietoColle Libri, 2009.

Idrolitina

Ma che fricassea di freak
ma che sformato d’interiora
passiflora in salsa di Ermione.
Niente muse musone
upupe impagliate
distillato in barrique
mitopoietico.
Meglio una bustina
il solletico al palato
col pizzicore
che fa l’Idrolitina.

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Amnesie amniotiche – di Pasquale Vitagliano

Luglio 3, 2009 by francescomarotta
(Mark Rothko, White, Red, on Yellow, 1958)

h2_1985_63_5Fine della Storia

Volevamo essere statue,
solo solcate
dalle lacrime degli
sconfitti
e mosse dal ritmo
dei loro passi.
Siamo solo
acqua smarrita,
impotente
alla forma
e al colore
di sordide bottiglie.
Siamo solo
lische lasciate
sulla polvere
di un muro a secco.

Lontano dal mare.
Senza più epica.

A consultare le nuvole.
A invocare i sassi.

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Il pezzullo di db (XVI ter) – Aldo, Palmiro e Massimo

Luglio 3, 2009 by francescomarotta

Michelangelo%20-%20Prigione%20detto%20l%27Atlante%20(Firenze,%20Galleria%20dell%27Accademia,%201520-32) Michelangelo%20-%20Prigione%20detto%20lo%20Schiavo%20che%20si%20desta%20(Firenze,%20Galleria%20dell'Accademia,%201520-32)
(Michelangelo, Prigioni)

ALDO, PALMIRO E MASSIMO

Una volta andammo a Mosca in treno. Giunti a Praga, ci vennero a prendere gli uomini della polizia, con la giacca nera, l’impermeabile nero, e ci portarono all’hotel Acron. Diretti ciascuno la propria stanza, mi fermai un momento e improvvisamente vidi Aldo fuggire dall’albergo per andare fuori, voleva vedere Praga. Andammo fuori per tutta la notte, e io vidi Praga in modo assolutamente irreale: vidi Kafka, vidi il ghetto. Aldo era un personaggio singolare. Prima di tutto c’era la timidezza del giovane ebreo. Poi la riservatezza del figlio di un capo. E c’era la ritrosia di un solitario. Era un ragazzo triste, malinconico, con una grande peculiarità: non esibiva mai di essere o di voler essere comunista. Una volta mi telefonarono dalla Finanza, ch’era stato trovato a Civitavecchia un ragazzo che diceva d’essere figlio di Togliatti e s’era imbarcato clandestinamente su un piroscafo sovietico.
Quando andò a Torino a vivere con la madre, gli trovarono un posto nell’azienda municipale elettrica come ispettore dei contatori, ma lo licenziarono presto, perché andava nelle case a verificare il consumo dell’energia elettrica e diceva a tutti quanti di non pagare.

Massimo Caprara

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Non sempre ricordano – Patrizia Vicinelli

Luglio 2, 2009 by francescomarotta

“Roberto a Casablanca è stato il primo a morire,
è santo morire se si stava cercando qualcosa
“la vita vale giusto questo”,
ridono divertiti i rivenditori
e sanno di poter chiedere di più”

801nonsempre Dopo Vittorio Reta e Corrado Costa, fuoriformato prosegue la sua “restituzione” dei poeti di una generazione perduta, quella che non attraversò indenne il versante tra anni Settanta e Ottanta. Patrizia Vicinelli ne fu l’anima più combattiva e autodistruttiva: un vero kamikaze dell’esperienza – tossicodipendenza, carcere, lunghi anni di latitanza, «miraggi pieni di luce», tragica morte per aids – prima che della scrittura.
801nonsempreE infatti gran parte del suo lascito, prima che nei pochi testi giunti alle stampe, consiste nell’incredibile presenza scenica di questa performer definitiva. Verbigeratrice vulnerante, Patrizia Vicinelli era in primo luogo un’icona corporale. Cecilia Bello Minciacchi ne ha ricostruito lo svolgimento tormentato e tumultuoso, rinvenendo una quantità di testi inediti e dispersi (fra i quali il devastante “romanzo” Messmer e una scelta di saggi) nonché ricostruendo il tortuoso svolgimento della pièce de résistance «epica», Non sempre ricordano, atroce psicomachia sull’esistere e il ricordare nel quale Vicinelli si rappresenta, quasi vindice erinni tarantiniana avanti lettera, come «samuray» con la «splendente fiammeggiante / scimitarra alla mano».

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Ecosistemi – di Gianluca D’Andrea

Giugno 30, 2009 by francescomarotta

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Piuttosto atrofizzato nel mio letto,
qui, cernita di foglie e di riordino,
mentre in altre strade perse nel mondo
si dipanano rughe come file
di lombrichi, nella terra, e il granito
che pare frantumarsi ad uno sputo,
nel profondo, dove nera è la luce.

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Nel fulgore improvviso delle cose – Roberto Cogo

Giugno 29, 2009 by francescomarotta

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non è dato sapere cosa in fondo resta / come procede di soppiatto lo sfarfallio o il barbaglio / se fuoriesce da una porta sempre semichiusa / nell’oscurità che tutto medita e raccoglie —

ma tu perdona ogni nostra stolta debolezza / e continua a distrarci da ogni spiraglio d’ombra / col tuo incanto e il tuo spavento così / senza trucco e senza meta — tu riflesso di vita

 

(Qui altri testi di Roberto Cogo)

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Un mezzo rapporto – di Antonio Scavone

Giugno 27, 2009 by francescomarotta

[ANTONIO SCAVONE]

fini

 

 

Quanto vorrei guardarmi in uno specchio, vedermi in faccia, scoprire o rilevare il più piccolo cambiamento – le labbra asciutte e tirate, un sopracciglio arruffato, un colore innaturale per il viso – ma non vedo nulla, non posso rintracciare nel mio volto e nel mio corpo niente che sia davvero plausibile, o che sia davvero mio, personale.

 

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I Quaderni di RebStein (V)

Giugno 26, 2009 by francescomarotta

la mia musa 2003
Quaderni di RebStein
V, Giugno 2009

Jolanda CATALANO

 

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Jolanda Catalano, Mia Signora della parola, 2002-2009
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Johannes Bobrowski nella traduzione di Adelmina Albini

Giugno 25, 2009 by francescomarotta

[STEFANIE GOLISCH]

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Ciò che vive ancora
nelle sabbie mobili
sotto le pinne alate
dei grossi pesci, evanescente
verde, alghe, muschio marino
che ricopre la luna,
al mattino quando annega,

è come una parola non detta,
è nella cavità della bocca,
nel pulsare di tempie,
nei capelli. Con mani livide
spingiamo a riva l’amore,
bianco.

 

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Saperti a piedi nudi – di Filippo Amadei

Giugno 24, 2009 by francescomarotta

amadei Nota critica di Francesco Tomada

Saperti a piedi nudi” (Lietocolle) è la seconda raccolta poetica di Filippo Amadei, che aveva esordito nel 2005 con “La casa sul mare” (Il Ponte Vecchio), e si caratterizza per una versificazione distesa, leggibile e sicura. Rispetto all’opera prima sono evidenti i passi in avanti compiuti dal giovane autore forlivese nella consapevolezza dell’utilizzo della lingua e nella definizione di uno stile personale senza nascondere il punto di partenza:

 

Il tramonto confonde il gioco dei confini
ruota l’emisfero luminoso degli oggetti
li conduce verso l’oceano dell’ombra
anche lo spazio del mio corpo ritorna
tutt’uno, senza equatori né divisioni
di luce, senza ferite – è così che si rinasce.

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Il pezzullo di db (XVI bis) – Compagno Calvino

Giugno 23, 2009 by francescomarotta

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COMPAGNO CALVINO

Quello dell’ex-comunista è uno dei personaggi più uggiosi del dopoguerra: con dietro di sé quel triste sapore di anni sprecati, e avanti uno squallido destino da beneficiato della Salvation Army che gira per le vie con la banda e il coro gridando di essere stato ubriacone e baro.

Torino 1950

 

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Il pezzullo di db (XVI) – Dalle memorie di un valdese

Giugno 23, 2009 by francescomarotta

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DALLE MEMORIE DI UN VALDESE

Negli anni 60 agli ordinari l’università di massa non gli entrava proprio nella testolina, era considerata uno svigliaccamento. Poi però, di tirar su una plebe di clientes a un certo punto gli piacque, purché rimanesse stretto il numero. Leggi il seguito di questo post »

Dall’inferno di Teheran

Giugno 23, 2009 by francescomarotta

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(L’osceno burattinaio di dio e la sua sanguinaria marionetta)

Grande mobilitazione della rete che da giorni, superando ogni barriera e ogni censura, sta informando il mondo sulla brutale e sanguinosa repressione che il regime di Teheran sta conducendo contro il popolo iraniano, sceso pacificamente in piazza per protestare contro i brogli elettorali e l’assoluta mancanza di democrazia nel paese.

Qui si possono recuperare servizi, articoli e links ai maggiori siti informativi della rete, con particolare riferimento all’eccezionale lavoro di questo giovane blogger, a testimonianza di quello di migliaia di altri.

 

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(Neda Soltani, studentessa assassinata durante le manifestazioni di piazza, simbolo della rivoluzione verde iraniana)

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Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

Giugno 22, 2009 by francescomarotta

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Ideogramma pittorico e lingua universale (2.)

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     6. A circa quarant’anni di distanza da Un barbare en Asie, Michaux torna ad occuparsi della scrittura ideografica orientale, dimostrando in tal modo la costanza di certi suoi interessi. Nel 1971, infatti, scrive, come prefazione a un libro sulla calligrafia cinese, un saggio che quattro anni dopo diverrà un volumetto dal titolo Idéogrammes en Chine(36). In questa occasione, l’autore non soltanto mostra di accettare, ma anche elogia con finezza sia i segni più arcaici sia quelli più recenti (purché elevati a superiore eleganza ed efficacia dall’arte calligrafica). Egli riconosce subito che gli ideogrammi di oggi si presentano a chi li osservi “senza corpi, senza forme, senza figure, senza contorni, senza simmetria, senza un centro, senza richiamare alcunché di noto”, ma si affretta a ricordare che, all’opposto, “vi fu un’epoca in cui i segni erano ancora parlanti, o quasi, già allusivi, rivelando, più che cose, corpi o materie, rivelando gruppi, complessi, presentando situazioni”(37). Leggi il seguito di questo post »

Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

Giugno 21, 2009 by francescomarotta

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Ideogramma pittorico e lingua universale (1.)

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     1. Sulla rivista “Écrits du Nord”, nell’ambito di una rubrica dal titolo Chronique de l’aiguilleur, il giovane Henri Michaux pubblica un testo piuttosto singolare, saggistico per l’intenzione, ma bizzarro e irriverente per la forma e il tono(1). La tesi di fondo da lui sostenuta è quella, in apparenza ovvia, che la sensibilità degli uomini muta notevolmente attraverso i secoli, per effetto delle innovazioni artistiche e tecnologiche specifiche di ogni epoca. Così, mentre a partire dal Rinascimento si è assistito al predominio dell’“immagine grafica”, legata all’invenzione e alla diffusione della stampa, in tempi più recenti, per effetto della fotografia e soprattutto del cinema, è prevalsa l’“immagine mimica”. Inoltre l’uomo contemporaneo, grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto e di comunicazione, può dire di aver raggiunto una certa “ubiquità”. L’arte è parte integrante di questi cambiamenti, sicché ad esempio “il cubismo, in pittura e scultura, nasce dallo stesso bisogno attuale di universalità e semplicità da cui è sorto l’Esperanto”. Anche in ambito linguistico, infatti, l’uomo ha elaborato attraverso i secoli una molteplicità di lingue, dialetti e gerghi, “ma adesso: ESPERANTO”(2). Leggi il seguito di questo post »