Sembra che non ne abbia abbastanza d’inchiostro. Ha una scrittura leggera, la neve e, lenta, ma fitta, depone i suoi segni, in un’ampiezza che va oltre la cova del tempo, come da un pennino fatto a foglia. Scrive, la neve, con una china diluita nel solvente delle nuvole, ed è come memoria, che s’inbrina in ogni minuscola farfalla di gelo. Qualcosa s’imbriglia e vediamo, finalmente. Nelle maglie della rete c’è qualcosa che, dentro, era corsa come acqua e aveva sedimentato, scritture che non leggevamo più. Servono lampade, dietro la lavagna del ricordo, dentro cui si è deposto il bianco del gesso, la riga elementale della sostanza, che ci tiene in piedi, parola, nella guancia della vita, che ci nevica addosso, un abito da leggere. Ma non si lascia trattenere, la neve, sotto il violento bagliore della lampada. Si sfalda, segno per segno, nella gola, dopo che nel bicchiere l’hai raccolta per mangiartene un po’. Quella carne bianchissima, quel lievito degli angeli, o il fiato dei morti, forse. Forse il giocattolo di dio. Lo zero matematico, di un insieme ricomposto, che tutto trattiene nell’appartenenza ad una retta, nell’infinito annodata ad altre, grafie dello stesso universo, di un inverno che si fila, che si affila nel ricordo. [...]
Ortografia della neve
maggio 20, 2013Il cacciatore di immagini – Charles Simic
maggio 20, 2013E’ dunque possible che, malgrado le sue mura di mattoni e i suoi volti ben rasati, questo mondo nel quale viviamo sia orlato di meraviglie e che io stesso e l’umanità intera, sotto gli stereotipi con i quali ci ammantiamo, celiamo enigmi che nemmeno le stelle, forse nemmeno i serafini più sublimi, sono in grado di risolvere?” scrive Melville in Pierre.
Domenica di giugno, prima mattina. Ha piovuto dopo mezzanotte e l’aria e il cielo sono meravigliosamente tersi. Le strade sono vuote e i negozi chiusi. Un’occhiata alle cose prima che altri le vedano. Un vecchio edificio commerciale si staglia vuoto all’angolo. Lo stanno restaurando. I muri sono stati ridipinti, e le sue sedici finestre, lavate di recente, ora sfavillavano. All’interno si vedono specchi e altre finestre che danno sul retro, ma niente mobili. E’ tutto molto in ordine, a parte qualche crepa ancora visibile sulla facciata e schizzi di colore sul marciapiede.
La chiarezza della visione è un’opera d’arte. Leggi il seguito di questo post »
Universalità di scarto – Joseph Cornell
maggio 20, 2013Cortometraggi: Nymphlight (1957) – Jack’s Dream – Joseph Cornell
maggio 20, 2013[riedizione - soundtrack: 'Suitable for a Desire to Share' (2007)]
Sta cambiando l’odore dell’aria
maggio 19, 2013Pericle Camuffo
“Solare è l’anima di Grado, ad onta dell’opaca miseria della sua gente: e quando una creatura apre l’anima sua, la luce la inonda, e se canto nasce, è intriso del tremito del sole sul mare, nei meriggi commossi e silenziosi dell’estate.” Così scriveva del suo paese Biagio Marin in un brano solo recentemente pubblicato. Di Grado è originario anche Pericle Camuffo, che non a caso di Biagio Marin è studioso e profondo conoscitore, ma la Grado di Camuffo è quella che Marin nello stesso brano riusciva soltanto a immaginare: ”Già costruiscono il ponte che congiungerà Primero con la bonifica della Vittoria, e la strada asfaltata percorrerà la Rotta, dove ben presto sorgeranno ville e alberghi”. Leggi il seguito di questo post »
Messaggi nella cenere
maggio 17, 2013“je suis le murmure à jamais muet
des milliers de générations d’hommes et de femmes
déjà consumés sur les bûchers des grands âges,
des guerres et des famines”
Sull’inverno più o meno
maggio 16, 2013Alessandro Seri
Un angolo sarebbe tenebra
e quello opposto, dato il suo opposto,
infiammerebbe senza scintilla.
Canto della dimenticanza
maggio 15, 2013Iole Toini conosce il valore delle parole, sa che devono essere usate per il peso che possono avere; per questo forse non è molto incline all’esposizione mediatica, e assume un atteggiamento parsimonioso che evoca rispetto verso il proprio e l’altrui silenzio. E’ nel silenzio che sembra maturare la sua poesia, quel silenzio che la accompagna dai tempi dello splendido Spaccasangue (Le Voci della Luna, 2009), esordio che però rivelava una scrittura già estremamente matura, urticante nei contrasti e nelle fratture, indifesa davanti allo stupore. Leggi il seguito di questo post »
Quaderni di RebStein (I-XLV)
maggio 13, 2013Quaderni di RebStein (XLV)
maggio 13, 2013
Quaderni di RebStein
XLV, Maggio 2013
Natàlia CASTALDI
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Natàlia Castaldi, Solo la parola sopravvive (2013)
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Era l’unica cosa da fare
maggio 13, 2013Era l’unica cosa da fare
“Era l’unica cosa da fare”, ripeteva tra sé, stringendo i lembi del cappotto sul petto. Non aveva mai creduto alle cose durature, all’eterno manco a parlarne, ma non riusciva a dimenticare quel volto, quello che avrebbe dovuto cancellare col suo solito cinismo.
La stagione delle cose passate, quella degli ideali per cui lottare si era spenta dentro il suo sguardo cupo, che a guardarlo bene fino in fondo, rifletteva un abisso di paure e rimpianti infantili, che solo gli abbandoni ingiustificati possono generare. Leggi il seguito di questo post »
Il più grande poeta sconosciuto d’Italia
maggio 12, 2013Mario Lo Tasso
Le liriche che di seguito leggerete sono state scritte da Mario Lo Tasso, poeta sconosciuto e praticamente inedito (almeno credo: ha finito la vita in Africa molti molti anni fa, dopo aver abbandonato la poesia per l’avventura… non si sa che mansioni ivi svolgesse: pare che insegnasse l’educazione tecnica di base ai bambini autoctoni, e forse – chissà – un po’ di poesia…), di cui solo pochi conoscono alcune opere, e ne parlano come poeta vero e proprio. Tra questi pochi, io, che l’ho conosciuto quando insegnava in un istituto professionale a Campobasso, Molise.
Credo che il suo nome sia rimasto impigliato, dopo molte e molte suppliche all’autore stesso che non voleva pubblicare niente, nella rete di miscellanee antologiche di natura e circolazione provinciale, se non addirittura scolastica. Non avendo mai creduto alla costruzione del proprio sé, non ha mai nemmeno creduto d’essere un poeta, o uno sciagurato passionario. Perciò non ha mai spedito rigo a nessuno, aborrendo l’editoria come tale, l’editoria come ordigno, e l’editoria come diffusione di fotografie scritte del sé (ignobile parte della persona).
Fili d’aquilone – Germogli
maggio 11, 2013
E’ uscito il numero 30, “Germogli“, della rivista telematica Fili d’aquilone diretta da Alessio Brandolini.
Il numero si apre con dei preziosi “germogli letterari”, quelli dei Jane Austen: sono gli “Juvenilia”, raccolta di scritti giovanili, ma che svelano molti particolari della grande scrittrice inglese e dissodano il terreno per i sei romanzi canonici. Il pezzo è di Giuseppe Ierolli, che ha pubblicato recentemente una biografia della Austen.
Seguono tre racconti in tema: Tulipani bianchi di Marco Berrettini, Un bambino di Armando Santarelli e “Incomplete” di Gloria Cirocchi.
Ambra Laurenzi, che della rivista cura la parte iconografica, propone la giovane fotografa Eleonora Catapano: in Metamorfosi l’artista lavora con la luce e il colore per ricreare con le immagini il processo di rinascita.
Come di consueto molto spazio alla poesia.
Per quella straniera Viviane Ciampi presenta Il dialogo infinito di Hubert Haddad, nato a Tunisi ma cresciuto a Parigi; Francesco Tarquini parla di Cardumen, l’antologia del poeta costaricense Rodolfo Dada uscita quest’anno in Italia; Jolka Milič ci fa conoscere il poeta sloveno Alojz Ihan; Martina Bortignon ha tradotto dei testi da Cipango, libro del poeta cileno Tomás Harris.
strip-poetry
maggio 10, 2013Raffaele Ferrario
[...]
così frivola così frivola e moderna
occuparsi di culi e scambiarli per facce
ma il volto merita l’attenzione che merita
e non sa della festa che si lascia alle spalle
La passione dell’origine
maggio 9, 2013In una pagina particolarmente significativa e premonitrice del Libro delle Interrogazioni, nel fervore di un dialogo serrato, estremo, con una parola che è vertiginosa coscienza del vuoto su cui il suo dire si staglia (il deserto che si profila in forma di risposta ad ogni domanda, l’assenza inesprimibile che il segno annuncia nell’attimo in cui depone sulla pagina la traccia febbrile del suo passaggio), Edmond Jabès annota, e ci lascia in eredità come una testimonianza gravida di futuro, una riflessione che è anche un preciso e inequivocabile indirizzo di poetica e di ricerca di senso: “Scrivere è avere la passione dell’origine; provare a toccare il fondo. Il fondo è sempre l’inizio. Anche nella morte, certo, una moltitudine di fondi costituisce l’abisso, tanto che scrivere non significa fermarsi alla meta, ma oltrepassarla senza fine“. Leggi il seguito di questo post »





























































































