Presentazione – di Raffaele Ibba
Inquietarsi di bellezza.
Inquietarsi di bellezza.
Piccola sponda accanto a Paola.
Paola Lovisolo è una poeta. Lo è sempre stata.
Non è l’unica ma lei è diversa: ha un demone che la guida.
Non sapevo che fosse possibile avere ancora un demone guida.
Leggo Paola ed ho trovato un nervo, un dolore insistito
tra la pancia ed il cuore, un osso che fa male e non smette:
qualcosa che hai, che ti brucia, e che non vuoi che smetta.
Paola sa dire dell’umano come una donna,
capace anche del paesaggio di essere madre.
So che per lei le poesie sono qualcosa d’inarginabile
e di prezioso, come le mestruazioni.
Qualcosa che non può fermare, che è il suo corpo.
Un flusso di parole che pare inarrestabile, un continuum
di suoni che sembra senza senso eppure ti avvolge
e ti costringe a quest’ateismo colmo di Dio,
a questa volontà di amore priva di oggetto.
Le “generose carezze come equilatere” di Paola ti colgono
alla sprovvista, ti spiazzano e ti costringono a fermarti
ed a rileggere, a rileggere, a rileggere.
Fino a che non t’acquieti nell’amore.
Amore che Paola sembra rifiutare.
Questa è la storia di una poesia che non ti passa accanto,
ma che ti chiede di passarle accanto, di starle vicina,
di starla a sentire.
“Quando le stelle tutte insieme rideranno”, allora anche Paola
riderà, vagando finalmente libera dal suo dolore scostante,
come un amore infermo, come un precipizio che ti guarda
chiedendoti attenzione.
Per Paola i colori non saranno più offerte obbligate, almeno
finché il mondo sarà il mondo.
Non c’è accettazione nella sua poesia, e questa è la cosa
più difficile da accettare. Ma la poesia non vuole tenerezze,
quando è vera. La poesia vuole coraggio.
Questo coraggio Paola ce l’ha.
Non c’è speranza nei suoi versi, eppure è così piena d’amore.
La sua poesia è un deserto che nasconde acqua. Si vedono dune
oscillate dal vento, piccoli animaletti misteriosi e forse
velenosi, scure ombre di un sole che non è amico ma nemico,
cui bisogna contrapporre una notte amica;
notte che in Paola è sempre priva di stelle.
Eppure, questo luogo inospitale è pieno d’acqua.
Solo che bisogna andarsela a cercare e, una volta trovata,
occorre fare la fatica delle braccia e del secchio,
tirarla su piano piano e solo dopo dissetarsi.
È un’acqua che vive di contrasti, di mutamenti improvvisi,
di perdite di sapore e lucentezza.
Sembra una poesia incomprensibile, se non si sa dov’è l’acqua
e quale fatica bisogna fare per attingerla.
Se non si conosce la fatica da fare; una fatica antica,
un lavoro vecchio. Quello dell’ascolto e quello che ci regala
la sua poesia è una voce del silenzio.
Quello che devo aggiungere è che non ho nessun merito
in quest’ascolto, perché è arrivato come un dono.
Perché, il vento soffia dove vuole e lo Spirito d’Intelligenza
d’Amore corre su barche inattese.
La poesia di Paola è una di queste.
***
pre-messo confessional su cosa sia per me lo poesia
- sia di fango immischiato a neve
cane dal granaio che sente la paura,
paura che si fa cilindro d’organetto
macchia pigra dell’est
mattina d’inverno
non un dono
non una regola
ma un organo materico più dei miei stessi organi e nomade brucatore tra di loro
come un erbivoro e più predatore di un carnivoro
è il prolungamento della mia sessualità sconnessa
anticipata, storta
ed è anche la cavità altra del mio utero, la più profonda che tocca fino le costole e le interroga;
è l’utero di mia madre e quello di mio padre
fusi nella parete dove traspaio e scomparirò;
è il piano inclinato pieno d’aria e d’acqua dove la bambina tenta di fare castelli con le carte
è un’infiammazione all’osso sacro
è la deiezione insoddisfacente e inarrestabile
di un intestino di nebbia che mi attraversa
da quando mio padre ha smesso di darmi la buonanotte
e mia madre ha cominciato a ripetere sempre la stessa frase;
è la domanda che mi fa domanda di stanza in stanza
martello che pesta negli occhi
non è mai gioia ma è anche quella che mi ha ridato il nome quando lo perdetti
è illusione d’aquila che insegue un’ombra
camuffata da preda e fatta prigioniera rifiuta l’acqua gelata in gola per lasciarsi la libertà di soffocare.
*
mein vater
.. mi hai fatta straniera in qualunque terra
ho sfumato i corridoi dai tappeti
con i concetti mi sono indaffarata nella tua vita
ma è come avessi scopato un soldato morto.
ho messo il cappello molle, le scarpe basse
mentre il maiale gonfiava il cuore.
la testa è inesatta – la sua oltranza fu da te ridotta
a cerino
lo dicono, lo ridicono
lo disse mamma dal cortile
lo tubarono i colombi dalla casetta azzurra.
avevo un posto tra le cadreghe
tra manoscritti di cene raffreddate
sul tardi sofferente le cene taciturne
seduta come una fascina di gesso
il chiodo nell’utero, le sigarette[...]
fu ancora uno zero a portarti il mio bacio
sulla safena rattoppata a san maurizio
ti ho aspettato una volta
caro padre. caro assassino.
sei nato il giorno in cui non ho più pianto
e solo dopo gli asini furono più dolci.
*
[d'arcata dentale inferiore che veglia la serra dal tinello]
reparto S
“… c’è tanto vuoto che, concedimi, cedevolezza.”
scotte emorroidi di riso nel piatto.
molluschi freddi nascosti nello stinco del tovagliolo ben piegato.
la paziente di zucchero afferra con le cosce la sedia, inchioda a terra il diritto di volare.
combinata così, nel pigiama mandarino, è il riccio senza culla di un’inutile, complessa, attività mentale.
la scrittura—>(?) è il/al–>()religioso rullare di perfette domeniche ma mancano baby-sitters al coraggio di bucare la zuppiera endometrica sopra l’acuto del cancello.
dio, nel suo essere bello, abortisce pelle e morti e pappagalli.
la nausea dilata fino alle bocche degli aghi.
tra pochissimo la linea passerà al postino delle spine.
lui aveva l’odore del capobranco che marca la grande terra.
poi le foglie furono tirate giù e l’estate non seppe più dove mettere le mani e lasciò il petto e ficcò del purè di coriandoli nelle cortecce.
—-
- opportuni farmaci di potenza analgesica adeguate all’intensità del dolore riferito.
- fare tesoro della diffidenza corporea.
- baci lunghi come guinea
- bere vino buono per sognare placcato oro
- dare la parte più corroborante.
- paura? che le possa piacere stare sdraiata
*
(maestro di tela)
lui era tessuto dappertutto, in tutte le direzioni ipocondriache di lei.
nude monte su. di lei, di lui.
inseguimenti su. di ore, del re.
nudi (in)seminamenti di guardare cucire castagne.
giorni dopo coralli.
in altri posti bianchi.
in nessuna posizione un capotreno nascosto per ogni grosso grammo di tempo e c’è qualcosa che non sa fare.
*
l’elleboro nel ghiaccio schermava i visi con sputi di marmellata
e il peccato era meno tetro se avvitato all’abat-jour.
(mordi e fuggi, teresa. mordi e fuggi.)
*
diamo il sottovoce ai falchi, le polluzioni rituali all’erba.
apriamo le sedie su umidi dischi di mirto schiacciati dalla pioggia.
qui non ci sono psicanalisti che tratteggiano a carbonciano i vari
stadi
ma luna – una luna piena di talento nel petto
e ciuffi di stelle ingorde che si prendono tanto spazio
e nessuna di loro è vittima dei poeti per stanotte
lei è silente perchè in ritiro.
le menzioni di voi la sfondano, la perseguitano, la allibiscono.
rimane e va come una fata allinguata all’osservatorio, come una rosa intraudita che conserva amore d’amore;
è la silente addentata dalle metafore, dai bagliori dei praticanti,
dalle testuggini di preghiere mentre sta a pasturare l’altra metamorfosi;
è la silente ancora alla neve. silente perchè in ritiro.
le crome si squagliano, signori.
si squagliano e passano avanti.
in maggior parte, tutto ciò che la tiene presente è solo il silenzio quando ha il vento a favore
*
francia
sfondamenti distinti di caldo nel cuore.
roba di sere sgraziate che si fanno quattro passi a digiuno.
il caldo nel cuore esce. da dove?
i lampioni scandagliano come domande in successione lineare
impiccati allo shockwave d’un tramonto tenuto per gli
alluci sopra la terra.
la terra spigola i dispiaceri ma non li dimentica.
mi rendo conto solo ora, dei rulli sull’erba, dei grandi volti
ubriachi: nostri famigliarmente finenti…
guardami, che se tutto va bene, scompare angoumois.
*
(della vergine)
[and may not appear immediately, please be patient]
per cercarlo si è aperta una via con un tutore d’acciaio affilato.
le fate spariscono dalle carte del cielo di settembre
nell’apparente spostarsi delle ore.
pesci di cenere riempiono porzioni di via lattea
e guidano un mezzo moto poetico
assecondando la costellazione che le riporta la spiga tra le mani
fra centosessantanove anni
*
(corpo medium in conversatorio ad libitum (dipendente dalla morte) o femmina)
narciso nero > exe-cution
morte elettrica —> exe-cution
cution.exe
c(a)ution.exe
ogni cosa che ti scrivo è
suicidio mancato? – muffa vertebrale
paradiso mancato? – schiva vertebrata
spengo la bocca d’acqua
narciso nero >< narciso mio
voglia l’inferno e l’occhio a qualcosa
che adesso hai capito lo strazio delle fate trascinate tra le foglie
i giochi gialli del ciclone anche in alto, in rovescio senso
gli addomi vuoti delle parole
hai capito che nulla è mai stato compresso come il tuo cuore
folto e vecchio
e stretto
tutte bende schizofreniche a sorreggerlo
appoggiata al muro verde
ti guardo le gambe distese
le unghie spesse e gialle
fetore di candela
odore di bambina
snervata cosina di borotalco
cattivi presagi
ma l’epiglottide della flebo
si apre e si chiude con diligenza
arriva natale
il prete comunica con ostia di lenci
ricevi vino che sa di sughero
pane che sa di segatura
sul seno un lenzuolo di lino
nelle orecchie cotone emostatico
nella gola un sacchetto
che dicono sia il pitale di scolo
del cervello – forse non capisco
a volte mi guardi che navighi al posto degli dei
mi chiami con il nome di un’altra
ti sorrido come fosse l’altra a sorridere
e se dio imparasse a cadere non sarebbe furioso
nè il suo un rumore di stuzzicadenti nel polistirolo
nè l’embrione uno stauros di buchi
no — nessuna scaramanzia nessuna dignitas
per sedurre meno vera la morte ho potuto
la fucilata di preghiere ha potuto nessuno
il dolore tocca terra anfore bocca
nessuna scaramanzia più nessuna ciarlatana certezza
cadenze cadenze cadenze e non
*
(fenomenologia di Husserl)
non resterà anonima l’età dell’acido sapore d’erba
riprovando la parola al ciglio del respiro
posa entremets la sera messicana nell’afa dei polmoni
e le tortillas e le nuvole
che per il loro gergo discreto mi sono care.
dopo esserci lasciati trovai la strada per discoprirti
carezza tra percorsi a ritroso in piccole quote di noi
e lo feci ubbidiente, camminando tra i fiori e sottili
rocchette di luce da mille profumate fratture
*
(lo Shu)
‘tavole sacre dei pianeti e dotate di grandi virtù,
poiché rappresentano la ragione divina, o forma
dei numeri celesti ‘
(cornelio agrippa)
dimostri che l’implosione nel cavo di una spina
non fa il chiasso di un intero palazzo demolito
e che puro è sempre esperienza escatologica del
male antico e che delle teorie di Reich restano
sesso e stelle e uomo e donna e mani e legno…
nel plug vaginale acceso, verrano ritrovate le
mie braccia, la tua giacca di cuoio lucido, la
tua placca dentale e il glutammato dell’ultimo
brodo aromatico del nostro idem sentire e dire
il grantutto di ciucci, pane, mele d’ossidiana
—>
da dove dio allega i nostri viaggi inelasticati
soporifero bug of dance lama’s day (made in cina)?
<—-
porta di senape dissipata con la pioggia
per divenire persona l’uomo ascolta la paura.
*
(la cucitrice)
so la meraviglia che metti in ogni bottone
a filo disteso
componendo danzante tra finestra e tenda
alla luce rivolta.
ti lascio il giorno e ti ritrovo affondata
nell’ombra delle più fredde ore,
il cucito risolto come rebus a me
indecifrabile.
*
gli dei ci fermano a caso[...]
piccoli ibridi le rosicate perversioni.
i solletichi degustano, lasciandoci imbrogliati.
tele chiuse le oscurità che in qualche altra idea di lusso
- altri suicidi,
cercano dio-cristo rinsavito
in qualche altro modo contano di tornarci qui
deposte in tranquille curve
*
non c’è niente
perchè tutto va in là;
la croce scivola
come fanciullo nella piena.
*
electronic or nuclear magnetic resonance arrangements—>
poeti: feti uteromani ancora confusi dal DNA
*
lo scandalo di un piacere ha la stessa velocità di editing di un dolore
*
mode d’ascolto
dice che porterà il rumore bianco all’anello, che lo preserverà tra le
falangi fino a sposarlo; che lo farà d’un leggero di acquerello dove
immaginare prende tutto l’angolo
*
con piede di porco alzarmi l’anima
conservando indizi.
e come dovessi assentarmi, riempire
la fretta della culla che m’attende
*
martello a calare (fine)
di mio padre (le loup-garou).
i passi butterati su rombi di maiolica dentro l’artificiato misurino del mio cuore.
l’eroe è un taglio messo in altra necrosi a bordo delle corde vocali.
dodici sono i venti legati alle clavicole dei pioppi in corso duca degli abruzzi.
dodici triti sillabici che scottano ogni foglia cliccandone il logo arancione.
*
I testi sono tratti da: www.lapoesiaelospirito.splinder.com (28 dicembre 2006)
Etichette: inquietarsi di bellezza, paola lovisolo, raffaele ibba

agosto 20, 2007 alle 8:40 pm |
Francesco. ne sono onorata. davvero.
paola
ps: mi scuso per il ritardo nel rispondere qui.
ero presa da una serie di immagini a raffica.
come dovessero scapparmi-
un caro saluto
paola
agosto 20, 2007 alle 8:49 pm |
e se per cortesia mi potessi lasciare una mail dove possa scriverti, te ne sarei grata-
grazie
p.
agosto 20, 2007 alle 9:23 pm |
Grazie a te, Paola.
Ho provveduto a inviarti un messaggio, sperando di aver imbroccato l’indirizzo giusto. In caso contrario, fammelo sapere, così lascio il mio qui nei commenti.
Purtroppo (o per fortuna, chi sa), Reb Stein e il computer sono due entità destinate a non incontrarsi (quasi) mai.
Riguardo ai tuoi testi, come avrai potuto notare, ci sono alcuni “errori” nell’incolonnamento dei versi, ma non mi è riuscito di fare meglio. lo stesso dicasi per la “nota” di Raffaele Ibba, un testo che ho dovuto ricomporre, rispetto all’originale, perché mi sfuggiva da tutte le parti.
Un caro saluto.
fm
p.s.
L’onore è tutto mio.
novembre 27, 2011 alle 3:22 pm |
[...] Inquietarsi di bellezza [...]
gennaio 28, 2012 alle 1:24 pm |
[...] I [...]
marzo 9, 2012 alle 12:13 am |
Ho risposto ai tuoi tre commenti. Risalire a te però non è stato facile. Ma mi hai incuriosito e perciò eccomi qui a pregarti di venire nuovamente a trovarmi.
http://miglieruolo.wordpress.com/
Ciao