Appello di Salvatore BORSELLINO

By francescomarotta

peppino impastato

Milano, 5 Settembre 2007

Salve a tutti,
sono Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo.

Sto lavorando ad un progetto per riuscire a portare le voci di chi sta dentro la rete ed è sensibile a problematiche quali la lotta alla mafia e all’ignavia a questo riguardo dei politici di ogni parte, a raggiungere il maggior numero di persone possibile superando l’ostracismo dell’informazione.
Chi volesse partecipare a questo progetto, sia come parte attiva che come parte passiva, mi scriva.

Il mio indirizzo e-mail è :

s.borsellino@teleware.it.

Un saluto a tutti

Salvatore Borsellino

Tratto da www.nazioneindiana.com (“bacheca” di settembre).

Nota

Nel suo appello Salvatore Borsellino parla, tra l’altro, di “ostracismo dell’informazione“: un chiarissimo riferimento al silenzio tombale caduto sulla sua “lettera” del luglio scorso, scritta in occasione dell’anniversario della strage di Via D’Amelio e rifiutata, praticamente, dalla grande stampa a diffusione nazionale. Invito, chi non la conoscesse, a cercarla nei pochi siti e blog della rete che l’hanno pubblicata (basta cliccare il nome dell’autore su un qualsiasi motore di ricerca) o direttamente qui .


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7 Risposte a “Appello di Salvatore BORSELLINO”

  1. Rina Dice:

    Grazie Francesco per questo post. Scriverò. Ti farò sapere ..in realtà sono un po’ incredula.
    Ciao

  2. francescomarotta Dice:

    Meglio l’incredulità, Rina, che starsene al riparo delle confortevoli mura di un blog a osservare questo devastante cancro che, giorno dopo giorno, sta divorando tutti i tessuti del vivere civile.

    Sotto lo sguardo inerme, quando non complice e connivente, di una politica che pensa ai decreti sui lavavetri, credendoli il problema dei problemi di un paese senza etica, senza radici e senza futuro.

    O riversando tutto il disagio sui migranti, mentre ammira e plaude, nel silenzio complice di tutti, a iniziare dai “poeti” e dagli intellettuali, il monumento più osceno e delirante al nostro razzismo quotidiano: quei lager a cielo aperto, vergogna di ogni democrazia ancora degna del nome, chiamati c.p.t., “centri di permanenza temporanea”. Tanto, siamo maestri nel creare eufemismi e neologismi per mascherare l’orrore: cfr. le “guerre umanitarie”.

    fm

  3. Rina Dice:

    Qualche tempo fa in un post, traendo spunto da un libro, l’argomento in oggetto si è toccato un po’ più da vicino, per quanto possibile in un blog che non tratta certo di sociologia in particolare.. Non so se hai letto i commenti. Mi sono accorta, dopo, che il nostro è stato un -esporci-, perché di questo trattasi, Francesco, in questi casi. Se vuoi veramente avallare una causa ti devi esporre.

    Clicca sul mio nome e poi apri la pagina “La punizione”

    Ciao

  4. francescomarotta Dice:

    Rina, “esporsi”, come dici tu, soprattutto in una realtà come quella di oggi, è una precisa rivendicazione di libertà, che ha delle ricadute non solo sul piano della crescita, dell’integrità e della consapevolezza personale: è negarsi, sempre e comunque, a quel lento, inesorabile processo di assuefazione all’orrore, al sopruso, alle prevaricazioni, a ogni sorta e forma di emarginazione e di negazione di diritti, alle derive tendenti all’esclusione, alle quali la gente assiste, ignara o complice plaudente, fino a esserne sommersa, fino a concepirle come iscritte nell’ordine naturale delle cose. E’ di questa linfa che la “violenza”, a partire da quella istituzionalizzata, si nutre e si fa regola. Bisogna saper contrapporre valori diversi al disvalore che si fa norma e costume, gridando, da qualsiasi ambito, il proprio rifiuto, e agendo, nella vita di tutti i giorni, di conseguenza. Il silenzio dei poeti, direbbe René Char, è il certificato di morte, non apparente ma sostanziale, di ogni società: perché la poesia, anche quella d’amore, anche quella nella quale non si fa altro che rimirarsi l’ombelico, quando è vera, nasce come grido, come denuncia, come vocazione inesauribile alla libertà, come sovversione dell’esistente: quando l’esistente è silenzio servile, quando è connivenza col sopruso, dal più piccolo al più grande, quando è negazione di libertà. Quale libertà potrà mai esserci, allora, nei versi e negli scritti di chi dice: “ma sì, tanto le cose non cambieranno mai”? E’ già parte integrante di “quel” paesaggio, anche se finge di non accorgersene: consapevole o meno che sia, sta già dando il suo contributo all’opera di cancellazione di ogni traccia di memoria, cioè di ogni seme di futuro.

    fm

  5. Rina Dice:

    Rintuzzare ‘il sorpruso, la negazione dei diritti’ per impedire che si allarghino a macchia d’olio, hai ragione! Così come quando dici ‘gridando, da qualsiasi ambito, il proprio rifiuto, e agendo, nella vita di tutti i giorni, di conseguenza’. E sì, anche la poesia può avere un ruolo importante di disincaglio dalle prevaricazioni.

    Avevo scritto ‘A Gran Voce’ per la mamma di un uomo della scorta di Borsellino che, appunto, a gran voce ha deciso di proseguire. Leggila, mi fa piacere.

    Un grazie grande, come sempre

  6. francescomarotta Dice:

    L’avevo letta. L’ho riletta. E ti sarò sempre grato per averla scritta.

    Grazie a te.

    fm

  7. Incisi per un dialogo augurale « La dimora del tempo sospeso Dice:

    [...] Salvatore Borsellino – Appello di Salvatore Borsellino [...]

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