
(Sandro Sardella, Working class’s landscape, 2003)
PLAZER (2004 – 2006)
“Eu escrevo este livro para mentir a mim proprio”
Fernando Pessoa
ho piantato il coltello
nella pancia dell’amico:
seme d’amore
muro
contro
muro
l’uomo nel mezzo
seguo il piscio del tuo sangue
vedrai prima o poi ti finirò
errare è umano
quanta umanità
mi apristi il cuore
te lo mangiai
voleva morire ma
posò la testa su un binario già morto
e fu solo ruggine sulla tempia
e il ritorno ai rami secchi della vita
ho tolto il coltello
dalla pancia dell’amico
ho ancora amici
il popolo
è infelice
di esserlo
ho lasciato a casa il coltello
appena uscito
sono stato assalito
affamati mutilati i bambini
del mondo terzo
si spera in un futuro
di solo bambini affamati
non il coltello
oggi prendo il fucile
il bersaglio è più lontano
oggi abbiamo occupato la fabbrica
ma sappiamo che nessuno (di noi)
può fermare la logica del profitto
ci avevano promesso lavoro e più soldi
ma dieci di noi dovevano andarsene
evviva il sindacato! prima della tratta-tiva
erano ventidue che dovevano andarsene
siamo usciti dalla fabbrica (per i nostri figli)
ne sono rimasti dieci-dentro-
(a loro appartiene la fabbrica)
il padrone ha pisciato di nuovo
sulle sue mura perimetrali
contrassegnando il territorio
mosconi ronzanti scaricano
i loro bicchieri d’acqua
ma il fuoco non vuole spegnersi
aerei asmano lontano su altre vampe
la fiamma è traditrice si sa
va sempre con il primo vento che capita
con la prima mano ardente:
nel consenso acceso si decide
per i mangiatori di fuoco
(artrite)
ancora non ce l’hanno fatta
a scioglierci il pugno
si cimentò col metro giambico
il Poeta
cadde sul primo ictus
ora piange da un solo occhio
doppia lacrima
il corpo dilaniato del morto di lavoro
fu distribuito (ecchippiù ecchimmeno)
tra i compagni della fabbrica
affinché intero rimanesse il ricordo
ha dieci fori di proiettile
il crivellato
uno o due dovrebbero essere miei
eravamo in tanti a sparargli
avete presente l’uomo col coltello
che per tutta la vita ci ha inseguito?
ebbene non ha sbagliato persona
no so staccare
le mani congiunte in preghiera
incollate sono di sangue
un momento di attenzione prego
per chi si è ucciso perché sfrattato
perché disoccupato perché malato
perché non ne poteva più di questa vita
un momento di attenzione prego
solo un momento rottinculo
dice
- mettetevi a sedere sul divano tutti e tre -
due maschi piccoli e una femmina già
ragazzina
poi spalanca la finestra:
è un fresco mattino di primavera
- e ora guardate cosa fa la mamma -
scavalca il davanzale e si butta nel vuoto
il più piccolo dei fratelli è mio padre
*
[I testi di Plazer (2004-2006) sono tratti da: Roberto Voller, Plazer, Firenze, Gazebo Libri, Collana di Poesia e Prosa, 2006. Un grazie particolare a Mariella Bettarini e Alessandro Ghignoli.]
*
Notizie biobibliografiche
Roberto Voller (Firenze, 1938 – 21 dicembre 2007) è stato per lunghi anni nella redazione di “Salvo imprevisti“. Redattore a suo tempo di “Abiti-Lavoro“, ha fatto parte della cooperativa libraria “Punti di mutamento“. È presente in varie antologie e riviste letterarie. Ha pubblicato tre libri di poesia e due ciclostilati, di cui uno con Luigi Di Ruscio.
Tag: plazer, roberto voller
Febbraio 2, 2008 alle 10:35 pm |
grazie Francesco per la tua attenzione, la tua disponibilità e sensibilità nel ricordare un grande poeta.
questa è poesia perché poesia è sempre un pensiero in rivolta, un pensiero che cerca, una parola nel suo divenire.
un forte abbraccio
Febbraio 3, 2008 alle 12:31 am |
“… poesia è sempre un pensiero in rivolta, un pensiero che cerca, una parola nel suo divenire.”
Son d’accordo, Alessandro: o è questo, o non è.
Ti abbraccio.
fm
Febbraio 4, 2008 alle 5:50 pm |
Caro Francesco, grazie. Ho appreso pochi minuti fa, leggendo i necrologi su “Repubblica” e “Corsera”, non ho la tv, della morte del grandissimo Michele Ranchetti. Ho appena copiato alcuni suoi versi, sulle mie pagine, commosso e addolorato. Stamane ho parlato con Goffredo Fofi, sul telefonino e ignoravo ancora la notizia. Goffredo aveva fretta e non ha avuto modo di dirmelo. Soltanto ora leggo, da te, che anche Roberto Voller ha concluso il suo viaggio. Ero un vecchio abbonato di “Salvo Imprevisti”, amico di Mariella Bettarini, Silvia Batisti e Attilio Lolini… Grazie a Mariella ho letto Luigi Di Ruscio e gli ho scritto qualche lettera (con relative risposte) una vita fa, tra il 1979 e 1980… Come passa il tempo…
Febbraio 4, 2008 alle 5:56 pm |
E’ un tempo triste, Giorgio, e il vuoto si allarga a dismisura: non solo per queste vite che ci mancano, ma per il silenzio osceno dei mezzi di informazione e, soprattutto, di quella che ancora, vergognosamente, osa chiamarsi “cultura”.
Ho visto che anche tu hai dedicato un post in memoria di Michele Ranchetti, e te ne sono grato.
Ti abbraccio.
fm