Il lascito che vince la morte
Il testimone si confronta
solo col testimone e acquista
nel trasmettere un senso.
Non è una verità ma un lascito
ciò che da mano a mano
percorre l’esistente.
Nel dare si compone
il tempo delle mani.
Michele Ranchetti
(Milano, 1925 - Firenze, 2 febbraio 2008)
Grazie per quello che hai dato a chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerti o si sia fermato, anche un solo istante, sulle tue pagine e sui tuoi versi. Sei parte della memoria vivente che rimane fino all’ultimo respiro dei giorni.
Tag: communitas, memoria, michele ranchetti
Febbraio 3, 2008 alle 1:30 pm
Quando si leggono versi come questi si ha la sensazione di ‘capire’ il senso della vita.
Li ho sentiti molto miei. ..più spesso ho bisogno di leggere in questi termini. Grazie, Francesco, per questo spazio di autenticità interiore espressa in modo sublime, che dà riscontro a spicchi di vita determinanti.
Buona domenica
rina
Febbraio 3, 2008 alle 2:25 pm
Profondamente commosso…
«Se mi tieni la mano non potrà
accadermi la morte, che io esca
dal creato vivente e resti fissa
pietra il mio corpo fino alla sua cenere»
Febbraio 3, 2008 alle 2:40 pm
Grazie di cuore, Francesco, per la sensibilità e tempestività nel darne notizia. Io sono ancora molto scosso, ma sempre più rafforzato nella convinzione che la grande poesia - come la sua - non basti solo amarla e stimarla. “Il testimone si confronta/solo col testimone”, appunto, “e acquista/nel trasmettere un ssnso.”
Giovanni
Febbraio 3, 2008 alle 2:50 pm
leggo solo ora: 2 febbraio 2008.. Sono profondamente partecipe. Il segno rimane indelebile ..perché ha saputo indicare la via. Un grazie riconoscente a Michele Ranchetti.
rina
Febbraio 3, 2008 alle 4:06 pm
Vorrei condividere con voi il privilegio grandissimo che la vita mi ha dato di conoscere una persona come Michele Ranchetti. Era - è - esattamente la poesia che si fa persona, carne, sangue e parola. Non dimenticherò mai la bellezza senza tempo del suo volto bambino, né lo stupore incredulo che la rendeva ancora più vera, se solo accennavi alla sua poesia o gli chiedevi di parlarne.
Ieri abbiamo perso tutti qualcosa.
fm
Febbraio 3, 2008 alle 4:21 pm
Torno per dire che forse questa è la prova che la parola è importante ed eterna.
Chiedo scusa per l’eccesso nell’intervenire, ma poche volte come adesso mi sento recettiva, compartecipe, innamorata di una parola balsamica ..e forse è questo che me la rende stupendamente insostituibile.
Grazie ancora
Febbraio 3, 2008 alle 6:13 pm
“La morte non fa paura/ la morte non è niente/ fa paura il morente”
Michele Ranchetti
Commosso.
Antonio Fiori
Febbraio 3, 2008 alle 10:09 pm
Sì, anch’io. Scrissi una cosa, una volta, quando muore un poeta, a proposito della morte di Paola Malavasi. E in questo caso vorrei leggere l’opera per esteso.
Se c’è una Comunità, si deve vedere qui.
Sebastiano
Febbraio 3, 2008 alle 10:31 pm
Sebastiano, Michele Ranchetti ha scritto solo due opere poetiche (credo ne stesse preparando una terza): “La mente musicale”, un grande libro (trovi dei testi su lpels, postati da Giovanni Nuscis); e “Verbale”, un capolavoro, uno dei più grandi libri di poesia del Novecento.
E’ una lettura che “ti devi”, soprattutto pensando che ha pubblicato il suo primo libro a più di sessanta anni, in punta di piedi, con estremo pudore, quasi chiedendo scusa a quel “mondo dei poeti” che aveva sempre amato, da grande studioso e (straordinario) traduttore.
Oggi, a quanto sembra, se non pubblichi le tue (in genere) cazzate a vent’anni, non sei nessuno. Peccato manchi del tutto chi abbia (ancora) il coraggio di dirti che, tanto, non sei nessuno in ogni caso. Perché non è questo che conta. Non è, assolutamente, questo.
fm
Febbraio 4, 2008 alle 12:52 pm
ah, grazie Francesco, davvero un grande è stato Ranchetti, protagonista di un discreto, riservato - ma quanto potente! - culto della “humanitas” - a suo tempo “La mente musicale” fu la scoperta di una grande poesia, di quelle che riconciliano col mondo, mettendolo in discussione - ciao, enrico
Febbraio 4, 2008 alle 5:54 pm
Ho scoperto l’opera poetica di Michele Ranchetti sulle pagine di “Linea d’Ombra” di Goffredo Fofi. Poi ho letto le due (introvabili, necessarie) raccolte pubblicate da Garzanti. EVVIVA LA POESIA!
Febbraio 4, 2008 alle 11:24 pm
Sì, Francesco. Quando la smetteremo/ranno col discorso generazionale. Se sei giovane sei più bravo, più pimpante… Io recentemente mi sono occupato di De Palchi, un altro dimenticato. Oggi ho cercato VERBALE in libreria, ma chiaramente non ce l’hanno. Proverò in biblioteca.
Ciao
Sebastiano