Creature di rogo (II)

Creature di rogo
(già parzialmente pubblicato in Anterem, XXV, n. 60, 2000; e in una prima versione, col titolo “Geoglifi“, nell’antologia della seconda edizione del premio “Città di Ceprano”, con 16 illustrazioni dell’autore e una nota ai testi a cura di Alfonso Cardamone, Frosinone, 1995)
II. Fossili di volo
“Queste, in effetti, a qualsiasi categoria appartengano, sia che l’immaginazione le interpreti o le accetti come sono, sia che esse presentino o meno delle simmetrie, dei ritmi, delle ripetizioni, restano essenzialmente forme, di un’armonia che si direbbe inevitabile.” (Roger Caillois)
giade a forma di clessidra in stampi di grida invernali
intrecciando negli occhi il luogo dove mai riconobbe
il padre delle felci la polvere ineguale della fenice
*
ingoràta d’ombre che s’addensa accesa a scorrere
ma separa ipotesi in stracci di fronte deflorate
bianche ciglia di un morire o appena oscuri aghi
e conversioni d’alga in superficie figurando ere
cambia verso al respiro similmente a un incrocio
farne mano o lume quando a nessuno più viva sete
*
leggera là dove nell’alveo rinnovano e in lampi
vestali di palme variando per pupille invernali
impensabili architetture a guisa d’acque coatte
ultimo un lume disfatta in pozze serpentine nel
vortice d’ambre florescenti mura e nevi inferme
primigenia guarigione d’urlo come marea rinasce
*
molteplice del gioco e apparente nell’ultima neve
trattiene carichi d’ala e segni di bivacchi nelle
strade ma in bocca si scioglie per lampi di sassi
vischiosi la chiave e impigliata l’orsa minore in
fronde di rovo sarà domani lune che perdono vento
dai fianchi variabile perché d’oltre evoca e sere
*
incorporea se una vela precipita a bagliore di roghi
e voci recise d’astro prende il largo ancorando oasi
a liquami e ceneri d’eclissi dove notturno per isole
nascondono febbri di roseto avida schiuma d’informe
creduta percorso e indice e di fulmini la tenda arde
che assicura il giorno non a caso o lapide di attese
*
fronte di stella e scompagnato di fuliggine il colore
se delle ombre ignora la rotta per geografie virtuali
e il sillabario dei venti insegue di zodiaco bifronte
e carte a un dove sincronico di lave oppure a ritroso
dove minuta in rivoli semina ponente dallo squarcio
epifanie per sorte in rare mani trova occhi e assenti
*
leva al sonno primaluce per follia di loto calici
d’api a fuochi di clausura così vanamente aureola
piramidi di spighe quando breccia d’un crepuscolo
meteora o fortuna rivelando del pane rubato lieve
la carità degli ospiti ma chiede per tema semi di
specchio e palpebre se a una voce astri palliditi
dove strade si affaticano e sogni e teso è l’arco
*
e non sofferta pietra se d’autunni si farà spento
quarzo o polvere di gemme porgendo lacci di spina
e suoni ad ogni incontro ma non un segno sarà mai
stato raccogliere la luce nel corno d’altri venti
che al sole non renda foglie breviario di miraggi
dove di fiaccole annuncia la sua radice e al gelo
*
tra sembianti di altezze o trapuntata rosa corporea
ormaisempre torna simulacro marea nel suo ellittico
mutare istoriando risacche che sembra di traversata
carne grido finale a verso d’occhi sbiadita che non
fu tempo oasi per carovane e voci ma variabile volo
di assenza la prima pagina strappata a farsi tregua
*
scontro dove luci di vampa se nel taglio ventoso
solido di detriti riveste ma sulla riva un grido
articolando e foriera a supplici d’estasi luoghi
di deserto differito ardente l’ala nel nevischio
albale e assente per il temine variabile palude
*
della sabbia che fluìta da alte brocche moltiplica
bivacchi di clessidra e osserva spazi dove l’ombra
è compiuta da silenzi di pioggia o a tratti raduna
acque murate in fuochi di alabastro sfuma la rotta
e il volo stringe nella verde traccia di una vampa
acceso vespero se al largo curva esili di risacche
*
angelo icona ibrida delle volte indizio di un vento
caduto verso l’alto a ribellioni di isole infantili
formula delle torri crini di tempo raggelate bifore
tra luci rovesciate intermittenze segnate a un dove
d’idrografici perdersi generò sabbia dimorata d’ali
*
sollecita cifre alla lontananza per la radice tarda
di un faro o vele cresciute nel suo nome a dilatare
lo spazio tra due accenti ma d’altro suono mancante
naufraga si accampa a rarefazioni di soglia labiale
allo specchio d’un laborioso oriente gemella memore
fiore d’estreme sul tracciato ventura o trasparente
*
quale un crepuscolo una florescenza dove brillano acque
sole a sopravvivere tregua dei cieli alla foce di un giglio
scheggia presenze interdette il silenzio forza improvviso
nudità di corpi che ignora fuggendo disperanti inchiostri
e la notte è folle che si cerca tra le carte che ha bruciato
Febbraio 28, 2008 alle 11:49 pm
Ho capito bene, Francesco?
Sai anche disegnare e/o dipingere?
Un caro saluto
liliana
Febbraio 29, 2008 alle 12:07 am
Sì Liliana, ho ‘giocato’ per parecchio tempo, soprattutto con le chine, anche se è da qualche anno che ho praticamente riposto gli ‘attrezzi’ in cantina. Vedo con piacere, però, che la passione per il disegno l’ha ereditata, a livelli per me impensabili, mio figlio.
Un caro saluto a te.
fm