L’omaggio funebre del colombo - di Antonio MORESCO


(Paola Rago, Ricostruzione della memoria, 1997)

L’omaggio funebre del colombo
(Tratto da: Antonio Moresco, La rigenerazione)

     Qualche giorno fa mi è capitato di assistere a qualcosa che non avevo mai visto prima. Appena svoltato a un angolo, mi sono trovato di fronte il corpo di un colombo morto disteso sul marciapiede. Era un colombo ancora giovane e bello, dalle penne lucide. Succede spesso di vedere per terra un colombo stecchito. La cosa strana era un’altra. Accanto a lui un altro colombo altrettanto giovane e bello stava in piedi, immobile, e ripeteva continuamente il gesto di beccare per terra. In un primo momento ho pensato che stesse facendo qualcosa di atroce, tipo beccare il corpo del compagno morto per staccarne dei piccoli pezzi e mangiarli. Invece no, stava facendo una cosa incomprensibile: stava semplicemente ripetendo a vuoto il gesto naturale del beccare, anche se per terra non c’erano briciole o altro, non c’era assolutamente niente. Come se stesse compiendo quel gesto privo di utilità e di senso come un rito di omaggio, ripetendo l’atto più comune nella vita del colombo perennemente alla ricerca di cibo, al posto dell’altro che, morto, non lo poteva più compiere.

     Ma la cosa più sorprendente è che non si era spostato di un millimetro, anche se gli ero passato vicinissimo. Come se non potesse farlo, non potesse interrompere quel gesto di perpetuazione e di omaggio. Continuava a beccare a vuoto, inchiodato, vicino al corpo del compagno caduto, senza spostarsi di un millimetro nonostante il continuo viavai di persone che gli passavano a fianco e lo sfioravano.

     Mi sono fermato a guardarlo con commozione. Uno stupido, fastidioso colombo, di quelli che ci intralciano mentre attraversiamo le piazze e che ci scagazzano sui davanzali era capace, nella sua testolina, nei suoi pochi grammi di cervello, di concepire un gesto di tale sconcertante grandezza.

     Non solo i virus, i batteri, non solo i topi, gli insetti… Ci sopravviveranno anche i colombi, anche quel colombo, quel giovane, cavalleresco colombo che ha preso sopra di sé tutto il dolore e l’onore della propria specie. La morte dell’uomo è irrilevante quando è irrilevante la sua vita, quando la sua vita è già tutta dentro la sua morte.

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5 Risposte a “L’omaggio funebre del colombo - di Antonio MORESCO”

  1. Giorgio Dice:

    Sempre, quando si parla di decentralizzazione dell’uomo, esercizio molto necessario per il pensiero, sento una bell’aria leopardiana.

  2. francescomarotta Dice:

    Giorgio, credo che Antonio Moresco sia uno dei pochi (sempre di meno, purtroppo) scrittori italiani ancora capaci di attivare, a volte con brevi giri di parole (e l’occhio sempre attento a tenere a bada il superfluo, l’inessenziale), tal’altra attraverso una sola immagine, quell’arte elementare, naturale, eminentemente etica - ormai quasi del tutto dimenticata - che è il pensare: i.e. la coscienza esatta, immediata, del nostro essere, di quel che siamo qui e ora.

    fm

  3. Rina Dice:

    C’è da imparare dagli animali, che, tante, molte volte, ci danno esempi di amore, di rispetto, di dedizione, e noi, uomini, che potremmo adottare atteggiamenti altruistici utilizzando in piena consapevolezza le nostre risorse, purtroppo, spesso pecchiamo in difetto.

    Una buona giornata a tutti. Grazie per questo scritto che mi conferma tutte quelle cose di cui ero e sono convinta.

    Rina

  4. francesco sasso Dice:

    “Al giorno d’oggi, ci sono solo scrittori gratuiti. E quello che è gratuito, puzza di gratuito. ” (Louis-Ferdinand Céline).

    Secondo me, Moresco non puzza di gratuito.

    f.s.

  5. Roberto Montesano Dice:

    Sono un vecchio compagno di liceo di Antonio Moresco e gli vorrei scrivere. Qualcuno conosce il suo indirizzo o E-mail?

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