
Gennadij Ajgi (Rep. Aut. Ciuvascia, 1934 – Mosca, 2006)
Poesie
(Traduzione di Giovanna Pagani Cesa)
Sonno: la strada del campo
perché tu – quasi inesistente
cercheresti un altro –
che non ha spoglie?…
che prenderai dalla strada? la sua ombra
racchiude qualcosa…
un cibo non terrestre:
non è là… non puoi scoprire
le orme di colui
che visitò prima…
(1967)
*
Campo presso Ferrapontovo
o cielo-finestra!…
e nella lontana
pura
finestra creata:
il vento – sino alla terra – attraverso le corone degli astri:
senza suono
senza peso:
nella finestra-radura! –
e nella fessura della coppa
freddo-diafana – un soffio:
nella finestra dell’uomo
(sul campo per il campo):
nel Calice puro
dell’intelletto-percezione!… –
e –a compimento del mondo sfavillante-in-concilio:
creante il suo Senso-Volere
(simile al Colloquio)
nella Lucepresenza:
vento-illuminazione! – dal sole-finestra che si allontana:
nel chiaro:
limpido:
campo-finestra
(1967)
*
E: lo stesso ufficio-mondo
e quando Rischiarano
e Guardano
in faccia:
l’Io sono d’ogni cosa intorno:
abito del Sonno!… abito del Fuoco:
come la carta – separata! –
non graffiare con l’unghia:
non penetrare – là!… –
e solo con l’acqua segreta – in qualcosa che si spalanca:
(e come nato
prima di te):
cingere – d’un dolente – come il sangue – infinito:
quell’unico-dato – come sorto d’un tratto
Nuvola-Cosità anch’esso:
e denso-semplice:
come materia – per chi mangia! –
quel dato – è nel blu: come nella fiamma dell’alcool! –
particolare: vivido-clandestina! –
con un odore: ovunque-intorno
virilmente
tribale! –
e intuì al’istante – come un miracolo – tra il flebile
barbaglio dell’Acqua Segreta:
quell’ “essere” blu
come l’odore-fuoco
sarà in luogo della nozione “tutto”:
e toccherai – ardendo – con – sorti d’un tratto pungenti
(come nel cervello)
e crescenti – aspirando la ragione:
gli orli-come-branchie
l’abisso-ultimo-tuo! –
sapendo il suo nome
come dio
senza errore:
è ovunque – questo eterno rran-esclamante
(1968)

*
Di nuovo: ritorno alla festa
finché
è al culmine
la Mala festa:
sii
tu stesso
sostanza avvelenata
come questi luoghi
di celebrazione:
dove anche tu sei invitato! –
e sappi sappi:
è lì l’infanzia:
accesa
per un termine breve! –
e tuo figlio:
e la tua credulità:
tutta l’estate
han lavorato
a crearla! –
e qualcosa
c’è in te
che le rassomiglia! –
s’allargherà
ancora
in una ferita:
di nuovo
scoprendo
il Mala – veleno:
perché d’esso
da tempo s’è tinta:
l’ultraterrenità di questa casa:
chiamata un tempo mondo dell’infanzia! –
dietro la pelle
dell’inquietudine infantile:
esiste ed è atro:
pungente e straniero
(1969)
*
Di nuovo: tu dalla fine
oh, ancora tu scuoti
dell’immagine-Spirito
la diafana carogna! sottile come i tratti – pensati talora –
del dolore:
oh, così tu permani! – quasi profilo ormai del
mio disfacimento – con ematomi nelle
grinze (d’una carta come trasparente):
palesemente hai bevuto alle fresche sorgenti di
cui tutti andiamo rilucendo (nel loro
bagliore terminano accese le strade dei
morbi: luce e frescura!):
oh, tutto è ancora! –
e come con rami sanguinanti:
l’ “io” –pietà l’ “io” –sonno e l’ “io” –memoria
trattengono la figura: tale la pelle =
Tutto – là – dove viviamo – è così
morto – come gualcito! – tale la pelle –
soltanto: e mutandomi nella medesima
cosa: io la vedo nella mente:
e – qualità della ferita sacrificale negli occhi! –
questo il mondo: non c’è più nessuno – e della
vita soltanto – già così dura – che parvi
racchiusa la qualità dell’eterno – di
questa vita – come finale!
la Ferita-Verbo
parla attraverso il viso
(1970)
*
A lungo: il sole
a lungo
(e in quella durata repentino-incessante):
dietro il monotono
raccolto fluire:
(come un’alta preghiera: senza parole senza articolarsi di pensiero):
dietro questo trascorrere
d’armonia di tremule pure:
tu – amico veggente! –
vivo – come linfa –
comunicante:
(vivo – come solo il puro dolore
trepida una possibile vita di madre:
nel sangue: invisibile chiarezza!):
vivo! – e senza cessa:
unico – luminoso e asciutto – come il sangue! – rispondente:
come invisibile! – in una sorta d’anima unica
ovunque quieto:
Senso-Sole!…
(1972)
***
(I testi, tradotti da Giovanna Pagani Cesa, sono tratti da: AA. VV., Il Pomerio. Antologia Poetica, Biblioteca In Forma di Parole, Libro VII, Reggio Emilia, Elitropia Edizioni, 1983, pag. 580 – 599.)
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