
Argini e maree (2008)
si fissano in cieli di astri e maree
immagini mai sentite eclissi
risonanti – dico riapri i tuoi occhi
fa sosta sull’argine e
libera dalla pietra il chiarore
dove dimora ogni cosa al dileguare
ma tu prepari un dubbio
distrai la luce
che è già cammino declinato in grida
un volo di memoria
la spina innesta il dolore al volteggio di un rito, mentre l’eco alimenta la fiamma del rovo al compiersi dell’acqua. un’alba stremata si annuncia dai fondali bruciati dell’attesa
vedi,
sono stagione anch’io, goccia
che penzola da un ramo
a lume di mistero
così dicevi, e la tua mano
rovesciava sul tavolo l’ultimo carico di foglie
la mano casta, sfilacciata in fibre verdi
confinava la morte
in calici colmi di resina
lasciava scivolare dai pori
momenti d’acqua, lampi di antichi roseti
oggi porgi le labbra
a un rivo che urla, allagato di luna
verso la foce intravista
in chiarità d’esilio
*
non sigillare in cardini vivi la parola, né la piaga votiva nell’urlo degli occhi. piuttosto fanne un racconto di imbarchi, la soglia che si profila nell’intrico di dolenti radici
eri stagione di un antico andare
la tua polvere
ancora
parla il riposo, la quiete sofferta
tra ombre affilate di domande
come quando nell’alba
il profilo allarmato del sole
aveva la forma
esatta di una piaga
e tu insegnavi al cielo vuoto
il richiamo materno
della sete, l’alfabeto taciuto
dei tuoi occhi
*
dicono che le parole sognano geometrie di corpi e lingue ramificate d’acqua. per questo tentano pietre dove non trovi nulla, non una forma viva che le salvi dall’immobilità di voci smesse. resta del desiderio appena un’orma, un’eco del passaggio, un lume dispensatore di silenzi
i tuoi passi segnano inudibili
distanze, costeggiano case
che sono offerte
di volti, di assenze, paesaggi
inchiodati a una bocca da cui escono grida
la mano
che batte alle porte dell’ora
esplode nel gelo, e nel palmo
dove covava l’alba
la pioggia che cresce ali
alla voce, solo la cenere rimane
inaspettata
dei fiori che non eri venuta a cercare
*
solo il lampo ricorda che la pupilla di una rosa ha dimora altrove. che da soglie inaccessibili contempla acque inesplorate, dove l’orizzonte si abbatte senza un grido, e l’alba
il ricordo è questo chiostro di voci
senza movimento, uno spazio
dove il mare si orienta
sicuro
e invade a ondate ogni angolo in ombra
l’acqua
libera luci rapprese
per la conta del tempo
che resta, per la carezza che ammassa
frammenti di vita
in rilievo, profili di spuma
e questa rosa
ancorata a un pensiero
senza parole, questa spina trasparente
dove un altro giorno frange
senza ferirsi
*
angeli remoti, esiliati dalla voce, negli occhi che osservano arcipelaghi immobili di parole scritte. s’avanzano con passi sognanti d’acqua tra simulacri fossili, spazzando sillabiche mura che ogni immagine isolano e assimilano facendone porte sbarrate alla rotta di sensi futuri, a illimitate topografie della passione – riverberi d’ala nell’inavvertito linguaggio delle nevi. se a volte dolgono anche i segni mentre sul foglio t’inoltri a lume di marea cercando un guado oltre i deserti di cenere dell’inesprimibile, pensa una meridiana che non finge labbra per la sua agonìa quando si infrange d’improvvisa eclissi, rovesciando l’abisso di una lampada al tuo sguardo. trattieni allora quel volto che ti guarda, sorgente altra che dissolve i volti, indicibile presenza di presenze – che il suo silenzio è un nascere di rose sulla superficie illimitata delle notti.
***
Luglio 18, 2008 alle 6:27 pm |
Per trovare la Poesia bisogna leggerti, Francesco.
…vorrei scrivere come te.
‘Argini e maree’. Grazie.
Rina
Luglio 18, 2008 alle 6:52 pm |
Complimenti Francesco, sempre cose vivissime, intense.
Luglio 18, 2008 alle 7:07 pm |
I tuoi versi, Francesco, tutti, mi pongono sempre nella stessa condizione già descritta da altro poeta : ” ove per poco il cor non si spaura”.
Grazie per questo tuo essere e dire
jolanda
Luglio 18, 2008 alle 9:53 pm |
“il ricordo è questo chiostro di voci
senza movimento, uno spazio
dove il mare si orienta
sicuro
e invade a ondate ogni angolo in ombra”
trovo questa parte veramente emozionante. parole alte.
semplici grandi versi. francesco marotta sa come e cosa dire.
sa, chiaramente, ascoltare.
complimenti, davvero.
Luglio 21, 2008 alle 9:16 pm |
Grazie a voi.
fm