
Poesie sono anche doni.
Doni per le creature attente.
Doni carichi di destino.
(fm)
Massimo ORGIAZZI Roberto VOLLER Matteo FANTUZZI
Cristina BABINO Augusto AMABILI Enzo FERRARI
Stelvio DI SPIGNO Alessandra PALMIGIANO Luca ARIANO

Poesie sono anche doni.
Doni per le creature attente.
Doni carichi di destino.
(fm)
Massimo ORGIAZZI Roberto VOLLER Matteo FANTUZZI
Cristina BABINO Augusto AMABILI Enzo FERRARI
Stelvio DI SPIGNO Alessandra PALMIGIANO Luca ARIANO

La Segreteria Nazionale dell’ANPI denuncia come provocatorio, vergognoso e inaccettabile il raduno internazionale nazifascista promosso da “Forza Nuova” a Milano per il 5 aprile.
Esso costituisce una intollerabile offesa alla Città di Milano, Medaglia d’Oro della Resistenza e capitale della Guerra di Liberazione che sarà celebrata ancora una volta il 25 aprile, e che pose fine alla dittatura fascista ed alla occupazione straniera nazista, aprendo al Paese la stagione della libertà e della democrazia.
La Segreteria Nazionale dell’ANPI chiede al governo ed al ministro degli Interni di vietare il raduno nazifascista in applicazione delle leggi dello Stato nel rispetto doveroso dei valori dell’antifascismo e dei principi e delle norme costituzionali di libertà, democrazia, diritti umani e serena convivenza civile, misconosciuti e contrastati da “Forza Nuova” con fomentazioni di odio, razzismo e violenza contro persone, simboli e luoghi della memoria della Resistenza.
La Segreteria Nazionale dell’ANPI si rivolge a tutti i suoi Comitati provinciali e regionali, ai singoli cittadini, alle associazioni democratiche, alle forze politiche antifasciste, ai Sindacati e Istituzioni dello Stato affinché in ogni parte del Paese si susciti lo sdegno e la protesta contro il raduno nazifascista e con adeguate iniziative e manifestazioni popolari sia celebrato il 25 aprile a memoria di quanti, civili e militari, donne e uomini dettero la loro vita o combatterono per una Italia libera, democratica e repubblicana.
Roma, 27 marzo 2009
La Segreteria Nazionale dell’ANPI
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(Tra le fronde)
Tra le fronde c’è un mistero
Cosa aspetti?
Va’ dal mistero
Metti il mistero al tuo posto
C’è nessuno al tuo posto, lo vedi?
C’è nessuno là
dove stavi seduta prima
dove stavi piangendo prima.

Nella antica tragedia di Euripide Alcesti dà la sua vita in cambio della vita del marito, re Admeto, condannato a morire dagli dei. L’Alcesti è considerata una tragedia, ma non è vera tragedia: Alcesti muore, sì, ma torna presto viva dal regno dei morti. Si tratta infatti di una tragedia sfiorata, una resurrezione. In questa raccolta di poesie per la musica di Ida Travi, dell’antica Alcesti non resta che l’ombra, si incontra piuttosto una sua sembianza. Una qualunque. Una che si spaccia per parente. Una che entra in casa sbattendo la porta e lancia sulla sedia il suo paltò. Un’antica casa greca e una novecentesca casa contadina si confondono qui, in queste poesie, tra queste mura. Neo è lo scorrere del fiume. Neo è il vagito che ritorna.
Qualcuno sta sempre per andarsene, qualcuno sta sempre per tornare.
“O ti adatti o sogni…” dice un verso. Intanto sbattono le porte, volano le tende alle finestre…
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Ida Travi, Neo/Alcesti. Canto delle quattro mura, Bergamo, Moretti&Vitali Editori, “Le forme dell’immaginario”, 2009.
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Ida Travi, poetessa. Ha scritto anche per il cinema, la musica e il teatro. Tra le raccolte poetiche, L’abitazione del secolo (1990), Regni (1991), Il distacco (1994), La corsa dei fuochi, libro + CD (Moretti&Vitali, 2007). Tra le prose, Diotima e la suonatrice di flauto (La Tartaruga-Baldini Castoldi Dalai, 2004), L’aspetto orale della poesia (Anterem Edizioni, 2000, Moretti&Vitali, 2007), Selezione Premio Viareggio 2001.
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(Hervé Bordas, Strates, 2005)
Adriano Padua – SCHEMA (Parti del poema)
PARTI 1-4 (DEL VUOTO)
1. La verità, certamente concreta, non è ancora probabile. Ogni notte potremmo morire, scaturire da noi qualche cosa. L’economia è presenza, sembra un qualunque dio, non ha forme né schemi, sono cose irreali, è violenta. Non è vero che è tutto così fuori posto. Ora è come se il senso, nell’immobilità, sottraesse sé stesso alle immagini date, e in queste vene gonfie, contaminate e piene, si complicasse il corpo. Ecco la parte zero del poema, ecco le reazioni inesistenti. La gioia non può essere di piombo, il contesto attuale è il contrario del cielo svelato, e ci stringono intorno le insonnie.

(Senza titolo)
Lasci il tempo che trovi
come lo trovi
e sai far male senza fare
nulla
forse è proprio questo
quello che
ridendo vino bianco
biciclette sul muro
l’altra estate
pensavamo soffrissero sempre
e solo
altri due che non siamo
mai stati noi
ma adesso, lo vedi, è buio
e la luna sembra
vecchia, [...]

[...] Raccolta di testi, questa, ricca di “assolutismi” che assumono la valenza del simbolo. Sottace, sotto la coltre del perno erotico-esistenziale, un piacere saturnino: qualcosa cioè di composto, ma non freddo: severo, eppure bollente. L’ossimoro, nella tematica dell’opera, vive sotto la superficie del segno, ed è a fatica trattenuto da una certa reticenza. “Dire” è anche un bollettino del rapporto sentimentale di una coppia di amanti dalle istanze moderne, nonostante il linguaggio peschi nel periodo a cavallo tra Otto e Novecento. Il Dire è reciproco, tra le voci protagoniste. Lo scambio verbale è a base di definizioni, impressioni che sanno di vere e proprie poetiche sentimentali. Il tutto sorretto da ritorni a miti, come ad esempio quello di Orfeo e Euridice, inteso però in senso paradossale e moderno, laddove la “lei” del caso invita il compagno a voltarsi per attuare (come afferma Augusto De Molo nella postfazione) la poetica dell’eternazione nel canto, così da sottrarre la consorte alla routine di una vita nuovamente terrena e noiosa.



Sta per essere pubblicata, da Pazzini Editore Stampatore, una nuova edizione bilingue, curata da Adriano Marchetti, di Une saison en enfer di Arthur Rimbaud. Ho il piacere di presentarvi, grazie alla cortesia dell’autore e dell’editore, la prefazione dell’opera.
Adriano Marchetti – Il libro della crisi
“Le grand poète n’a que le temps”
G. PERROS, Papiers collés II, 1973.
Une saison en enfer è il solo volume pubblicato da Rimbaud vivente e l’unica delle sue opere che si possa considerare compiuta. Non che in precedenza fosse del tutto mancata al giovane poeta l’ambizione di vedere stampati i suoi versi, ma di fatto egli non si prese quasi alcuna cura per realizzarla. (continua…)

(Macrobius, Mappa Mundi)
[I testi di Antonio Sabino sono tratti da Gerico non cade.]
QUAESTIONES
… che non è questione di farsi chiamare Poliorcete
prendi questo
prendi quello
prendi una villa, un paese, una regione, una contea,
prendi un castello
“ho deciso di rimanere all’inferno, qui a Gaza”

L’unica testimonianza quotidiana diretta del bagno di sangue consumato a Gaza dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, quella di Vittorio Arrigoni, diventa un libro. Edito dalla manifestolibri, è da ieri nelle edicole in allegato al quotidiano Il Manifesto e nei prossimi giorni sarà disponibile anche nelle librerie. Tutti i proventi saranno devoluti alla causa dei bambini palestinesi sopravvissuti alla strage e alle associazioni che se ne occupano, in particolare il Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution.
COMPRARE QUESTO LIBRO, E FAVORIRNE IN OGNI MODO E IN OGNI LUOGO LA CIRCOLAZIONE E LA DIFFUSIONE, E’ UN DOVERE ETICO, PRIMA ANCORA CHE POLITICO, DI QUANTI SI BATTONO PER LA CAUSA DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETA’ E RIFIUTANO INCONDIZIONATAMENTE LA LOGICA DELLE VERITA’ DI REGIME, QUALE NE SIA LA PROVENIENZA.
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(Orodè, Senza titolo II, 2009)
[Qui e qui altri testi di Lisa Sammarco.]
La dislessia delle cose: dell’amore e del sesso
Oggi che il cielo preme l’aria sul mare fino a disegnarlo senza più orizzonte, e lo fa impalpabile come l’apparenza di una coincidenza che mi attraversa per caso. Oggi che anche le tende hanno perso il vento e restano rigide come morte. Sgonfie. Come palloncini in attesa di una mano innocente che le salvi da un’inerzia di terra. (continua…)

Queste due opere, Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? di Richard Hamilton (in alto a sinistra) e Mourningpicture di Edwin Elmer (in basso a destra), sono riprodotte sulla sopracoperta di due romanzi di James Purdy a cui sono particolarmente legato, al di là del loro indubbio, eccezionale valore letterario: e cioè, rispettivamente,

Rose e cenere (Eustace Chisholm and the works, trad. it. di Attilio Veraldi, Torino, Einaudi, Supercoralli, 1970), e La versione di Geremia (Jeremy’s Version, trad. it. di Bruno Oddera, Torino, Einaudi, Supercoralli, 1973). Si tratta delle mie primissime scoperte letterarie autonome, fatte quando entrare in una libreria significava varcare una soglia, come in sogno, per ritrovarsi immersi in un universo tutto da esplorare: con la segreta speranza (ma questa ti sarebbe diventata chiara solo anni dopo, alla luce del rimpianto, di fronte a scaffali strabordanti di merci avariate) di portare a casa, magari per seimilaottocento lire, due autentici capolavori, due opere che ti avrebbero accompaganto per tutta la vita. Poi sarebbero venute tutte le altre opere di questo gigante solitario, a partire da Io sono Elijah Thrush o I figli sono tutto, libro, quest’ultimo, che mi avrebbe costretto a cercare, come una reliquia, la prima edizione di Color of Darkness (63: Palazzo del sogno, tradotto nel 1960 da Floriana Bossi per i mitici “Coralli“). Mi piace pensare che oggi, proprio tra le ombre animate e i lampi di rosso e di bianco della Composition di Miró del 1933 riprodotta in copertina, James Purdy sia ritornato ad abitare, per sempre: ombra viva tra ombre vive, lampo di luce sulla faccia della morte.
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