Lei non rumorosa
bacia e tocca in modo terapeutico.
Veicolo della tenerezza
accenna raramente alle penurie
del sentimento.
La sua figura è dipinta ovunque
e con ogni prospettiva.
Franco Arminio – Cimelio dei profili (1985 – 2009)
Quiete fraudolenta d’una piazza.
Panchine platani malati
il ragno caldo la calura.
È il luogo dove il giorno
trova sepoltura.
L’epilogo e l’ossario
delle forme.
*
Non è raro
produrre penombra
con le mani.
La carne oscura
l’angolo su cui cade.
*
L’esistenza educa le forme
ad appassire.
Dal mio nome ogni giorno
cade una lettera.
*
La pioggia si dissangua
la nuvola fa il suo dovere
la stanza è un acquario di passi.
*
Il prato dell’alba di settembre.
Qui la luce affonda senza peso
delicatissimo volume giallo.
*
Della fiamma serale sei la cera
la forma verticale del calore.
Potresti vedermi
coricato sul ricciolo
adiacente al tuo viso
pronto a tramare un fruscio.
*
La luce è al suo onomastico.
Nelle vie senz’ombra
il sole è un’imboscata gialla.
*
Una collina adatta per dormire.
Sull’ultima mano di luce
cresce il sogno dell’ombra
la parte alberata del riposo.
*
Come una chioma
o una brocca
gioiello abbandonato
nell’erba
trofeo dei resti
maternità dell’uomo.
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Franco Arminio, Cimelio dei profili, prefazione di Valerio Magrelli, prima edizione, Catania, LunarioNuovo, 1985.
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Etichette: cimelio dei profili, franco arminio
luglio 31, 2009 alle 4:33 pm |
una luce settembrina che non abbaglia, che non stordisce provoca delle ombre delicate (educate? edulcorate?) ombre cinesi un po’ tristi. a.
luglio 31, 2009 alle 9:30 pm |
Ciao Antonella, felice di rivederti da queste parti.
fm
agosto 2, 2009 alle 8:23 am |
“L’esistenza educa le forme
ad appassire.
Dal mio nome ogni giorno
cade una lettera”
questo senso della finitudine mi piace in Arminio – èun poeta dell’agonìa (anche nel senso etimologico della lotta) , un grande – complimenti x la riproposta
ciao F. e buone vacanze
.p.s. è uscito il mio libro “Ruderi del Tauro” per l’Arcolaio – ti è già stato recapitato?
agosto 4, 2009 alle 2:15 am |
… sullo sfinire di una sottrazione ciò che è percepibile si calibra di un valore inferiore, e ancora, l’autore è in grado di trascrivere questi lievi movimenti, nel loro sommesso dibattersi, tra un prima e dopo, equivalenti.
marta
agosto 4, 2009 alle 9:55 am |
cara marta
se puoi spiegati meglio. mi pare interessante la tua lettura.
agosto 4, 2009 alle 4:37 pm |
procedi secondo una rigorosa “liturgia del meno”: *i cimeli* il tuo raccolto finale, le tue epifanie impercettibili. tra due istanti, lo scarto è insignificante, in questo l’equivalenza del prima e del dopo. di fatto, all’interno di questo intervallo, potrebbe non registrarsi alcun cambiamento ma il tuo interesse non si lascia distrarre dalla variatio.
poi ho notato che usi spesso colori forti come il giallo… una sua tonalità piccata potrebbe destabilizzare, evocare l’implosione, la privazione della ratio: è un sottofondo specifico.
marta
agosto 5, 2009 alle 10:15 pm |
ciao francesco
il piacere è mio. un saluto bello
antonella