Versetti degli emigranti

by

Franco Arminio

 

 

l’emigrante
per sua natura
è un pensatore.

 

 

versetti degli emigranti

nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1929 florindo fede partì per il brasile
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1947 agostino fede partì per la francia
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
oggi al paese nessuno sa più cucire
e l’emigrazione dei sarti è finita.

*

erano undici figli, nati nello stesso letto,
nella stessa stalla. adesso sono tutti in america,
in undici città diverse:
il più grande sta a new york,
gli altri a houston, mesa, tampa, san diego,
cincinnati, syracuse, hartford, denver,
cleveland, rapid city.

*

qui una volta c’era uno che viveva in campagna.
partì dal porto di napoli. c’era un bel cielo
in quel pomeriggio del quarantanove.
la città sembrava felice. ma lui davanti a tanta acqua
e tanto cielo cercava di intravedere i suoi monti,
la sua casa. mentre la nave si avviava lui ancora
guardava verso i monti, pensava alla mucca,
al porco e alle galline che aveva lasciato.
pensava a sua cugina michelina
che gli aveva fatto vedere un seno
proprio mentre lui preparava le valige.

*

lorenzo marzullo aveva vent’anni quando partì
con i suoi per il brasile. il viaggio fu molto lungo
ed il mare spesso era tempestoso.
arrivò con un senso di nausea
che gli durò quasi per un anno.

*

era lì da due anni. mentre da solo nella sua stanza
ballava il tango il suo braccio si trasformò
nell’ala di un angelo. era l’ottobre del quarantasette,
nella città argentina di matanza.

*

fa il tassista a new york e s’informa
sulla nazionalità di chi sale.
rumeni, macedoni e albanesi
sono assai simili ai pastori del paese.

*

ottavio magliano in argentina portava
quarti di vitello sulle spalle.
in brasile aprì un piccolo negozio.
in venezuela gestiva un grande ristorante.
morì negli stati uniti colpito da un fulmine
mentre pescava.

*

ha una pizzeria a jefferson nel missouri
e del paese ricorda poche cose: il pane nero,
fatto di grano duro, in grandi forme
di tre o cinque chili,
lampadine sporche di antichi nerumi di mosche,
il bocchino fatto con l’osso della gamba posteriore
di una lepre, il compare di san giovanni,
le forchette di stagno, le cacate di gruppo all’aria aperta.

*

*

camillo crincoli faceva il barbiere a s. paolo del brasile
e ogni mattina andava a piedi
da un capo all’altro della città
per raggiungere la sua bottega.
neppure se ne accorgeva perché aveva fatto
per tanti anni il pastore ad accadia.

*

il fabbro dagli occhi azzurri è tornato al paese
e ha smesso di lavorare perché ogni volta
che piegava un ferro gli sembrava di piegare
le dita degli angeli.

*

le puttane passavano per le baracche
tutte le sere. costavano poco.
per quelle buone tonino loffa
doveva uscire in città

*

da molto tempo ormai gerardo quaglietta
non è più al mondo e nessuno si ricorda di lui.
ma quando viveva a namur in belgio
succedeva la stessa cosa.

*

lo chiamano l’uruguayano. nella pizzeria
che ha aperto al paese
c’è un’aria canadese.

*

la china calda, la figlia del fruttivendolo
le patate coi peperoni, la briscola
i laghi di monticchio. questi sono gli ideali
di peppino montemarano, imbianchino
a bellinzona.

*

antonio capobianco era appena arrivato a torino
e andò a vedere un film dove si diceva che a torino
la neve era più scura che al sud.
con lui c’era una ragazza di novara
che lavorava nella salumeria dove antonio
andava per il panino di mezzogiorno.
la ragazza di torino era un poco scema
ma lui era contento di uscirci insieme
ogni tanto.

*

fernando mucci è l’unico in paese
che per emigrare ha preso la
salerno-reggio calabria.

*

i grandi dolori di carletto, elettricista a biel:
quando l’italia perse contro la polonia
nello stadio di stoccarda, quando morì suo nonno
punto da un calabrone, quando sua moglie
gli disse che si era fatta baciare
dal padrone della pizzeria.

*

michele cordiano e aurelio mosca
da quando sono tornati da ginevra parlano sempre
della differenza tra la pensione italiana e quella svizzera.
si ritrovano tutte le sere a casa di cordiano.
mettono qualche patata sotto la cenere
e nell’attesa che siano pronte parlano
della loro malattia.

*

*

vincenzo capolupo è stato molte volte in svizzera
e ha svolto i seguenti lavori: due settimane
nella raccolta dell’uva vicino losanna, cinque giorni
in un ristorante di zurigo, quattro giorni
come imbianchino a ginevra, un mese
a vendere cappelli vicino allo stadio di berna.

*

gli svizzeri arrivavano alla stazione di foggia
intorno al venti dicembre.
portavano la cioccolata e le sigarette.

*

mario castelluccio viveva in una baracca per cani
vicino a zurigo e non vedeva l’ora di alzarsi.
quelle del sonno erano le ore più nere della sua vita.

*

quando viveva a monaco di baviera
aspettava con ansia il sabato sera per farsi qualche birra
e una puttana. adesso beve e basta.

*

coi risparmi della svizzera
molti si fecero il gabinetto. rocchino loffa
si mise pure la moquette e i termosifoni.

*

gino limotta compra e vende macchine in germania.
la sera vede film porno. si ubriaca quando viene suo cugino
dalla svizzera.

*

lavorava in una fabbrica di scarpe in veneto.
tornato al paese ebbe un grande momento
di felicità nella sua vita il giorno in cui l’elettricista
venne a montargli la nuova insegna:
gerardo tota, chirurgo della scarpa.

*

si ritrovavano al paese ogni anno verso la fine di luglio.
nella loro vita erano cambiate tante cose,
ma non gli occhiali da sole,
che avevano comprato lo stesso giorno,
con lo stesso modello, in un negozio di salerno.

*

torna dalla germania ad ogni sant’antonio.
quell’anno che cantò iva zanicchi
aldino porrari si fece largo tra la folla
e toccò il culo alla cantante mentre saliva sul palco.

*

prima si partiva la mattina presto:
macchina da noleggio e treno.
adesso si parte con la macchina propria, con comodo,
a volte perfino dopomangiato.

*

*

le prime volte non gli sembrava vero
di vedere la domenica sportiva
in un bar di padova.

*

l’emigrazione dal paese vecchio a quello nuovo
gli fu fatale.

*

rocco cestone sognava sempre di andare al nord.
finalmente vinse un concorso nelle poste.
la sua vita a rovigo si svolse per trent’anni
sempre allo stesso modo: mattina in ufficio,
pranzo al ristorante, sonnellino pomeridiano,
passeggiata serale solitaria, cena asciutta in pensione,
un po’ di televisione, un po’ di giornali
e qualche pastiglia per dormire.

*

muratore dalla lunga chioma.
beve una ventina di birre al giorno.
se n’è tornato perché non sopportava
di svegliarsi presto la mattina.
ora vive con sua madre.
il padre e i fratelli lavorano e bevono a montreux.

*

finiti i soldi del terremoto nicola fratianni
è andato a fare il piastrellista a reggio emilia
perché non poteva più mantenere la sua bmw
di seconda mano.

*

vincenzo vella aveva lavorato tutta la vita
in veneto nella villa di un avido. era una villa grandissima,
diceva vincenzo, ma il frigorifero era quasi sempre vuoto.

*

dicono che suo cugino è un pezzo grosso
in un ministero a roma. dopo cinque anni
e con venti milioni gli ha trovato un posto
al cimitero di cremona.

*

renato capofitto mentre beveva un bitter in un bar
di nonantola si sentì scaricato di ogni personalità,
svuotato, esentato dalla particolarità,
dal pericolo di essere qualcuno.

*

bisogna aspettare la metà di ottobre per sapere
quanti saremo a passare l’inverno qui.
per ultimi se ne vanno quelli che vanno a supplire
nelle scuole del nord.

*

pasquale l’elettrauto vive da molti anni
alla periferia di prato. il sabato sera arriva fino a pistoia
per farsi una pizza con lorenzo il meccanico.

*

*

davanti al ripido muraglione è scomparsa pure l’insegna
della profumeria venere. vendeva solo qualche rossetto
e qualche profu­mo. ora la proprietaria se n’è andata
a milano, dove lavora in una fabbrica di detersivi.

*

bidello a vercelli. di giorno fa il solitario con le carte.
la sera prova a costruire il castello del paese
coi fiammiferi.

*

aveva vissuto trent’anni in svizzera
senza rivolgersi a nessuno.
non si era mai fatto una risata,
ma non se ne lamentava. pensava che la vita
è fatta soprattutto di fatiche e di poche sciocchezze.
una di queste era tornare una volta l’anno al paese
a litigare con la moglie e coi vicini.

*

lavora in una miniera di rame a el teniente
in cile. la cosa è ancora più strana
se si pensa che in paese era il più bravo a giocare a dama.

*

florideo camarca faceva il cameriere nel ristorante
dove una famosa cantante andava a pranzo coi suoi amanti.
lui portava di nascosto alle labbra il bordo del bicchiere
dove lei aveva bevuto. baciava le bucce dell’arancia
che lei aveva lasciato nel piatto.

*

dopo quarant’anni in germania è tornato in paese
e lo accudisce una donna di chelm,
sconosciuta cittadina polacca.

*

l’applicato di segreteria della scuola elementare
parla sempre del fratello di sua cognata
che ha aperto una pizzeria a montecarlo.
dice che il sabato sera ordina la pizza pure carolina.

*

si è trasferito dal nord al sud
della francia, ma il paese è ancora lontano.

*

giovanna di cecca lavorava in un ristorante
nel centro di vancouver in canada. lavorava nella cucina,
ma subito si affacciava fuori quando le sembrava di sentire
la voce di qualche italiano.

*

attilio è morto in america, ma prima di morire
è venuto molte volte in italia,
sperando di morire in italia.

*

camillo crincoli faceva il barbiere a s. paolo del brasile
e ogni mattina andava a piedi da un capo all’altro
della città per raggiungere la sua bottega.

*

dopo le vacanze di natale
tornava in svizzera a lavorare.
vomitava due volte: a candela e a chiasso.

*

emigrò una volta soltanto.
rimase in svizzera sei giorni, il tempo di consumare i soldi
della vigna venduta dal nonno.

*

gino cafazzo parla sempre con leonardo zito
perché è tornato da bologna con la mercedes trecento.

*

emigrante perdigiorno, nicola vive a milano
vendendo un po’ di fumo e giocando a biliardo.
prima di ogni tiro si sistema i capelli
come se fosse appena sceso da un elicottero.

*

*

dopo aver voluto molte cose che non si sono mai compiute,
dopo che si sono compiute tante cose che non aveva voluto,
lorenzo masucci ha pensato di andarsene a ortanova

*

lavorava nelle poste a cantù. nel tempo libero
studiava come avere il trasferimento e lavava la macchina.

*

assunta morano e il marito adesso
sono seppelliti nel cimitero di berna.
l’unico figlio che avevano fa il maresciallo
dei carabinieri a reggio emilia.

*

ottavio panno partì per l’america
con la nave bolivia e tornò in italia
dieci anni dopo con la nave taormina.

*

nino bortone nacque nel 1890.
nel 1900 approdò a ellis island
con la nave patria.
subito cominciò a lavorare in una fabbrica.
sua nipote fa la cardiologa al general hospital di boston.

*

federico rosamilia fu giovanni.
sbarcò negli stati uniti il 18 luglio del 1906
con la nave regina d’italia.
è morto nel 1939. ebbe sette figli, tutti morti pure loro.

*

gerardo cappa era del 1869.
emigrò negli usa con la nave campania.
aveva quasi quarant’anni
e aveva già perduto tutti i denti.

*

gilda solazzo viveva a buenos aires in argentina.
tornò al paese per la festa di sant’antonio
nel 1968 e per la morte della madre nel 1975.

*

gerardo tenore partì per l’america
per fare il cantante.
fece il cameriere per tutta la vita.

*

filomena marchitto si sposò per procura.
per raccogliere i soldi necessari
a raggiungere il marito in america
ci vollero tre anni di lavoro
e qualche piccola concessione a don alfonso,
il prete del paese.

*

non tutti riuscivano a resistere,
quattro su dieci tornavano in patria.
lorenzo melillo appena tornò al paese
dovette partire per la guerra.

*

peppino loffa il primo anno
coi soldi svizzeri fece il bagno,
il secondo anno mise la carta alle pareti,
il terzo anno i termosifoni,
il quarto anno comprò una vigna.

*

*

dal 1892 al 1954 circa 12 milioni di italiani
partirono per l’america.
ci provò pure costantino miscia,
ma al quinto giorno di navigazione
sulla nave sempione si buttò in mare.

*

angelino mastrullo si sposò un anno prima
di partire per l’america.
non mandò mai soldi né notizie.
la moglie elena dopo molti anni fece un figlio
con uno di barletta che veniva da queste parti
ad aggiustare gli ombrelli.

*

la banda del paese era composta di trentasei elementi.
in pochi anni ne partirono dodici per le americhe.
il maestro di orchestra prima cadde in depressione
poi emigrò pure lui.

*

serafina vitale partì per gli stati uniti nel 1958,
all’età di quarantacinque anni,
con tutta la famiglia.
per una settimana salutò i vicini di casa
e i parenti rimasti al paese.

*

la famiglia di angelo vitale si trasferì in francia
agli inizi degli anni sessanta.
lui aveva nove anni e la mattina della partenza
si andò a nascondere nell’orto del parroco.

*

angelo fratianni finì prigioniero nel texas
nel 1942 e solo così poté rivedere i fratelli
e le sorelle che erano emigrati molti anni prima.

*

elvira patrisso partì per firenze nel 1956
e si fece suora.

*

filippo leone partì che aveva tre mesi.

*

ugo menna nacque nel 1942.
emigrò a zurigo nel 1970.
si è sposato due volte, prima con una spagnola
poi con una portoghese.

*

mariolina spatola faceva la sarta
in un vicolo dove la neve restava a terra
per mesi e mesi. fu sempre in procinto di partire.

*

io stavo in america. dopo il lavoro non finivo
neppure di mangiare che già mi veniva il sonno.

 

***

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31 Risposte to “Versetti degli emigranti”

  1. Salvatore D'Angelo Says:

    Un NEVICA E HO LE PROVE formato…..emigrazione. Comunque, sempre un Arminio al suo meglio. Uno dei pochi che sa far risuonare le parole sotraendone al massimo i “suoni”.

  2. natàlia castaldi Says:

    mi fletto dopo aver letto:

    anni, nomi, notizie, odori, vizi, lamenti, arti, pelli, occhi, sguardi
    una cronologia di eventi piccoli, un’umanità vasta che partiva, si spezzava e tornava sotto la stessa luna.

    Oggi partono in pochi e arrivano in tanti
    perché faticare solo per sfamare
    è impensabile dopo la pubblicità del Bengodi
    e infatti – li vedi? – altri e tanti arrivano per quello stesso Eldorado

    Ecco! in fondo niente è cambiato: è una giostra
    solo che una volta girava in senso orario

    Che vuoi farci? i cocci da sempre toccano a pazzi e poeti
    quelli normali sanno coprire l’odore delle ascelle
    e non è certo in nel puzzo di sudore
    che si conquistano dignità ed onore …
    se vuoi puoi trovarli a peso e rate
    all’angolo di Piazza XXV aprile
    dove ha chiuso la bottega di Peppino il tappezziere
    ed hanno aperto quel nuovo “compro oro”
    giusto accanto alla finanziaria
    quella della macchina per Jessica e Marika
    - due belle figliole, non c’è che dire,
    pare che abbiano un talento innato per la televisione.

    Tu, mio caro, ti ostini a scavare nelle pieghe del ricordo
    il viavai di miserie e calli che sono passati, andati, tornati
    ma il tempo ha perso il fiato e ogni nostro passo si mescola al fango.
    Appunto sul mio taccuino le tue date, i tuoi occhi, le tue puttane
    e il vento ferma il respiro di un ricordo semplice
    nell’alone dei polpastrelli sul negativo spezzato
    dell’unica foto da esibire, quella in posa diritta, prima di partire.

    grazie.

  3. Arminio Says:

    grazie a te
    e grazie a francesco per aver vestito in maniera impeccabile i miei emigranti. francesco è un un pò come i sarti di una volta. gli portiamo stoffe grezze e lui ne fa uscire abiti.

  4. carmine vitale Says:

    a proposito di sartoria
    tra le parole meglio cucite alla pagina da dieci anni a questa parte
    grazie
    c.

  5. pasquale vitagliano Says:

    Questi versetti vanno conservati, come un personale talmud della propria storia originaria. Splendidi e bi-locati, uno Spoon River con la causticità di Flaiano. Complimenti, veramente.
    PVita

    PS: Grazie a Francesco, un saluto a Carmine ed un bacio alla mia Nàt.

  6. Fabio Franzin Says:

    Questi versi, in parte già letti e amati, dicono più di qualunque indagine storiografica sull’emigrazione. Dovrebbero leggerli qui a nord-est, per capire lo squarcio che si apre quando uno è costretto a lasciare la sua terra, e così essere meno ostili verso chi è venuto qui col suo cesto colmo di speranza.
    Ringrazio Arminio per il dono, e lo saluto, con affetto. Fabio

  7. lucypestifera Says:

    versi che hanno un andamento di mito e anche qualcosa di israelita, come nota pasquale vitagliano.

    franzin, bisognerebbe leggerli qui a nord-est per ricordare ai padroncini di oggi, che accanto agli spatola, miscia, vitale sedevano tanti col cognome come il tuo in -in, e in -utto, e in -an: cardin, mariutto, pavan. stessa fame, stessa miseria, stessa dignità. siamo tutti migranti. invece il mio veneto ha l’aria di essere nato ieri e non lo riconosco più. venezia compresa.

  8. Arminio Says:

    fanno pasrte di un libro a cui lavoro da una ventina d’anni. questa è una delle cinque sezioni. molto incoraggiantie tempestivi questi commenti. quando il bersaglio è limpido qualcosa accade…
    un abbraccio a tutti.

  9. marco ercolani Says:

    Icastico, come sempre. Più lontano dalle tue angosce, più vicino a un dolore collettivo.
    Un abbraccio, Marco

  10. Giorgio Says:

    Come in “Nevica e ho le prove”, elenchi nomi luoghi diventano squarci di un’epica quotidiana.

    Sottolineo questi versi in cui c’è tutto un romanzo:

    pensava a sua cugina michelina
    che gli aveva fatto vedere un seno
    proprio mentre lui preparava le valige.

    Grazie a Franco e a Francesco, con un abbraccio.

  11. Arminio Says:

    non potevo dare questi testi ad altri blog. sapevo che qui ci si raccoglie in un clima non ostioso. vi aspetto tutti a cairano dal 20 al 28 giugno. ci sarà un’intersa giornata dedicata al tema dell’emigrazione (e dell’immigrazione)

  12. francesco t. Says:

    Una memoria collettiva secca e asciutta come deve essere.
    Sembra quasi che l’autore si sia tirato da parte per dare risalto a uomini e donne che non ne hanno avuto abbastanza.
    Bello e giusto.

    Francesco t.

  13. stefania c. Says:

    Parole che prendono vita: donne e uomini stanno di fronte a noi, con le loro esistenze lontane, eppure così vicine, a ricordarci una realtà che è stata – ed è – nostra, delle nostre terre, delle nostre famiglie.
    Un pezzo della nostra storia, di cui dovremmo fare tesoro.

    stefania

  14. lorenzo carlucci Says:

    ed ecco che il poeta sceglie di farsi voce dei senza voce dei poveri degli emarginati sceglie di dare nomi ai senza nome perché si sente in colpa di essere poeta e di non fare un lavoro manuale o un altro lavoro come è giusto che sia ma di fare lo scrittore e allora si impegna a farsi da parte per dare voce agli altri ecco si impegna per farsi da parte. ma uno scrittore non può farsi da parte non deve proprio cedere a questa lusinga non deve cedere il peso della proprio responsabilità di scrittore liberarsi della propria fatica di uomo facendosi da parte per dare voce per dare nome. voce e nome a chi non ne ha? ma non è vero che non ne hanno ne hanno e come. e vita. e allora a chi, e sopratutto per chi? per i poveri morti morenti che leggono, loro sì senza nome e senza voce, tutt’occhi e tutto pensiero e parola. e molte immagini sono belle, il ragazzo che si riavvia i capelli come fosse sceso appena da un elicottero ma lo sguardo del poeta dello scrittore non può non deve essere tematico il ragazzo che si riavvia i capelli come fosse appena sceso da un elicottero funziona anche se il ragazzo non è un emigrato ma un figlio di ricchi a milano un leghista o qualunque altra cosa allora qualcosa non va, si è perso qualcosa dell’identità la specificità l’esattezza che devono essere della poesia. rendere povere vite che povere non sono necessariamente, renderle povere dicendole in tre versi di poveri fatti, le vite che non sono povere e linde necessariamente ma solo così agli occhi di questo scrittore e di questi lettori agli occhi nostri che sempre riducono perché hanno scelto di scegliere un tema e hanno scelto il modo di trattarlo. perché hanno deciso di addossare agli altri la semplicità che non hanno. ché il male di mare che dura per un anno funziona anche per il figlio di diplomatici e allora di cosa si parla e perché?

    lorenzo

  15. arminio Says:

    caro lorenzo
    ma quando si scrive, un come come quando si fa una foto, si dà sempre un taglio, qualcosa entra nell’immagine e qualcosa esce fuori.
    io non pretendo di raccontare la vita di nessuno. faccio il paesologo, un mestiere strampalato, non ti pare?
    in ogni caso le vite povere non sono quelle di questi emigrati ma le nostre.
    sono molto contento dei commenti. mi pare che il senso di questo mio lavoro sia stato colto in pieno.

  16. carmine vitale Says:

    arminio ,quest’anno vengo a Cairano mgari con effeffe ,viola,livio
    un caro saluto
    c.

    e grazie ancora per queste magnifiche straordinarie illuminanti poesie

  17. Arminio Says:

    ti aspetto.

  18. francescomarotta Says:

    Una galleria di reperti antropologici che si trasforma, per magia di memoria e poesia, nella visione tragica, corale, teatrale nella sua accezione più alta, del nostro sgomento e della nostra estrema, forse irrecuperabile, povertà.

    fm

  19. Manuel Cohen Says:

    in qualche occasione ho mosso delle obiezioni alla scrittura in versi di Arminio. Stavolta, sono francamente colpito dalla bellezza, anche da un dato di nudità naturalistica, e dalla forza di questo suo raccontare in versi. Faccio all’autore i miei complimenti.

  20. nadia agustoni Says:

    Si leggono d’un fiato. Un lavoro davvero bello.
    Un saluto a Franco.

  21. Salvatore D'Angelo Says:

    …e molti non hanno ancora letto le CARTOLINE DAI MORTI….una bomba! Metterli in scena, questi Versetti e le Cartoline dai Morti, in un’unica SUITE corale , secondo me, sarebbe l’avvenimento teatrale dell’anno, la madre di tutte le Performances! …va beh, ho un po’ enfatizzato, ma ho reso l’idea!

  22. francescomarotta Says:

    Salvatore, in attesa del libro, noi non ci facciamo mancare niente ;)

    Se clicchi sul nome in alto a destra, ti appare un’intera collezione di “cartoline”…

    Benvenuto in queste lande, caro Saldan!
    E ben tornato a Manuel.
    E un ciao a Nadia.
    E un saluto a tutti.

    fm

  23. Arminio Says:

    caro francesco
    visto che il libro delle cartoline esce a fine anno
    potrei mandarti tutto il file e magari provvedi a mettere a puntate quelle non uscite qui.
    ho anche altri versetti, sulla transumanza e sul paese d’argilla….
    intanto sono contento dell’accoglienza di questi emigranti. molto ci sarebbe da dire sul come oggi la poesia prenda vita quando è incastonata nella prosa….

  24. francescomarotta Says:

    Bene.

    fm

  25. margherita ealla Says:

    semi di umani, soffioni nella raggiera di tempi e luoghi per un passaggio di testimoni, così come anche la forma grafica dei versi sa tracciare: volti e corpi come traversine di passerelle sospese su fiumane
    o, se messi in piedi, ampliano e arricchiscono in modo corale il senso del “paese” e del “castello” di quella bellissima immagine del:

    “costruire il castello del paese/coi fiammiferi.”

    che per me è il centro di questo ottimo post.

    Anche molto mi ritrovo nelle osservazioni di P. Vitagliano.

    ciao

  26. db Says:

    complimenti, arminio! db

  27. C. Pavan Says:

    Niente mitologia dei nostri bravi “italiani all’estero” in questi versi amari, talvolta senza speranza, sempre veri. E bellissimi.

  28. C. Pavan Says:

    Messaggio privato (non ho capito come scrivervi in altro modo) -

    Ieri sera ho letto e commentato i “Versetti degli emigranti”: C. Pavan Dice:
    giugno 30, 2010 alle 8:07 pm | [....]
    Era scritto nel modulo che la mail non sarebbe stata pubblicata ma stamattina me la vedo in coda ai messaggi , sulla casella “lascia un commento”.
    Sono poco pratico di blog e non riesco a capire se la mail si veda solo nel mio browser o se invece per qualche motivo sia rimasta pubblica.
    In quest’ultimo caso prego cancellarla.
    Grazie
    C.P – treviso

  29. Il tecnico di turno Says:

    Si rilassi dottor Pavan, nessuno sull’intero pianeta potrebbe mai leggere la sua mail, che è visibile solo ed esclusivamente sul suo computer. Le rimane in memoria per evitarle l’incombenza di riscriverla quando avrà voglia di commentare ancora su questo blog.

    Ossequi.

    Il tecnico di turno

  30. C. Pavan Says:

    Ah, grazie!
    Fra l’altro ho proprio bisogno di rilassarmi, essendo con l’«osso del collo» in trazione (fino al 27 agosto) a causa di una rovinosa caduta da uno dei miei amati alberi di ciliegio…
    Saluti e complimenti per il vostro splendido lavoro
    C. Pavan

  31. La Dimora in cifre « La dimora del tempo sospeso Says:

    [...] che dobbiamo imparare (30 agosto) Luca Ariano – Contratto a termine (18 febbraio) Franco Arminio – Versetti degli emigranti (10 marzo) Mario Benedetti – Umana gloria (17-02-2009) Giorgio Bonacini – Stelle inseguitrici (21 [...]

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