
Quaderni di Traduzioni
X, Ottobre 2011

S. Cesari/F. Marotta
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Stefanu Cesari, U Minimu Gestu, 2011
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Etichette: francesco marotta, il minimo gesto, le moindre geste, quaderni di traduzioni, stefanu cesari, sylvie badia, u minimu gestu
This entry was posted on ottobre 14, 2011 at 6:00 pm and is filed under inediti, letteratura corsa, letteratura francese, poesia, quaderni di traduzioni, scritture, stefanu cesari, sylvie badia, testo a fronte. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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ottobre 14, 2011 alle 6:47 pm |
l’avevo già letto qui, ma questo lavoro è molto “corposo”; giocato sul minimo, ossia sull’essenziale, e sulla materia in un noi/voi che trascolora , confondendolo, respiro e tempo; una ricerca personalissima in una lingua che conserva una forza arcaica, da quel che riesco a intravedere dell’originale e che il “traduttore” rende fedele
ottobre 15, 2011 alle 2:08 pm |
Grazie, Viola, per la tua sintetica e precisa nota: una poesia “corposa”, quella di Stefanu, dove si inscena, sostanzialmente, un dialogo ininterrotto con la lingua “madre” – l’unico strumento capace di dare un nome e un volto all’assenza.
Nel tradurre, ho cercato di lasciarmi guidare dal mio sentire profondo, dalle risonanze che si avvertono, distintissime, quando si fissa lo “sguardo” negli spazi che si aprono tra la “forza arcaica”, narrante, della parlata corsa e la sospensione attonita, straniante, riflessiva che il “travaso” nella parlata francese produce.
Sono testi sui quali sto ancora lavorando, cercando una “forma” che esprima tutte le potenzialità di questo “ascolto”.
fm
ottobre 16, 2011 alle 7:50 am |
Trovo bellissimo che tutte e tre le versioni del testo, riverberate dalle strazianti immagini di volti, abbiano una loro potenza e una loro discrezione, e possano leggersi in modo autonomo. Questa poesia mi intriga per l’arcaica solennità di scene e rapporti semplici.
Grazie, come occorre dire quando sfogli una rivista e hai sempre delle belle sorprese. Le ultime che ricordo furono quando leggevo L’Ephèmère, Il Gallo silvestre, In forma di parole.
m
ottobre 16, 2011 alle 1:53 pm |
Grazie, Marco: la poesia più grande è sempre quella che è possibile ricondurre, e ridurre, a un “minimu gestu”.
Grazie anche per l’accostamento a *quelle* riviste: è un onore. Anche se non fa che accrescere il rimpianto, ma permette anche di avere lo sguardo più lucido e “mantenere la rotta, sapere verso dove”.
fm
ottobre 16, 2011 alle 2:06 pm |
un minimo gesto corposo, certo…
cos’altro è, in fondo, la poesia….?
un nulla che imbratta lo spazio.
ottobre 16, 2011 alle 3:09 pm |
Grazie Carla, anche per il commento ch hai lasciato all’altro post di Stefanu.
fm
ottobre 17, 2011 alle 11:28 am |
Ti ringrazio davvero molto,Francesco, per avermi fatto conoscere un “detective” di una lingua cosi’ suggestiva e personalissima che hai reso tanto efficacemente. L’aria che circola nei versi è arcaica e misteriosa ma a me sembra anche evocare,in un certo senso, un siciliano fantastico: in fondo le lega idealmente il carattere insulare.Un lavoro che assolutamente va proseguito da un “detective” quale sei tu
ottobre 19, 2011 alle 3:16 pm |
Grazie, Lucetta.
Aspettiamo la pubblicazione del libro di Stefanu e ne riparliamo sicuramente.
La sua lingua madre è la parlata corsa del sud, della regione di Porto Vecchio.
fm