Sentinella

di

Marco Ercolani

“Questo foglio è sempre stato bianco. Lo sarà anche dopo la mia scrittura. Ma con le piccole variazioni di un vento segreto, che rispetta la musica e il senso della frase solo per portare alla superficie questo tormentoso andirivieni di pensieri e di desideri che non ha mai smesso di rendermi ansioso, distratto, febbrile.

Ogni foglio è una testimonianza. Ma ci sono persone che non hanno avuto il tempo di ricomporre con delicatezza il corpo della carta, che è stato trovato smembrato, in qualche tasca di qualche vecchia uniforme, in frammenti e pezzetti, insieme al penoso corpo terreno.

Annotare impressioni. Essere su questo pianeta e fingere di non esserci. Ma, dopo, esserci veramente come chi trasforma le nuvole passeggere del suo mondo parallelo in un mondo reale documentato da atlanti, strade, nomi, percorsi e che non smetterà mai di esplorare – vero, sporco, imperfetto, sonoro, opaco, luminosissimo. Scia di parole. Cosa tenera e viva.”

 

Sentinella

 

Maturità dell’uomo: aver ritrovato la serietà
che da fanciullo metteva nei giochi.

Friedrich Nietzsche

Un coniglio ferito sta gridando
e il suo grido distrae il mio pensiero

William Butler Yeats

Ecco – fuggitive identità
nel groviglio dei morti.

Nanni Cagnone

 

        L’arte del sonno

 

Cosa accadrà
quando le mani
si staccheranno dai versi

Zbigniew Herbert

*

Come fosse stato detto nel buio, fra segni e vertigini, mormorato fra minacce. Nessuno attendeva quelle parole.

*

Ne riferì con dolore, pericolosamente. C’era del fumo intorno alla sua voce.

*

Lo sguardo è buio, ma a causa di quale notte?

*

I suoni vengono, sempre, da cose che non emettono voci.

*

Imparare l’arte del sonno. Fuggire dal numero dei vivi.

*

I carri d’argento e di rame, le prue d’acciaio e d’argento, non li abbiamo dimenticati: è attraverso di loro che continuiamo a costruire i nostri miraggi.

*

Quale parola posso restituire intera a chi mi chiede di lacerarla?

*

Si contano le vittime solo da un’ora.
Saperlo e capirlo.
Abbassarsi verso i corpi.

*

Non correggere il muro, mìnalo mattone per mattone, parola per parola. Sporca, trasforma. Che smetta di esistere come muro.

*

Senza sogni, sviati. Non raccontiamo più. Entriamo e usciamo dall’ombra senza la superbia delle parole.

*

Potrei fingere di cantare, ma dopo anni morti a muovere la lampada avanti e indietro sui vetri, anni di veglia a cuscini vuoti…

*

Per amarvi, togliete dai letti tutte quelle pietre. Mangiate senza quella polvere, su forchette e coltelli. Io dormo. Difendo le vostre stanze, fedele all’arte del sonno.

 

        Il miraggio cieco

 

La lingua
che fruga i deserti e
sogna senza parole

Francesco Marotta

*

Cadono e cadranno, ma noi vedremo solo la polvere e i detriti,
mai un masso vero,
un macigno aguzzo che ferisca…
Hanno distrutto le case, ma prima.
Rese illeggibili le pagine con cui avremmo raccontato quanto
era accaduto.
Prima che i detriti coprissero la pelle e le pietre.
Noi non c’eravamo. Ci siamo ora.
Ma niente è nostro. Vorremmo muoverci. Si potrebbe.
Ma questa non è l’ultima pietra. Il rombo continua.
Occorre aspettare.
Il deserto, dicono. O un mare azzurro.
Ma il rumore è il brusìo ininterrotto dei sassi. Poi, niente.
Disegno paesaggi per scomparsi.
Ricordo venti soffiati per anni.
Alzo le braccia.
Da tempo siamo perduti, dici.
Parlo di pietre che esistono. Provo a essere reale.
Hanno suonato della musica, nessuno ricorda gli strumenti.
Le pietre girano in cielo. Niente.
Non cadranno. Forse sì.
Neppure una vita nostra, con paure vere.

*

La scrittura non è queste pietre sul portale bianco.
È brusii verso disastri.
È la folle scura, dentro la porta di Marrakech.
È quella cieca che discute di luce con i veggenti.

*

Non saresti riuscito a fermarli.
La testa nel cavo delle mani, le mani chiuse sugli occhi.
Guardavi, senza guardare.
Volevi essere definito, cancellato.
Assalgano, se vogliono. Non conquisteranno nulla.
La testa nel cavo delle mani, le mani chiuse sugli occhi.
Non verranno. L’uomo non si rassegna a sparire.
L’uomo è un enigma.
Ci lasciano. Vanno via. Voltano la schiena.
Non saresti riuscito a fermarli.
Sollevi il braccio ma non c’è che questo muro.
Sale un suono d’acqua. Qualcuno è salpato. Qualcosa si screpola.
Sollevi il braccio due volte.
Qualcuno, finalmente, ti vede.

*

*

Ci si addormenta come bambini che hanno sognato e si resta con gli occhi fissi nel buio, inerti.

*

Non guarirò mai dal soffio che non mi raggiunge.

*

Abbiamo pensato che le porte fossero fluide. E così siamo usciti da carceri, torri, sbarre, fortezze. Abbiamo creduto. Poi, abbiamo smesso di credere.

*

Una pietra messa qui dalla mano di un altro. Nera.
Superstite di quale fuoco?

*

Il solo libro che leggo è il libro che non conoscerò.

*

In molte case di pietra, costruite per decenni da folli architetti, come nel caso del postino Ferdinand Cheval, c’è sempre l’idea di sconfiggere la morte elevando un tempio immenso e immortale che protegga per sempre.

*

Sintomi trascurati della catastrofe: sogni.

*

Chi muore, si protegge dal risveglio.

*

Non sopporta di narrare ciò che vide realmente: che non c’era più luce, nella seconda terra.

*

La sillaba, sognata dai morti, è l’inizio di un nome.

*

Il miraggio è creato dall’osservatore contro l’apparenza del mondo.

*

Vorrei che la lingua scorresse e narrasse. Ma solo cose segrete, che non vorrò capire.

*

Folle e bambino, non adulto, tace scrivendo, resta umano.

*

Chiudi gli occhi. È tuo, il naufragio.

 

______________________________
Marco Ercolani, Sentinella
Bazzano (BO), Carta|Bianca, 2011
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***

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24 Risposte to “Sentinella”

  1. erremme Says:

    e se provassi -(ri)provassi- a? metamorfosi di allusioni da M.E., forse..

  2. icittadiniprimaditutto Says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. natàlia castaldi Says:

    ho letto con attenzione e leggerò con ancora più attenzione l’intero libro; qui – a caldo – mi preme sottolineare un aspetto che immediato mi arriva: l’elemento del dialogo come profondo gesto d’amore.
    lascio il mio grazie.
    n.

  4. carla Says:

    (me lo leggo stasera)
    è il genere che prediligo, gherigli di noci da denudare…

  5. marco ercolani Says:

    Grazie a Francesco e ai primi commenti “a caldo” su questo libriccino.
    Sì, Natalia, il “dialogo come profondo gesto d’amore” è il senso di “Sentinella”. Un amore esclusivo e assoluto per la scrittura come emozione e pensiero. Una volontà di dare alla riflessione un “colore” poetico e alla poesia una “risonanza” riflessiva.
    Un grazie a Stefano Massari che, quasi “commissionandomi” il libro, ha permesso che prendesse forma in assoluta libertà.

    m
    per

  6. leopoldo attolico Says:

    ” Ecco , parliamone ” , sembra ( anzi , vuole ) dirci Marco . E’ proprio questo intento interlocutorio , questa mano sulla spalla , questa richiesta di sostare intorno ad un pensiero “pensante”, a necessitare ed intrigare la lettura . Ma “intrigare” può occupare una generica attenzione ; “necessitare” coinvolge le fisiologia delle emozioni , quelle spesso poco addomesticabili ma centrali e ineffabili per la vita e la scrittura , certamente irrinunciabili .
    Bravo Marco , in gamba .

    leopoldo -

  7. carla Says:

    mi sento di sottolineare la cosa più vera:
    l’uomo è un enigma.
    e questo aforsma è bellissimo:
    *Vorrei che la lingua scorresse e narrasse. Ma solo cose segrete, che non vorrò capire*.

    per il resto posso dire che ogni frase in sè contiene un universo e ogni mente che la legge lo vede sfilare dinnanzi agli occhi, consapevole di non poter raccoglierlo…

  8. marzialunni Says:

    Quest’opera di Marco Ercolani obbedisce ad un’esigenza insopprimibile del dire, testimoniare, quasi come se la sua fosse l’unica voce che fermi, senza enfasi retoriche, l’annientamento.
    Nel decoro di una forma impeccabile, l’autore lancia un messaggio di responsabilità, inclusione e tolleranza, innanzitutto partendo dal pensiero, ‘innamorato’ della sapienza aforismatica. Procede attraverso parole appassionate e, talvolta, rese di particolare intensità da un vivo senso di preoccupazione per l’esistente che, lo avvertiamo, è minacciato. Non si tratta solamente di un’angoscia da cattiva metafisica, ovvero del tutto astratta, ricorrono accenti di sincerità, lucidi, nella calma che sembra quella sperimentata nell’occhio del ciclone. La sua poetica non parte del resto da un’istanza piattamente reificante. Cose, oggetti, eventi sono spie dell’anima, dell’umanità, sempre a rischio di rimanere ferita, nella storia senza la maiuscola.
    Cedendo a una reminiscenza un po’ corsara, menzionerei per associazione d’idee il racconto, famosissimo, di F. Brown, proprio dal titolo “Sentinella”, ben noto come classico della fantascienza sociologica, è un invito al rispetto del diverso da sé che potrebbe essere accolto anche dal nostro autore, ma largo ai versi:

    “…Assalgano, se vogliono. Non conquisteranno nulla. / La testa nel cavo delle mani, le mani chiuse sugli occhi. / Non verranno. L’uomo non si rassegna a sparire. / L’uomo è un enigma…”

    La meditazione si esprime pure in modo dilemmatico, appunto, tra enigmi che incalzano il lettore. Prevale tuttavia la forza di lasciare il segno con le parole, centrando le problematiche, in una tensione crescente verso quelle verità che appaiono sempre più ardue e forse non consolanti. Non a caso Ercolani aggiunge:

    “…Il solo libro che leggo è il libro che non conoscerò…”

    E’ giocoforza ammettere che vi è dell’orrore nel tentativo di forzare conoscenze impossibili e letali per l’uomo, l’autore mette in guardia. Astenersi è saggezza, anche emotiva, ovvero acuto rispetto della fragilità umana, valore e mistero da difendere prima di tutto con molta poesia. Marzia Alunni

  9. baci Says:

    Un distillato dell’arte ercolaniana…
    Non posso non voglio e non devo dire di più
    l.

  10. margherita ealla Says:

    la “sentinella”-autore e dunque la “sentinella”scrittura, vigile tanto dei silenzi quanto dei fruscio – “brusio” della parola (Gabriele Gabbia anche dice bene di “eco (risultato del connubio[...])”

    il chi va là che è un mettere- mettersi in allerta, in ascolto (a volte spasmodico, di sismografo) e un fermare-trattenere quelle stesse parole ancora un poco nello oscuro, prima che parti di esse si rivelino, o si facciano riconoscere, venendo alla luce (sotto la luce). È che, ciò che di esse riconosciamo, proprio per il fatto di ri-conoscerlo, è certo sollievo (anche piacere di riconoscimento), ma non risponde in pieno, (e per fortuna), al chi va là che è invece tensione appunto al chi-cosa scorre-è oltre; quelle “cose segrete” sulle quali è bene non esercitare volontà di capire (semmai nel flusso, nel fruscio brusio della lingua, qualcosa carpire, fermare sulla pagina bianca): ““Vorrei che la lingua scorresse e narrasse. Ma solo cose segrete, che non vorrò capire.”

    Non conoscere, non più credere, ma soprattutto non guarire (“Non guarirò mai dal soffio che non mi raggiunge”), non chiudere la ferita apertura, anche se vana, anche se da essa il dentro trapela e il fuori magari disdegna di farlo, , ma abbiamo detto per fortuna!, del tutto; insomma da sentinella continuare a sentire, avvertire (al più).

    Trovo che la forma così contratta qui sia (ok) particolarmente: registrazioni fulminee, tensioni prima che abbandonino le mani e che fanno dire ai lettori (un po’ inceneriti :)) quali fuochi? (sto riprendendo quel bellissimo “Superstite di quale fuoco?”)

    grazie a tutti!
    ciao

  11. Francesca Canobbio - rosadstrada Says:

    Ercolani in questo splendido estratto di “Sentinella” obbedisce coerentemente al suo verso:
    “Quale parola posso restituire intera a chi mi chiede di lacerarla”
    che trovo esprima il nucleo fondativo di questa scrittura, dove la poesia è frase, immediata, lucida, segreta nell’essenza, eppure rivelatrice, come fosse un sogno, tema questo ricorrente nei versi qui riportati,
    Parole in brevi frammenti, rinuciano all’intero, perchè il poeta:
    “Non sopporta di narrare ciò che vide realmente: che non c’era più luce, nella seconda terra.”
    Là dove io ho inteso la “seconda terra” come la possibilità di concretizzare con parole la realtà, che è di per sé indefinibile se colta sotto gli aspetti psicologici più alti e complessi ed anche ai fenomeni mentali che possono produrre la poesia, e dunque la narrazione di quel segreto che è infine l’opera d’arte.
    Nelle composizioni lunghe si coglie appunto la lacerazione prodotta dallo smarrimento di certezze sul vero nesso fra sensazione percepita nel passato e realtà presente, che si perde sotto il peso di tutte quelle pietre che sono i fenomeni percettivi, nonchè mnestici, e Marco ci vuole offrire la possibilità di una visione che ci faccia comprendere quanto si possa fare per separare queste due dimensioni (passato/presente) perchè noi, prodotti della nostra cultura ed ambiente non abbiamo” Neppure una vita nostra, con paure vere” ,ma viviamo il peso di ciò che “è stato” e ci costringe prigionieri di noi stessi, forse solo liberi di raccontarci a modo nostro.

    Grazie e complimenti al grande Marco!
    Grazie ed un saluto a tutti ed a Francesco, in primis.

    francesca

    (spero di essere stata non troppo confusa :)

  12. Enzo Campi Says:

    Se tutto va bene dovrei toccare con mano la “Sentinella” domenica prossima a Correggio alla presentazione di “Sequenze di vento” di Giorgio Bonacini. Così potrò saggiare i lampi e le deflagrazioni che questa selezione di testi promette.

  13. marco ercolani Says:

    Grazie, veramente, a tutti.

    @Leopoldo, Gabriele, Carla:

    il frammento è, oggi, la via che sento più personale perché è poesia, enigma, assillo, ansia di definire l’inafferrabile. Ricordo che una sezione del libro è composta dagli appunti “Per la mano sinistra”, che Francesco ha pubblicato parecchi mesi fa nella Dimora.

    @Per Marzia, Margherita, Francesca (e Lucetta, ovviamente):

    Avete colto nel segno. Questa scrittura vuole essere un sismografo, una traccia, forse solo il frammento di un sogno. E cogliere il lettore di sorpresa, come un lampo, sfuggito al controllo dell’autore.
    P.S. Ho la sensazione di avere composto il libro un po’ da sonnambulo.

    @Puoi contarci, Enzo

    m

  14. Alessandro Ansuini Says:

    Ordinato, lo attendo, questa scrittura per graffi-scintilla mi attrae.

  15. mauro germani Says:

    “Il solo libro che leggo è il libro che non conoscerò”.
    Questo lampo, degno di Jabès, è davvero notevole, come del resto tutti gli altri splendidi frammenti.
    Un caro saluto a Marco, instancabile cercatore di enigmi e di ossessioni…
    Mauro

  16. marco ercolani Says:

    Grazie, Mauro, della lettura.
    Aspetto altre copie del libro per gli amici.

    @Marzia: dimenticavo. A lungo ho esitato se chiamare il mio libro con il titolo del famoso racconto di Browne, “Sentinella”. Alla fine ho deciso che sì. Perché no? Anche la scrittura poetica può essere, con buona ironia, una “fanta-scienza” del linguaggio.

    @Margherita: non guarire, sì, lasciarsi afferrare.

    m

  17. Arminio Says:

    caro marco
    questi testi mi riportano alle forme a me più care, quelle che i grandi editori non considerano neppure

  18. marco ercolani Says:

    Perché dovrebbero considerarle, Franco? Dal loro punto di vista, non hanno certo torto. I prodotti invendibili non vanno messi sul mercato. E gli scrittori che scrivono cose come le mie devono restare “sommersi”, cercando (difficile gerundio) di conservare la fierezza di esserlo, sapendo che, come dice Alain Borne, misconosciuto poeta francese del secondo novecento, “dopo di me morrà la mia musica”. Che farci? Così è, anche se non ci pare, e se il carattere un po’ inacidisce. Va bene se almeno sul web resta quella che definisco una “scia”(che poi, tanto di più, dell’homo sapiens scriptor, non resterà).
    Grazie del passaggio.
    Un caro saluto.

    m

  19. Alessandro Ghignoli Says:

    il frammento crea l’unità. “dopo di me morrà la mia musica”, ed è proprio lì che c’è la rinascita, la riscrittura.
    complimenti!

    un abbraccio

  20. Gaetano Calabrese Says:

    Lioni, 01 Dicembre 2011, ore 02:10

    Salve amici, salve Marco, anzi grazie del post!

    Bene, ho letto tutto d’un fiato il post e perdonatemi perché non conosco gli scritti di Marco.
    Comunque voglio scrivere in merito a quanto letto e specifico che lo faccio in diretta e senza aver letto i commenti perchè mi piace formulare, senza condizionamenti ,pensieri, certamente non esaustivi, ma immediati, vale a dire espressi sotto l’influsso emotivo.
    Di sicuro sbaglierò alcuni bersagli e, sia pure nella frammentarietà, affermo che mi ha colpito molto il lirismo di una versificazione aforismizzata, un dire per frammenti, un colpire per schegge.

    Penso che Marco, abbia voluto fermare sulla pagina aspetti dell’inigmatico presente offrendoci un “io poetante fuggitivo” che sa però voltarsi indietro mentre guarda in avanti con consapevolezza la vasta quotidianità che lo circonda, che lo attrae.

    Per questa immensità che ci circonda egli scrive, fissando a mo’ di appunti un assunto-verità.

    In pratica, in tal modo prende fiato, raccoglie frammenti cercando di dare risposta a un di per sè accaduto o possibile, per dire di una sua esperienza che ha trovato un provvisionale ancoraggio per farlo diventare sostenibile verità condivisibile con il “tu , il ti, il ci, il noi” che possono diventare felicemente anche “il, lo, la, chi, si, non, o un verbo”.

    Siamo nel pozzo del’io di Marco Ercolani, dove le parole fanno il miracolo del rinvenimento in noi che abbiamo letto perché la scrittura è una traccia che noi assumiamo come segno per sfidare il significante nel tempo, che resta sempre al presente.

    Ecco amici, mi sono sforzato di dire, perchè sono convinto che [ il poeta,- in questo caso Marco - pur frugando dappertutto non dà mai suono ai sogni, perchè vive nell'immaginazione che non è mai muta per rispondere alla realta" G.C.].

    Un saluto affettuoso a Marco e gli scriventi del blog, nel compiacimento del perdono, vostro Gaetano Calabrese dall’Irpinia.

  21. marco ercolani Says:

    Alessandro, è vero. Il frammento è un’unità. Tu lo sai bene. Si rispecchia in questo chi cerca di rendere “credibile”, oggi, una scrittura poetica che non sia ossequiosa di canoni, di mode, di minimalismi.

    Gaetano, concordo pienamente. Il frammento è un’àncora in cui l’io si rivolge a un tu, è un segno-lampo. Alcune caratteristiche del frammento-aforisma sono: scheggia, lampo, scia. Una scrittura veloce, che non deve più dire ma solo alludere, come accadde in tempi molto antichi, che risuonano sempre dentro di noi. Come i lettori avranno capito, Eraclito, Parmenide, i presocratici, sono fra le mie letture DI SEMPRE.

    Grazie.

    m

  22. marco ercolani Says:

    E rivolgersi al passato, in questi anni, vuol dire non cercare verità armoniose di una bellezza antica ma tenere fermo e duro il nodo di un’origine. Fermo e inattuale. In questo senso, segno/sogno politico di una resistenza.

  23. francescomarotta Says:

    Vi ringrazio – per la presenza e i preziosi commenti a un libro (e a un autore) che amiamo.

    fm

  24. vdbd2 Narda Fattori Says:

    Schiudere ma non aprire, farsi mente e cuore integrati in un unico organo, selezionare i sassi puntuti come fossero punti di selce o diamanti preziosi. Poesia grande , questa di Marco, antilirica, assoluto che rimanda al relativo perchè solo di questo siamo materia e vita, solo di questo possiamo dire senza riavvolgerci a spirale e smarrirci nel labirinto.
    La sentinella fa la guardia, la parola è sorvegliata, la parola è la sentinella.

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