Stato in luogo

by

Franco Arminio

Il tuo respiro misuralo a millenni.
vai con la foglia che spuntò
per prima sulla terra.
vai con gli uccelli che videro
un cielo che non è questo.
soffia sull’ultimo granello
del mondo.
il tuo paese è questa immensità.

 

Franco Arminio, Stato in luogo
Massa, Transeuropa Edizioni
“Nuova Poetica, 2012

 

Geografie del maltempo

 

il pittore di sassi

Settembre ci ritrova in un piattino
d’acque scure
con la prosa povera delle acacie
il grillo di carbone
le anime rafferme o addormentate.
in questi giorni di cui nessuno è lieto
l’aria è disadorna
e noi siamo estraniati da ogni ardore.
né docile, né servo all’agonia
il pittore di sassi ha un filo di fiato
per tenere a bada la morte
nient’altro.
la tazza dei balcani è in frantumi
e lui stira uno ad uno i suoi respiri
la sua ultima biancheria.
la tavola del mondo è inospitale.
un dio barbaro getta i sassi
dal cavalcavia.

 

il padre di pietro e lucia

Era uno degli ultimi a uscire in piazza.
adesso rivedo la sua faccia ossuta
nel silenzioso mezzogiorno
del paese.
l’ultima volta che l’ho visto
portava un bastone
come si porta una matita.
da lui volevo sapere
chi era morto, chi era andato
via dalla sua strada,
regno delle porte chiuse
museo dell’agonia.

 

la madre di vincenzo

Se nella stanza c’è la morte
le cose sembrano più degne.
guardo la madre di vincenzo
non c’è più il cerchio rosso
che aveva intorno agli occhi.
guardo i vivi che le stanno intorno
poveri e preziosi
come il calendario al muro.
esco fuori, sento l’abbraccio
impercettibile dell’aria.

 

*

 

È l’altura delle frane ripetenti.
la crepa spacca le lapidi
la torre, le panchine.
il vento porta via ogni cosa
dal suo posto.
si spostano le case, i lampioni.
i rami degli alberi sembrano
maestri d’orchestra.
sotto di noi il tempo accresce
la ragnatela taciturna delle faglie.

 

*

 

L’ultima piazza del paese
non è la perla dell’agonia
ma una bocca aperta
che accoglie i venti
da oriente.
la bocca di una belva
piena di crepe
la prua di una nave
in un mare d’argilla.

 

        la verità della neve

1.
In questi giorni il paese è una medicina,
la prendo tre volte al giorno
mattino, pomeriggio e sera.
mi curo di me
guardando fuori.

2.
Lo so che fra poco torna il mondo
con le sue bugie
ma adesso c’è la verità della neve.
quando si scioglierà
si scioglierà pure il paese.

3.
Quando c’era la neve
ne ho presa un poco
e l’ho nascosta dentro le ossa.
la madre e il padre

 

*

 

Tutto viene da mia madre
dal suo perenne sgomento
come se la vita non fosse
mai veramente possibile
come se bastasse un cenno
a sparpagliare nel nulla le membra.
io ho preso nell’infanzia
questo sentimento
come si prende una radiazione
ed ora ogni mio respiro è l’ossigeno
del timore la sua lenta
o improvvisa combustione.

 

*

 

Da un respiro ogni notte
viene fuori il mondo
un respiro tiene vivo il sangue
che ti batte sulla fronte.
mio padre li cercava dove poteva
i suoi respiri, si piegava si girava
ma l’aria comunque gli mancava.
stranamente non aveva
un’aria atterrita,
sapeva che la vita
è una di quelle cose sempre storte
messa in riga soltanto dalla morte.

 

Il viaggiatore ipocondriaco

 

        le rose

1.
Nessuno in questo autunno
ha strappato le noci dai rami.
nessuno sembra far caso
al sangue venoso
delle rose autunnali.

2.
Leggere poesie in un cimitero,
mischiare la cultura alle cicorie,
credere al silenzio, al vento,
al buio. trafugare le rose
per godersi le spine.

3.
In ogni paese c’è la rosa
al suo ultimo giorno
la gatta che ha figliato.
qui si può diventare compagni
del filo d’erba, della porta chiusa
del cane addormentato.

 

*

 

Se ti siedi
su una panchina
puoi trovare
una vertebra
una vecchia sciarpa
un occhio.
è il paese
che ti offre
la sua fine.

 

*

 

Farsi partigiani,
stare sui monti come in una nuova
immaginaria resistenza.
l’otto settembre del capitalismo
combattuto con l’accanita difesa della bellezza.
difenderla e spartirla
fare che sia il nostro pane migliore.
la rivoluzione si fa con uomini e donne
e con gli umani si fa la gioia e pure la poesia.
la solitudine e il silenzio in cui siamo immersi
cresceranno ancora se stiamo qui a indugiare
a farci ingannare.
bisogna essere delicatamente feroci
sputare in faccia a chi non sputa in faccia
alla gentaglia che comanda.
restare innocenti
non partecipare al bottino
del conformismo e dell’ipocrisia.

 

*

 

La vita non ce la dà nessuno,
ci cade tra i piedi.
siamo soli
ma c’è un attimo
in cui qualcosa
ci raggiunge. tutto l’universo
è un cane affamato.
io sono qui
che gli offro le mie ossa.

 

*

 

Uscite. fermatevi in piazza. sorridete
senza pigrizia. minate la solitudine
di un vecchio. nessun giorno sia senza ammirazione.
prendete un angolo del vostro paese e fatelo sacro.
andate a fargli visita prima di partire e quando tornate.
non seguite la fretta delle parole.
delirate con calma, uscite
dal vostro corpo e più ancora
dalla vostra anima.
siate felici per ogni attimo che la vita vi affida
per ogni attimo in cui non ci sarete.

 

***

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9 Risposte to “Stato in luogo”

  1. rs Says:

    c’è sempre in ogni testo di arminio uno scarto oltremodo significativo, talvolta impercettibile, rispetto all’apparente linearità del disegno e del dettato, uno scarto capace di trasformare i lacerti e le istantanee della quotidianità e dell’usuale in voragini di senso, in stralunate e utopiche ipotesi di vita e di scrittura
    credo che la sua peculiarità stia proprio in questo, così come la sua estrema lontananza, per non dire la sua estraneità, rispetto al profluvio narrativo di tanta inutile poesia puramente descrittiva e rappresentativa

  2. rosaria di donato Says:

    Concretezza e saggezza si fondono in questi versi immediati come fulmini che rischiarano il cielo durante il temporale.La scossa che si prova nel leggerli è un invito ad andare oltre il presente, oltre la solitudine, forse a fermarsi e a guardare i volti e l’umanità che esprimono, non soltanto le cose.

    Rosaria Di Donato

  3. carmine vitale Says:

    c’è che arminio ad ogni angolo mi sorprende
    ha i testi belli come il silenzio e quell’accomunarsi alle cose che ti fa ritornare bambino adolescente giovane uomo e poi d’un tratto adulto .
    penso alle piazze dei paesini e alle figure che in certi luoghi sono diventati soggetti per racconti miti anonimi eroi e sento credo che quest’italia è quella che ci manca ma che è vera vita vera reale
    bravo franco ,sempre
    c.

  4. allorizzonte Says:

    Irrequieto e placido, assistette allo spalancarsi del cosmo.

  5. Arminio Says:

    grazie per gli affettuosi commenti. questo è sempre un bel posto

  6. marco ercolani Says:

    Sempre al lavoro, Franco!
    Un caro saluto.

  7. Gianna Says:

    Il tuo libro ‘sul mio comodino’ …in assetto di ‘stato in luogo’ …leggo, rileggo, medito, ti ammiro, ti invidio…Una scoperta casuale in libreria…non l’ho cercato…mi ha cercato lui. Mi concedo il ‘tu’ perché ti precedo di qualche decade…o forse per accorciare di qualche millimetro la distanza enorme tra i tuoi versi e i miei (forti e splendidi i tuoi- riempitivi di tempi pressoché vuoti i miei)…

  8. Franco Calo Says:

    franco calo: c’e’ molto del poeta contadino della poesia delle campanelline d’argento che suonano al vento e dello zirlio dei grilli di un altro grande ma e’ poesia forte che tocca il cuore che fa bene al’anima. .paesologo poi una filosofia di vita che lascia l’agrodolce ma profondamente umana in cui ci si riconosce e ci si riflette come nelle acque di una vecchia cisterna sul finire del paese.COMPLIMENTI E AUGURI

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