
Quaderni delle Officine
XXVII. Luglio 2012

Giuseppe Zuccarino
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Giuseppe Zuccarino – Il Libro, il mimo, il dono (2012)
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Etichette: derrida e mallarmé, giuseppe zuccarino, il libro il mimo il dono, jacques derrida, quaderni delle officine, stéphane mallarmé
Questa voce è stata pubblicata il luglio 8, 2012 alle 8:15 pm ed è archiviata in critica, filosofia, giuseppe zuccarino, inediti, jacques derrida, letteratura francese, pensiero, poesia, poetiche, quaderni delle officine, saggistica, scritture, stéphane mallarmé, teoria. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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luglio 10, 2012 alle 5:15 pm |
I “bianchi” disseminanti che disseminano “i neri” (gli inchiostri che lasciano i segni) e che, a differenza di questi ultimi che possono “interpretare” un’imitazione ed essere imitati, non subiscono l’imitazione, rimandando a qualcosa che è ma vacante, senza limite,
“in absentia”,
come “ i giochi di senso che Derrida coglie” sui testi di Mallarmé, indipendentemente dai “neri” nella testa e nella scrittura di quest’ultimo («Ciò che è potuto accadere nella testa di Mallarmé, nella sua coscienza o nel suo inconscio, qui non ci interessa»)- I “bianchi” dunque provocano“i neri” che vanno così ad accadere e a finire su un foglio, così come, al contrario, la parte mancante della frase (lasciata “ bruscamente a metà”) crea un “ protrarsi all’infinito” della scrittura.
C’è moltissimo in questo ottimo saggio e certo moltissimo perdo e mi perdo, perciò senz’altro “i bianchi” disseminano anche la mia lettura,
e tuttavia, a parte l’interessante notazione della modalità che Derrida attua “quando si tratta di interrogare il corpus di un autore” , cioè quella di ritenere che in taluni casi siano i testi cosiddetti minori “a consentire l’apertura di una via d’accesso
diversa e originale all’opera studiata” e il fatto che in questa interrogazione valga la pena far “lavorare le particelle” disarticolando le parole,
a parte questo, osservo quanto sia nitido e vivo e capace di esserlo grazie alla bravura di G.Z.
Ah, giuro ultima cosa, la puntualità del titolo
che fra l’altro banalmente (e un po’ come mio solito in azzardo :)) mi fa accostare il bianco-nero delle pagine al bianco-nero utilizzato sovente dal trucco e dalla vestizione del mimo (pierrot per es.) e al fatto che del dono non si guarda il nero, il pieno (nn si dovrebbe guardare il contenuto – la bocca del caval donato per intenderci)
Un grande grazie. dato che è ricchissimo, un grande grazie anche a Francesco!
ciao
luglio 10, 2012 alle 5:30 pm |
ops. in effetti dire grande grazie perché ricchissimo mi fa apparire interessata :)
Bon, nella mia dispersione dimenticavo altri passaggi però particolarmente:
quella del Libro con i capitoli mallarmeani (?) lasciati anonimi, del “libro in gioco” e del “Fuori libro”