
Neil Young rimette in pista il vecchio “Cavallo pazzo” e gli affida una manciata di canzoni tratte dal grande libro della tradizione folk americana: non la solita “operazione nostalgia” per coprire un eventuale vuoto di ispirazione o, peggio, in ossequio ai dettami del mercato discografico, ma un’opera pulsante e viva, un tuffo nel passato alla ricerca delle radici sonore del futuro.
Leggi la recensione di Teo Lorini su Il Primo amore.
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luglio 29, 2012 alle 7:03 pm |
settembre 22, 2012 alle 5:44 pm |
E dopo il ballo si allontanarono insieme su un prato a leggere, oh, certo, erano poesie di R. L. Stevenson! Così anch’io, dopo pranzo, vengo alla dimora e ascolto Nail Youg, non c’è prato, ma poesia e laggiù ballano, ballano…
Che bellezza!
Grazie.
elena