Il topo sognatore (e altri animali)

by

Simone Rea

Franco Arminio

Il topo sognatore
e altri animali

(esercizi di paezoologia)

Sono un ragno, mi chiamo Domenico. Vivo dentro una damigiana in una vecchia casa abbandonata. Vicino alla damigiana c’è un materasso tutto pieno di muffa e poi una sedia rotta. Io sono un ragno disoccupato. Faccio ogni giorno la mia tela, ma mosche non se ne vedono. Sono molto dimagrito, sembro un filo della mia tela.

 

*

 

Sono un topo, mi chiamo Filippo. Vivo nella casa di uno scapolo. Lui si chiama Alberto. Ha una cinquantina d’anni, ma sembra più vecchio. Da poco gli è morta la madre, dunque vive da solo. Non lo sa che con lui ci sono pure io e gli faccio compagnia. In realtà non mi faccio mai vedere, l’ho sentito più volte dire che lui ha paura dei topi. In verità Alberto ha paura di tutto. La sera resta per un sacco di tempo a tavola, mangia noccioline e ogni tanto si fa un bicchiere di vino. Io sto al posto mio, faccio quello che lui non sa più fare, faccio tanti sogni, sono un topo sognatore.

 

*

 

Una volta nelle case del paese appendevano una striscia di carta con la colla sopra. La chiamavano carta moschicida. Poi arrivarono quegli spruzzi di veleno che chiamavano Ddt. Adesso per ammazzarci alcuni usano delle racchette che se ci sbatti contro prendi la corrente elettrica e muori bruciata. Insomma è sempre una guerra. Ci vuole fortuna perché qualcuno ti stringa nel pugno della sua mano e ti porti fuori dalla casa e ti rifaccia volare.

 

*

 

Un cane zoppo e con un occhio malato non interessa a nessuno in questi paesi di adesso pieni di macchine e di case vuote. Una notte ci hanno avvelenato, eravamo una trentina. Dicevano che eravamo pericolosi, non lo so se era vero, io ero un cane stanco e sfiduciato e non avevo la forza né di mordere né di abbaiare. Giravo quando avevo fame e se trovavo qualcosa da mangiare poi me ne stavo sotto una panchina. Ascoltavo le chiacchiere dei vecchi. Mi alzavo solo quando mi tornava la fame.

 

*

 

Dopo il terremoto noi faine avevamo preso a correre sui fili che stanno tra una casa e l’altra. Uscivamo la sera e giravamo per le soffitte delle case terremotate. Poi hanno aggiustato tutto e noi faine abbiamo preso altre strade. Conosco un ragazzo di nome Franco che usciva apposta per vederci. Faceva finta di parlare coi suoi amici, in realtà usciva per noi, gli piaceva vederci passare veloci sopra il filo. In quel modo il paese somigliava un poco a un circo.

 

*

 

I bambini quando non c’erano tanti giocattoli giocavano con gli animali. Una volta venivano al nostro stagno e ci catturavano. Poi mettevano la benzina addosso e ci bruciavano. Avevano scoperto che in questo modo diventavamo come di gomma: ci buttavano a terra e noi facevamo dei grandi rimbalzi. Pure a me è successo di diventare un giocattolo, solo che io ero una rana pigra, rimbalzavo meno delle altre. Sono finita presto nel secchio della spazzatura.

 

*

 

Sono una capra e vivo a Craco, un paese della Lucania. Le persone dicono che è un paese morto. Le persone dicono sempre così quando in un posto non ci sono più gli uomini, come se noi capre e le bisce e i corvi e le lumache e le lucertole, come se noi animali non contassimo niente. A Craco abbiamo pure il problema che il sindaco non ci vuole nel paese, perché il sindaco pensa che le rovine devo fruttare un po’ di soldi e invece noi capre diamo solo un po’ di latte. Comunque a Craco siamo tante, il nostro padrone ci lascia tutto il giorno a vagare tra le rovine del paese. Per noi non è un problema scavalcare un muro rotto, affacciarci a una finestra dove non si affaccia più nessuno. Io una volta che ho mangiato passo tutto il mio tempo a entrare e a uscire dalle case rotte. Posso sfogliare un libro con le zampe, mettere il muso nella tasca di un vecchio cappotto, bere a un rubinetto da cui non esce acqua. Per una capra stare a Craco è come per il papa stare nella Cappella Sistina. Spero che il sindaco si renda conto e ci lasci in pace. Noi non diamo fastidio a nessuno. Una capra non morde e non abbaia. E non ha problemi a farsi fotografare. Io addirittura mi metto in posa quando arriva qualche turista. Sono una capra vanitosa, altrimenti non starei qui a scrivere.

 

*

 

Io sono un poeta e quindi sono un animale. Come gli animali, il poeta è una creatura che sta sempre con le orecchie tese, sempre a spiare il pericolo. Gli animali devono sempre guardarsi da qualche altro animale: un topo ha l’incubo del gatto e la gazzella ha l’incubo del leone. Il poeta ha l’incubo del mondo intero, il poeta scrive e trema, non sa fare altro. Ogni attimo richiede una piccola avventura per arrivare al successivo. Tra un attimo e l’altro in effetti c’è la stessa distanza che c’è tra una stella e l’altra. E gli attimi sono tanti come le stelle e quando finiscono gli attimi ci sono altri attimi, e quando finiscono le stelle ci sono altre stelle. Il poeta le sa queste cose, il poeta è qui per unire ciò che la vita separa. La metafora è proprio questo, è una corda che tiene insieme cose lontane. Il poeta unisce nella sua carne i vivi e i morti, l’allegria e il dolore, il silenzio e la parola. Il poeta è lontano dagli uomini come può essere lontano un riccio, un moscone. Il poeta non vola, non c’entra niente coi gabbiani. Anzi, il poeta è un animale che si trascina, ha sempre un po’ di affanno. Il poeta è un animale notturno, anche se va in giro anche di giorno. Lui vede dal buio perché gli fa luce il batticuore e quello che vede dal buio rimane dentro al mondo anche quando il poeta muore. Il poeta è l’animale che vive non vivendo, che ama non amando, che dorme non dormendo. Il poeta è sempre lontano e vicinissimo a tutte le cose. Se lo incontrate non pensate che si possa fermare con voi. Lui è fatto per andare altrove. Se Dio ha fatto il mondo e ha dato a ciascuno un compito: il mare fa il mare, il cane fa il cane, l’uomo fa l’uomo, nessuno sa cosa fa il poeta dentro il mondo. Non lo sa lui per prima e per questo scrive, per scoprirlo.

 

***

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20 Risposte to “Il topo sognatore (e altri animali)”

  1. Insenseofyou Says:

    Posso rebloggare?
    Stupendo.

  2. greta rosso Says:

    una lettura bellissima, perfetta anzi, per questa mattinata di neve cha ha da poco smesso di scendere.

  3. Fabio Pasquarella Says:

    meraviglioso.

  4. Massimiliano Damaggio Says:

    Veramente belli, seppure tremendi nella loro tragedia già decomposta.

  5. Giorgio Says:

    davvero belli! da un vivente a un altro vivente il passo è breve!

  6. Insenseofyou Says:

    L’ha ribloggato su L'isolachec'è (o di pensieri alogeni e spiaccicate virtù).

  7. cordialdo Says:

    Molto bella ed interessante questa sequela di riflessioni attraverso i racconti degli animali e la conclusione del poeta. Gradevolissimo lo stile! Ciao, grazie.

  8. swann matassa Says:

    hai letto “storie naturali” di jules renard? me lo hai fatto tornare in mente. i miei complimenti

  9. Pavolo Says:

    Complimenti.
    Grazie

  10. francescotomada Says:

    Davvero splendidi.

    Francesco t.

  11. massimo de nardo Says:

    Salve, siamo gli editori de Il topo sognatore e altri animali di paese di Franco Arminio. Il libro non è ancora uscito. Vi preghiamo di conservare nel blog solo qualche racconto e di togliere gli altri (per tutelare, come potere immaginare, i nostri legittimi diritti). Se volete possiamo inviarvi la copertina (la foto inserita non è ovviamente quella del libro). Grazie.
    Massimo De Nardo
    rroseselavyeditore@gmail.com

  12. francescomarotta Says:

    Quando ho ricevuto (da Franco Arminio) questi testi, ignoravo, e ho continuato a non saperne niente fino alla lettura del suo intervento, che essi fossero destinati a imminente pubblicazione: mi sarei comportato in modo diverso, magari avrei aspettato l’uscita del libro prima di metterne on line una selezione, oppure non ne avrei fatto niente.

    Provvedo a dimezzare il contenuto del post, come da sua richiesta, ma mi permetto di farle notare una cosa: sul blog ci sono centinaia e centinaia di testi inediti, molti dei quali sono poi confluiti in libri: se tutti gli editori ci avessero fatto, a posteriori, una richiesta simile alla sua, avremmo dovuto cancellare l’intero blog: cioè anni e anni di lavoro, assolutamente gratuito, al servizio di autori e case editrici… un tempo che, se permettete, avremmo potuto benissimo dedicare al altro.

    La ringrazio, comunque, della richiesta: se non altro, ha il pregio di farmi aprire definitivamente gli occhi sul senso dello stare ancora in rete, al servizio di un’idea di cultura e di condivisione che, alla luce dei fatti, si sta rivelando il sogno di pochi inguaribili illusi.

    E io non sono tra questi: nel mercato globale, piccolo o grande che sia, non ci sto e non voglio esserci; tanto meno ho intenzione di farmi usare da qualcuno…

    La saluto.

    fm

    • Massimo De Nardo Says:

      Ciao Francesco, grazie. Va bene il tu? Noi siamo, come te, per la condivisione. Una precisazione però: Franco Arminio i testi li ha scritti apposta per noi, mettendoli – per una sua bella maniera di partecipazione – ogni volta nel suo facebook. Poi, ad un certo punto, consapevole che ormai eravamo vicini al progetto su carta, i testi li ha ritirati tutti. Ancora un’altra precisazione, che certo interesserà i lettori di Franco Arminio e non solo: questo libro, che fa parte della collana “Il Quaderno quadrone”, ha delle bellissime immagini di Simone Massi. Insieme, fanno un piccolo “gioiello” (permettimi il vanto) di una minuscola casa editrice come la nostra, indipendente su tutto.
      Buona giornata a te.
      Massimo

      • francescomarotta Says:

        Il “tu” va benissimo, ci mancherebbe.

        Si dà il caso, comunque, che io non sono e non sarò mai su facebook, un mondo che mi onoro di ignorare; e, soprattutto, non ti nascondo che una richiesta del genere me la sarei aspettata da Arminio in persona.

        Tutto qui…

        Auguri per la casa editrice.

        fm

      • Massimo De Nardo Says:

        Ciao Francesco. Un ulteriore chiarimento: Arminio non c’entra, i testi li abbiamo acquistati. I diritti, per contratto (tra noi e Arminio), spettano ora all’editore.

  13. francescomarotta Says:

    A titolo di curiosità, De Nardo: ha per caso fatto la stessa richiesta anche ad altri blog che hanno pubblicato questi testi?

    fm

    • massimo de nardo Says:

      Soddisfo la tua curiosità, Francesco. Ho inviato la stessa richiesta anche agli altri blog che li hanno pubblicati (nei casi in cui ci siamo accorti, ovviamente). Ci fa piacere comunque che Franco sia così seguito. Massimo

  14. francescomarotta Says:

    Tutto chiaro.
    Ciao, e buone cose.

    fm

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