Archivio per la categoria ‘alessandra pigliaru’
aprile 11, 2012
Alessandra Pigliaru
“Io sono Ofelia. Quella che il fiume non ha voluto. La donna con la corda al collo La donna con le vene tagliate La donna con l’overdose SULLE LABBRA NEVE La donna con la testa nel forno a gas. Ieri ho smesso di uccidermi. Sono sola con i miei seni le mie cosce il mio grembo. Faccio a pezzi gli strumenti della mia prigionia la sedia il letto il tavolo. Distruggo il campo di battaglia che era la mia dimora. Strappo le porte perché possa entrare il vento e il grido del mondo. Mando in frantumi la finestra. Con le mani insanguinate strappo le fotografie degli uomini che ho amato e che mi hanno usata a letto a tavola sulla sedia per terra. Do fuoco al mio carcere. Getto i vestiti nel fuoco. Mi strappo l’orologio dal petto che era il mio cuore. Esco in strada, vestita del mio sangue.”
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Tratto da:
Heiner Müller, LA MACCHINA AMLETO
Maldoror Press, gennaio 2012
Collana Quod te destruit te nutrit #05
Titolo originale: DIE HAMLETMASCHINE (1977)
Prima assoluta: Théatre Gérard Philipe, Saint‐Denis (Francia), 1979.
Traduzione di Karl Menschengen
Postfazione di Alessandra Pigliaru
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(continua…)
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luglio 27, 2011
Jacopo Ninni
Il tempo comprende l’attesa dalla separazione. È un vorticare inesatto sul vuoto della distanza, un lento propagarsi di radici uterine da rimembrare. Così le poesie di Jacopo Ninni si fanno farmaco per l’abbandono e l’imprevista sortita del fato. A contare l’attesa non è solo chronos ma anche – e soprattutto – un liquido disporsi negli anfratti dell’opaca esistenza.
La verità te la succhiano tutti.
È questione di stile e non è poco
Sedersi sopra il ciglio ed ammirare
Il vuoto che vorrebbero lasciarti.
(continua…)
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luglio 3, 2011
Antonella Pizzo
La nuova silloge di Antonella Pizzo è un pegno d’amore, giuramento smisurato in cui luccica una storia. Non vi sono strapiombi impraticabili contrariamente al titolo ma visioni, intermittenti e lucide contrade che baluginano di senso.
L’eterno conta le vittorie con numero appositamente creato | un limite che ha stabilito prima di un prima mai esistito e l’io, puntiforme e finito, lascia così il posto all’anima, un’abitazione profonda che sa attraversare la conoscenza delle cose e di sé. Mi chiamo mi solluchero mi corrispondo | mi intingo in estasi e mi riprendo | spero e prego che qualcuno arrivi | in questa desolata landa | in questa terra spuria di confine. Sono numerose le stanze del digiuno; ognuna dotata di abbaini e specchi circonflessi, luoghi e punti di fuga da cui la vista si fa dapprima oscura per poi diventare nitida cognizione del limite invalicabile: quello della nostra finitudine perimetrale che avverte la trasformazione della carne così come di tutti gli enti prossimi alla parola poetica. (continua…)
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maggio 16, 2011
Enzo Campi
I malnati fiori elogiano il terzo, il testimone che non tace più e accede alla coscienza del molteplice. Un terzo che tuttavia è capo, a-capo del verso: l’interlocutore principale e insieme il detentore della parola. Cosa succede in quella cruna è svelato e ri-velato nella scrittura di Campi che, con magistrale capacità endoscopica, dipana tutti i fili, uno ad uno – quelli difficili da dividere e quelli che sono sull’orlo di spezzarsi, quelli mischiati alla tattilità del corpo e quelli legati agli indugi dell’Altro. Una parola che scheggia il guscio dell’ordito e ne fa intravedere il senso che poggia sulla polvere, l’intenzione. Non c’è linearità ma esattezza circolare del procedere per domande e definizioni. Le Parche sono sempre lì, a reclamare attenzione e a custodire il cammino prodigioso del capo e della coda. Le maglie scandiscono il tempo che fagocita i fiori per restituirli al coro solitario dell’essere che non si basta e che si rassegna a dirsi in molti modi; il punto è che però quel ti estì è in mano propria seppure apparentemente si chiami con altri nomi.
(continua…)
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aprile 2, 2011
Ida Travi
Alessandra Pigliaru
Tà. Poesia dello spiraglio
e della neve
- Sbrigati, sveglia il bambino!
*
Io volevo un amore non questa conversione della pena
*
Ecco il mio segreto testamento
C’è al mondo un sasso,
lucido come il ginocchio!
duro come un’idea
Se l’innocenza non può essere reclamata, la responsabilità su di essa, come sguardo della cura in un mondo che cedevole si sposta, è forse il modo di saperci ancora figlie e figli. Di accorgerci che quella unione, dapprima sparpagliata e poi radunata in nidi di grazia, esiste e ci chiama – abissalmente. Ma c’è un ulteriore movimento che, risalendo il principio, recita ancora il proprio battesimo di sasso e fuoco:
(continua…)
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marzo 14, 2011
Alessandra Pigliaru
Ida Travi
Il nuovo lavoro poetico di Ida Travi si apre all’insegna del post. Un dopo che avanza e che è adesso, un modo di fermare con il polso teso di lancette ciò che è (s)fuggito dalle tasche della Storia. Insieme a ciò che riemerge, modificato e cogente in un unico coro. Una ricerca ininterrotta di dire l’essere in molti modi, di dirne la pluralità non neutra ma differente. Incontrovertibilmente salda. La cesura di Tà. Poesia dello spiraglio e della neve (Moretti&Vitali 2011) sta soprattutto nei luoghi inesplorati dove la poeta porta con sé simboli e cifre che la contraddistinguono cercando nuove tracce, nuove foglie che sanno sollevarsi fieramente, come un preghiera: Inna, mostrami il piede sicuro // C’è un fiore / sotto il piede sicuro // getta la croce // la zolla è calda / l’erba cresce come una santa.
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dicembre 30, 2010
Enzo Campi
mi ripiego
nell’onda sonora
che si propaga
come pneuma
e mi faccio strada
nel taglio
a mani nude
rivendicando il calvario
che migra dal capo alla coda
e mi sformo in fine
tra pietra e pietra
interrandomi nell’inerzia
in cui celebrare
la raggiunta armonia
(continua…)
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luglio 12, 2010
Alessandra Pigliaru
Ida Travi




Alle prese con uno dei percorsi poetici e artistici più suggestivi, originali e fecondi della letteratura italiana contemporanea, quale quello che Ida Travi viene disegnando ormai da anni (a dispetto della critica accademica, dei suoi limitati orizzonti e dell’obsoleta autoreferenzialità dei suoi strumenti d’indagine, ma nel rispetto più totale da parte di tanti poeti, artisti e filosofi che hanno eletto la sua opera a termine di confronto ineludibile), Alessandra Pigliaru ci regala, con la profondità di analisi delle sue note di lettura e delle sue intuizioni critiche, un saggio che, pur circoscritto al confronto con le ultime prove dell’autrice vicentina, ha il valore di una vera e propria mappa ermeneutica della sua produzione complessiva, capace di illuminare le ragioni profonde che ne animano la scrittura, tanto sul versante creativo che su quello della ricerca teorica. (continua…)
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giugno 7, 2010
Silvia Rosa

non c’è niente
che sia mio in questa stanza
nemmeno io
mi scompaio e poi mi cerco altrove
lontano dalla carne dalla morte
dal mio nome
(continua…)
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giugno 4, 2010
Giorgio Manganelli
Un libro non si legge; vi si precipita; esso sta, in ogni momento, attorno a noi. Quando siamo non già nel centro, ma in uno degli infiniti centri del libro, ci accorgiamo che il libro non solo è illimitato, ma è unico. Non esistono altri libri; tutti gli altri libri sono nascosti e rivelati in questo. In ogni libro stanno tutti gli altri libri; in ogni parola tutte le parole; in ogni libro, tutte le parole; in ogni parola, tutti i libri. Dunque questo ‘libro parallelo’ non sta né accanto, né in margine, né in calce; sta ‘dentro’, come tutti i libri, giacché non v’è libro che non sia ‘parallelo’.
[Nel ventennale della scomparsa, un omaggio alla figura e all'opera di Giorgio Manganelli, uno dei più geniali autori della letteratura italiana del Novecento. Di seguito, la seconda parte di un'intervista esclusiva alla figlia Lietta, curata da Alessandra Pigliaru, e una "iperbolica, cronica cronachetta" di Giovanni Campi.]
(continua…)
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maggio 5, 2010
Giorgio Manganelli
Un libro non si legge; vi si precipita; esso sta, in ogni momento, attorno a noi. Quando siamo non già nel centro, ma in uno degli infiniti centri del libro, ci accorgiamo che il libro non solo è illimitato, ma è unico. Non esistono altri libri; tutti gli altri libri sono nascosti e rivelati in questo. In ogni libro stanno tutti gli altri libri; in ogni parola tutte le parole; in ogni libro, tutte le parole; in ogni parola, tutti i libri. Dunque questo ‘libro parallelo’ non sta né accanto, né in margine, né in calce; sta ‘dentro’, come tutti i libri, giacché non v’è libro che non sia ‘parallelo’.
[Nel ventennale della scomparsa, un omaggio alla figura e all'opera di Giorgio Manganelli, uno dei più geniali autori della letteratura italiana del Novecento. Di seguito, la prima parte di un'intervista esclusiva alla figlia Lietta, curata da Alessandra Pigliaru, e una riflessione di Enzo Campi.]
(continua…)
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febbraio 16, 2010
Alessandra Pigliaru

Il futuro che incarna la differenza.
Note a margine sul pensiero di Rosi Braidotti.
Avvertenza
Se è vero ciò che afferma Deleuze a proposito della molteplicità che cresce, come l’erba, dal mezzo, in questo tra è possibile ritrovare la lente speciale (e rizomatica) del pensiero femminista sul crinale dell’interpretazione del futuro. Nella differenza sessuale, all’interno della macronarrazione che viene fatta da Rosi Braidotti, siamo immersi in quel tra e da lì muoveremo.
(continua…)
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luglio 22, 2009

Aprire gli occhi sul reale. Aguzzare la vista. Rendersi conto di ciò che accade. Afferrare il visibile nell’intermittenza dell’occhio. Questi, in pochi passi, gli elementi della forma originaria del vedere che equivale al conoscere le vestigia di ciò che è. La storia della vista attraversa tutto il pensiero occidentale. E potremmo dire che diventa metafora solo in epoca tarda; cioè a dire che necessita di un radicamento fuori di essa nel momento in cui alla vista appartiene anche l’oggetto esterno, nel momento cioè che la vista non basta più a se stessa ma si relaziona alle le cose del mondo. L’atto dell’aprire gli occhi è come tornare ogni volta alla luce per la prima volta. È esattamente un venire fuori dal buio della dimenticanza che fa nido nella palpebra. [...]
E’ l’inizio dell’editoriale di Alessandra Pigliaru, Il visibile e l’invisibile, che inaugura il numero quattro (luglio 2009) della rivista quadrimestrale on line VDBD. Si tratta di un numero particolarmente ricco, con contributi di qualità nelle varie sezioni. Segnalo, per quanto riguarda la poesia (in Giardini), inediti assoluti di Antonella Bukovaz e Ivan Crico e la silloge “Tristizia” di Alessandro Ghignoli.
In contemporanea esce anche il nuovo G.C.S.I. – Giornale Critico di Storia delle Idee, il semestrale monografico dedicato, in questo secondo numero, al tema “L’utile e l’inutile“. Segnalo, tanto per rimanere in tema, il saggio di Alessandra Pigliaru, La poesia non serve. Brevi note su Bataille e Baudrillard tra residuo e inutile.
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novembre 4, 2008

(Giusy Calia, Rizzeddu)
Alessandra Pigliaru – Giusy Calia. Lo scasso del reale.
Ma la cosa più strana era che ogni volta che Alice fissava lo sguardo sopra uno scaffale, quello scaffale era sempre vuoto, benché gli altri tutt’intorno fossero pieni zeppi fino a traboccare. “Ma qui le cose scorrono!” – disse infine in tono accorato, dopo aver passato un paio di minuti nel vano inseguimento di un oggetto grande e luminoso, che a volte sembrava una bambola e a volte una cassetta da lavoro, e che si trovava sempre nello scaffale sopra quello che guardava. “È questa la cosa più indisponente… ma sai cosa faccio ora?” – aggiunse come colpita da una idea improvvisa. “La voglio seguire fino all’ultimo scaffale. Non potrà certo attraversare il soffitto!”. Ma anche questo tentativo fallì: la cosa attraversa il soffitto in tutta tranquillità, come se non avesse mai fatto altro. [L. Carroll, Alice attraverso lo specchio]
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agosto 15, 2008

[Tratto dalla rivista Via Delle Belle donne, n. 1, luglio 2008]
Alessandra Pigliaru – LA FEMMINILITA’ RITROVATA.
Saggio-intervista sul cinema di Alina Marazzi
Il corpo della madre. Una costellazione di segni e rugose asperità. Un mondo differenziato dal confine fisico e, al contempo, mappa per la conoscenza di noi stessi. Così quella speculare conoscenza si riverbera nella cognizione del circostante. Il primo Altro è forse il corpo materno, quel femminile archetipico e misterioso Altro che diventa così una traccia. L’unica traccia attraverso cui guardare il mondo. (continua…)
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