Archivio per la categoria ‘antonio scavone’

Segmenti & Controfigure

febbraio 9, 2013

Antonio Scavone

Antonio Scavone

Lavoro a nero in una ricevitoria del lotto, il principale mi ha messo le mani addosso, ci sono andata a letto, la moglie ci ha scoperti, sono stata licenziata. A casa non trovo di meglio, dopo il divorzio mia madre si è messa con uno scansafatiche, dice che è malato di cuore e non può lavorare, io dico che è un opportunista. Lei non lo ama, lo sopporta, le fa compagnia, le rispondo che “Il marito della parrucchiera” lo hanno già fatto ed era troppo sdolcinato, mi ribatte che non posso capire io che un uomo lo concepisco solo come uno che ti mantiene. Forse ha ragione, è che a ventinove anni suonati, quindi trenta, non ho ancora terra da camminare e cielo da vedere come si dice di solito. Non ho mai voluto fare qualcosa che mi piacesse davvero perché qualcosa che mi piacesse o che tuttora mi piaccia davvero non c’è mai stata. E se c’è stata era di poco conto. Mia madre ha cominciato da sciampista, poi manicurista, infine parrucchiera e si mise in proprio a vent’anni, rilevando un salone da barbiere di un suo zio: col tempo e con sacrifici ristrutturò quel salone abbastanza squallido, lo chiamò col suo nome, “Acconciature Caterina”, cominciò a guadagnare, sposò mio padre a ventott’anni, mi ebbe a ventinove, ha divorziato tre anni fa, ora ne ha cinquantanove. Sono figlia unica, un altro figlio le morì di parto e da allora mia madre scoprì che non poteva più avere bambini, si amareggiò in silenzio, in solitudine, tirando avanti come ha sempre fatto: con coraggio e aspettative. Al suo posto mi sarei lasciata andare, se non altro per prendermi una pausa di riflessione, ma Caterina la parrucchiera non si perse d’animo: siamo fatte in modo diverso. Anche il divorzio da suo marito è stato vissuto con naturalezza e praticità, è come quando si perde un treno, è inutile disperarti, devi semplicemente aspettarne un altro. (continua…)

Il campo del vasaio

agosto 8, 2012

(continua…)

Pezzo di ricambio

agosto 7, 2012

Antonio Scavone

Pezzo di ricambio

     Il problema non è indossare le calze ai piedi ma infilare i piedi nelle calze. È una questione di coordinazione, ma anche di perizia e di assuefazione. Un anno fa non me lo sarei mai posto, questo problema, l’avrei giudicato ridicolo e futile, ma un anno fa non potevo immaginare quello che mi sarebbe successo e mai avrei pensato che sarebbe successo a me. (continua…)

Dopo

agosto 4, 2012

Antonio Scavone

Dopo

È inutile nasconderlo: sono morto sfortunato, come un passero che si trovi a volare in una rosa di pallini, un caso fortuito ma tragico, un incidente d’auto come tanti – e non correvo neppure – e ci sono rimasto secco, come si dice, senza avere il tempo di soffrire, strappato dalla continuità della vita e consegnato all’uniformità della morte, in uno spazio e in un tempo alquanto oscuri.
     Vorrei poter raccontare i dettagli del mio incidente, la cosiddetta “dinamica dei fatti” ma, che ci crediate o no, si è svolto tutto così velocemente che, come in un paradosso, quel che viene considerato rapido e conseguenziale, a me è parso invece lento e occasionale. Grossomodo, un tir mi ha tagliato la strada, come spesso succede; poi mi sono ritrovato il parabrezza in frantumi sul capo e la fronte perforata all’attaccatura dei capelli e poi niente che avesse un colore o un sapore, insomma buio assoluto, silenzio assoluto, calma assoluta: la morte. Che altro, se no?
     Sono rimasto in macchina per due ore, immobile e senza vita, prima che arrivasse la polizia per effettuare gli accertamenti del caso e dopo che l’autorità giudiziaria, d’intesa con quella sanitaria, facesse rimuovere il mio cadavere, già rinsecchito come un ramo senza linfa. (continua…)

Giulia, sei tu?

luglio 30, 2012

Antonio Scavone

Giulia, sei tu?

     “Giulia, sei tu?!”… No, Meg Ryan!… A quest’ora, alle sette di sera, dal lunedì al venerdì, sono sempre io, è sempre Giulia che torna a casa dopo una giornata di lavoro, dopo aver provato a guadagnarci quattro soldi con perizie e sopralluoghi da sub-agente delle assicurazioni e puntualmente il gineceo – cioè mia madre Ester, mia zia Mucci, l’altra mia zia Lilla e mia nonna Giulia – mi chiede e si chiede se ad aprire la porta, lasciare la borsa (continua…)

Tutto come mai

luglio 11, 2012

Antonio Scavone

Tutto come mai

     “Che c’è, Marco?”, mi chiede con apprensione mia sorella ma io non rispondo, faccio finta di niente. Carla insiste: “A che stai pensando?” e, per farla contenta, le dico che non sto pensando, sto aspettando che il dottor Ranchetti ci illumini con i risultati delle sue ultime indagini. “Vedrai che stavolta andremo fino in fondo. Non scoraggiarti.” E soltanto adesso tira un sospiro di sollievo, si ricompone, sicura di aver sedato e sviato le mie solite remore, il mio solito disappunto.  Farglielo credere non mi costa niente e sul serio mi sforzo di non pensare, di guardarmi intorno, di notare com’è fatto lo studio di un investigatore privato, dell’aria che si respira quando ti viene annunciato che il “mistero” di tuo padre sta per avere una fine, uno sbocco. (continua…)

Note di lettura (VI) – Iaia Caputo

giugno 18, 2012

Antonio Scavone

Vivere e scrivere

     Perché si scrive un romanzo? Per dimostrare un’abilità o una competenza a se stessi o ai lettori? Per esprimere un’idea o un convincimento che ha accompagnato negli anni l’esistenza? Perché non si resiste all’irrefrenabile smania di raccontare le stagioni della propria vita, ritenendole emblematiche di una generazione? Oppure si scrive un romanzo per testimoniare con la letteratura, e quindi letterariamente, un personale struggimento tragico o melodrammatico?
     A tutte queste domande non dà risposte il romanzo “Dimmi ancora una parola” di Iaia Caputo, edito da Guanda nel 2006. Non dà risposte ma le contempla tutte, quelle domande, perché la scrittrice se le pone continuamente nel racconto che allestisce sin dall’infanzia (quando inventava storie incredibili), ma le presenta come esigenze impersonali, ambizioni o voglie riferibili a tutti e a nessuno. Infatti la protagonista non dichiara il suo nome pur argomentando della storia della sua identità: la rifiuta, la allontana da sé questa identità contraddittoria e racconta gli avvenimenti in terza persona, stabilendo quasi un distacco socratico con se stessa. Qual è allora lo scopo di questo romanzo? Da quale esigenza espressiva o analitica è nata l’iniziativa letteraria di raccontarsi? (continua…)

Ray, il fantastico

giugno 8, 2012

Antonio Scavone

     Nel 1953 immaginò con il romanzo “Fahrenheit 451” che in un futuro lontano – forse questo, il nostro presente – l’umanità avrebbe bandito i libri bruciandoli giacché i libri scatenano emozioni, passioni ed opinioni che non sono ammissibili in una società votata all’appiattimento e all’omologazione di ogni libertà individuale.
     Il romanzo era ovviamente fantasioso e paradossale: attingeva a quella science-fiction che aveva già dato a più riprese (da Orwell a Wells) spunti e orrori per una rappresentazione non convenzionale della realtà. E tuttavia era “convenzionale” la fantascienza tanto dei romanzi quanto dei fumetti: prevedibile e scontata, con personaggi familiari per l’immaginario collettivo (marziani, alieni), la letteratura fantascientifica tendeva a manifestarsi come un fatto letterario autonomo, non dissimile dalla letteratura esistenzialistica o favolistica. La favola, però, doveva essere costruita e narrata ben oltre il pretesto della traccia irreale, ben oltre lo stupore che una storia sul futuro poteva evocare. (continua…)

Le donne nel teatro napoletano

maggio 29, 2012

Antonio Scavone

Le donne nel teatro napoletano
(Excursus)

     Nella storia del teatro napoletano sono pressoché infiniti i personaggi femminili che animano la scena da protagoniste, ma, di fatto, sono pochi quelli dotati di uno spiccato rilievo drammaturgico. Nato da farse e pochade francesi, opportunamente rielaborate, il repertorio femminile del teatro napoletano dell’Ottocento è per lo più ancorato ai tipi e ai caratteri classici della tradizione muliebre, in una rappresentazione quasi sempre caricaturale, secondo i canoni di una verosimiglianza convenzionale e di una ripetitiva introspezione di maniera, a tal punto esteriore al personaggio femminile da farlo decadere spesso nell’ovvietà e nella mistificazione scenica e storica. (continua…)

Note di lettura (V) – Mariam Petrosjan

maggio 22, 2012

Antonio Scavone

La casa sospesa

     Il romanzo è ponderoso, più di ottocento pagine, costruito e distinto in libri, attraversato da una foga descrittiva che fatica a stemperarsi, come se dovesse cooptare e imprigionare il lettore in un’interminabile e sontuosa cristallizzazione della percezione e della simbologia letteraria così corposamente stimolate e allestite. “La casa del tempo sospeso” è, già di per sé, un titolo evocativo e familiare e l’autrice, l’armena Mariam Petrosjan, ha impiegato dieci anni per scriverlo. (continua…)

Un mio amico

maggio 1, 2012

Antonio Scavone

     Un mio amico si è cacciato in un grosso guaio, di quelli che possono lasciarti un segno per il resto della vita e come sempre succede, in casi del genere, non sa che significato avrà il resto della sua vita.
     Si è lasciato andare, come si dice, si è fatto prendere la mano dalle circostanze: in un impeto di follia, forse suggestionato da una serie di coincidenze, tutte uguali e deprimenti, stava per togliere di mezzo la sua donna. Sì, insomma, stava per ucciderla. (continua…)

Beato San Gennaro…

aprile 8, 2012

Antonio Scavone

Lettera impossibile al santo patrono di Napoli

 

     Beato San Gennaro                      († 305)       

     mi rendo conto che scriverVi questa lettera potrebbe essere inteso come un gesto inopportuno o sacrilego: non si scrive a un santo patrono come si farebbe al vescovo della diocesi o al vicario di Cristo a Roma. Pur nelle loro funzioni sacrali, un cardinale o un pontefice sembrano più vicini e “umani” perché contemporanei, ieratici finché si vuole ma terreni. (continua…)

Sms, una breve estetica

gennaio 12, 2012

Antonio Scavone

Saranno ancora molti gli adolescenti che, col telefono cellulare, inviano sms (short message service) con gli acronimi fin troppo elementari e convenzionali (“tvb”, “tvtb”), come saranno moltissimi gli adolescenti che con un’implacabile digitazione compongono in tempo brevissimo messaggini d’amore o comunicazioni per così dire di servizio per i loro amici, le loro famiglie.
     La tecnologia dall’evoluzione infinita dei cellulari ha imposto una forma di comunicazione scritta che sostituisce per i costi minori una telefonata e che possiamo imparentarla tanto al linguaggio parlato (immediato, assertivo), quanto a formule più ricercate di scrittura (su tutte l’epigramma).
     Lo sviluppo dei pulsanti per la scrittura (la cosiddetta tastiera “Qwerty”, dalla disposizione delle lettere sulla prima riga a sinistra) ha consentito l’opportunità di scegliere la singola lettera (come sulla tastiera del personal) e di articolare quindi una parola o una frase senza l’assillo di dover trovare con ripetuti tocchi sui tasti la lettera che ci serviva. (continua…)

Sweet Ladies

dicembre 13, 2011

Antonio Scavone

Sweet Ladies
(Le attrici britanniche a Hollywood)

     Lo star system ollivudiano ha sempre stabilito regole precise per gli attori stranieri: dovendo superare la difficoltà della lingua i neo-latini (italiani, francesi, ispanici) interpretavano se stessi, i tedeschi improbabili teutonici, i giapponesi ovviamente gli asiatici.
     Da questa divisione o discriminazione tra americans e aliens, venivano esclusi necessariamente gli interpreti di madre-lingua inglese, ma anche ai british toccava in sorte di impersonare sempre e solo personaggi della vecchia Inghilterra, o di un’Inghilterra presunta. Ci sono state delle eccezioni, naturalmente, e alcune sono state famose (Stan Laurel o Charlie Chaplin), ma i ruoli da ricoprire per gli attori inglesi (o canadesi o australiani) erano quasi sempre quelli che meglio connotavano presso il pubblico americano lo stereotipo britannico. (continua…)

I manifesti oscurati

dicembre 1, 2011

Antonio Scavone

I manifesti oscurati

     Si resta attoniti, qualcuno impassibile, quando non ci aspettiamo certe notizie: persone che ci lasciano e ci lasceranno ce ne saranno sempre e non ci sorprende il modo o la formalità con la quale ci hanno lasciati. Può essere inconsueta, quella forma, per taluni raccapricciante o semplicemente triste ma non ne ricaviamo una lezione o un insegnamento, un monito o un’allusione: restiamo convinti, per un atavico istinto di sopravvivenza, che tutto (la persona, il modo, la formalità) si sia compiuto perché così doveva compiersi. (continua…)


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