Archivio per la categoria ‘critica’

Nel cuore della parola

maggio 21, 2013

Ida Travi

[Alessandra Pigliaru, Nel cuore della parola. Postfazione a IDA TRAVI - Il mio nome è Inna. Scene dal casolare rosso, Bergamo, Moretti&Vitali 2012]

«Hai memoria di questo mondo? | Sai come si chiama questo mondo? || Tutti lo chiamano mondo, ma qual è | il suo vero nome? || Il sole, sai come si chiama il sole? | Perché non risponde mai? E l’incendio?… È già finito? | E l’acqua… Che nome ha | che nome ha? || E tu che mi chiami di notte | come mi chiami? | Ti ricordi il colore dei miei capelli?».

Dal silenzio alla scelta esiste un’età propizia e congrua in cui apprendere l’esercizio del ritmo. Ricordarlo e accoglierlo mentre (ci) avanza. Il corpo della poesia si sa trasfigurare dunque in un orizzonte dirimente; non c’è più un taglio che lascia attoniti, c’è invece l’edificazione della scelta e della distinzione del tempo e dello spazio.

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Ortografia della neve

maggio 20, 2013

Francesco Balsamo

Francesco Balsamo

Sembra che non ne abbia abbastanza d’inchiostro. Ha una scrittura leggera, la neve e, lenta, ma fitta, depone i suoi segni, in un’ampiezza che va oltre la cova del tempo, come da un pennino fatto a foglia. Scrive, la neve, con una china diluita nel solvente delle nuvole, ed è come memoria, che s’inbrina in ogni minuscola farfalla di gelo. Qualcosa s’imbriglia e vediamo, finalmente. Nelle maglie della rete c’è qualcosa che, dentro, era corsa come acqua e aveva sedimentato, scritture che non leggevamo più. Servono lampade, dietro la lavagna del ricordo, dentro cui si è deposto il bianco del gesso, la riga elementale della sostanza, che ci tiene in piedi, parola, nella guancia della vita, che ci nevica addosso, un abito da leggere. Ma non si lascia trattenere, la neve, sotto il violento bagliore della lampada. Si sfalda, segno per segno, nella gola, dopo che nel bicchiere l’hai raccolta per mangiartene un po’. Quella carne bianchissima, quel lievito degli angeli, o il fiato dei morti, forse. Forse il giocattolo di dio. Lo zero matematico, di un insieme ricomposto, che tutto trattiene nell’appartenenza ad una retta, nell’infinito annodata ad altre, grafie dello stesso universo, di un inverno che si fila, che si affila nel ricordo. [...]

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Canto della dimenticanza

maggio 15, 2013

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Iole Toini

Iole Toini conosce il valore delle parole, sa che devono essere usate per il peso che possono avere; per questo forse non è molto incline all’esposizione mediatica, e assume un atteggiamento parsimonioso che evoca rispetto verso il proprio e l’altrui silenzio. E’ nel silenzio che sembra maturare la sua poesia, quel silenzio che la accompagna dai tempi dello splendido Spaccasangue (Le Voci della Luna, 2009), esordio che però rivelava una scrittura già estremamente matura, urticante nei contrasti e nelle fratture, indifesa davanti allo stupore. (continua…)

Il più grande poeta sconosciuto d’Italia

maggio 12, 2013

Mario lo Tasso in un momento di particolare ispirazione.

Mario Lo Tasso in un momento di particolare ispirazione.

Mario Lo Tasso

Le liriche che di seguito leggerete sono state scritte da Mario Lo Tasso, poeta sconosciuto e praticamente inedito (almeno credo: ha finito la vita in Africa molti molti anni fa, dopo aver abbandonato la poesia per l’avventura… non si sa che mansioni ivi svolgesse: pare che insegnasse l’educazione tecnica di base ai bambini autoctoni, e forse – chissà – un po’ di poesia…), di cui solo pochi conoscono alcune opere, e ne parlano come poeta vero e proprio. Tra questi pochi, io, che l’ho conosciuto quando insegnava in un istituto professionale a Campobasso, Molise.
Credo che il suo nome sia rimasto impigliato, dopo molte e molte suppliche all’autore stesso che non voleva pubblicare niente, nella rete di miscellanee antologiche di natura e circolazione provinciale, se non addirittura scolastica. Non avendo mai creduto alla costruzione del proprio sé, non ha mai nemmeno creduto d’essere un poeta, o uno sciagurato passionario. Perciò non ha mai spedito rigo a nessuno, aborrendo l’editoria come tale, l’editoria come ordigno, e l’editoria come diffusione di fotografie scritte del sé (ignobile parte della persona).

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La passione dell’origine

maggio 9, 2013

Lucetta Frisa

Lucetta Frisa

In una pagina particolarmente significativa e premonitrice del Libro delle Interrogazioni, nel fervore di un dialogo serrato, estremo, con una parola che è vertiginosa coscienza del vuoto su cui il suo dire si staglia (il deserto che si profila in forma di risposta ad ogni domanda, l’assenza inesprimibile che il segno annuncia nell’attimo in cui depone sulla pagina la traccia febbrile del suo passaggio), Edmond Jabès annota, e ci lascia in eredità come una testimonianza gravida di futuro, una riflessione che è anche un preciso e inequivocabile indirizzo di poetica e di ricerca di senso: “Scrivere è avere la passione dell’origine; provare a toccare il fondo. Il fondo è sempre l’inizio. Anche nella morte, certo, una moltitudine di fondi costituisce l’abisso, tanto che scrivere non significa fermarsi alla meta, ma oltrepassarla senza fine“. (continua…)

La memoria e l’oblio

maggio 5, 2013

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Marina Giovannelli

Madre – metaforicamente parlando – della futura dea Afrodite, Ishtar presiede all’amore, sia sacro che profano, ma anche al suo doppio: la guerra.
L’intero mito di questa complessa divinità femminile sembra percorso, in realtà, da diadi antitetiche e complementari: luce e ombra, vita e morte, maschile e femminile, perdita e ritrovamento, angoscia e sollievo, tempo ciclico – quello delle stagioni che Ishtar deve riconquistare e tutelare – e tempo soggettivo e lineare, dotato di un inizio e di una fine – quello impiegato dalla dea nel corso della sua discesa agli Inferi –. (continua…)

Oltreverso

maggio 4, 2013

Oltreverso (il latte sulla porta )

Doris Emilia Bragagnini

[...] “Contro il silenzio e il rumore invento la Parola, libertà che si inventa e mi inventa ogni giorno”, scrive Octavio Paz, e la Bragagnini lo segue come una fedele allieva. La sua è una poesia solitaria, per solitari, spiriti aristocratici, che non cercano la complicità delle passioni, ma la lampada che ti guida all’ingresso del sogno, la bilancia che pesa la verità e il desiderio, l’osso fiorito per attraversare “un labirinto da tradurre / quella morsa attorno al collo/ come ciondolo di morte” (pag.73).

E’ la poesia della solitudine, dell’insonnia, della sterilità, della frammentazione, della disgregazione, della morte. Che non ha paura delle trappole, delle insidie, delle mani vuote, dei movimenti delle nubi, del tremore degli alberi, dello stupore dello spazio, degli assoluti, dell’eternità con i suoi angeli e demoni. L’inferno e il paradiso stanno già su questa terra. Nessuna chiesa, nessun partito, nessuna ideologia, e persino l’erotismo, il grande feticcio del nostro secolo freddo e crudele, salva dalla distanza, dalla dissolvenza, dall’autodistruzione [...]

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L’ospite indocile

maggio 3, 2013

L'ospite indocile

Marco Ercolani
Lucianna Argentino

Disperato e leggero

“Non risposero all’appello
ma la loro assenza
non provocò domande”

L’ospite indocile (Passigli, 2012) di Lucianna Argentino è un poema che indaga questi paesaggi di assenza, di soglia fra vita e morte. Verso dopo verso, l’intero libro si snoda come una preghiera che testimonia “gli abbracci vuoti / da braccia nude, senza niente in mezzo”, e sconfigge i silenzi del dolore, se “Scrivere è togliere spazio al male, / è addomesticare la paura”, se l’andatura dei versi, come “voce rimasta a vibrare”, è quella di un diario intimo, misterioso, esposto alla semplicità della confessione.

“Non è che l’ombra del silenzio
questa parola che irrompe”

Siamo di fronte a una “lezione di tenebra”, a un rito interiore il cui respiro è “ricamato di speranza / con fili logori e terreni”. È una lezione minima, tessuta nell’abito che riveste il corpo:

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SoloMinuscolaScrittura

maggio 2, 2013

Silvia Rosa - SoloMinuscolaScrittura

Silvia Rosa – SoloMinuscolaScrittura

Silvia Rosa

Quali trame percorrono i messaggi poetici di Silvia Rosa? Che caratura hanno queste brevi e affilate visioni del sé? «Solo Minuscola Scrittura» è un esperimento, pienamente riuscito, di accogliere la relazione. Silvia, che ha esordito poeticamente con «Di sole voci», ora ha la maturità per sostanziare se stessa. Come corpo puntellato di parole, anzitutto. Questo corpo lo si vorrebbe espungere da ogni materialità, lo si vorrebbe mondare fino quasi la sparizione. Ma poi ecco il bagliore: una luce che a intermittenza ripara dall’eccesso, eppure compare. Non può fare diversamente. Si arroga il diritto di farsi sentire. La poetica di Silvia Rosa assume così la consistenza di una partitura in scala cromatica dove ogni messaggio è percorso da regolarità di composizione, uguale per lunghezza e intensità. A scricchiolare è appunto l’elemento corporeo, quel groviglio che patisce, ama e si interroga e che non rende tutto così disciplinato. Un nocciolo preciso che avanza verso il «tu». La prima relazione che Silvia riconosce è in questo senso con se stessa, per fare controcanto ad un interlocutore muto e senziente che la sollecita nel peregrinare della parola. (continua…)

Mare aperto

aprile 23, 2013

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Wojciech Bonowicz

Uscita nel 2006, Mare aperto è la quarta raccolta poetica di Wojciech Bonowicz (1967). Nella ristretta produzione dell’autore segue Wybór większości (La scelta della maggioranza, 1995), Hurtownia ran (Ferite all’ingrosso, 2000), Wiersze ludowe (Poesie popolari, 2001) e precede Polskie Znaki (Segni polacchi, 2010). Mare aperto è a oggi la silloge di Bonowicz che ha avuto in Polonia maggiori riconoscimenti, fra i quali il Premio Gdynia, e lo stesso autore la considera un punto di svolta della sua carriera. Dopo di essa si è cominciato a parlare di Bonowicz come di un nuovo esponente della poesia religiosa. Pur non negando il proprio interesse per la teologia (del resto nel 2001 pubblicò una fortunata monografia su Józef Tischner, brillante prete filosofo morto l’anno precedente) l’autore prendeva però al contempo le distanze da una poesia il cui fine fosse quello di inserirsi in una tradizione, quella della poesia religiosa, pur molto fortunata in Polonia. La ricerca del poeta è rivolta piuttosto verso una lingua adeguata a parlare delle faccende che gli stanno a cuore. C’è la religione, certo, ma prima di essa, in questo libro magistralmente costruito, viene il tema della scrittura, con una serie di componimenti autotematici. (continua…)

Poeti Greci Contemporanei (I)

aprile 15, 2013

Yòrgos Chronàs

Yòrgos Chronàs
(Γιώργος Χρονάς)

clicca sull'immagine

Yòrgos Chronàs è considerato fra i maggiori poeti contemporanei greci. Nasce nel ’48 al Pireo e a vent’anni circa si trasferisce ad Atene. Pubblica il primo libro nel ’73. Il secondo, l’anno dopo, glielo finanzia Mànos Chatzidàkis, che gli procura anche un breve spazio di 15 minuti alla radio nazionale, sul terzo canale. Il programma si chiama “Odòs Pànos” (via Pànos). Da allora, non si contano gli interventi nella vita culturale del paese di Chronàs, talmente tanti sono. Pubblica 20 libri fra poesia, prosa e teatro. Continua le trasmissioni radiofoniche. Fonda una rivista letteraria (Odòs Pànos) e l’omonima casa editrice. Scrive anche canzoni, circa un centinaio, musicate da Chatzidàkis e altri nomi della musica contemporanea greca. Forte e influente è la sua presenza nelle lettere del paese. Più o meno nel 1970, conosce in un caffè del Pireo Michàlis Katsaròs che gli segna la vita poetica, come egli stesso sottolinea, a tal punto da dire, in un’intervista per la ERT (la RAI greca): “Molto di quello che ho scritto è dedicato, direttamente o non, a Katsaròs; non ho problemi nel dirlo”. (continua…)

Gadda, Carlo Emilio (XI)

aprile 13, 2013

Tristram Shandy

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

20-01-1987

(Sulla ‘digressione’)
(Su come Gadda, cioè, sia riuscito a costruire
la Cognizione del dolore)

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La Biblioteca di RebStein (XLII)

aprile 11, 2013

etretatlibraryyq7La Biblioteca di RebStein
XLII. Aprile 2013

M. Ercolani – L. Frisa

 

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M. Ercolani/L. Frisa – Il muro dove volano gli uccelli
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Il muro dove volano gli uccelli

aprile 11, 2013

N. De Staël, Noon Landscape

Marco Ercolani
Lucetta Frisa

Il muro dove volano gli uccelli

Gli uccelli di Braque sono molto più pesanti dell’aria, come sono realmente gli uccelli, ma volano meglio di tutti gli altri, perché, come i veri uccelli, partono dal suolo, ridiscendono a nutrirsene e ripartono in volo.
Francis Ponge

Oltrepassare me stesso, non so come accadrà né quando.
Nicolas de Staël

(continua…)

EX.IT 2013

aprile 6, 2013

ex-it-2013

EX.IT

Materiali fuori contesto

Biblioteca Comunale “Pablo Neruda”
Albinea (Reggio Emilia)
12-13-14 aprile 2013

scrittura, video e musica
reading, proiezioni audiovideo e
performance sonore

in tre giornate di incontri
ideati e curati da
Marco Giovenale, Mariangela Guatteri,
Giulio Marzaioli, Michele Zaffarano

Il programma completo


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