Eco è veramente la dea del linguaggio poetico. Sull’opera che deve nascere, fa passare questo soffio lamentoso, desolato, in cui si eleva l’esigenza della vita fisica che si alimenta di uniformità e ripetizioni. Nel pensiero la vita vuole ritrovare la carne; ecco perché la poesia è il suo atto più alto: interiorizza la parola. E io pensavo a questo, è chiaro, quando ho scritto, in un quaderno di note che ho sotto gli occhi: «scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che si conosceva. Siamo separati dal mondo perché lo siamo da noi stessi; una ferita è proprio questa separazione, e se siamo feriti possiamo amare solo ferendo». Sono certo che esistano esseri di luce, e la loro mente annulla la distanza con la velocità. Tutta la realtà è il contenuto del loro pensiero. (Joë Bousquet)
Archivio per la categoria ‘filosofia’
Mistica
aprile 13, 2013Quaderni delle Officine (I-XXVIII)
aprile 1, 2013Il farsi della scrittura
marzo 14, 2013Marco Della Greca
Giuseppe Zuccarino
Il farsi della scrittura
Milano-Udine, Mimesis, 2012
Il libro di Giuseppe Zuccarino riunisce una serie di studi dedicati a diversi autori che, in un modo o nell’altro, hanno messo in questione il lavoro della scrittura, che hanno cioè mostrato all’interno della propria opera il percorso verso l’opera, il movimento che in essa tende al compimento – o che vota all’incompiutezza. Le singole analisi proposte (già pubblicate altrove) sono qui raccolte con l’intenzione – testimoniata dal titolo stesso del libro – d’interrogarsi sul farsi della scrittura. Al di là del valore che si può facilmente riconoscere alla precisione e alla profondità che caratterizza ciascuna di esse, c’è nell’itinerario proposto da Zuccarino il fascino di una questione implicita che la giustapposizione stessa dei testi proposti è capace di rivelare. Essi riescono a delineare un affascinante percorso attraverso la seconda metà del Novecento; è l’eccellenza stessa della scrittura francese del XX secolo – Maurice Blanchot, Roland Barthes, Claude Simon, Pascal Quignard, Jacques Derrida – a essere chiamata a testimoniare di questa dimensione materiale, concreta, fisica, fisiologica, a volte fisiopatologica, della scrittura all’opera, dell’opera che si fa e che interroga il suo farsi.
Foucault: pensare la storia della verità con Nietzsche
febbraio 3, 2013Foucault: pensare la storia della verità con Nietzsche
Il 2 dicembre 1970, Michel Foucault tiene la lezione inaugurale della nuova cattedra di Storia dei sistemi di pensiero, istituita per lui al Collège de France. Il testo, che è di carattere programmatico, sarà pubblicato poco tempo dopo, nella forma di un volumetto dal titolo L’ordre du discours(1). In questo scritto, fin quasi dall’esordio, il filosofo espone la sua tesi di fondo, secondo cui «in ogni società la produzione del discorso è insieme controllata, selezionata, organizzata e ridistribuita tramite un certo numero di procedure che hanno la funzione di scongiurarne i poteri e i pericoli, di padroneggiarne l’evento aleatorio, di schivarne la pesante, temibile materialità»(2).
Nell’ambito di tali procedure, si notano in primo luogo quelle di esclusione. La più comune è l’interdetto: non tutti possono parlare di qualsiasi cosa in ogni circostanza (così, tra gli argomenti più frequentemente soggetti a proibizioni vi sono la sessualità e la politica). Un secondo metodo di esclusione si manifesta come partizione o rigetto: esempio tipico è quello dell’opposizione tra ragione e follia, che il filosofo ha esaminato approfonditamente in una celebre opera, Histoire de la folie à l’âge classique(3). (continua…)
Il sangue privato
gennaio 20, 2013Brevi note preliminari
La vendetta e l’onore sono due idee estremamente affini; non per nascita ma per il loro continuo depositarsi nella storia del pensiero e delle rappresentazioni che contraddistingue entrambe come temi prospettive e passioni irrinunciabili per la morale umana. Fin qui si potrebbe obiettare che qualunque idea morale, se opportunamente appaiata, può essere ascritta ad una relativa e salda mappatura, tuttavia nella storia di vendetta e onore si può riconoscere un preciso e cogente tessuto narrativo di tipo pratico che non conosce eguali. Vendetta e onore non sono solo idee di estrema suggestione ma assurgono a metafore delle relazioni e assumono esse stesse connotazioni cruciali, simboliche e necessarie, che hanno accompagnato la storia del pensiero fin dai suoi albori. Nella genesi della storia delle passioni, strettamente legata alla storia delle virtù, la vendetta in particolare si è riscontrata una delle più vitali, polimorfe e dissimulanti che la storia del pensiero occidentale abbia concepito. (continua…)
Tra le mani un precipizio
gennaio 6, 2013Tra le mani un precipizio
32 riflessioni apocrife di María Zambrano (1979)
1. René Char scrive: «Non c’è un potere divino sparpagliato in ogni soffio: gli dei sono nei nostri muri, attivi, assopiti». Esiste, secondo il poeta, una concentrazione intima, nel sacro cerchio della casa, di dei plurali e perturbanti. Vorrei soffermarmi a lungo su questo dettaglio».
Quaderni delle Officine (XXVII)
luglio 8, 2012
Quaderni delle Officine
XXVII. Luglio 2012
Giuseppe Zuccarino
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Giuseppe Zuccarino – Il Libro, il mimo, il dono (2012)
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Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé
luglio 8, 2012Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé
1. Una delle prime opere del filosofo Jacques Derrida, L’écriture et la différence, si apre con una singolare epigrafe virgolettata: «le tout sans nouveauté qu’un espacement de la lecture»(1). Non viene indicata la paternità della formula, bensì soltanto il testo da cui è tratta, vale a dire la prefazione a Un coup de dés, il che basta a far riconoscere l’autore, il poeta ottocentesco Stéphane Mallarmé. Per capire il senso del segmento frastico prelevato da Derrida, occorre risalire al contesto originario. (continua…)
Quando tenebra in Germania
luglio 5, 2012Mario Ajazzi Mancini
“QUANDO TENEBRA IN GERMANIA”
Con Paul Celan, alla prova della traduzione
(Tratto da Aut-Aut, numero 334, 2007)
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland
dein goldenes Harr Margarete(1)]
Identità e solitudine (II)
luglio 2, 2012(Continua da qui…)
La parola morte: J. Rodolfo Wilcock
Quando si va a caccia della solitudine essenziale, e se ne rinviene il legame con l’atto di scrittura, s’incontra in fretta l’enigma, la parola dell’enigma più inquietante, la parola della morte. Nel Novecento la parola della morte ha trovato il suo interlocutore primo e più autorevole in Martin Heidegger, in Essere e tempo(12). (continua…)
Identità e solitudine (I)
luglio 2, 2012Identità e solitudine
Sull’essenza nascosta della scrittura
Blanchot Celan Kafka Pessoa Wilcock
Frei aber einmal
Joseph Joachim
Che il legame tra la scrittura e la solitudine sia essenziale per ambedue le situazioni, che esse – scrittura e solitudine – siano delle situazioni in senso forte legate tra loro da una determinazione comune, e che infine si ponga in evidenza soltanto grazie a questo legame la natura nascosta e profonda delle due situazioni stesse, ebbene, tutto questo costituisce il nodo concettuale che qui ora cercheremo di sciogliere.
Tutte le parole del libro
maggio 28, 2012Giuseppe Zuccarino
Edmond Jabès
La Bibliothèque nationale de France rende omaggio ad Edmond Jabès, nel centenario della nascita, con un’esposizione di volumi e documenti. La sede è senza dubbio la più adatta, visto che a questa grande biblioteca parigina lo scrittore aveva nel 1990, ossia l’anno prima della morte, fatto dono dei propri manoscritti. In occasione della mostra, appare anche un piccolo catalogo: Edmond Jabès . ( ), a cura di Aurèle Crasson e Anne Mary (Paris, Hermann, 2012). La stranezza grafica del titolo ne imita un’altra: il più famoso dei vari cicli di opere jabesiani, Le Livre des Questions, si concludeva infatti con un volume dal titolo anomalo, costituito da un punto e da un sottotitolo fra parentesi, • (El ou le dernier livre). L’autore stesso lo spiegava facendo riferimento all’idea dei kabbalisti secondo cui «Dio, El, per rivelarsi, Si manifestò attraverso un punto». (continua…)
Carne della mia carne
aprile 11, 2012“Io sono Ofelia. Quella che il fiume non ha voluto. La donna con la corda al collo La donna con le vene tagliate La donna con l’overdose SULLE LABBRA NEVE La donna con la testa nel forno a gas. Ieri ho smesso di uccidermi. Sono sola con i miei seni le mie cosce il mio grembo. Faccio a pezzi gli strumenti della mia prigionia la sedia il letto il tavolo. Distruggo il campo di battaglia che era la mia dimora. Strappo le porte perché possa entrare il vento e il grido del mondo. Mando in frantumi la finestra. Con le mani insanguinate strappo le fotografie degli uomini che ho amato e che mi hanno usata a letto a tavola sulla sedia per terra. Do fuoco al mio carcere. Getto i vestiti nel fuoco. Mi strappo l’orologio dal petto che era il mio cuore. Esco in strada, vestita del mio sangue.”
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Tratto da:
Heiner Müller, LA MACCHINA AMLETO
Maldoror Press, gennaio 2012
Collana Quod te destruit te nutrit #05
Titolo originale: DIE HAMLETMASCHINE (1977)
Prima assoluta: Théatre Gérard Philipe, Saint‐Denis (Francia), 1979.
Traduzione di Karl Menschengen
Postfazione di Alessandra Pigliaru
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