Archivio per la categoria ‘giuliano mesa’
aprile 22, 2012

Con Giuliano Mesa se ne è andato forse l’ultimo dei modernisti. E – intendiamoci – non si vuol dire “l’ultimo” secondo la vulgata di un’elegia della fine che vede dappertutto epigoni esausti o svagati postmodernisti: “l’ultimo” intende designare colui che, con radicalità, ha compiuto un estremo tentativo di rappresentare l’istanza modernista in modo adeguato ai tempi.
Al centro di ogni modernismo sta un progetto di ricerca della verità, verità ontologica in primo luogo. Secondo una movenza non certo maggioritaria in questi anni, Mesa non ha dissolto il concetto di verità in una semplice accoglienza nei confronti della venuta dell’altro, ma ha preteso che la poesia dicesse quel che il linguaggio ordinario non sembra più in grado di dire: non la verità dell’oggetto, ma la verità dell’evento: una verità etica. Nell’indistinzione ontologica dei fatti, la scrittura punta a risemantizzare con cura le tessere del linguaggio per restituirle a una nuova vita relazionale, etica.
(Paolo Zublena)
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marzo 21, 2012
Giuliano Mesa
[...] Siamo nel cuore di una lirica che ha come unica ragione quella di non pretendere ragioni, che ha il coraggio di gettare sulla pagina un’esperienza vitale in forme improvvise, non garantite a priori. È una poesia pura, una lirica astratta che si trascina dietro scorie e detriti e che compie il miracolo di avvincere il lettore a una storia, a un dolore, a un’angoscia mai nominati ma che, per le vie segrete dello stile e della grammatica, premono contro le parole. [...]
(Guido Caserza, dalla Postfazione a Quattro quaderni)
(Leggi l’intero articolo su Letteratura Necessaria)
["Letteratura necessaria - Voci del novecento" è una rubrica curata e realizzata da Enzo Campi. Il primo numero è dedicato a Piero Bigongiari, il secondo a Roberto Sanesi, il terzo a Brandolino Brandolini D'Adda.]
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gennaio 16, 2012
Giuliano Mesa
“l’abbiamo pianto, ora sarà il caso che ci mettiamo a leggerlo
lo avevamo letto anche prima; i suoi versi accampavano il diritto di essere letti, non era una concessione che gli si rendesse ma una occasione di ribellarci alla mediocrità delle parole confuse”
(Marzio Pieri)
“Muovendosi fra lutto e utopia, con un linguaggio scheggiato ed essenziale, Mesa ricercava esperienze di verità a partire dalla “non dimenticanza”, con un verso sospeso fra monito e memoria. Contrastava il vuoto producendo resistenza, facendo ostruzione, con una alchimia di segni, silenzi, suoni e respiri che costituivano la grammatica e la materia dei suoi testi.”
(Alessandro Baldacci)
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agosto 20, 2011

Quaderni delle Officine
XX. Agosto 2011

Giuliano Mesa
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Giuliano Mesa, Interazioni (Genova, 2002)
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agosto 20, 2011
Giuliano Mesa
Il primo giugno 2002, un sabato mattina, Giuliano Mesa fu invitato a parlare ai ragazzi della Scuola Centurione di Genova, delegazione di Sestri Ponente. Classi I e III. Quartiere operaio, scuola quasi periferica. Massimo Sannelli diede una mano con fotocopie e pianoforte, Mario Fancello – insegnante e redattore – registrò tutto, poi sbobinò e pubblicò la lezione, parola per parola, suono per suono, nella rivista scolastica, «Cantarena», numero 22, giugno 2003. Non è stato modificato nulla: il testo sbobinato – riletto e approvato da Mesa – contiene anche i suoni, non solo le note. Le fotografie sono di Mario Fancello: in b/n su «Cantarena», a colori qui.
Nel 2002 Tiresia era inedito, come libro: è stato pubblicato dalla Camera Verde nel 2008, poi nelle Poesie 1973-2008 (2010). In poesia si cerca «di dire delle cose che si possono dire soltanto così perché c’è il suono, c’è il ritmo, c’è questa sintassi. Allora adesso questo stesso oracolo lo leggerò io e poi ve lo farò sentire insieme alla musica». «Io – Tiresia» è scomparso nell’agosto 2011: chi resta riceve il cómpito di «non predire il futuro ma il passato».
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agosto 16, 2011

Parlando con lingua di pupille
(Materiali per una lettura di Tiresia di Giuliano Mesa)
Solo la lingua che nel fango impasta la sua voce, è seme che matura nel tempo volti fraterni liberi dalla morsa dei sogni. Uno spazio dove ancora si parte la vita in tante mani, e nel passaggio si fa dimora. Per la lacrima venuta ad abitare l’occhio ammutolito del presente.
(continua…)
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agosto 16, 2011
Giuliano Mesa
Le lingue della profezia
“Tiresia” di Giuliano MESA
Tratto da:
Giuliano Mesa
Tiresia (e altre poesie)
Traduzioni di
J. F. Haboud, É. Houser, A. F. Müller, A. Raos,
S. Zanotti
Illustrazioni di
Matias Guerra
Con supporto fonografico contenente la versione dei testi letti dall’autore
Roma, La Camera Verde, Collana “Argento” diretta da Giovanni Andrea Semerano, 2008.
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febbraio 1, 2011
Giuliano Mesa
Nell’opera di Mesa il segno è un metaforico bisturi, strumento di incisione con il quale procedere al sezionamento della “salma” del presente, e, contemporaneamente, una corda vocale, tramite la quale portare a vibrare il lamento luttuoso del proprio tempo. Un movimento a spirale lacera e allaccia, aggancia e smarrisce, all’interno di un ideale nastro di Möbius, il “dopo” che lega ogni parola alla successiva. In Mesa lo spasmo della “creatura”, così come nelle opere di Büchner, Artaud, Vallejo, Beckett e Celan, rappresenta il nucleo di una poetica in cui il movimento della voce del testo e la scrittura dell’umano vengono sviluppati all’interno di stridenti fughe e serie musicali.
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novembre 9, 2007

Dalla Trilogia De requie et natura (1985-1997)
Con un saggio di Giuliano Mesa
*
Da Scribeide (1985-1989), Piero Manni Ed., 1993
www.cepollaro.it/Scribeide.pdf
Da Sintagma sperso
*
donna in te se duplica la vurticanza
e più te mòvi e più chiara la viulenza (continua…)
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settembre 28, 2007

Da recitare nei giorni di festa
(23-24 agosto 1996)
ai sans papiers
I
Dopo che l’afa prosciugò la gioia
e i bambini tacevano, assopiti sull’erba.
Il cane la tovaglia le racchette.
Passato via, il tempo, di qualcuno.
Le carezze. E i ceri che non ardono.
(continua…)
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agosto 11, 2007

TIRESIA
oracoli, riflessi
(22 luglio 2000 – 24 gennaio 2001)
*
“devi tenerti in vita, Tiresia,
è il tuo discàpito”
(continua…)
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