Archivio per la categoria ‘marco ercolani’
maggio 23, 2012
Marco Ercolani
Juif errant
1943. Scritta a Genica Athanasiou durante le prove del Juif errant. Artaud, delirante, non recitò la sera della prima.
Genica,
con il Juif errant va malissimo. Sono talmente scoraggiato che non faccio più niente. Recito con un’assenza profonda. Per la prima volta mi rimproverano di essere inerte. Eppure non lo faccio apposta. La mia potenza di espansione si è bruscamente afflosciata. E poi, il regista è di una grossolanità odiosa.
La tua ultima lettera è stata terribile. Perché insisti a giudicarmi? Perché ti aspetti da me delle risposte normali e ripugnanti, degne di un attore da Comédie Française? I miei nervi, Genica, sono di marmo. La mia anima è di pietra. Non sono più neppure ciò che mi illudevo di essere – grido rauco sparso nell’aria. La mia malattia – mi sorprendo a chiamarla psichica – si diffonde nel corpo con una rigidità che solo certi veleni orientali sanno provocare. Le parole sembrano inutili prigioni, ossa che non trattengono il soffio del corpo. Ricordi la cascata di Nantes? Tu amavi la sua parete di schiuma, bianchissima; io, invece, ero tutte le sue gocce, nel loro ininterrotto e violento dissolversi, nel loro inutile brulicare, rincorrersi, ricrearsi… (continua…)
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maggio 6, 2012

Marco Ercolani
Cristina Annino
Marco, ho letto Turno di guardia tutto d’un fiato. Non poteva essere altrimenti, la tua scrittura è appassionante, limpida, addirittura gratificante per chi la legge, lo sai, inutile ripetere quel che ti ho sempre detto. Inoltre mi è piaciuto perché, più di un diario medico diciamo, o di osservazione e contenitore di malattie mentali, mi sembra che tu intenda teorizzare il rapporto follia-scrittura e adoperi il tuo posto di guardia come mezzo per esprimere concetti tuoi che avresti comunque. Una riprova, intendo. (continua…)
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marzo 25, 2012

Marco Ercolani
“Durante il giorno mi riferiscono deliri malinconici o magiche visioni del mondo. Mi raccontano crimini inesistenti, ingiustizie spietate, desideri favolosi. Parlano, delirano. Ma, a notte alta, quando dormono nella corsia, vorrei spiarli con una piccola pila, attento a non fare il minimo rumore, vorrei capire se la sofferenza di poche ore prima ha lasciato una cicatrice reale nella loro pelle.”
Turno di guardia
Il Canneto Editore
Genova, 2011
“Questa esistenza demonica, questo vivere in estrema vicinanza con l’assoluto, in beatitudine e orrore, sfugge all’alternativa salute-malattia.” (Karl Jaspers)
(continua…)
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dicembre 31, 2011

Marco Ercolani
Si minore
Dai taccuini di Alban Berg, autore del Woyzeck (1929)
Come mi chiamavano una volta? Musicista di semitoni, amico discreto della morte, concertista struggente… Eppure la musica che amavo di più erano i furenti Lieder di Wolf: adoravo le complessità del suo pianoforte, perché aveva radici profonde, armonie brahmsiane. Ma Wolf avrebbe dovuto abbassare la voce. Solo bisbigliando si può avere l’illusione di intraprendere un viaggio. (continua…)
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dicembre 14, 2011

Quaderni delle Officine
XXIII. Dicembre 2011

Campi-Castaldi-Ercolani
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Campi – Castaldi – Ercolani, Esilio di voce. Tre letture critiche
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novembre 28, 2011
Marco Ercolani
“Questo foglio è sempre stato bianco. Lo sarà anche dopo la mia scrittura. Ma con le piccole variazioni di un vento segreto, che rispetta la musica e il senso della frase solo per portare alla superficie questo tormentoso andirivieni di pensieri e di desideri che non ha mai smesso di rendermi ansioso, distratto, febbrile.
Ogni foglio è una testimonianza. Ma ci sono persone che non hanno avuto il tempo di ricomporre con delicatezza il corpo della carta, che è stato trovato smembrato, in qualche tasca di qualche vecchia uniforme, in frammenti e pezzetti, insieme al penoso corpo terreno.
Annotare impressioni. Essere su questo pianeta e fingere di non esserci. Ma, dopo, esserci veramente come chi trasforma le nuvole passeggere del suo mondo parallelo in un mondo reale documentato da atlanti, strade, nomi, percorsi e che non smetterà mai di esplorare – vero, sporco, imperfetto, sonoro, opaco, luminosissimo. Scia di parole. Cosa tenera e viva.”
(continua…)
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novembre 14, 2011
Marco Ercolani
Giorgio Bonacini

Cosa avrò detto del vento? – che fa brillare il vuoto,
liscia il pelo dell’acqua, arruffa i rami e tramuta in oceano i prati…
In realtà non avrò detto che la prima di queste cose.
(Franc Ducros)
(continua…)
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ottobre 9, 2011
Marco Ercolani
Antonin Artaud
La scrittura “interminabile” dell’ultimo Artaud è, nel secondo Novecento, un punto di frattura nel concetto stesso di “opera” letteraria. Frammentaria, lacerata da neologismi, allitterazioni, imprecazioni, invettive, preghiere, glossolalie, non classificabile in nessun genere letterario (è simultaneamente diario, lettera, poesia, monologo, schizzo), testimonia la libertà di un artista eretico, intimamente surrealista, clinicamente folle, pervaso dal pathos dei suoi soliloqui. Artaud, dal 1946 al 1948, riempie quaderni su quaderni, li infittisce di morfemi, schegge verbali, disegni, creando un palinsesto straziato che sospende qualsiasi interpretazione, critica e clinica. Siamo, da lettori, spettatori di un “resoconto minuzioso e tremendo di stati vissuti fino al limite della morte”. Lo stesso Artaud, nei Frammenti di un giornale d’inferno, ne è il consapevole profeta: «Verrà il giorno in cui potrò scrivere per intero ciò che penso / nella lingua che da sempre non smetto di perfezionare / la lingua che nasce da me attraverso il mio dolore».
(continua…)
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ottobre 2, 2011
Giuseppe Zuccarino
«Apparizione momentanea» e «sparizione imminente», il frammento si mostra per un attimo agli occhi del lettore e, appena letto, ritorna nell’ombra. Grafemi, il secondo libro di frammenti scritto da Giuseppe Zuccarino (a più di dieci anni dalla pubblicazione del primo, Insistenze), conferma l’idea che un volume composto esclusivamente di riflessioni brevi o brevissime su letteratura, pittura e critica sia un oggetto più simile alla superficie mutevole di un deserto sabbioso che all’ordinato succedersi di un microcosmo di parole. Niente, come la serie di frammenti, sfugge all’orgoglio dell’opera compiuta, alla pienezza del senso. A chi ama praticare questa forma, lapidaria e indiretta, non resta che scavare con pazienza la sua tana nel linguaggio e vivere il gioco, ironico e malinconico, di interrogarsi incessantemente, con ostinazione, sui dilemmi dell’arte, da sempre in bilico tra mimesi e astrazione. Il frammento, pur privilegiando l’astrazione, non elude la concretezza, soffermandosi ad esempio sui diversi atti e materiali che rendono possibile, e visibile, la scrittura. (continua…)
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settembre 8, 2011
Marco Ercolani
“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”
(Charles Baudelaire)
Non tanto il coraggio di dire quanto la necessità di non tacere, perché il silenzio verrebbe consegnato all’oppressore, al nemico che ordina, sceglie, sopprime. Allora occorre, per dire, una nuova forma di silenzio, fatta di parole armate, vigili, attente. (m.e.)
(continua…)
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agosto 12, 2011
Marco Ercolani
Marco Amendolara
“I piedi non indovinavano
la terra, e la tua mente
ti illuminava a intermittenza,
come un mirabile neon consumato.
Rovinando, formulavi
una domanda vana.
Rimorso o minaccia, lo sguardo
colpiva per annullare
papaveri, centocchi, serpilli.
Nessuna dolcezza,
e deserti i dintorni della persona.”
Frammenti di una poetica infelicità
Per Marco Amendolara
1
Nella prefazione al libro di Marco Amendolara Le tentazioni poliedriche. Artisti-scrittori del Novecento Mario Fresa scrive: «Anche il libro che state per leggere è multicolore e trasversale. La scrittura di M. A. conosce la felicità di uno stupore infinito. Poiché la divisione dei saperi è, qui, saggiamente ripudiata come stolida e infelice regressione». (continua…)
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agosto 8, 2011
Marco Ercolani
Luigi Sasso
Un detective di poetiche
Talvolta accade che un libro si imprima nella mente del lettore con un’immagine più intensa e persistente delle altre. Nel caso del libro di Luigi Sasso, Nomi di cenere (Pisa, ETS, 2003), è il titolo stesso, lo stesso nome del libro, a catturare l’attenzione, a suggerire analogie, turbamenti, domande. Nomi di cenere. Come si può conciliare l’icasticità del «nome proprio» con la rappresentazione del suo dissolvimento, con la sua dispersione in cenere? «Il linguaggio trascina con sé il problema del nome, del soggetto che ne parla; ne fa, anzi, una questione fondamentale». Il luogo dell’ontologia, il discorso logico-filosofico, è dare un nome alle cose, è nominare l’essere. Ma si può affermare senza esitazione anche il contrario: «Il nome prevede l’esistenza di un non-nome. Prevede la possibilità della sua assenza, di una sua riduzione a lettera, a pronome, a vuoto rumore di sillabe». (continua…)
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agosto 1, 2011
La Biblioteca di RebStein
XXII. Agosto 2011

Giuseppe Zuccarino
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Giuseppe Zuccarino – Ercolani o il senso del possibile
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agosto 1, 2011

Giuseppe Zuccarino

In compagnia del demone
Il suggeritore
Non c’è nulla di strano se in un testo narrativo contemporaneo troviamo l’immagine del demone. La letteratura si nutre in primo luogo di se stessa, e di demoni essa parla da sempre, ancorché in maniere diverse. C’è poi da tener conto del fatto che la parola «demone», di uso complesso già nella Grecia antica, ha acquisito in seguito, e mantiene tuttora, significati differenti, come dimostra la sua frequente equiparazione alla nozione cristiana di «diavolo». (continua…)
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luglio 9, 2011
Luigi Sasso
Marco Ercolani

Sette movimenti tra arte e follia
A proposito de L’opera non perfetta
Ci sono temi, autori, pagine che sembrano rivelarci l’essenza della scrittura, l’origine e i limiti di ogni espressione artistica. Ci ricordano che l’arte è il luogo delle contraddizioni, dove anche gli errori, gli inciampi trovano un significato, dove una frase sconnessa può diventare la forma di un destino. In questi autori, in queste pagine la scrittura (artistica, letteraria, musicale, ecc.) ricerca ciò che la trascende, e le sfugge – il reale, l’inconscio – prende un’inflessione interrogativa, pone problemi spesso di non facile soluzione. Come il rapporto tra arte e follia. (continua…)
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