Archivio per la categoria ‘poetiche’

Canto della dimenticanza

maggio 15, 2013

verlak

Iole Toini

Iole Toini conosce il valore delle parole, sa che devono essere usate per il peso che possono avere; per questo forse non è molto incline all’esposizione mediatica, e assume un atteggiamento parsimonioso che evoca rispetto verso il proprio e l’altrui silenzio. E’ nel silenzio che sembra maturare la sua poesia, quel silenzio che la accompagna dai tempi dello splendido Spaccasangue (Le Voci della Luna, 2009), esordio che però rivelava una scrittura già estremamente matura, urticante nei contrasti e nelle fratture, indifesa davanti allo stupore. (continua…)

Celan e l’esperienza dell’impossibile

aprile 26, 2013

Anselm Kiefer, Sulamith, 1983

Giuseppe Zuccarino

Celan e l’esperienza dell’impossibile

     È noto che Paul Celan ha avuto per lungo tempo la fama di essere un poeta difficile, quasi impenetrabile. La sua replica a coloro che gli muovevano tale accusa non era la più adatta a conciliarseli: «Al giorno d’oggi è di voga rinfacciare alla Poesia la sua “oscurità”. […] Mi consentano di riportare un detto di Pascal, un detto che lessi in Lev Šestov qualche tempo fa: Ne nous reprochez pas le manque de clarté puisque nous en faisons profession! – Questa, credo, è la – seppur non congenita – oscurità che è propria della Poesia, in vista di un incontro che muove da una distanza o estraneità che essa stessa, forse, ha inteso progettare»(1). (continua…)

Non copiare dagli occhi

aprile 16, 2013

Francesco Balsamo

(continua…)

Gadda, Carlo Emilio (XI)

aprile 13, 2013

Tristram Shandy

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

20-01-1987

(Sulla ‘digressione’)
(Su come Gadda, cioè, sia riuscito a costruire
la Cognizione del dolore)

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Mistica

aprile 13, 2013

J. Bousquet, Mistica

Joë Bousquet
Massimo Sannelli

Eco è veramente la dea del linguaggio poetico. Sull’opera che deve nascere, fa passare questo soffio lamentoso, desolato, in cui si eleva l’esigenza della vita fisica che si alimenta di uniformità e ripetizioni. Nel pensiero la vita vuole ritrovare la carne; ecco perché la poesia è il suo atto più alto: interiorizza la parola. E io pensavo a questo, è chiaro, quando ho scritto, in un quaderno di note che ho sotto gli occhi: «scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che si conosceva. Siamo separati dal mondo perché lo siamo da noi stessi; una ferita è proprio questa separazione, e se siamo feriti possiamo amare solo ferendo». Sono certo che esistano esseri di luce, e la loro mente annulla la distanza con la velocità. Tutta la realtà è il contenuto del loro pensiero. (Joë Bousquet)

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La Biblioteca di RebStein (XLII)

aprile 11, 2013

etretatlibraryyq7La Biblioteca di RebStein
XLII. Aprile 2013

M. Ercolani – L. Frisa

 

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M. Ercolani/L. Frisa – Il muro dove volano gli uccelli
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Il muro dove volano gli uccelli

aprile 11, 2013

N. De Staël, Noon Landscape

Marco Ercolani
Lucetta Frisa

Il muro dove volano gli uccelli

Gli uccelli di Braque sono molto più pesanti dell’aria, come sono realmente gli uccelli, ma volano meglio di tutti gli altri, perché, come i veri uccelli, partono dal suolo, ridiscendono a nutrirsene e ripartono in volo.
Francis Ponge

Oltrepassare me stesso, non so come accadrà né quando.
Nicolas de Staël

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Quaderni delle Officine (I-XXVIII)

aprile 1, 2013

Antonio Scavone Giuseppe Zuccarino Giuseppe Zuccarino Giuseppe Zuccarino Antonio Sabino Enzo Campi
Antonio Scavone Giuseppe Zuccarino Viviana Scarinci Antonio Scavone Marco Ercolani
Francesca Matteoni Enzo Campi Antonio Scavone Andrea Cirolla Giuseppe Zuccarino Mario Bertasa
Valter Binaghi Giorgio Bonacini Giuliano Mesa Giuseppe Zuccarino RebStein
Campi-Castaldi-Ercolani Yves Bergeret Giuseppe Zuccarino Enzo Campi Giuseppe Zuccarino Giuseppe Zuccarino

Yves Bergeret et la langue-espace

marzo 16, 2013

Yves Bergeret

Koyo, La Maison des Peintres

Esposizione di Poèmes-Peintures
Paris, Maison des Associations
9-11 aprile 2013
Noto (SR), Palazzo Nicolasi
1-20 aprile 2013

Il farsi della scrittura

marzo 14, 2013

Giuseppe Zuccarino

Marco Della Greca

Giuseppe Zuccarino
Il farsi della scrittura
Milano-Udine, Mimesis, 2012

     Il libro di Giuseppe Zuccarino riunisce una serie di studi dedicati a diversi autori che, in un modo o nell’altro, hanno messo in questione il lavoro della scrittura, che hanno cioè mostrato all’interno della propria opera il percorso verso l’opera, il movimento che in essa tende al compimento – o che vota all’incompiutezza. Le singole analisi proposte (già pubblicate altrove) sono qui raccolte con l’intenzione – testimoniata dal titolo stesso del libro – d’interrogarsi sul farsi della scrittura. Al di là del valore che si può facilmente riconoscere alla precisione e alla profondità che caratterizza ciascuna di esse, c’è nell’itinerario proposto da Zuccarino il fascino di una questione implicita che la giustapposizione stessa dei testi proposti è capace di rivelare. Essi riescono a delineare un affascinante percorso attraverso la seconda metà del Novecento; è l’eccellenza stessa della scrittura francese del XX secolo – Maurice Blanchot, Roland Barthes, Claude Simon, Pascal Quignard, Jacques Derrida – a essere chiamata a testimoniare di questa dimensione materiale, concreta, fisica, fisiologica, a volte fisiopatologica, della scrittura all’opera, dell’opera che si fa e che interroga il suo farsi.

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La parola dell’occhio

marzo 9, 2013

La parola dell'occhio

Marco Furia
Marco Ercolani

Una felice eredità

Vivere un’immagine affinché altri, anche a distanza di secoli, la vivano a loro volta: ecco un dono che non ha prezzo”. In questa frase di Marco Furia, tratta dalla sua plaquette La parola dell’occhio (Edizioni L’Arca Felice, collana “In Limine”, Salerno 2012), è racchiuso il senso di questo prezioso libriccino, dove l’autore commenta dodici dipinti di pittori classici e contemporanei, viaggiatore innamorato di immagini lasciate a noi in eredità da artisti amici e affini. “Se la conoscenza è il destino dell’uomo, l’arte sarà sempre sua preziosa alleata”. Furia elenca ponti, passi, castelli, vedute, nature morte, come fossero appena visti e subito ricreati dall’innocenza della sua parola, che li descrive e li evoca con elegante stupore: “la parola dell’occhio”. Ripercorre un mondo composito e multiforme dove inventare immagini è atto vitale fertile e inesauribile, che non smette mai di creare, nel presente e nel futuro, gli spettatori di quei dipinti. “Il suo scopo non è quello di approntare una ‘valutazione’ delle loro qualità stilistiche o della loro costituzione formale; il proponimento mira invece a far da coro, potremmo dire, alle medesime vibrazioni avvertite dai pittori nel momento della stessa creazione artistica” (Mario Fresa). (continua…)

Troppo presto

marzo 5, 2013

VARSOVIA

Uberto Stabile

Una poesia diretta ed immediata, un linguaggio secco e fratturato che però sa aprirsi ad immagini e considerazioni estremamente profonde che derivano da una grande capacità di ascolto per la vita e le persone: in questo la poesia di Uberto Stabile corrisponde esattamente al suo autore, da anni attivo in una intensa opera di divulgazione della poesia in lingua spagnola su entrambi i lati dell’Oceano Atlantico. Una poesia che deve sicuramente parte della sua ispirazione alla tradizione beat, come del resto l’autore non fatica ad ammettere, ma che nel tempo ha tracciato una strada assolutamente personale, sia perché ha infuso un calore tipicamente latino nel dettato beat, sia per motivi legati alla maturazione anagrafica e personale. I tempi della ribellione fine a se stessa sembrano infatti decisamente lontani: Uberto Stabile, partendo dal rifiuto delle convenzioni precostituite, sembra infatti portare avanti una sfida costruita sull’impegno diretto, sulla coscienza civile e sociale, a cui deve corrispondere anche sul piano personale una coerenza assoluta sul piano dei sentimenti e del rispetto umano. Da tutto questo deriva una poesia in cui spessore personale e letterario vanno di pari passo, e dove anche le emozioni più dirette, come lo stupore o l’amarezza, hanno il sapore di un diritto conquistato vivendo.

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Floema – Esplorazioni della parola

febbraio 20, 2013

Floema

“…l’arte e l’epos greco […] continuano a suscitare in noi un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello inarrivabili.”

Karl Marx: “L’arte greca e la società moderna
(Grundrisse, 1857-1858)

Nella società in cui viviamo, dove è più facile abbattere un albero per costruire un marciapiedi o un rondò, invece che girargli intorno, mantenendo l’erettile architettura, f l o e m a si propone di mostrare ciò che la sega, se meglio adoperata, poteva evitare: la sezione di un tronco.
Nessuna postura pseudofuturista o rivoluzionaria, sappiamo di essere piccoli e forse minoritari, ma ciò che ci spinge a ritagliarci uno spazio nel mare magnum della rete e della cultura nazionale e oltre è la necessità di mostrare che “si possono suonare le foglie”, e lo si può fare probabilmente anche grazie a ciò che sta dentro il tronco.

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Note di poetica astratta

febbraio 19, 2013

Aron Demetz

Giorgio Bonacini

NOTE DI POETICA ASTRATTA
(e una poesia)

I

     All’inizio consideriamo le parole: quando pensano (o provano a pensare) il vero, si muovono all’interno di un sistema che ha a che fare, in modo determinante, con una zona franca della materia in cui ogni trasformazione sembra, se non attuabile, possibile.

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Le quasi case

febbraio 14, 2013

guido.cupani

Guido Cupani

Già a partire dalla raccolta di esordio, Le Felicità (Samuele Editore, 2008, una recensione qui), la poesia di Guido Cupani si è rivelata come una delle più interessanti e personali del panorama dei nuovi autori. Di quel lavoro colpivano diversi aspetti: la padronanza dei mezzi espressivi, la misura di una scrittura che mirava molto di più alla sostanza che all’apparenza, ed un approccio che potremmo definire quasi “scientifico al contrario”. Infatti il giovane pordenonese – ricercatore in astrofisica – partiva spesso da una osservazione di tipo razionale, per poi trovare, nelle pieghe del reale, la spaccatura, la crepa dove germogliano i sentimenti, dalla gioia al dolore allo stupore.
Da allora la ricerca di Cupani ha compiuto, anche se il tempo trascorso è relativamente breve, notevoli passi in avanti. Come è evidente nei testi inediti che sono proposti in seguito, l’autore sembra avere abbandonato ogni appiglio derivante dal tentare di incanalare il vissuto in formule note, per quanto esse possano venire in seguito scardinate. Mentre prima si suggeriva “fino a qui posso capire, da oltre inizia l’ignoto (che forse è la parte più importante)”, adesso Cupani privilegia ancora un approccio empirico di osservazione del reale, ma lascia che le parole siano molto più libere, si guidino da sole fino al loro compimento. Ne deriva una poesia rastremata, leggera e densa al tempo stesso, in cui si aprono epifanie improvvise come porte per accedere ad una interiorità possibile. (ft)

(continua…)


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