“je suis le murmure à jamais muet
des milliers de générations d’hommes et de femmes
déjà consumés sur les bûchers des grands âges,
des guerres et des famines”
Archivio per la categoria ‘scritture’
Messaggi nella cenere
maggio 17, 2013Canto della dimenticanza
maggio 15, 2013Iole Toini conosce il valore delle parole, sa che devono essere usate per il peso che possono avere; per questo forse non è molto incline all’esposizione mediatica, e assume un atteggiamento parsimonioso che evoca rispetto verso il proprio e l’altrui silenzio. E’ nel silenzio che sembra maturare la sua poesia, quel silenzio che la accompagna dai tempi dello splendido Spaccasangue (Le Voci della Luna, 2009), esordio che però rivelava una scrittura già estremamente matura, urticante nei contrasti e nelle fratture, indifesa davanti allo stupore. (continua…)
Quaderni di RebStein (I-XLV)
maggio 13, 2013Quaderni di RebStein (XLV)
maggio 13, 2013
Quaderni di RebStein
XLV, Maggio 2013
Natàlia CASTALDI
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Natàlia Castaldi, Solo la parola sopravvive (2013)
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Era l’unica cosa da fare
maggio 13, 2013Era l’unica cosa da fare
“Era l’unica cosa da fare”, ripeteva tra sé, stringendo i lembi del cappotto sul petto. Non aveva mai creduto alle cose durature, all’eterno manco a parlarne, ma non riusciva a dimenticare quel volto, quello che avrebbe dovuto cancellare col suo solito cinismo.
La stagione delle cose passate, quella degli ideali per cui lottare si era spenta dentro il suo sguardo cupo, che a guardarlo bene fino in fondo, rifletteva un abisso di paure e rimpianti infantili, che solo gli abbandoni ingiustificati possono generare. (continua…)
Il più grande poeta sconosciuto d’Italia
maggio 12, 2013Mario Lo Tasso
Le liriche che di seguito leggerete sono state scritte da Mario Lo Tasso, poeta sconosciuto e praticamente inedito (almeno credo: ha finito la vita in Africa molti molti anni fa, dopo aver abbandonato la poesia per l’avventura… non si sa che mansioni ivi svolgesse: pare che insegnasse l’educazione tecnica di base ai bambini autoctoni, e forse – chissà – un po’ di poesia…), di cui solo pochi conoscono alcune opere, e ne parlano come poeta vero e proprio. Tra questi pochi, io, che l’ho conosciuto quando insegnava in un istituto professionale a Campobasso, Molise.
Credo che il suo nome sia rimasto impigliato, dopo molte e molte suppliche all’autore stesso che non voleva pubblicare niente, nella rete di miscellanee antologiche di natura e circolazione provinciale, se non addirittura scolastica. Non avendo mai creduto alla costruzione del proprio sé, non ha mai nemmeno creduto d’essere un poeta, o uno sciagurato passionario. Perciò non ha mai spedito rigo a nessuno, aborrendo l’editoria come tale, l’editoria come ordigno, e l’editoria come diffusione di fotografie scritte del sé (ignobile parte della persona).
Fili d’aquilone – Germogli
maggio 11, 2013
E’ uscito il numero 30, “Germogli“, della rivista telematica Fili d’aquilone diretta da Alessio Brandolini.
Il numero si apre con dei preziosi “germogli letterari”, quelli dei Jane Austen: sono gli “Juvenilia”, raccolta di scritti giovanili, ma che svelano molti particolari della grande scrittrice inglese e dissodano il terreno per i sei romanzi canonici. Il pezzo è di Giuseppe Ierolli, che ha pubblicato recentemente una biografia della Austen.
Seguono tre racconti in tema: Tulipani bianchi di Marco Berrettini, Un bambino di Armando Santarelli e “Incomplete” di Gloria Cirocchi.
Ambra Laurenzi, che della rivista cura la parte iconografica, propone la giovane fotografa Eleonora Catapano: in Metamorfosi l’artista lavora con la luce e il colore per ricreare con le immagini il processo di rinascita.
Come di consueto molto spazio alla poesia.
Per quella straniera Viviane Ciampi presenta Il dialogo infinito di Hubert Haddad, nato a Tunisi ma cresciuto a Parigi; Francesco Tarquini parla di Cardumen, l’antologia del poeta costaricense Rodolfo Dada uscita quest’anno in Italia; Jolka Milič ci fa conoscere il poeta sloveno Alojz Ihan; Martina Bortignon ha tradotto dei testi da Cipango, libro del poeta cileno Tomás Harris.
La passione dell’origine
maggio 9, 2013In una pagina particolarmente significativa e premonitrice del Libro delle Interrogazioni, nel fervore di un dialogo serrato, estremo, con una parola che è vertiginosa coscienza del vuoto su cui il suo dire si staglia (il deserto che si profila in forma di risposta ad ogni domanda, l’assenza inesprimibile che il segno annuncia nell’attimo in cui depone sulla pagina la traccia febbrile del suo passaggio), Edmond Jabès annota, e ci lascia in eredità come una testimonianza gravida di futuro, una riflessione che è anche un preciso e inequivocabile indirizzo di poetica e di ricerca di senso: “Scrivere è avere la passione dell’origine; provare a toccare il fondo. Il fondo è sempre l’inizio. Anche nella morte, certo, una moltitudine di fondi costituisce l’abisso, tanto che scrivere non significa fermarsi alla meta, ma oltrepassarla senza fine“. (continua…)
Fra rifugio e assenza
maggio 8, 2013Daniele Ventre
Di fronte alla ragione delle cose
ti si impone il principio d’una scelta.
Così nel giorno ti sorride il chiaro
della nube dischiusa allo spiraglio
fra le lacrime liete della pioggia.
Fuoristagione
maggio 7, 2013accessi di tosse lacrime rantoli
sospiri il vestibolo dell’inferno
suona e rimbomba come casa mia
per la bestemmia bisogna esserci
portati ci vuole ritmo e fantasia.
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I giorni perfetti
maggio 6, 2013“Dove vanno a finire i personaggi di un film ancora da girare?
Qualunque pellicola immagini, l’umano è sempre in agguato con le sue gabbie da raccontare.”
Davide sapeva che non poteva tornare, la scena era ormai cambiata, il regista gli stava riscrivendo ruolo e partitura. La sua canzone tra memoria e compiacenza avrebbe dovuto occultare la scena precedente in una pozza di sangue, ma il sangue di Elvira aveva una dolcezza particolare, che s’intonava all’incarnato bianco, facendo risaltare la passione in un balbettio di reminiscenze.
Elvira aveva portato a termine i compiti, chiarito la sequenza delle scadenze. In poche parole la madre era soddisfatta, era riuscita nel suo borghese intento di incastrare la figlia nel ruolo anonimo del suo salotto: un personaggio scomodo come Davide non avrebbe più dovuto varcare la soglia delle fantasie della sua prediletta complice di ruoli e reclusione. “Davide doveva evaporare”.
La memoria e l’oblio
maggio 5, 2013Madre – metaforicamente parlando – della futura dea Afrodite, Ishtar presiede all’amore, sia sacro che profano, ma anche al suo doppio: la guerra.
L’intero mito di questa complessa divinità femminile sembra percorso, in realtà, da diadi antitetiche e complementari: luce e ombra, vita e morte, maschile e femminile, perdita e ritrovamento, angoscia e sollievo, tempo ciclico – quello delle stagioni che Ishtar deve riconquistare e tutelare – e tempo soggettivo e lineare, dotato di un inizio e di una fine – quello impiegato dalla dea nel corso della sua discesa agli Inferi –. (continua…)
Oltreverso
maggio 4, 2013Doris Emilia Bragagnini
[...] “Contro il silenzio e il rumore invento la Parola, libertà che si inventa e mi inventa ogni giorno”, scrive Octavio Paz, e la Bragagnini lo segue come una fedele allieva. La sua è una poesia solitaria, per solitari, spiriti aristocratici, che non cercano la complicità delle passioni, ma la lampada che ti guida all’ingresso del sogno, la bilancia che pesa la verità e il desiderio, l’osso fiorito per attraversare “un labirinto da tradurre / quella morsa attorno al collo/ come ciondolo di morte” (pag.73).
E’ la poesia della solitudine, dell’insonnia, della sterilità, della frammentazione, della disgregazione, della morte. Che non ha paura delle trappole, delle insidie, delle mani vuote, dei movimenti delle nubi, del tremore degli alberi, dello stupore dello spazio, degli assoluti, dell’eternità con i suoi angeli e demoni. L’inferno e il paradiso stanno già su questa terra. Nessuna chiesa, nessun partito, nessuna ideologia, e persino l’erotismo, il grande feticcio del nostro secolo freddo e crudele, salva dalla distanza, dalla dissolvenza, dall’autodistruzione [...]
L’ospite indocile
maggio 3, 2013Marco Ercolani
Lucianna Argentino
Disperato e leggero
“Non risposero all’appello
ma la loro assenza
non provocò domande”
L’ospite indocile (Passigli, 2012) di Lucianna Argentino è un poema che indaga questi paesaggi di assenza, di soglia fra vita e morte. Verso dopo verso, l’intero libro si snoda come una preghiera che testimonia “gli abbracci vuoti / da braccia nude, senza niente in mezzo”, e sconfigge i silenzi del dolore, se “Scrivere è togliere spazio al male, / è addomesticare la paura”, se l’andatura dei versi, come “voce rimasta a vibrare”, è quella di un diario intimo, misterioso, esposto alla semplicità della confessione.
“Non è che l’ombra del silenzio
questa parola che irrompe”
Siamo di fronte a una “lezione di tenebra”, a un rito interiore il cui respiro è “ricamato di speranza / con fili logori e terreni”. È una lezione minima, tessuta nell’abito che riveste il corpo:






























































































