Archivio per la categoria ‘stefano guglielmin’

Le volpi gridano in giardino

febbraio 20, 2013

S. Guglielmin, Le volpi gridano...

Stefano Guglielmin

Stefano carissimo,
ieri Le volpi che gridano in giardino è finalmente arrivato. Ricordi quando ti ho scritto che nel titolo ci sentivo un richiamo che ti fa tendere l’orecchio, girare il volto, un richiamo che con fermezza ti trapassa? Io questo richiamo l’ho sentito nei testi, soprattutto la fermezza che trapassa, e l’ho visto acquistare forza, diventare emisfero linguistico e tattile che si dispiega in modo autentico e lucido, perché sa registrare, sigillare, parole pensieri e immagini nel loro reale tempo.
Paolo Donini nella prefazione scrive che per ogni autore c’è “… un libro che apre nella piena maturità una crisi, una presa d’atto …” per affermare più oltre che probabilmente per te questo è quel libro. Ecco, io non lo so se proprio questo è quel libro, non escludo a priori che possa esserlo un altro ancora, però penso che questo sia nel tuo percorso di autore, di autore non solo di poesia, un libro che traccia un solco profondo. E’ una radice, direi, di quelle che si vedono affiorare sulla terra, le più preziose, non solo perché all’aperto le si vede ma perché sono anche quelle in cui si può inciampare e inciampando le si riconosce, e si acquisisce consapevolezza del loro esserci e della loro portata. Nel tuo Le volpi che gridano in giardino io ci sento questo esserci e questa portata, il sapersene fare carico e il saperli consegnare così come sono, senza timore o censura interiore, rafforzati, l’esserci e la portata, dalla tua capacità di muoverti su molteplici piani tematici e linguistici. (continua…)

D’altro canto

gennaio 31, 2013

Laura Caccia

(continua…)

Blanc de ta nuque

aprile 6, 2012

Stefano Guglielmin

A poco più di due anni di distanza da Senza riparo. Canone e finitezza (Milano, La Vita Felice, 2009), un’opera complessa e affascinante nella quale l’autore ha cercato con coerenza di disegno ed esiti convincenti di far interagire, in un dialogo intenso e serrato caratterizzato in primo luogo dalla sistematicità e dal rigore della lettura e dell’analisi, le istanze teoriche che muovono la sua ricerca critica, ormai più che decennale, e un certo numero di scritture esemplari dell’odierno panorama poetico italiano, Stefano Guglielmin pubblica ora, con Blanc de ta nuque. Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea (Bologna-Milano, Le Voci della Luna-Dot.com Press, 2011) l’intero repertorio di note, riflessioni, saggi, interventi elaborati, prodotti e resi disponibili in rete sull’omonimo blog in cinque anni di attività militante.

(continua…)

Il libro di Vaan

luglio 22, 2011

Tonino Vaan
(Antonio Vasselli)

La realtà, mercificata, ridotta a una corrente di onde, flussi informativi ridondanti, sembra trasmettere un unico concetto. Stranamente questo concetto riguarda il corpo, sia in quanto oggetto del messaggio, sia in quanto ricettore dello stesso. All’interno di queste forbici si aprono innumerevoli diramazioni, in cui il corpo è ora passivo, ora attivo, ora produttore, ora fruitore. Nel paesaggio virtuale disegnato da codeste correnti traverse, s’instaura, eppure, un dialogo con varie voci, provenienti dai quotidiani o dai libri di poesia, le quali, innestandosi in tale immateriale tessuto, fungono da depistatori, da antidoti al rumore prodotto dalla comunicazione massificata. Sarà proprio questo tessuto sfrangiato a distendersi sui dati esistenziali, sui non-eventi “una gomma masticata alla finestra. / nell’uso smodato della sera”. Proprio durante un non-evento può capitare di sentirsi soli e, dunque, forse vi è la possibilità che queste voci, tutte, finalmente, si spengano, che il corpo assurga a unico soggetto legiferante, che le sue reali necessità si impongano. (continua…)

Dentro l’abisso luccica la storia

luglio 3, 2011

Antonella Pizzo

La nuova silloge di Antonella Pizzo è un pegno d’amore, giuramento smisurato in cui luccica una storia. Non vi sono strapiombi impraticabili contrariamente al titolo ma visioni, intermittenti e lucide contrade che baluginano di senso.
L’eterno conta le vittorie con numero appositamente creato | un limite che ha stabilito prima di un prima mai esistito e l’io, puntiforme e finito, lascia così il posto all’anima, un’abitazione profonda che sa attraversare la conoscenza delle cose e di sé. Mi chiamo mi solluchero mi corrispondo | mi intingo in estasi e mi riprendo | spero e prego che qualcuno arrivi | in questa desolata landa | in questa terra spuria di confine. Sono numerose le stanze del digiuno; ognuna dotata di abbaini e specchi circonflessi, luoghi e punti di fuga da cui la vista si fa dapprima oscura per poi diventare nitida cognizione del limite invalicabile: quello della nostra finitudine perimetrale che avverte la trasformazione della carne così come di tutti gli enti prossimi alla parola poetica. (continua…)

Voglio dire

giugno 16, 2011

Stefano Guglielmin

 

 

 

 

 

 

Io credo, davvero, che di traverso
si metta comunque l’uomo, non il verso
e che quanto piace al mondo è greve, unto
come l’amaro Belice e la calce viva sui morti
a Dachau.

(continua…)

Evosistemi

ottobre 16, 2010

Gianluca D’Andrea

Nessun centro, nessun disegno,
libertà di spingersi dentro
nel mio luogo per voi.
Prima di urlare prendo altre strade.

Depredare, arricchire, ammorbare,
non compro lo specchio
ho un foglio di terra.
Non è questa la fuga agognata,
più attenzione e rigore,
più amore per voi,
voi presenti come un calcio in faccia.

 

 

Gianluca D’Andrea, Evosistemi
Con dipinti di Orodè Deoro
Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2010.

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Qui una scelta di testi tratti dall’opera
e una nota critica di Stefano Guglielmin.

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Il compito terreno dei mortali (II)

ottobre 4, 2010

Stefano Guglielmin
Flavio Ermini

L’estensione e il pensiero, i due attributi conoscibili della sostanza spinoziana, trovano ne Il compito terreno dei mortali (Mimesis, 2010) di Flavio Ermini la vista e la voce quale modi privilegiati della soggettività, che rende conto della macerie terrestri proprio descrivendole nei particolari emblematici e visibili (la crepa, il sangue, le ombre, l’affiorare rasoterra ecc.), entro un tono di voce disincarnato, quasi provenisse dai miasmi ipogei, per sgorgare in superficie, oppure scendesse dal cielo, sempre grave sopra i mortali, che nascono “scostando di poco una pietra tombale”, per declinare via via, come un ramo carico di foglie.

(Continua a leggere la nota critica di Stefano Guglielmin su Blanc de ta Nuque)

***

C’è bufera dentro la madre

giugno 2, 2010

Stefano Guglielmin

“Poesia percussiva che sottrae all’orizzonte spazio, creando invece un immaginabile tetto-limite-cornice contro cui le parole sbattono il loro significante per poi riabbassarsi. Movimenti ripetuti e cortocircuitati che costituiscono la bufera semantica per l’effettiva bufera che Guglielmin sta mettendo in scena.”

(Cristina Annino,
dalla Prefazione)

 

 

le lascia i graffi sul collo. e un bacio, talvolta.
capita quando smette di stare a vedetta, quando striscia
sul colmo del bene. appena la bile sfiorisce, lei lo veste
d’affetto come fosse un pulcino. gli alza le dita dal mondo
se le posa sul petto.

(Continua a leggere qui…)

 

***

Qual è il vero dono?

febbraio 21, 2010

Poetarum Silva
Blanc de ta nuque

Qual è il vero dono?

Il corpo di parole a cui il poeta disegna labbra e occhi, modulando
i suoi segni sul ritmo di tracce familiari o inavvertite, sul profilo incerto che
gli specchi rimandano a fatica,

 

 

 

 

oppure
la devozione di chi leggendo
in quella carne si immerge,
recupera dai fondali i suoni
che danno voce a quelle labbra,
le radici che danno immagini
a quegli occhi – la sostanza
che immette sangue,
respiro e movimento
in quella creatura d’aria
?

 

La risposta è qui, qui e qui

Ringrazio di cuore Natàlia, Enzo e Stefano.

 

Seconda persona singolare

gennaio 29, 2010

Stefania Crozzoletti

 

 

 

pensami albero piegato
con poco vento

le foglie che cadranno
sulla tua esile figura

ti faranno da scudo –
esorcismi
contro le tempeste

 

Poesie inedite (2009)

 

guarda le sagome delle nostre incapacità, la mia faccia
che vorrei spigolosa, su una carcassa di filo spinato
mi raggiungi appagato, ti fermi e chiedi di essere tenuto

(continua…)

Poesia e presente

gennaio 9, 2010

Stefano Guglielmin

 

“E’ evidente, e, credimi, non è tanto per dire, che ‘Senza riparo‘ è un lavoro destinato a divenire un punto di riferimento, di paradigma e di confronto, per chiunque con onestà intellettuale si occupi di poesia contemporanea, e per chiunque l’abbia in grande considerazione.”

(Manuel Cohen)

 

 

 

 

 

 

(continua…)

Ritmi d’insonnia – di Giorgio Bonacini

ottobre 17, 2009

02
(Immagine fotografica di Stefano Bernardoni)

Giorgio Bonacini – Ritmi d’insonnia
(Tratto da: L’edificio deserto, Bologna, Edizioni di Parol, 1990)

                                  Il mio portamento in levare
                                  disanima tutto- passai per quell’uscio
                                  e nessuna sorpresa
                                                            la forma del sonno

(continua…)

La scrittura sorgiva dei poeti di “Anterem” – di Stefano Guglielmin

settembre 30, 2009

[STEFANO GUGLIELMIN]

La scrittura sorgiva dei poeti di “Anterem

11. Premessa

Sotto il profilo storiografico, la scrittura di cui si fa carico il poeta coinvolto in un’esperienza conoscitiva, che certifichi originarietà e autenticità nell’oscuro colto nell’atto d’aprirsi alla luce, si concretizza in almeno quattro pratiche complementari e talvolta intersecanti: la prima, propria al dettato rilkiano e trakliano, si scopre protesa alla nominazione del mondo, gonfia d’ebbrezza e canto, eppur consapevole dell’orrore da cui questa leggerezza proviene; la seconda è un coacervo di radici (da Pascal, al simbolismo, dal giansenismo al sentimento della crisi vociano) condensatesi magistralmente in «quel nulla/ d’inesauribile segreto» del Porto sepolto ungarettiano, e diramatasi in seguito nell’inquieto misticismo ermetico, tutto teso a fondare l’esistenza (fortemente infatuata dell’io) nelle arcane ragioni della poesia; la terza, attiva nell’orizzonte neoavanguardistico italiano degli anni Sessanta, invita gli scrittori a «stanare» la realtà, a toglierla da quel limbo materico in cui la morte delle ideologie l’ha relegata, in un sano esercizio disvelante e fecondamente inventivo;(1) la quarta esperienza, infine, facendo tesoro dei precedenti orizzonti, la possiamo far coincidere con il progetto che gravita attorno alla rivista “Anterem”,(2) che si sostanzia in un viaggio consumato nei pressi dell’Inizio, in un ascolto che rifonda ogni volta da capo la vertigine del pensare altro, dell’«antipensiero», attraverso una scrittura verticalmente nomadica, giocata nel lasco tra silenzio e voce, caos e ordine, naturale e culturale, in un procedere che – pur essendo plurale, come vedremo – tende ad assecondare «il movimento dell’origine, sorvegliandone la gestazione e il travaglio, ripetendolo».(3)

(continua…)

Senza dare nell’occhio – di Stefano Guglielmin

marzo 10, 2009

[STEFANO GUGLIELMIN]

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(Federico Federici, Half of, 2008)

Senza dare nell’occhio
(romanzo)

cap. uno

1.

Non che di solito tu faccia entrare in appartamento tutti quelli che sostano con una valigetta davanti alla tua porta, ma se uno ti chiede un’informazione tu la dai. Sei infatti educato e sai difenderti, almeno a parole: due buone ragioni per offrire una sedia e un caffè ad uno sconosciuto di cui però ora sai nome e cognome e che vive nella tua città, uno che non è un commesso viaggiatore, ci tiene a precisarlo, e che aspetta la tua nuova vicina niente male, al momento assente, pare. È il niente male, in verità, che ti fa superare lo scrupolo di lasciarlo fuori, di lasciarlo lì, sul pianerottolo. E così lui entra e si accomoda. Lo osservi bene, ma senza dare nell’occhio, e lo assecondi, un poco. (continua…)


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