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	<title>La dimora del tempo sospeso</title>
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	<description>Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.</description>
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		<title>Sta cambiando l&#8217;odore dell&#8217;aria</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 04:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescotomada</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pericle Camuffo “Solare è l’anima di Grado, ad onta dell’opaca miseria della sua gente: e quando una creatura apre l’anima sua, la luce la inonda, e se canto nasce, è intriso del tremito del sole sul mare, nei meriggi commossi e silenziosi dell’estate.” Così scriveva del suo paese Biagio Marin in un brano solo recentemente [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56556&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dorninger.servus.at/system/files/images/grado_strand.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/grado_strand.jpg?w=450&#038;h=337" alt="camuffo" width="450" height="337" class="alignleft size-large wp-image-56554" /></a>
<p align="right"><ins datetime="2013-05-04T17:19:08+00:00"><strong>Pericle Camuffo</strong></ins></p>
<p>“Solare è l’anima di Grado, ad onta dell’opaca miseria della sua gente: e quando una creatura apre l’anima sua, la luce la inonda, e se  canto nasce, è intriso del tremito del sole sul mare, nei meriggi commossi e silenziosi dell’estate.” Così scriveva del suo paese Biagio Marin in un brano solo recentemente pubblicato. Di Grado è originario anche Pericle Camuffo, che non a caso di Biagio Marin è studioso e profondo conoscitore, ma la Grado di Camuffo è quella che Marin nello stesso brano riusciva soltanto a immaginare: ”Già costruiscono il ponte che congiungerà Primero con la bonifica della Vittoria, e la strada asfaltata percorrerà la Rotta, dove ben presto sorgeranno ville e alberghi”. <span id="more-56556"></span> Gli alberghi sono stati costruiti, il Nordest è diventato terra di esplosione economica e commerciale  sacrificando le proprie radici, e poi, quando l’esplosione si è rivelata illusione, si è affacciato sul vuoto. La mancanza di lavoro, l’odissea del precariato non comportano solamente l’incertezza economica, ma – e soprattutto – uno spaesamento umano, la certezza che per molto si è vissuto sull’orlo di una voragine apparentemente invisibile ma ben presente. La prosa tagliente e aspra di Pericle Camuffo racconta allora di personaggi che potrebbero ricordare atteggiamenti dell’epoca beat, ma della vita sulla strada è rimasta soltanto <em>la strada</em>, e spesso sembra proprio che non conduca da nessuna parte. (ft)</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<h2><strong>
<p align="center">Solo un’altra notte, una delle ultime</p>
<p></strong></h2>
<p>Ultima notte con Johnny l’americano, da El Paso, Texas. Notte trascinata tra tavoli sudici e panchine dure e scomode a dirci che ne è passata di gente qui, e noi sempre pronti, sempre attenti, all’erta ad ogni fruscio lontano di persone senza nome e senza sonno tanto per tirare tardi, finché si può.<br />
E adesso è una notte di quelle in cui si tirano le somme e si ricorda e si ride anche un po’, a rincorrere sogni e canzoni e ricostruire volti resi vaghi dal buio e dalla birra, e occasioni lasciate, o perse con un filo di voce.<br />
Lui è ubriaco, lo vedo, ubriaco da oggi pomeriggio in un tintinnio di barattoli vuoti e di sigarette spente nella sabbia. Manda un po’ tutti ‘affanculo ma è solo uno sfogo per resistere ancora, lo dice a se stesso più che a quelli che passano ciabattando per andare al bagno con il rotolo di carta igienica sotto l’ascella.<br />
Johhny ha sessant’anni e ho visto di rado persone che si ubriacano con la deliberata intenzione di farlo, e di farlo fino in fondo, senza mezze misure. Me l’aveva detto ieri che oggi si sarebbe ridotto così, e l’ha detto non per farmi interessare alla cosa o per avvertirmi, ma solo per passarmi questa informazione con la massima neutralità possibile, come se non lo riguardasse, se non fosse cosa sua. Ma la sbronza che si è preso lo riguarda da vicino, è cosa sua dai capelli alle unghie dei piedi, e lui se la tiene stretta, non vuole che se ne vada e continua ad aprire barattoli ghiacciati per versarseli addosso in piccoli rivoli che gli scivolano dalle labbra sottili che non riesce a chiudere del tutto, non ne ha più la forza, o forse non c’è più  posto per altra birra. E’ piegato in due, sembra tagliato a metà, ma ha puntato il gomito sul tavolo per non spezzarsi, come fosse un rampone da ficcare nel ghiaccio, quello che ti dà l’appoggio, quello che ti salva la vita. Sembra una bottiglia piegata e lasciata aperta a svuotarsi. Solo gli occhi azzurri restano fermi dove sono a dire che dentro è ancora tutto intero, che dentro di lui c’è ancora la luce e che non si spegnerà così facilmente.<br />
La giacca mimetica US army lo tiene insieme come nastro adesivo, piena di spille e bandiere fury from the sky, perché l’America lui ce l’ha addosso oltre che dentro, e sul suo boccale di birra c’è scritto God bless America, come una promessa, e nel cuore ha Elvis e la sua piccola casa a Ponca City, Oklahoma, dove andrà tra qualche anno per finire i suoi giorni, in silenzio. Si muove lento come a cercare nell’aria qualche appiglio da afferrare e con l’indice non riesce a colpire la sigaretta per far cadere la cenere, lo agita a vuoto, quel dito, come fosse un pupazzo di latta caricato a molla.<br />
Ma questa è anche una notte di tristezza, notte 3 di settembre che l’estate se ne va in nuvole pazze di corsa nel cielo, mentre io e Johnny stiamo qui a sognare l’America con le nostre vite appese alle cosce di Teresa austriaca di Graz, diciassette anni, mostrate con la disinvoltura da vino bianco e con la gonna che ormai è solo un leggero schiaffo di vento. Questo spettacolo ci tiene inchiodati al tavolo perché è tra quelle cosce che vorremmo terminare il nostro viaggio fatto di racconti e di bilanci soffiati sulla sabbia, bilanci in cui si è sempre in debito, perché c’è sempre da pagare in notti così. E poi Johnny mi racconta di motoraduni e di suoi amici tedeschi che ormai saranno morti alcolizzati  che giravano con furgoni anni Sessanta pieni di birra e lasciavano le loro donne allo sbando a farsi sbattere da chi capitava perché i tedeschi sono tipi strani, mi dice, quando bevono, bevono e basta e non gliene frega niente di quello che succede attorno, così quando in questi raduni lui vedeva un gruppo di tedeschi ormai fulminati, andava lì a far festa con loro e gli scopava le mogli anche davanti agli occhi, tanto sembravano contenti o comunque non ci facevano caso, sapevano che si sarebbero ubriacati e che qualcuno si sarebbe fatto le loro donne, ma andava bene così.<br />
Parla cercando le parole dentro di sé come tirasse fuori i numeri dal sacchetto della tombola. C’è molto spazio tra una parola e l’altra. Lo guardo mentre accende le luci nelle stanze del suo passato dove tutto è rimasto tale e quale a quel preciso istante di vita, poi il tempo ha spento la luce e chiuso la porta per entrare in un’altra stanza vuota e riempirla e così via per l’intera sua esistenza, per l’intera mia esistenza, per quella di ogni uomo. Siamo un immenso albergo, abbiamo miliardi di stanze dietro le spalle e ogni tanto ne apriamo qualcuna per controllare cosa c’è rimasto tra la polvere. Io e Johnny stiamo girando con le chiavi in mano questa notte di fine estate, che a  vederla adesso dispiace che se ne vada, adesso che la bora ci taglia la faccia e si inizia a mettersi una maglia sopra l’altra con la stessa velocità con cui ce l’eravamo tolte a maggio. Si va verso l’inverno, c’è poco da fare, verso l’inverno e la sua disgrazia di nebbia e pioggia. E se anche non ne potevo più di fare il guardiano notturno di questo campeggio, lasciare tutto costa fatica perché è vita che si lascia, vita che se n’è andata. Cinque mesi passati qui dentro, e non avrò più cosce bianche di giovani ragazzine da desiderare e sfiorare. E c’è quella sensazione come se si tornasse da un lungo viaggio, fa piacere, certo, ma dentro c’è quel vuoto che non è ancora ricordo ma solo malinconia di volti e parole amalgamati al tuo stomaco, tutto ciò che era consueto diventa assenza con cui pian piano si faranno i conti.<br />
Sta cambiando anche l’odore dell’aria. Solo chi è cresciuto su quest’isola sa riconoscerlo, è l’odore della fine, quello che annunciava l’inizio della scuola, e adesso che a scuola non ci vado più, l’odore di settembre è solo il campanello d’allarme, l’ultimo giro di birre prima di chiudere e andare a casa a morire di noia lasciando il mondo al di là di porte blindate, finestre blindate, vite blindate.<br />
Non parliamo più. Ognuno ricorda per se stesso seguendo improvvisati itinerari all’interno della propria memoria. E’ inutile parlare, ha detto Johnny qualche sera fa, è meglio restare in silenzio, bere e fumare.<br />
Teresa austriaca di Graz se n’è andata lasciando che la gonna si alzasse fino al suo culo di marmo, ultima visione di questo settembre appena cominciato ma già duro da mandare giù. Johnny non ce la fa più, lo conosco, ha iniziato a lanciare i barattoli dappertutto e non riesce neanche più a parlare. Si alza, va a pisciare sbattendo sulle siepi e alzando il braccio per salutarmi. So che non tornerà più qui e che andrà a svenire nella sua tenda. Lo lascio andare, ci siamo già salutati troppe volte questa notte, e farlo ancora sarebbe inutile.<br />
Vado in spiaggia. Una passerella di legno per galleggiare sulla sabbia che punge le gambe piena di  vento e di rumore, e più in fondo il mare, che è solo calda vibrazione di buio, di risacca, un tormento dell’infinito oltre i dossi di terra ancora umida che la luna fa di piombo e di ghiaccio. Le sdraio per terra, abbandonate dal sole, e gli ombrelloni chiusi, legati stretti perché l’estate non si sieda più sotto di loro, e giocattoli annegati nella polvere e qualche canotto sgonfio, esausto, beccheggia sulle piccole onde pigre. Insegne che sbattono all’aria fredda di nord est le loro indicazioni per il nulla, e l’abbandono, tutt’attorno, e grida di gabbiani e rumore di pescherecci. La costa istriana addobbata a camposanto di lumini votivi e il faro di Punta Salvore che chiude le danze, laggiù, prima che la terra si pieghi verso l’interno e sparisca per sempre. Solo come un deficiente a gelarmi il culo in mezzo a questo funerale, non so che fare. Osservo il buio che perde densità, che si fa trasparente. Mi siedo sull’altalena, e aspetto che il sole sorga.<br />
<strong>
<p align="center">***</p>
<p></strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">__________________<br />
<strong>Pericle Camuffo</strong>, <em>E tu, cosa fai per vivere?</em><br />
I libri del litorale, 2009<br />
__________________</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56556/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56556/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56556&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Messaggi nella cenere</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 16:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poema dell'etna]]></category>

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		<description><![CDATA[Yves Bergeret &#8220;je suis le murmure à jamais muet des milliers de générations d’hommes et de femmes déjà consumés sur les bûchers des grands âges, des guerres et des famines&#8221; &#160; Testi tratti da: Poème de l&#8217;Etna / Poema dell&#8217;Etna (24 marzo 2010) &#160; Deuil de l’horizon Accepte, volcan, la terre et la mer qui [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56342&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/04/mt_etna.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/04/mt_etna.jpg?w=450&#038;h=301" alt="Etna" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-56343" /></a></p>
<p align="right"><a href="http://rebstein.wordpress.com/category/yves-bergeret/"><strong><ins datetime="2013-04-30T07:32:34+00:00">Yves Bergeret</ins></strong></a></p>
<blockquote><p align="right"><em>&#8220;je suis le murmure à jamais muet<br />
des milliers de générations d’hommes et de femmes<br />
déjà consumés sur les bûchers des grands âges,<br />
des guerres et des famines&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p><span id="more-56342"></span></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">Testi tratti da:<br />
<strong>Poème de l&#8217;Etna / Poema dell&#8217;Etna</strong><br />
<em>(24 marzo 2010)</em></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Deuil de l’horizon</strong></p>
<p>Accepte, volcan,<br />
la terre et la mer<br />
qui veulent remonter jusqu’à ta bouche<br />
et s’y engloutir.</p>
<p>Ecoute, volcan,<br />
l’horizon orphelin<br />
qui ne sait plus choisir<br />
entre fuir et prier.</p>
<p>Redonne, volcan,<br />
à l’horizon les jambes qui lui manquent<br />
et à la mer la légende entière<br />
où chacun trouve son rôle avant la cécité.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Lutto dell’orizzonte</strong></p>
<p>Accogli, vulcano,<br />
la terra e il mare<br />
che vogliono risalire fino alla tua bocca<br />
e in essa inabissarsi.</p>
<p>Ascolta, vulcano,<br />
l’orizzonte orfano<br />
che non sa più decidere<br />
se fuggire o pregare.</p>
<p>Restituisci, vulcano,<br />
all’orizzonte le gambe che gli mancano<br />
e al mare l’intera leggenda<br />
dove ognuno trova la sua parte prima della cecità.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Message dans la cendre</strong></p>
<p>L’abeille dans son chant,<br />
le martinet dans son vol,<br />
le maigre pollen dans son espoir<br />
et moi dans mon tâtonnement<br />
recommençons chaque printemps<br />
à chercher dans la cendre<br />
les syllabes pour recomposer les mots.</p>
<p>Cherchons, cherchons.</p>
<p>Trouver des membres de phrase n’est pas impossible</p>
<p>Ou des mots dans plusieurs langues: ainsi Linguaglossa,<br />
ainsi Mongibello.</p>
<p>Les années des grands cataclysmes<br />
on peut même relever des verbes<br />
comme “transmettre, braver, rompre, naître”.</p>
<p>“Ressusciter” est très rare:<br />
c’est que la cendre n’est pas assez naïve.</p>
<p>Pourtant un matin juste avant l’été<br />
j’ai trouvé en pleine cendre une petite pierre ponce biface:<br />
c’était “aimer”: une face “déchirer”, l’autre face “accueillir”.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Messaggio nella cenere</strong></p>
<p>L’ape col suo canto,<br />
il rondone col suo volo,<br />
il polline sottile con la sua speranza<br />
ed io coi miei brancolamenti<br />
ricominciamo ogni primavera<br />
a cercare nella cenere<br />
le sillabe per ricomporre le parole.</p>
<p>Cerchiamo, cerchiamo.</p>
<p>Trovare parti di frase non è impossibile.</p>
<p>O parole in diverse lingue: come Linguaglossa,<br />
come Mongibello.</p>
<p>Negli anni di grandi cataclismi<br />
è possibile perfino raccogliere dei verbi<br />
come “trasmettere, sfidare, rompere, nascere”.</p>
<p>“Resuscitare” è molto raro:<br />
è che la cenere non è abbastanza ingenua.</p>
<p>Eppure un mattino, poco prima dell’estate,<br />
ho trovato in mezzo alla cenere una piccola pietra pomice<br />
a doppia faccia:]<br />
era “amare”: su un lato “dilaniare”, sull’altro “accogliere”.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Plusieurs fois le poème</strong>  </p>
<p>Marchant dans la pente<br />
par les laves et les cendres<br />
j’entends le volcan hurler son effort<br />
et le tambour lui clamer son espoir.</p>
<p>Marchant par les villes et les rives<br />
j’entends au loin le volcan gronder<br />
et le tambour rassurer les dieux en sommeil.</p>
<p>Marchant dans la pente<br />
par les laves et les cendres<br />
j’entends le souffle alterné du volcan<br />
et du tambour que frappe la main des dieux.</p>
<p>Marchant dans la pente<br />
entre la violence et l’invocation,<br />
j’entends la reprise sans répit<br />
des vers de mon poème<br />
qui va dans les pas du tambour<br />
très près de la joie du soleil.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Spesso il poema</strong></p>
<p>Camminando lungo il pendio<br />
tra lave e ceneri<br />
sento il vulcano urlare il suo sforzo<br />
e il tamburo gridargli la sua speranza.</p>
<p>Camminando per le città e le rive<br />
sento il vulcano brontolare in lontananza<br />
e il tamburo rassicurare gli dèi che dormono.</p>
<p>Camminando lungo il pendio<br />
tra lave e ceneri<br />
avverto il soffio alterno del vulcano<br />
e del tamburo che batte la mano degli dèi.</p>
<p>Camminando lungo il pendio<br />
tra violenza e invocazione,<br />
ascolto la ripresa senza tregua<br />
dei versi del mio poema<br />
che procede al ritmo del tamburo<br />
vicinissimo alla gioia del sole.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/04/etna11.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/04/etna11.jpg?w=450&#038;h=337" alt="Etna" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-56352" /></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">Testi tratti da:<br />
<strong>Cécité / Cecità</strong> <em>(2 aprile 2011)</em><br />
<em>Poèmes pour une installation de Gianluca Lombardo</em><br />
<em>(Poesie per una installazione di <a href="http://www.gianlucalombardo.it/cecita/esposizione/"><ins datetime="2013-04-30T07:55:22+00:00"><strong>Gianluca Lombardo</strong></ins></a>)</em></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>1<br />
Dans la grotte j’ai éteint ma lampe.<br />
J’ai entendu:<br />
mon souffle, ma digestion,<br />
mon cœur.<br />
Puis j’ai entendu tomber à l’antipode<br />
une à une<br />
les gouttes de la question<br />
qui m’a jeté au monde.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>1<br />
Nella grotta ho spento la mia lampada.<br />
Ho sentito:<br />
il mio respiro, la mia digestione,<br />
il mio cuore.<br />
Poi ho sentito cadere agli antipodi<br />
una ad una<br />
le gocce della domanda<br />
che mi ha gettato nel mondo.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>2<br />
Sur la neige en altitude<br />
sans lunettes noires<br />
au troisième jour<br />
je suis devenu aveugle.<br />
J’ai entendu chuinter le glacier<br />
et se retourner sur leur lit<br />
la première et la troisième pentes de la montagne.<br />
J’en suis devenu la deuxième:<br />
son désir,<br />
qui n’a plus de verticale ni d’horizontale,<br />
son désir nourri de feu et de sang.<br />
A tâtons je rampe jusqu’à la pitié<br />
et procrée la parole.  </p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>2<br />
Sulla neve in altura<br />
senza occhiali scuri<br />
dopo tre giorni<br />
sono diventato cieco.<br />
Ho sentito fischiare il ghiacciaio<br />
e rigirarsi nel loro letto<br />
il primo e il terzo pendio della montagna.<br />
Io sono diventato il secondo:<br />
il suo desiderio,<br />
che non ha più altezza né orizzonte,<br />
il suo desiderio nutrito di fuoco e di sangue.<br />
A tentoni mi arrampico fino alla pietà<br />
e partorisco la parola.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>3<br />
Il se peut<br />
que je sois un vestibule sans lumière<br />
dont je franchis une à une les portes.<br />
J’essaye de ne pas les claquer.<br />
Si une poignée m’échappe,<br />
la porte en claquant<br />
fait tomber encore un morceau du récit<br />
qui m’enrobe.<br />
Et m’échappe.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>3<br />
E’ possibile<br />
che io sia un vestibolo senza luce<br />
di cui varco le porte una ad una.<br />
Cerco di non farle sbattere.<br />
Se una maniglia mi sfugge,<br />
la porta sbattendo<br />
fa cadere ancora un brano del racconto<br />
che mi ricopre.<br />
E mi sfugge.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>6<br />
Sur une pierre au bord du cratère<br />
j’ai laissé ma peau<br />
et la nuit je me baigne dans le ciel.</p>
<p>Sur un léger cri<br />
j’ai laissé ma peau.<br />
Dans le sillage du cri je me baigne<br />
et touche l’air,<br />
l’air que j’inspire<br />
juste avant le chant.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>6<br />
Su una pietra sul bordo del cratere<br />
ho lasciato la mia pelle<br />
e di notte mi bagno nel cielo.</p>
<p>Su un grido leggero<br />
ho lasciato la mia pelle.<br />
Nella scia del grido io mi bagno<br />
e stringo l’aria,<br />
l’aria che a me si ispira<br />
poco prima del canto.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="right">(Traduzioni di <strong>fm</strong>)</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56342/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56342&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Sull&#8217;inverno più o meno</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>natàlia castaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[alessandro seri]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[sull'inverno più o meno]]></category>
		<category><![CDATA[tommy ingberg]]></category>

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		<description><![CDATA[Alessandro Seri Un angolo sarebbe tenebra e quello opposto, dato il suo opposto, infiammerebbe senza scintilla. Astro dopo stella, macchia dopo macchia in fieri la pelle invecchierebbe fino alle crepe dell&#8217;ovvio. Senza motivo alcuno la distilleria del tempo godrebbe di se stessa. . Testi inediti (2013) . LA CONTESSA OLENSKA – Firenze 1999 Sui rami [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56760&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_56761" class="wp-caption aligncenter" style="width: 390px"><a href="http://www.ingberg.com"><img class=" wp-image-56761  " alt="Tommy Ingberg - time" src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/tommy-ingberg-time.jpg?w=250&#038;h=350" width="250" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Tommy Ingberg &#8211; time</p></div>
<p align="right"><strong><ins datetime="2013-05-03T15:33:25+00:00">Alessandro Seri</ins></strong></p>
<p align="right"><em>Un angolo sarebbe tenebra<br />
e quello opposto, dato il suo opposto,<br />
infiammerebbe senza scintilla.</em></p>
<p><span id="more-56760"></span></p>
<p align="right"><em>Astro dopo stella, macchia dopo macchia<br />
in fieri la pelle invecchierebbe<br />
fino alle crepe dell&#8217;ovvio.</em></p>
<p align="right"><em>Senza motivo alcuno<br />
la distilleria del tempo<br />
godrebbe di se stessa.</em></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p align="center"><strong>Testi inediti</strong><br />
<em>(2013)</em></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:left;">
<em><strong>LA CONTESSA OLENSKA – Firenze 1999</strong></em></p>
<p>Sui rami degli alberi restano<br />
appese le foto ricordo<br />
dei nostri vissuti a metà</p>
<p>memoria conduce noi stessi<br />
costanti a negare l&#8217;assenza<br />
di una mendace realtà</p>
<p>perenni gli affanni e lamenti<br />
sperando mutati gli eventi<br />
il crine di pioggia ci lava</p>
<p>si scorge soltanto un recinto<br />
che limita la prospettiva<br />
dell&#8217;ultimo sguardo dipinto<br />
nell&#8217;attimo dell&#8217;abbandono.</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>GIULIO ROMANO</strong></em></p>
<p>Essere si può<br />
di anonime fattezze<br />
così come si è</p>
<p>delle madonne piaccia<br />
l&#8217;abbondanza<br />
dei maschi l&#8217;opulenza</p>
<p>barocco di ritorno<br />
nei suoni il movimento<br />
e tumefatto autunno</p>
<p>ad essere noi stessi<br />
s&#8217;intrecciano destini<br />
affiancano nei passi<br />
non semplici ricami</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>TRANSEUNTE</strong></em></p>
<p>Dilegua la figura e sfuma<br />
evanescente il corpo<br />
in cento singole sembianze</p>
<p>così usurpa il nulla<br />
i volti passeggeri<br />
appello a riprodurre un fremito</p>
<p>colmando di qualità l&#8217;abisso<br />
estrema pentecoste e slancio</p>
<p>si arrendono le nostre parodie<br />
nell&#8217;ultima celeste legge umana.</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>LA DERIVA DEL PLATEAU</strong></em></p>
<p>È tutto nell&#8217;arnese colorato<br />
che slancia se stesso verso il cielo<br />
cosciente di dover tornare<br />
il simbolo d&#8217;umana resistenza</p>
<p>si sforza d&#8217;apparire fluorescente<br />
cattura verso l&#8217;alto il fiato<br />
più delle parole e delle nuvole,<br />
più dell&#8217;umidità del mare</p>
<p>è solo semplice attrazione fisica<br />
è senso della terra, è sfida<br />
vecchia d&#8217;argilla e viaggi la sua storia<br />
e per fortuna puzza</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>FINE PENA MAI</strong></em></p>
<p>La giusta coesistenza degli opposti<br />
prevede del confine l&#8217;esistenza<br />
tracciato sulla carta e sulla terra<br />
vissuto con sistema e temperanza</p>
<p>i dotti cammellieri del deserto<br />
vacillano al cospetto delle stelle<br />
e chini sulle gobbe personali<br />
dispongono del dubbio come acqua</p>
<p>dell&#8217;onniscenza presuntuosa<br />
si fa carisma la filosofia mentre<br />
passeggia dentro lo stecchato<br />
l&#8217;ergastolo tormento e sicurezza.</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>SULL&#8217;INVERNO PIU&#8217; O MENO</strong></em></p>
<p>La prospettiva offerta sventola senza bandiera le<br />
coincidenze col futuro e strappa le ipotesi di libertà<br />
ai militi fantasma che popolano ad inoltrata notte<br />
gli angoli mosaico della faccia tradita dall&#8217;insonnia</p>
<p>coperta con macchie di cute che squama<br />
in fiamme per nascondere ogni fallimento<br />
sta la scienza che esonda e mal sopporta di<br />
essere distinta suo malgrado dai simboli sublimi</p>
<p>e cede all&#8217;esattezza di labbra strette il predominio<br />
la spinta l&#8217;orizzonte una visione che fomenta<br />
il nuovo che non arriva mai a termine di consolare</p>
<p><em>Tu quoque, Brute fili mi</em></p>
<p><em>Ioanni figlio novello</em><br />
<em> morto s&#8217;è &#8216;l tuo fratello</em></p>
<p>e trascina via i corpi sconsolati questo annunciato<br />
freddo a sterminare colonie di mosche e qualche<br />
candida speranza condivisa in cima alla collina<br />
protetta al crepuscolo da una nebbia di zucchero felice</p>
<p>e resta di noi solo il<br />
privilegio della morte</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>HIGHEST HOPE</strong></em></p>
<p>È come bagnare la notte di neve<br />
lenire con l’acqua il dolore<br />
nel fondo d&#8217;ogni cassetto<br />
riposano le alte speranze<br />
che passi per sempre l’inverno<br />
che morbido cessi un lamento.</p>
<p>Nell’occhio che vibra col buio<br />
si sguscia dal letto per bere<br />
di sé qualche ora perduta<br />
un tenero bacio al silenzio<br />
di una candela minuta.</p>
<p>All’ombra c’è un calice vuoto<br />
coperto dal telo sacrale<br />
rubato con nostro signore<br />
al prete che non dice messa<br />
ma paga per questo la tassa.</p>
<p>Svanisca al più presto il rumore<br />
del gesso che striscia lavagna<br />
riprenda a suonare la banda<br />
il lento motivo sospeso<br />
la carta i tarocchi l’appeso</p>
<p>*</p>
<p>Si esclude l&#8217;odio quando<br />
del presente resta l&#8217;altrove<br />
e nell&#8217;altrove riprende il sentiero.</p>
<p>Così che l&#8217;attesa estende<br />
il respiro sospeso<br />
dell&#8217;attraversare la strada.</p>
<p>L&#8217;esilio costeggia il vuoto<br />
della cintata tundra<br />
la casa è la mia lingua.</p>
<p>*</p>
<p>Un angolo sarebbe tenebra<br />
e quello opposto, dato il suo opposto,<br />
infiammerebbe senza scintilla.</p>
<p>Astro dopo stella, macchia dopo macchia<br />
in fieri la pelle invecchierebbe<br />
fino alle crepe dell&#8217;ovvio.</p>
<p>Senza motivo alcuno<br />
la distilleria del tempo<br />
godrebbe di se stessa.</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>IL 5 MAGGIO</strong></em></p>
<p>Nel giorno che già fu svelato<br />
la nebbia invase, ospite sgradita,<br />
il centro spostando verso sera<br />
l&#8217;incedere scollato della primavera.</p>
<p>Seduto accanto alla scrittura<br />
dall&#8217;amplificazione usciva un&#8217;eco<br />
svenduto ai cori degli juventini<br />
di giubilo e pure di maledizioni.</p>
<p>Apparve tra la folla esuberante<br />
Giancarlino meccanico saltante<br />
e nascosto dietro l&#8217;impeto dei figli<br />
un anonimo Presidente di provincia.</p>
<p>Nel ritmo sordo della pioggia il mare,<br />
di vessilli bicolori, si separò nel mezzo<br />
e tacque per lasciar passare<br />
la processione dei neo catecumeni convinti.</p>
<p>Basito dagli occhi di miracolo anelanti<br />
nel sacro fuoco delle fedi urlanti<br />
restai composto e sorridente<br />
evitando la ricerca della spiegazione.</p>
<p>_____________________</p>
<div id="attachment_56762" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/aleseri.jpg"><img class="size-medium wp-image-56762" alt="Alessandro Seri" src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/aleseri.jpg?w=225&#038;h=300" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Seri</p></div>
<p style="text-align:justify;">Alessandro Seri è nato e vive a Macerata. Ha pubblicato: <em>E mi guardi con gli occhi di un gatto nero </em>(Blu di Prussia Editore, 1998); il racconto <em>&#8220;Alienor d&#8217;Alpais&#8221;</em> (Blu di Prussia Editore, 1999) incluso nell’antologia Temi d&#8217;Autore. È presente nelle antologie <em>L&#8217;apparecchio di Junior </em>(Editrice Zona, 2002), <em>Nodo Sottile 3 </em>(Crocetti, 2002) e <em>L&#8217;opera continua </em>(Giulio Perrone, 2005). Nel gennaio 2006 è uscito, per i tipi di Pequod, <em>Rampe per alianti</em>. Sue poesie si trovano in: <em>«Piccole Città»</em>, <em>«Hortus»</em>, <em>«Atelier»</em>, <em>«Poesia»</em> e sulla rivista web <em>«Ulisse»</em> (LietiColle editore). Suoi testi sono stati utilizzati per la pièce teatrale <em>Quattro</em>. Ha scritto per il «Corriere Adriatico», «Il Messaggero» e per il mensile «La Prima». Ha curato per otto anni la sezione letteraria del Festival &#8220;Artistrada&#8221; di Colmurano ed ha ideato il premio letterario Poesia di Strada del quale presiede la giuria. Cura le attività letterarie per il Comune di Macerata. Collabora con le riviste: «Buon Gusto», «La voce delle Marche» e «Culturama».<br />
____________________</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56760/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56760&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Alessandro Seri</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Canto della dimenticanza</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 04:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescotomada</dc:creator>
				<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[iole toini]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poetiche]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
		<category><![CDATA[canto della dimenticanza]]></category>
		<category><![CDATA[spaccasangue]]></category>

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		<description><![CDATA[Iole Toini Iole Toini conosce il valore delle parole, sa che devono essere usate per il peso che possono avere; per questo forse non è molto incline all’esposizione mediatica, e assume un atteggiamento parsimonioso che evoca rispetto verso il proprio e l’altrui silenzio. E’ nel silenzio che sembra maturare la sua poesia, quel silenzio che [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56726&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.galerijafotografija.si/media/website/4ce652c9_001_1.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/verlak.jpg?w=400&#038;h=329" alt="verlak" width="400" height="329" class="aligncenter size-medium wp-image-56725" /></a><a href="http://rebstein.wordpress.com/category/iole-toini/"><strong>
<p align="right"><ins datetime="2013-05-13T21:03:29+00:00">Iole Toini</ins></p>
<p></strong></a></p>
<p>Iole Toini conosce il valore delle parole, sa che devono essere usate per il peso che possono avere; per questo forse non è molto incline all’esposizione mediatica, e assume un atteggiamento parsimonioso che evoca rispetto verso il proprio e l’altrui silenzio. E’ nel silenzio che sembra maturare la sua poesia, quel silenzio che la accompagna dai tempi dello splendido <em><a href="http://rebstein.wordpress.com/2009/04/02/spaccasangue-di-iole-toini/"><ins datetime="2013-05-13T21:03:29+00:00">Spaccasangue</ins></a></em> (Le Voci della Luna, 2009), esordio che però rivelava una scrittura già estremamente matura, urticante nei contrasti e nelle fratture, indifesa davanti allo stupore. <span id="more-56726"></span><br />
Questa selezione di testi inediti evidenzia come, pur restando nel solco di una sostanziale continuità, la poesia di Iole Toini abbia nel corso di questi anni amplificato le sfaccettature e gli spigoli di cui già si nutriva prima: convivono infatti momenti spontaneamente prosastici, in cui le immagini si accumulano con nitidezza documentaristica davanti agli occhi per poi rivelare quei lati che davanti a una telecamera non potrebbero vedersi, ed altri in cui la poesia procede a scatti, per intuizioni successive, in un percorso di avvicinamento – anche lessicale – fra persone e cose e natura.<br />
Sono comunque “cose da uomini, cose che fanno male”, perché non è dimenticando il dolore si riesce a restituire dignità a chi lo vive, o a noi stessi quando lo viviamo; ma accanto e oltre a ciò la poesia è pervasa da una fortissima spiritualità laica, da una tensione verso l’infinito che è anche quello delle piccole cose – l’erba, i fiori – dall’accecarsi nella sorpresa come quando le nubi si aprono all’improvviso dopo un temporale, “noce-meraviglia / della luce compiuta terra”. (<strong>ft</strong>)</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<h2>
<p align="center">Testi</p>
</h2>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="right"><em>Me pias vardal el furm, quand l’è  vèrt</em><br />
                                                                &#8211; Franco Loi</p>
<p>Uomo vecchio, le tue mani piene di vento portano dove la carne brucia.]</p>
<p>Con l’asta infilzata alla lingua solchi precipizi dentro la gola.<br />
Portano l’odore dei campi.<br />
Tu la chiameresti merda che fa fiorire il cuore.  </p>
<p>In fondo agli occhi hai vertigini; raschiano come l’aria in inverno.<br />
La tua parola sputa cose schifose, come la solitudine.<br />
Dici : “varda en fondo”: siamo le puttane che cacano semi e farfalle;]<br />
ci si fa le cose; si chiava, si parla bene e male.</p>
<p>Tira forte il vento, lì dove sei. L’aria si spalanca, muove strade<br />
piene di donne, cani, piscio. </p>
<p>Sembra che tu non abbia paura, uomo vecchio;  apri le mani, lasci entrare le cose.]<br />
Cose da uomini, cose che fanno male, come la carne quando muore nell’altra carne,]<br />
come l’amore.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Casa di riposo  </strong>                 </p>
<p>I vecchi nella stanza sono seduti in cerchio.<br />
Al centro,  una donna canta e suona la fisarmonica.<br />
“Lassuuu sulleee montaaagneeeee…. “<br />
Dai finestroni entra luce. L’infermiera<br />
con un carrello distribuisce te e biscotti.<br />
Una vecchia sulla carrozzina allarga le braccia<br />
che diventano rami, o radici.<br />
Poco più in là un’altra vecchia dondola<br />
il suo canto ad occhi chiusi. Ha i capelli<br />
raccolti a coda; indossa un maglioncino<br />
rosa su una gonna azzurra. Un vecchio<br />
guarda prima la donna con la fisarmonica,<br />
poi la vecchia con la coda; una volta<br />
batte le mani, un’altra annuisce e ride.</p>
<p>La donna con la fisarmonica tocca i vecchi<br />
uno a uno; la musica diventa mano, terra di montagna.<br />
Uno a uno  i vecchi si aprono come fiori. </p>
<p>E’ povera la vita, bella quanto basta<br />
a farti morire nel pieno di niente più  di un corpo.<br />
È faccenda di nessuno la carne flaccida,<br />
le braccia a piombo sul selciato.<br />
Lo sguardo è lontano come la luna;<br />
niente in suo confronto.<br />
Negli occhi la visione è colta;<br />
nei piedi trascinati, nella mani<br />
che non sanno più portare il cibo in bocca.</p>
<p>La bellezza si fa sottile, si insinua metà sorriso, metà agonia.</p>
<p>Un  vecchio, alto, bello, lo sguardo dritto<br />
segue la fisarmonica a passi piccoli;<br />
si arrende la sua forza, diventa fluida luce<br />
di questo unico giorno, unica ora, unico minuto.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><em>
<p align="right">Se qualche volta scrivo è perché certe cose<br />
      non vogliono separarsi da me come io da loro.<br />
-	Cristina Campo</p>
<p></em></p>
<p>Le due del pomeriggio, il corridoio suona il vuoto.<br />
Ogni passo una porta socchiusa; odore<br />
senza corso come chi si è perso in uno stagno.<br />
Le stanze si somigliano:<br />
un crocifisso, due letti, due corpi stesi.<br />
Cerco l’infermiera. Non ho tempo di restare.<br />
Nel salone, una vecchia in carrozzina.<br />
Sorride, ma non mi vede. Lo sguardo è appeso<br />
all’aria, le mani volano sole.<br />
Un bisbiglio cuce secondo a secondo.<br />
Eppure il tempo è dilatato. O inesistente.<br />
Come una preghiera che rinuncia.<br />
Rinunci alle tentazioni? Rinuncio.<br />
Rinunci al vento al treno all’odore del fogliame?<br />
Mio cuore, non remi, non ponti.<br />
E’ alto il fiume e io sono senza piedi.<br />
Non è mio il corpo, non mia l’attesa, non mio<br />
il rosso delle fragole, il calore del pane.<br />
Il freddo rompe le vene. Le ossa sono stanche.<br />
Mio cuore, perdona questo restare senza fame, senza sonno.<br />
A questo niente, io rinuncio.<br />
Rinuncio alla carne inferma, rinuncio al seno spento,<br />
al marcio dentro il ventre, alle ossa di farina, all’occhio<br />
che galleggia l’aria chiusa.<br />
Rinuncia io, ma il corpo si tiene saldo<br />
a questo poco intorno, a questo poco tanto. 	</p>
<p>L’infermiera arriva ciabattando.<br />
Natalinaaaa, cooomeestaaaaiiiiioggiii? Bella sei!<br />
e tira un pizzicotto alla pelle grinzita.<br />
Gli occhi della vecchia ruotano appena il tempo<br />
di sentire la donna svoltare l’angolo.<br />
“Venga signora, in un attimo abbiamo fatto”.<br />
Senza girarmi, la seguo.<br />
Il mio peso striscia il pavimento.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Canto della dimenticanza </strong>        </p>
<p>Nel corpo; nel corpo del grano e della cicoria; nel corpo di tutti i vulcani; nella carne del vento e delle cicale; nelle vene aperte della terra; nelle sacre paure; nella paura di tutte le paure, una preghiera si offre alle mani, alle mani di tutte le cose, a quelle che chiedono, a quelle che restano ferme, alle dita inferme, a quelle che accusano, alle sorelle mani, alle mani zingare, alle mani della talpa e del fiume:  sorridete mani, sorridete al vento e alla luce, sorridete  in questo nero-colore- di-fame, in questa terra di confine, in questa fame alta in fronte al molo, fame volta alle coste lontane;<br />
sorridete corpi stipati sotto al tendone, pena dei fianchi, pena che fluttua a compagni di scodella, a compagni di coperte e di cartone; sorridete boschi, sorridete alti sopra gli spari, sopra le teste degli aerei, sopra la polvere dei mortai, sorride più alti dei cieli dei gabbiani.  </p>
<p>Nella bocca della parola malata, nei gitani della morte.<br />
Ascolta donna che stendi lenzuola all’aria vuota; ascoltate chiese spente, ascoltate i presepi degli ospizi, i presepi dei barconi della notte, presepi spaventati dei bambini, presepi di gesù della contrada, grazia della povertà della parola, grazia della solitudine e dell’angoscia.</p>
<p>Si è persa la storia, perso il frastuono della battaglia, persi i tuoni di conquista, persi i campi delle ossa ammassate, persa la vittoria.</p>
<p>Apriti cielo rosso rosso, avanza negli occhi smarriti, nel seme ammuffito della notte, avanza, apri al silenzio. Silenzio dei morti di vuote cattedrali, i morti del deserto delle piazze,  morti delle baracche e dei rifiuti, i morti fioriti dai tulipani.</p>
<p>Aprici shock di Dio, aprici Dio di questo tutto perduto che non ricorda, non ricorda…</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Il cuore non basterebbe.<br />
Nemmeno la voce che lo custodisce.<br />
Non basterebbe il castagno dietro la casa, il gesto<br />
di versarci il caffè. Non il Sud Africa, Nelson Mandela,<br />
o l’anno del giubileo. Non basterebbe Bob Dylan,<br />
un viaggio a Calcutta, il mare dietro la porta.</p>
<p>Per questo grande impossibile, per questo impossibile<br />
valico d’alberi che ordina la confusione, dimentico che ogni cosa<br />
ha forma più vasta, il nome ancora da compiere, quello che lega<br />
e recide, madre e padre del fiato e della neve.</p>
<p>Ogni cosa è più in là di quello che io sappia tenere<br />
un solo secondo fra il buio e me.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Più dei fiori</strong></p>
<p>essere il grano nel becco della luce,<br />
entrare nella spina della rosa,<br />
stare tonda nella vena, scoprirmi cosa<br />
d’aria, levare dalle spighe l’ala<br />
della luna, tenere in bocca il buio,<br />
vivere di distanza piena, il nome<br />
che avanza  vicinissimo<br />
al vuoto toccato a tutto palmo<br />
quando la carezza sa farsi bosco;<br />
più dei fiori posso essere muschio,<br />
stelo minimo nel colpo della falce<br />
levata volo nello spasmo<br />
di un bacio scampato alla calura,<br />
poi neve nelle grotte della pelle<br />
quando l’orma del pensiero<br />
tocca il battito lucente dello stare fermi.</p>
<p>Mentre cado faccio terra<br />
nello sguardo che mima la pazienza e la difesa;<br />
come un fioreuccello si straluna<br />
sul pioppo levigato dalla pioggia,<br />
nasce noce-meraviglia<br />
della luce compiuta terra.</p>
<p>/</p>
<p>Poco è detto, meno il fatto<br />
di essere solo mani,<br />
tensione muscolare che teme  il nulla<br />
della carne, e duole sola e sente<br />
nello strappo  l’altissimo mai colto<br />
grido conducimi o lasciami<br />
terra in terra, volto appagante intero.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Quando le case salgono al vento lente di sole, si colmano<br />
del sonno che muove allo stesso modo alberi e chimere.<br />
Nel calore spalancato tutto si scioglie, senza corpo.<br />
Così  il pensiero è catturato: non più lui governa ossa, nervi.<br />
Gli occhi si fanno grandi come lumi. Dentro incede<br />
un essere possente; trascina all’aspro incontro,<br />
che non ha battaglia, che tuona in cima al monte<br />
con scudi e lame e brilla sangue vivo, semina<br />
i suoi morti senza croci, si inginocchia, prega, piange,<br />
il corpo perso a terra, il cuore già lontano.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Tutta sei, e sola,<br />
magnificata fuga, mia nuda<br />
fosforescenza;<br />
mi piego alla tua cruna, alla tua stella<br />
per nessun nessun nome<br />
per nessuna memoria<br />
più di questa<br />
capovolta verdissima apertura.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56726/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56726/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56726&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quaderni di RebStein (I-XLV)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 18:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[quaderni di rebstein]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[la dimora del tempo sospeso]]></category>

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		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56521&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/lisa-sammarco-perche-e-cosi.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/so-what.jpg?w=59&#038;h=75" alt="Lisa Sammarco" width="59" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56522" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/abele-longo-la-linea1.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/giacomo-sferlazzo-2007.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Abele Longo" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56523" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/alessandro-ghignoli-tristizia.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/kollwitz_1.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Alessandro Ghignoli" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56528" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/natalia-castaldi-il-canto-nel-cerchio-dellacqua.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/anima20del20corpo.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Natàlia Castaldi" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56530" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/jolanda-catalano-mia-signora-della-parola.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/n34-la20mia20musa2020031.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Jolanda Catalano" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56532" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/marta-campi-apnee.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/liminare_2061.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Marta Campi" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56533" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/manuel-cohen-cartoline-di-marca2.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/emilio_1229776287_it_was_not_the_promised_land.jpg?w=59&#038;h=75" alt="Manuel Cohen" width="59" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56535" /></a><br />
<a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/franco-arminio-cimelio-dei-profili.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/79871876in4.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Franco Arminio" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56537" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/08/giorgio-bonacini-i-segni-e-la-polvere.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/scacchi1.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Giorgio Bonacini" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56538" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/david-ramanzini-il-volto-infranto.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/2_carne-altrui_grande.jpg?w=51&#038;h=75" alt="David Ramanzini" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56539" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/antonio-sabino-quaestiones.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/gustavecaillebotte_jeune_homme_a-la-fenetre-commons-wikimedia-org.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Antonio Sabino" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56540" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/05/gianluca-dandrea-evosistemi.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/b21_1098.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Gianluca D&#039;Andrea" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56542" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/10/enrico-de-lea-lumina-et-semina.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/scan00061.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Enrico De Lea" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56543" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2009/12/salvatore-ritrovato-dedo.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/amadeo_modigliani_053.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Salvatore Ritrovato" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56545" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2010/01/lorenzo-pittaluga-lenigma-della-voce-i.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/de-chirico-enigma-delloracolo.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Lorenzo Pittaluga" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56546" /></a><br />
<a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2010/03/marina-pizzi-vigilia-di-sorpasso.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/giovanna_fra_2008_linguaggio_mutevole.jpg?w=59&#038;h=75" alt="Marina Pizzi" width="59" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56559" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2010/05/roberto-marino-masini-la-dignita-di-una-follia-diversa.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/iva-matita.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Roberto M. Masini" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56561" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2010/05/paola-abeni-nel-solo-poema-del-tempo.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/klee_giardino-rose.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Paola Abeni" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56564" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2010/05/marco-saya-divagazioni.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/tmp_0c3443022f28e80b00a3146fdc743984.gif?w=60&#038;h=75" alt="Marco Saya" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56567" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2010/10/margherita-ealla-ottiche-di-punta1.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/nicolasdestael_gianadda_giu2010_1.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Margherita Ealla" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56571" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/02/anna-maria-curci-inciampi-e-marcapiano.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/patrzyk_91_5.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Anna Maria Curci" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56572" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/03/lorenzo-pittaluga-la-musa-che-resta.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/caspar_david_friedrich_019.jpg?w=59&#038;h=75" alt="Lorenzo Pittaluga" width="59" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56574" /></a><br />
<a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/04/lorenzo-pittalua-la-lira-creativa-radioattiva.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/n05941_9.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Lorenzo Pittaluga" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56576" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/04/giorgio-bonacini-linizio-perduto-del-film1.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/immagine-12.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Giorgio Bonacini" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56577" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/06/domenico-lombardini-lacune.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/rev500321-ori.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Domenico Lombardini" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56579" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/07/luca-minola-la-lingua-del-vetro.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/5708133577_0de2d8bfcd.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Luca Minola" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56580" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/08/emilio-coco-preghiere1.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/mario-giacomelli-1.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Emilio Coco" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56581" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/08/nevio-gc3a0mbula-gesti-di-scarto-i.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/nevio-gc3a0mbula.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Nevio Gàmbula" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56583" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/09/nevio-gc3a0mbula-gesti-di-scarto-ii.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/nevio-gc3a0mbula.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Nevio Gàmbula" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56583" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/09/antonio-scavone-6-0-6-0.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/magli_2024tenez-tennis.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Antonio Scavone" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56584" /></a><br />
<a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/09/giovanni-turra-zan-minimi-esodi-al-albion-road.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/dalston-junction-2.jpg?w=59&#038;h=75" alt="Giovanni Turra Zan" width="59" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56586" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/10/nevio-gc3a0mbula-la-solitudine-del-poeta.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/linguarecisa.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Nevio Gàmbula" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56587" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/10/matteo-veronesi-sei-sestine-su-nulla.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/quarta1.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Matteo Veronesi" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56588" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/11/natc3a0lia-castaldi-la-tristezza-c3a8-un-attimo.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/dscn09471.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Natàlia Castaldi" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56589" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/11/giuseppe-feola-il-gioco-dellinfante.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/86be40563d01606fff1942d4eaf8df860a11ae1c.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Giuseppe Feola" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56591" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/11/pier-franco-uliana-telegonia.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/odysseus_tiresias_cdm_paris_422.jpg?w=60&#038;h=75" alt="Pier Franco Uliana" width="60" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56592" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2011/12/nevio-gc3a0mbula-gesti-di-scarto-iv.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/angelusnovus.jpg?w=59&#038;h=75" alt="Nevio Gambula" width="59" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56594" /></a><br />
<a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2012/06/claudia-ruggeri-ispirazione-viola2.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/ispirazione_viola1.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Claudia Ruggeri" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56596" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2012/07/lucia-tosi-o-penati-lari.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/donaggio-casale1.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Lucia Tosi" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56597" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2012/07/francesca-canobbio-riverberazioni-rosa.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/specchi.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Francesca Canobbio" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56598" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/02/g-cesarano-quellabbraccio-damore-e-di-lotta.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/asger-jorn-mater-profana.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Giorgio Cesarano" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56599" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/01/massimiliano-damaggio-poesia-qualcuna.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/damaggio.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Massimiliano Damaggio" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56601" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/02/dorinda-di-prossimo-insonnitudini.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/swimming-lesson.jpg?w=51&#038;h=75" alt="Dorinda Di Prossimo" width="51" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56602" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/03/giuseppe-feola-creazione-continua1.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/gigarte_news_1148.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Giuseppe Feola" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56603" /></a> <a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/natc3a0lia-castaldi-solo-la-parola-sopravvive.pdf"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/f-federici-woman-in-white-blouse-part.jpg?w=52&#038;h=75" alt="Natàlia Castaldi" width="52" height="75" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56721" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56521/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56521/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56521&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Lisa Sammarco</media:title>
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			<media:title type="html">Abele Longo</media:title>
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			<media:title type="html">Marta Campi</media:title>
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			<media:title type="html">David Ramanzini</media:title>
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			<media:title type="html">Gianluca D&#039;Andrea</media:title>
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			<media:title type="html">Salvatore Ritrovato</media:title>
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			<media:title type="html">Lorenzo Pittaluga</media:title>
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			<media:title type="html">Marina Pizzi</media:title>
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			<media:title type="html">Roberto M. Masini</media:title>
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			<media:title type="html">Paola Abeni</media:title>
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			<media:title type="html">Margherita Ealla</media:title>
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		<title>Quaderni di RebStein (XLV)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 14:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte e letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Quaderni di RebStein XLV, Maggio 2013 Natàlia CASTALDI &#160; &#160; ______________________________ Natàlia Castaldi, Solo la parola sopravvive (2013) ______________________________ &#160; ***<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56720&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://federicofederici.files.wordpress.com/2012/07/woman-in-white-blouse-part-1.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/f-federici-woman-in-white-blouse-part.jpg?w=200&#038;h=300" alt="F. Federici, Woman in white blouse, part." width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-56721" /></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong><em><ins datetime="2009-05-18T13:04:33+00:00">Quaderni di RebStein</ins></em><br />
XLV, Maggio 2013</strong></p>
<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/05/terezin.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-755" src="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/05/terezin.jpg?w=107&#038;h=105" alt="" width="107" height="105" /></a></p>
<p><strong><ins datetime="2009-05-18T13:23:31+00:00">Natàlia CASTALDI</ins></strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">______________________________<br />
<a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/natc3a0lia-castaldi-solo-la-parola-sopravvive.pdf"><strong>Natàlia Castaldi, Solo la parola sopravvive (2013)</strong></a><br />
______________________________</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56720/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56720/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56720&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Era l&#8217;unica cosa da fare</title>
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		<comments>http://rebstein.wordpress.com/2013/05/13/era-lunica-cosa-da-fare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 10:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Natàlia Castaldi Era l&#8217;unica cosa da fare      “Era l’unica cosa da fare”, ripeteva tra sé, stringendo i lembi del cappotto sul petto. Non aveva mai creduto alle cose durature, all’eterno manco a parlarne, ma non riusciva a dimenticare quel volto, quello che avrebbe dovuto cancellare col suo solito cinismo.      La stagione delle cose [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56739&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://federicofederici.files.wordpress.com/2012/08/wo-licht-ist.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/federico-federici-wo-licht-ist-2012.jpg?w=450&#038;h=300" alt="Federico Federici, Wo licht ist, 2012" width="450" height="300" class="aligncenter size-large wp-image-56741" /></a></p>
<p align="right"><a href="http://rebstein.wordpress.com/category/natalia-castaldi/"><strong><ins datetime="2013-05-12T16:24:05+00:00">Natàlia Castaldi</ins></strong></a></p>
<h2>
<p align="center"><strong>Era l&#8217;unica cosa da fare</strong></p>
</h2>
<p>     “<em>Era l’unica cosa da fare</em>”, ripeteva tra sé, stringendo i lembi del cappotto sul petto. Non aveva mai creduto alle cose durature, all’eterno manco a parlarne, ma non riusciva a dimenticare quel volto, quello che avrebbe dovuto cancellare col suo solito cinismo.<br />
     La stagione delle cose passate, quella degli ideali per cui lottare si era spenta dentro il suo sguardo cupo, che a guardarlo bene fino in fondo, rifletteva un abisso di paure e rimpianti infantili, che solo gli abbandoni ingiustificati possono generare. <span id="more-56739"></span><br />
     Aveva visto disfarsi ogni angolo dalla casa. La famiglia sgretolata dai suoi errori. I suoi errori erosi dall’amore morboso di una borghesia esistenziale che lo voleva incastrare.<br />
     “<em>Come si nasce anarchici?</em>”, si chiedeva.<br />
     “<em>A ben vedere è un dato esistenziale</em>”, diceva.<br />
     “<em>Genetico</em>”, gli avrei voluto suggerire, tuttavia l’aggettivo che avevo scelto cozzava, ingiustificato, con la postura perfettamente adagiata all’equazione sociale che la sua famiglia aveva sempre espresso, godendo del rispetto e della stima di tutto l’apparato partitico e familiare di quella città così piccola e tanto stretta da farlo soffocare.<br />
     “<em>Eppure nascere diversi è una colpa che non ci appartiene, è un dato di fatto che ci ritroviamo tra le mani</em>”, continuava in quel monologo silenzioso e stretto, che lo attraversava in un principio freddo di primavera.<br />
     Era stato bello, lo era ancora. Segnato, logorato, ma ancora saldo in un portamento fermo nelle sue necessarie rinunce, nella sua smania di cercare sempre e ancora oltre ciò che sapeva di non potere più superare.<br />
     Il vento freddo e umido lo spinse ad allungare il passo. Richiudersi tra le vecchie mura di quella vecchia casa panoramica che, ormai muta e libera dagli sfarzi della generazione precedente, era decaduta nell’essenziale alla sopravvivenza del suo incessante riflettere sulla natura ferma e ineluttabile delle cose, degli oggetti e della sua stessa esistenza, era la sola cosa che potesse chiedere al mattino per ricondursi tragicamente alla sera.<br />
     Leggeva, leggeva incessantemente, divorava libri saltando le pagine dalla fine all’inizio e ancora e di nuovo, fino a cercarne il punto focale, la risposta inesistente alla sua consapevole finzione. Lo ossessionava l’idea del tempo. “<em>È solo un’estensione dello spazio, la misura con cui misuriamo la lunghezza del percorso</em>”, concludeva ad ogni lettura.<br />
     La penombra della casa era una soluzione necessaria ad annientare il tempo nella staticità della luce, che la manteneva intatta nel suo percorrerla avanti e indietro in cerca di una frase, un appiglio, un’idea necessaria per potersi rimettere a scrivere.<br />
     Si rifiutava di scrivere al computer, lo schermo era troppo luminoso, troppo finto per permettergli di inventarsi di nuovo in carne ed ossa, come la fatica della mano sull’Olivetti gli imponeva. Riavvolgere il tempo nella successione degli eventi rimescolati in un’unica esperienza di vita che si moltiplicava ad ogni capoverso, gli procurava il godimento della spinta manuale del carrello a fine margine per tornare indietro, ma un rigo avanti e ancora, nell’ironia del ritorno e del sorpasso di sé ad ogni ora.<br />
     Una donna non avrebbe mai potuto accordarsi a quella noia metodica e coltivata con tanta sapienza, con tanto garbo silenzioso, elegante nella sua ribellione.<br />
     Di tanto in tanto lasciava che qualcuna varcasse la soglia, scopavano, poi lei se ne andava sapendo bene che lui non avrebbe mai fatto nulla per ripetere la scena, per riportarla dentro quelle lenzuola, per riviverla ancora.<br />
     Era un atto consapevole e consenziente di puro soddisfacimento sessuale. Il nome non gli interessava, né il colore dei capelli, né lo sguardo, né l’ansimare. Finiva tutto nell’istante stesso dell’eiaculazione: un’espulsione veloce e necessaria di piacere ed endorfine necessarie per riprendersi la noia, il silenzio e la superesistenza dei personaggi che, di lì a poco, avrebbe dovuto ricominciare a inventare.<br />
     Quando anni prima la incontrò sotto una pioggia leggera e incessante, si ritrovarono a ripararsi sotto lo stesso cornicione. Lui amava osservare i tram salire e scendere per le strade di Lisbona e lei era quella che avrebbe scritto in mille storie, con i suoi capelli sfatti dalla pioggia e lo sguardo smarrito da gattino spelacchiato. Una donna anonima per il resto del mondo, una donna semplice dai tratti visibilmente materni, per nulla seducenti, che sapevano di affanno, di cucina, di figli da prendere all’uscita della scuola.<br />
     Tutto questo l’avrebbe resa unica e ossessiva nella sua memoria, come quell’unico tradimento che consumarono insieme, velocemente, in una squallida camera d’albergo in un borgo interno nel centro di Lisbona.<br />
     “<em>Era l’unica cosa da fare</em>”, si ripeteva andando avanti e indietro nella penombra della sua stanza, lontana quattro ore di volo da quella camera d’albergo, dal saliscendi dei tram, dall’odore di cucina buona nei suoi capelli.<br />
     Prese il foglio e lo arrotolò nell’Olivetti metodicamente, con la passione di un amante che cura ogni dettaglio prima di sfiorare il corpo perfetto del suo desiderio da soddisfare.<br />
     La riscrisse ancora e ancora, chiusa e sola nel rimorso del suo unico peccato, nella rincorsa dei figli che crescevano, nelle rughe che le segnavano di ricordi il viso.<br />
     La riscrisse oltre la morte violenta nel saliscendi di uno dei tram di Lisbona. Il trafiletto della cronaca nera riportava il suicidio di una donna fragile di mente.<br />
     Di lei sapeva i capelli, il dettaglio dei nei, la semplicità del nome, ma era l’unica cosa da fare: “<em>solo il rimpianto sopravvive al vivere nel ripetersi del morire</em>”.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">__________________________<br />
Tratto da:<br />
<strong>Solo la parola sopravvive</strong><br />
<em>(inedito)</em><br />
Ora in &#8220;<a href="http://rebstein.wordpress.com/quaderni-di-rebstein/"><ins datetime="2013-05-12T16:24:05+00:00">Quaderni di RebStein</ins></a>&#8220;<br />
XLV, Maggio 2013<br />
__________________________</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56739/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56739&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Federico Federici, Wo licht ist, 2012</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Il più grande poeta sconosciuto d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 04:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[dinamo seligneri]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[mario lo tasso]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
		<category><![CDATA[il più grande poeta sconosciuto d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[il ponte lunare]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Lo Tasso Le liriche che di seguito leggerete sono state scritte da Mario Lo Tasso, poeta sconosciuto e praticamente inedito (almeno credo: ha finito la vita in Africa molti molti anni fa, dopo aver abbandonato la poesia per l&#8217;avventura&#8230; non si sa che mansioni ivi svolgesse: pare che insegnasse l&#8217;educazione tecnica di base ai [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56379&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_56390" class="wp-caption alignleft" style="width: 241px"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/buster-keaton.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/buster-keaton.jpg?w=231&#038;h=300" alt="Mario lo Tasso in un momento di particolare ispirazione." width="231" height="300" class="size-medium wp-image-56390" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Lo Tasso in un momento di particolare ispirazione.</p></div>
<p align="right"><strong><ins datetime="2013-05-01T13:59:02+00:00">Mario Lo Tasso</ins></strong></p>
<p>Le liriche che di seguito leggerete sono state scritte da <strong>Mario Lo Tasso</strong>, poeta sconosciuto e praticamente inedito (almeno credo: ha finito la vita in Africa molti molti anni fa, dopo aver abbandonato la poesia per l&#8217;avventura&#8230; non si sa che mansioni ivi svolgesse: pare che insegnasse l&#8217;educazione tecnica di base ai bambini autoctoni, e forse &#8211; chissà &#8211; un po&#8217; di poesia&#8230;), di cui solo pochi conoscono alcune opere, e ne parlano come poeta <em>vero</em> e <em>proprio</em>. Tra questi pochi, io, che l&#8217;ho conosciuto quando insegnava in un istituto professionale a Campobasso, Molise.<br />
Credo che il suo nome sia rimasto impigliato, dopo molte e molte suppliche all&#8217;autore stesso che non voleva pubblicare niente, nella rete di miscellanee antologiche di natura e circolazione provinciale, se non addirittura scolastica. Non avendo mai creduto alla costruzione del proprio sé, non ha mai nemmeno creduto d&#8217;essere un poeta, o uno sciagurato passionario. Perciò non ha mai spedito rigo a nessuno, aborrendo l&#8217;editoria come tale, l&#8217;editoria come ordigno, e l&#8217;editoria come diffusione di fotografie scritte del sé (ignobile parte della persona).</p>
<p><span id="more-56379"></span></p>
<p>Di lui presento alcuni <em>componimenti-miscuglio</em> (come li chiamava lui) tra la poesia e la prosa, che vogliono essere, secondo me, come un abbrivo proemiale di <em>canzoniere</em> visto che stanno in testa ad una nutrita ed articolata serie di poesiole d&#8217;occasione su cui lui <em>ridente e fuggitivo</em> aveva giustapposto la parola &#8220;<em>canzoniere</em>&#8220;. Buona lettura. (<a href="http://rebstein.wordpress.com/category/dinamo-seligneri/"><strong><ins datetime="2013-05-01T13:59:02+00:00">Dinamo Seligneri</ins></strong></a>)</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<div id="attachment_56391" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/arthur-rimbaud.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/arthur-rimbaud.jpg?w=350&#038;h=450" alt="Mario Lo Tasso in una rarissima fotografia del periodo africano." width="350" height="450" class="size-large wp-image-56391" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Lo Tasso in una rarissima fotografia del periodo africano.</p></div>
<p align="center">&nbsp;</p>
<h2>
<p align="center"><strong>Testi</strong></p>
</h2>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg?w=150&#038;h=130" alt="Mario sta scrivendo questa poesia..." width="150" height="130" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56418" /></a><em><strong>Viaggio a Lourdes,<br />
con quel tantum di prosaico che ne consegue</strong></em> (<strong>*</strong>)</p>
<p>Mia cara,<br />
tu l&#8217; sai,<br />
io a Lourdes<br />
non ci voleva<br />
venire!<br />
Ti seguetti per te contentare!</p>
<p>pe&#8217; ti dire che &#8220;t&#8217;amo&#8221;&#8230;<br />
una prova&#8230;<br />
un tradimento&#8230;</p>
<p>uno strappo,<br />
alla<br />
vena<br />
della<br />
regola&#8230;</p>
<p>La regola, mia cara,<br />
è<br />
che<br />
i miracoli sono nel cuore<br />
del poeta,<br />
non certo bisogna<br />
pregarlo<br />
per<br />
sprizzarne<br />
copiosi<br />
d&#8217;in tra<br />
le genti&#8230;<br />
miracoli<br />
come<br />
coriandoli<br />
o<br />
foglie<br />
d&#8217;insalata<br />
non sono&#8230;</p>
<p>Ma tu<br />
ignuda<br />
mi hai estorto<br />
la promessa<br />
il viaggio<br />
a<br />
Lourdes:<br />
ti pare un bel principiare, così, d&#8217;emblée?</p>
<p>A me no,<br />
ma venni<br />
teco,<br />
ingiustamente<br />
per il<br />
pacchetto<br />
di<br />
miracoli<br />
promesso&#8230;</p>
<p>Miracoli, poi,<br />
quà miracoli? scusa?<br />
avevi bisogno di miracoli tu?<br />
avevi bisogno di due poppe nuove,<br />
ecco,<br />
allora non era meglio<br />
dirigerci<br />
a quella clinica<br />
dove mettono<br />
mano&#8230;<br />
eh?<br />
no?<br />
la grana, dici? i soldarilli,<br />
non li avevamo;<br />
i miracoli danarosi, a Lourdes?</p>
<p>dì la verità,<br />
vulivavedè Lourdes?&#8230;<br />
fai più bella figura a dicere accussì<br />
dammi retta&#8230;</p>
<p>ma allora non si mentì, nemmeno<br />
a noi stessi, potevamo?<br />
e così<br />
ci suscitammo su quel treno lungo e infinito<br />
un treno rapinoso, rubato ai fulmini delle campagne,<br />
al rosso dei tramonti,<br />
al balzo della barca rotaia&#8230;<br />
veleggiare ore e ore sopra<br />
quel tapis-roulant<br />
nero e<br />
morto, a nastro,<br />
un birroso corpo morto,<br />
trascinati così<br />
come birrosi corpi morti d&#8217;Ettori fumanti,<br />
trascinati così come<br />
sassolini di scarpa,<br />
<em>nella corsia<br />
della morte&#8230;</em> </p>
<p>tutto<br />
per vedere Lourdes!<br />
per ritirare la grana di un eventuale<br />
rifacimento<br />
dei tuoi (ex) tondi seni!<br />
per rastrellare la posta in premio!<br />
per vedere che succedeva a scaraventare il nostro cuore<br />
(uno ciascuno, ovvero due)<br />
in mezzo<br />
alla baraonda<br />
degli<br />
altri umani,<br />
ritrovarli ancora<br />
l&#8217;uno e l&#8217;altro<br />
magicamente<br />
accanto:<br />
is it possible?<br />
diceva tua madre, mastra di lingua inglese<br />
is it possible?<br />
io, l&#8217;inglese, lo sai,<br />
una frana,<br />
ma allora capii,<br />
&#8220;no, non era possibile!&#8221;&#8230; bisognava tirare,<br />
te lo dissi, a casaccio, certo<br />
ma<br />
a vista,<br />
non era una partita a baseball<br />
coi nostri cuori molli<br />
esangui</p>
<p>massì, suvvia, enjambemants,<br />
era possibile! why not?<br />
bugiardo mondo!<br />
bugiardi cristi!<br />
dispiega le ali leggiadre<br />
le anche piumate<br />
mia piccola sciocca<br />
saluta il tuo branco di angeli&#8230;<br />
vola<br />
a crepapelle<br />
verso<br />
l&#8217;arpa<br />
felice<br />
A me piace come sei, cara mia,<br />
l&#8217; sai,<br />
puro se gli anni corrono e ingrassano quelle tue due talpe<br />
che porti attaccate<br />
al petto,<br />
al cuore,<br />
sotto<br />
la maglietta a collo largo,<br />
e si muovono<br />
a pendolino<br />
sul busto<br />
finché<br />
non si arriva<br />
a<br />
Lourdes per<br />
il miracolo della grana&#8230;</p>
<p>Lourdes! Lourdes!<br />
dove il luogo è un po&#8217; diverso dall&#8217;ospedale&#8230;<br />
ché se stai bene,<br />
vai a portare i cioccolatini ai parenti&#8230;<br />
chi va a Lourdes ci va per il miracolo, le visite<br />
dei salubri<br />
non hanno ricettacolo, e nemmen ascolto: giustamente!<br />
e la tua richiesta,<br />
arenatasi<br />
precoce<br />
ai primi controlli celesti,<br />
era insufficiente<br />
per un intervento<br />
della<br />
Madonna. </p>
<p>Ma questo, me n&#8217;avvedo,<br />
è pensare<br />
facile,<br />
un desiderio è un desiderio no?<br />
grande o sciocco che sia?<br />
ed il suo esaudimento<br />
non è da meno<br />
e non guarda in faccia<br />
alla<br />
penuria<br />
dei tempi,<br />
alle bizze della bisogna&#8230;</p>
<p>Purtroppo, però,<br />
i soldi non sono<br />
comunque ancora arrivati,<br />
con ciò non si dica<br />
che la Divina abbia intelletto<br />
facile,<br />
giacché<br />
prendo nota<br />
che<br />
sei più carina<br />
ultimamente, dopo il viaggio<br />
esoterico. </p>
<p><em>Sarà che hai ripreso a bere l&#8217;acqua di Fiuggi&#8230;?</em></p>
<p align="right">(<strong>*</strong>) componimento dedicato alla midons Cuncetta.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg?w=150&#038;h=130" alt="Mario sta scrivendo questa poesia..." width="150" height="130" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56418" /></a><em><strong>Topolino fuori vita<br />
non è un bello spettacolo per la picciriella</strong></em></p>
<p>La picciriella che abita<br />
l&#8217;appartamento<br />
sotto da me<br />
ha visto stamani<br />
cosa può fare un cane enfio di rabbia e schiuma </p>
<p>cosa arriva a sbranare un molosso incollerito dal randagismo<br />
cosa escogita contro un povero topo di fogna<br />
espulso (o espulsosi) dalla fogna,<br />
magari solo per fare una vacanzina di sopra nei piani alti,<br />
o pigliarsi una boccata d&#8217;aria,<br />
o andare a comprare le sigarette<br />
per la notte. </p>
<p>La picciriella<br />
ha veduto<br />
l&#8217;entragne<br />
della bestia<br />
del sottoproletariato cittadino<br />
delle fogne<br />
sparse pel giardino in fiore<br />
e ha avuto un moto diaristico, quasi cosmico, d&#8217;amore<br />
panico<br />
e<br />
sapendo<br />
che io<br />
mi diletto,<br />
oltre a insegnare educazione tecnica alle medie per mangiare,<br />
di poesia sacra<br />
mi ha detto &#8220;<em>Mario<br />
perché non mi regali una<br />
poesia sacra<br />
sulla fine<br />
del sorcio.<br />
Puoi prendere<br />
spunto<br />
dalla mia<br />
disperazione:<br />
Ecco<br />
la mia disperazione!</em>&#8220;.</p>
<p>Ed<br />
ecco,<br />
picciriella mia,<br />
la tua poesia<br />
sulla fine<br />
der<br />
sorcio<br />
mangiato<br />
dal cane<br />
senz&#8217;appello&#8230;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg?w=150&#038;h=130" alt="Mario sta scrivendo questa poesia..." width="150" height="130" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56418" /></a><em><strong>Paesaggio marino con ombre latine</strong></em></p>
<p>Oggi ho dato le ripetizioni per amicizia<br />
nonostante queste siano le mie antiche vacanze estive.<br />
Il bacino idrografico bis, l&#8217;equatore, i movimenti tellurici,<br />
la terra fotografata mentre trema come un<br />
materasso idromassaggio,]<br />
la tastiera saltata di questo computer sembra una<br />
barretta di cioccolata]<br />
da cucina&#8230;</p>
<p>le ripetizioni per amicizia&#8230; il bimbo, tardivo, impaziente<br />
colle dite infilate<br />
nell&#8217;astuccio<br />
del<br />
naso<br />
&#8220;oh, &#8216;ste dita&#8230; cristo&#8230; nel naso!&#8221;<br />
&#8220;eh, e ce l&#8217;ho messe, ce l&#8217;ho messe&#8230;&#8221; mi risponde,<br />
riabilitando<br />
la<br />
frittata, </p>
<p>questo ragazzo è sveglio, penso,<br />
dovrebbe solo mettere le educazioni<br />
la madre dovrebbe mettergli le educazioni<br />
così come io gli metto le ripetizioni&#8230;</p>
<p>&#8220;hai sentito?&#8221; dico<br />
&#8220;che è mò professò?&#8221;<br />
&#8220;la rotella che cadeva per terra&#8230; hai sentito?&#8221;<br />
&#8220;n&#8217;ò sentito niente&#8230;&#8221;<br />
&#8220;non hai sentito una rotella cadere<br />
dal tuo<br />
cervello<br />
debole?<br />
valla a cercare vai, ché sennò ne hai per altri dieci<br />
anni<br />
di ripetizioni<br />
il pomeriggio<br />
vai!&#8221;&#8230;<br />
e il bambino,<br />
scatenato,<br />
corre alla piazzetta<br />
a giocare<br />
cogli altri<br />
bambini<br />
immaginari&#8230;</p>
<p>ognuno è fuori posto, nel mondo, pensa l&#8217;usignolo esterno,<br />
io riparo le tabelline degli ultimi stracci della classe,<br />
mentre dovrei stare ai tavoli dello stabilimento balneare<br />
a mangiare<br />
lunghe<br />
fette<br />
rosse<br />
di<br />
cocomero, e<br />
giocare<br />
a<br />
ramino<br />
fino<br />
al<br />
tramonto</p>
<p>la madre del bambino dovrebbe stare a mettere le educazioni<br />
al figlio,<br />
e invece non la finisce più d&#8217;imbottire un timballo<br />
di sugo<br />
pregno<br />
d&#8217;acqua</p>
<p>il bambino dovrebbe stare al mare a nuotare,<br />
invece studia<br />
il mare dov&#8217;è nato<br />
sul<br />
libro di geografia<br />
umana&#8230;</p>
<p>io sembro un vecchio sacchetto della spazzatura,<br />
dimenticato fuori<br />
da giorni<br />
in un angolo<br />
del balcone,<br />
che gode<br />
a<br />
stare<br />
ancora<br />
qualche ora<br />
sotto il sole<br />
a<br />
puzzare<br />
fuori<br />
posto&#8230;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg?w=150&#038;h=130" alt="Mario sta scrivendo questa poesia..." width="150" height="130" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56418" /></a><em><strong>Torna l’autunno (letture dure)</strong></em></p>
<p>Alla guerra come alla guerra<br />
all&#8217;autunno come all&#8217;autunno<br />
mi seggo al tavolo e sto fermo per tante ore di fila<br />
che sembro un cappotto messo sull&#8217;attaccapanni,<br />
che sembro un lavoro qualsiasi</p>
<p>viene a trovarmi un mio amico<br />
più vecchio di me,<br />
sul tavolo una pattuglia di formiche e molliche<br />
ci guardano i buchi delle orecchie<br />
chissà quando potremo entrare nel vostro<br />
cervello<br />
quand&#8217;è che brutti vecchiacci maledetti<br />
vi morite ché è meglio per tutti<br />
per lo Stato e per noi? </p>
<p>Dal tavolo insieme all&#8217;amico tristo e muto<br />
allungo l&#8217;occhio alla bocca del muro vuoto<br />
c&#8217;è sopra solo un vecchio forno da panettiere professionistico<br />
annerito dal pane e dai dolci<br />
che ci ha cavato mia moglie,<br />
mi ricorda l&#8217;impagliatore di animali<br />
che quand&#8217;ero piccolo teneva un forno<br />
di queste dimensioni sormontato<br />
da uccelletti di gesso e corvi in miniatura&#8230; piccolissimi&#8230;</p>
<p>Autunno,<br />
sono dieci giorni che leggo un libro<br />
corto e sono dieci giorni<br />
che sto a pagina novantanove<br />
ogni sera riprendo da qualche capoverso<br />
prima dell&#8217;ultima lettura,<br />
per riprendere il filo,<br />
e immancabilmente mi blocco dal sonno<br />
alla parola &#8220;zona cariata della città&#8221;<br />
mi casca la testa,<br />
non vado avanti da dieci giorni<br />
dure si fanno le letture<br />
tornando l&#8217;autunno,<br />
mi sento mancare la coscia, la testa s&#8217;affloscia</p>
<p>un libro d&#8217;autunno dovrebbe essere di quel tale<br />
Lorenz che andava sempre dietro<br />
alle oche selvatiche, che le oche selvatiche<br />
pensavano fosse la mamma delle oche selvatiche per quanto<br />
gli stava]<br />
appiccicato come una cozza,<br />
Lorenz che<br />
rincorreva la lingua alle oche selvatiche<br />
sembra un capolavoro di pittura ottocentesca&#8230;<br />
mi piacerebbe esser diventato vecchio<br />
come Lorenz colle oche,<br />
invece sono diventato vecchio come un tasso<br />
e di oche c&#8217;è solo io con mia moglie<br />
che pulisce le porte e dà la caccia alle<br />
mosche come una visionaria di un niente<br />
volante</p>
<p>e io che c&#8217;ho na testa piena di voci e storie<br />
che se non ci penso posso ancora ancora<br />
campà qualche anno indisturbato come un vecchio SS rifugiato<br />
in Canada,]<br />
sennò è meglio che mi scavo la fossa<br />
a<br />
mano<br />
da solo.</p>
<p>Mi riprovo<br />
intanto<br />
colla scopa<br />
a tirare via questa pelle di foglie<br />
morte<br />
dal mio giubbotto<br />
appeso all&#8217;attaccapanni<br />
e di oltrepassare<br />
pagina novantanove<br />
per arrivare<br />
finalmente<br />
a pagina<br />
cento<br />
so&#8217;<br />
giorni che ci provo.<br />
E<br />
che<br />
non ci<br />
riesco. </p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg?w=150&#038;h=130" alt="Mario sta scrivendo questa poesia..." width="150" height="130" class="alignnone size-thumbnail wp-image-56418" /></a><em><strong>Disincatenamento</strong></em></p>
<p>Del tuo pallino di fare il solitario<br />
Oggi<br />
Non saprei che farmene<br />
Della tua vena autolesionista<br />
Lo ammetto<br />
Ancora mi piace<br />
Pensarti nel tuo lento<br />
Letto di suicidio<br />
Ma<br />
In definitiva<br />
Quello che ci legava<br />
Era il tuo fiato randagio<br />
La tua barca assonnata<br />
Il tuo carico pallido di lagrime<br />
Persi questi talenti con la tua dipartita<br />
Annegato il tuo fare il solitario suicida<br />
Perché dovresti mancarmi anche dopo morta quando<br />
So perfettamente che non potrai mai più tornare<br />
In quanto sei morta?<br />
Perché doverei tenderti, se potessi, la nervosa mano per farti<br />
Tornare dall’aldilà all’aldiqua come tirandoti su dacché sei caduta,<br />
magari in fondo ad un pozzo estremo<br />
al tuo ghetto di morte?<br />
Perché dovrei allungarti un barlume di bastone mentre scendi<br />
Incautamente<br />
i gradini delle scale?<br />
Scale su scale,<br />
moglie amata,<br />
una montagna di scale<br />
come una montagna di sedie<br />
da bruciare<br />
in piazza.<br />
Il meglio è andato,<br />
il pendolo suona un rintocco di cenetta,<br />
il meglio è andato, vecchia amata,<br />
oggi ho dalla mia la badante rumena<br />
e la devozione dei miei parenti prossimi</p>
<p>vivo aspettando la pensione<br />
e ho molto riguardo per la mia libertà<br />
che è il bene più profondo che ho<br />
dopo averti lasciata in balia della costipazione celeste,<br />
dei messi paradisiaci… delle messe infernali…<br />
ti ho lasciata nel catafalco che pesavi un quintale,<br />
profumavi di gesso di lavagna,<br />
ti trovo oggi in una scheggia di muro<br />
incarnata in una fantasia di farfalla<br />
brava<br />
fai progressi</p>
<p>ama anche tu,<br />
lassù,<br />
chi vuoi…<br />
ama più che puoi!<br />
dove sta scritto che l’amore debba durare<br />
in tutti i gironi,<br />
in tutti i meandri<br />
per tutte le vite?</p>
<p>anche la mia attuale amata<br />
la badante<br />
trova opportuno come me<br />
che ognuno<br />
si tenga<br />
i suoi<br />
spazi<br />
ovunque<br />
esso<br />
sia&#8230;.</p>
<p>e io sto spesso solo<br />
ma felice<br />
con questo nuovo amore letterario<br />
d&#8217;appendice&#8230;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<div id="attachment_56418" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/writer.jpg?w=450&#038;h=390" alt="Mario Lo Tasso al tavolo da lavoro  in un ritratto a china di Donna Cuncetta. " width="450" height="390" class="size-large wp-image-56418" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Lo Tasso al tavolo da lavoro<br />in un ritratto a china di Donna Cuncetta.<br /></p></div>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>__________________________<br />
Questo è il post numero <em>duemila</em> della “Dimora del Tempo Sospeso”. Crediamo di poter dire, senza tema di smentite, che la presenza di <strong>Mario Lo Tasso</strong> in questa occasione è sicuramente il modo migliore, e per noi certamente il più gratificante, di festeggiare questo lusinghiero traguardo.<br />
Abbiamo sempre coltivato la speranza (ci sia concessa <em>almeno</em> quella) di presentare ai nostri lettori delle buone scritture, dei testi complessivamente dignitosi, e, di certo, autori prestigiosi e ricchi di talento ne abbiamo pubblicati tanti. Eppure, nessuno come <em>lui</em> &#8211; come il <em>nostro</em> Mario, dico &#8211; ci è parso incarnare, con altrettanta naturalezza e genialità, quello <em>spirito della poesia</em> che per lustri, e <em>invano</em>, abbiamo segretamente e costantemente inseguito: la sua attività scrittoria, tutta votata all’<em>inesistenza</em> quale fine assoluto del fare artistico, ce lo ha fatto amare in modo particolare fin dal primo incontro e scegliere immediatamente, pur tra tanti possibili e autorevoli pretendenti al <em>ruolo</em>, quale <em>maestro e donno</em>, modello, guida e riferimento imprescindibile, unico e irripetibile – e non ce ne voglia nessuno, per carità!<br />
Potete pensare, e non è detto che qualcuno non l’abbia già fatto, che sia stata una spinta di natura esclusivamente affettiva ed emozionale a determinare la nostra scelta, un moto spontaneo ma  affatto soggettivo e volontaristico, più prossimo all’infatuazione che al discernimento critico; ma, in verità, queste componenti, che pure possono aver influito e pesato in qualche modo, almeno all’inizio, non devono far passare in secondo piano quella che è la vera <em>sostanza</em> della nostra opzione: vale a dire, la certezza dell’altissima caratura valoriale della produzione di Mario Lo Tasso, in termini estetici e di creatività pura: una produzione in versi e in prosa, la <em>sua</em>, nettamente superiore alla media di ciò che è dato leggere ultimamente – e non ce ne voglia nessuno, <em>davvero</em>, ma la realtà, incontrovertibile, è <em>questa</em>.<br />
Un <em>valore</em>, dunque, che è stato altresì, subito e ampiamente, riconosciuto – e non è certo avvenimento usuale, almeno per quello che riguarda la prassi consolidata, pervicacemente <em>ad excludendum</em>, delle lettere italiche – da tutta la critica nostrana <em>che conta</em>, accademica e non, che per un attimo, messe da parte tanto la diversità di orientamenti quanto, soprattutto, le manfrine autoreferenziali a cui è votata con ardente e inflessibile zelo, si è ritrovata pressoché unanimemente a riconoscere l’importanza della <em>scoperta</em> fin dal primo apparire di sparute composizioni <em>lotassiche</em> in rete (e figuriamoci il <em>botto</em> che si produrrà quando, come è ormai quasi certo, l&#8217;intera opera omnia sarà editata!).<br />
L’avreste mai creduta possibile una cosa del genere? Eppure l&#8217;impensabile si è realizzato: tutti a braccetto a celebrare l’evento, l’epifania attesa capace di ridare nuova linfa e nuovo respiro all’asfittico panorama della nostra stagnante versificazione: Castrolessa e Policorte (pur con qualche inevitabile riserva, visto il caratterino ipernarciso e accidioso del soggetto), Priore e Debolucci (sempre più inseparabili e sempre più uniti nella lot<em>t</em>a), Simononi e Gafuri (con Grevi al traino, tra una cena e l&#8217;altra), Francese e Laos (che preannunciano ponderosi saggi e scintillanti traduzioni plurilingue), Marziale (quasi irriconoscibile nel nuovo look “a caldo”) e padre Rozzi (accompagnato, nella circostanza, da alcuni promettenti esemplari del suo allevamento intensivo), Penedetti (incazzato, ma sempre penetrante) e Carpa, e poi Biondi (a nome della &#8220;scuola di Arcore&#8221; e dell&#8217;annessa cupola), La Noia (al minimum, come suo solito), Meister e Saggiani, il grande Ziti e tanti e tanti ancora, tutti a omaggiare l’ascesa inaspettata, sull’orizzonte dell’attenzione di pubblico e studiosi, di questo incommensurabile, luminosissimo astro sconosciuto.<br />
Grazie, Mario! Grazie <em>anche</em> per questo ulteriore <em>miracolo</em> che tu, e tu solo, potevi realizzare. (<strong>Reb Stein</strong>)<br />
__________________________</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56379/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56379/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56379&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Mario lo Tasso in un momento di particolare ispirazione.</media:title>
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			<media:title type="html">Mario Lo Tasso in una rarissima fotografia del periodo africano.</media:title>
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			<media:title type="html">Mario sta scrivendo questa poesia...</media:title>
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			<media:title type="html">Mario Lo Tasso al tavolo da lavoro  in un ritratto a china di Donna Cuncetta. </media:title>
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		<title>Fili d&#8217;aquilone &#8211; Germogli</title>
		<link>http://rebstein.wordpress.com/2013/05/11/fili-daquilone-germogli/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 16:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[alessio brandolini]]></category>
		<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[riviste]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
		<category><![CDATA[fili d'aquilone]]></category>
		<category><![CDATA[germogli]]></category>
		<category><![CDATA[viviane ciampi]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito il numero 30, &#8220;Germogli&#8220;, della rivista telematica Fili d&#8217;aquilone diretta da Alessio Brandolini. Il numero si apre con dei preziosi “germogli letterari”, quelli dei Jane Austen: sono gli “Juvenilia”, raccolta di scritti giovanili, ma che svelano molti particolari della grande scrittrice inglese e dissodano il terreno per i sei romanzi canonici. Il pezzo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56697&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/num030copertina.jpg"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/num030copertina.jpg?w=450" alt="Germogli"   class="alignleft size-full wp-image-56698" /></a> E&#8217; uscito il numero 30, &#8220;<a href="http://www.filidaquilone.it/num030.html"><ins datetime="2013-05-09T20:17:50+00:00">Germogli</ins></a>&#8220;, della rivista telematica <a href="http://www.filidaquilone.it/"><ins datetime="2013-05-09T20:17:50+00:00">Fili d&#8217;aquilone</ins></a> diretta da <a href="http://www.alessiobrandolini.it/"><strong><ins datetime="2013-05-09T20:17:50+00:00">Alessio Brandolini</ins></strong></a>.<br />
Il numero si apre con dei preziosi “germogli letterari”, quelli dei <strong>Jane Austen</strong>: sono gli “Juvenilia”, raccolta di scritti giovanili, ma che svelano molti particolari della grande scrittrice inglese e dissodano il terreno per i sei romanzi canonici. Il pezzo è di <strong>Giuseppe Ierolli</strong>, che ha pubblicato recentemente una biografia della Austen.<br />
Seguono tre racconti in tema: <em>Tulipani bianchi</em> di <strong>Marco Berrettini</strong>, <em>Un bambino</em> di <strong>Armando Santarelli</strong> e “<em>Incomplete</em>” di <strong>Gloria Cirocchi</strong>.<br />
<strong>Ambra Laurenzi</strong>, che della rivista cura la parte iconografica, propone la giovane fotografa <strong>Eleonora Catapano</strong>: in <em>Metamorfosi</em> l’artista lavora con la luce e il colore per ricreare con le immagini il processo di rinascita.<br />
Come di consueto molto spazio alla poesia.<br />
Per quella straniera <strong>Viviane Ciampi</strong> presenta <em>Il dialogo infinito</em> di <strong>Hubert Haddad</strong>, nato a Tunisi ma cresciuto a Parigi; <strong>Francesco Tarquini</strong> parla di <em>Cardumen</em>, l’antologia del poeta costaricense <strong>Rodolfo Dada</strong> uscita quest’anno in Italia; <strong>Jolka Milič</strong> ci fa conoscere il poeta sloveno <strong>Alojz Ihan</strong>; <strong>Martina Bortignon</strong> ha tradotto dei testi da <em>Cipango</em>, libro del poeta cileno <strong>Tomás Harris</strong>. </p>
<p align="right">(<a href="http://www.filidaquilone.it/num030.html"><ins datetime="2013-05-09T20:17:50+00:00">Continua a leggere qui</ins></a>&#8230;)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56697/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56697/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56697&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>strip-poetry</title>
		<link>http://rebstein.wordpress.com/2013/05/10/strip-poetry/</link>
		<comments>http://rebstein.wordpress.com/2013/05/10/strip-poetry/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 16:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>natàlia castaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele ferrario]]></category>
		<category><![CDATA[strip-poetry]]></category>

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		<description><![CDATA[Raffaele Ferrario [...] così frivola così frivola e moderna occuparsi di culi e scambiarli per facce ma il volto merita l’attenzione che merita e non sa della festa che si lascia alle spalle . Testi inediti (2013) ciak i fantasmi acquistano nel centro commerciale fantasmagoriche offerte a prezzo scontato: - uno shampoo trasparente da 1000 [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56684&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_56686" class="wp-caption aligncenter" style="width: 285px"><a href="http://cyberpunkitalia.altervista.org/blog/cyberpunk-post-human-hackers/"><img class=" wp-image-56686  " alt="Cyberpunk" src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/05/cyberpunk.jpg?w=275&#038;h=350" width="275" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Cyberpunk</p></div>
<p align="right"><strong><ins datetime="2013-05-03T15:33:25+00:00">Raffaele Ferrario</ins></strong></p>
<p align="right"><em>[...]<br />
così frivola così frivola e moderna<br />
occuparsi di culi e scambiarli per facce<br />
ma il volto merita l’attenzione che merita<br />
e non sa della festa che si lascia alle spalle</em></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
<span id="more-56684"></span></p>
<p align="center"><strong>Testi inediti</strong><br />
<em>(2013)</em></p>
<p><strong><em>ciak</em></strong></p>
<p>i fantasmi acquistano nel centro commerciale<br />
fantasmagoriche offerte a prezzo scontato:</p>
<p style="padding-left:30px;">- uno shampoo trasparente da 1000 ml<br />
- miele cristallino di provenienza non riportata<br />
- un ampio spettro di vini bianchi<br />
- l’avorio luccicante in vetrina<br />
- una scorta di zucchero raffinato</p>
<p>la dama vintage passeggia tra le corsie<br />
bilanciando il movimento esatto<br />
tra culo e anche col baricentro appeso al piacere<br />
tecnica del ciclope la chiamano<br />
quella di un culo perfetto che a sé conduce<br />
l’occhio della folla distratta<br />
da tutta quella misura di perfezione</p>
<p>così frivola così frivola e moderna<br />
occuparsi di culi e scambiarli per facce<br />
ma il volto merita l’attenzione che merita<br />
e non sa della festa che si lascia alle spalle<br />
di occhi piantati nella carne di occhi<br />
e proporzioni sospese dal ralenti<br />
con un solo infinito piano sequenza</p>
<p>ciak si fila in cassa<br />
di fronte al sorriso stanco della cassiera<br />
e i testimoni e le comparse<br />
di un approvvigionamento cautelativo<br />
i carrelli che ingombrano la viabilità<br />
ma non si multa il cliente al quale vendesi<br />
l’occasione di guadagnare la felicità</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>cliccami l’anima</strong></em></p>
<p>linkami leccami<br />
toccami taggami<br />
prendimi un poke alla volta</p>
<p>sfiorami postami<br />
copiami e incollami<br />
sul tuo blog esclusivo</p>
<p>twittami seguimi<br />
nel traffico in rete<br />
ceralaccami e imbustami</p>
<p>scansionami mettimi<br />
per esteso sul tuo desktop<br />
stampami accartocciami</p>
<p>portami la chiavetta sedici giga<br />
masterizzami e salvami<br />
ogni file dell’anima</p>
<p>formattami la testa<br />
e digitami la ci di cuore<br />
ma non esagerare</p>
<p>con i pensieri wi-fi<br />
ricomponimi e googlami<br />
cliccami tutto</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>emoticon</strong></em></p>
<p>mentre fanno l’amore chattano<br />
e mentre chattano fanno l’amore<br />
davanti alla webcam incerti<br />
attraverso le barriere di skype<br />
l’occasione verde di essere in linea<br />
la hotline della fibra ottica<br />
l’ipotesi della telefonia mobile<br />
il ripiego giovanilista<br />
la politica così warholiana<br />
un risarcimento per inabili<br />
con l’iphone come traguardo<br />
e l’auricolare negli orifizi</p>
<p>ha un monolocale adsl-style<br />
senza corte interna né griglia sul balcone<br />
intrappolato nel cemento<br />
una lavatrice bianca<br />
con apertura verticale<br />
un polsino a terra<br />
vecchio di trent’anni<br />
la caldaia a tiraggio naturale<br />
un frigo di produzione sovietica<br />
di quelli che bucano l’ozono<br />
ma niente spina<br />
niente ozono<br />
niente di niente<br />
neanche il soviet<br />
la scarpiera e il rubinetto<br />
i detersivi e la panni sporchi box<br />
un posacenere una pianta e la chat</p>
<p>lingue binarie vuote di spirito<br />
con il dispari monarchico<br />
e il pari democratico<br />
chattano per farselo passare<br />
ogni dubbio di perfezione<br />
la realtà si adopera tanto<br />
al fine di riassumersi<br />
zero uno zero uno<br />
uno zero uno zero<br />
lingue binarie<br />
shakerate di emoticon</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>ethernet</strong></em></p>
<p>ha un pop-up nella camicia<br />
e sta bevendo plug-in<br />
multivitaminico dal browser</p>
<p>si tinge l’interfaccia<br />
e si pettina gli host</p>
<p>dà solo baci wireless<br />
kilo mega giga</p>
<p>complici per l’ethernet</p>
<p>*</p>
<p><strong><em>libertà</em></strong></p>
<p>libertà sa provare<br />
la sensazione che vuole</p>
<p>si è nell’epoca correzionale</p>
<p>la poesia taglia<br />
punto per punto<br />
il filo spinato</p>
<p>e la garza del poeta<br />
è un andirivieni di operai<br />
con la cassetta degli attrezzi</p>
<p>questi nostri anni facsimili<br />
factastici e fac-fac-fac<br />
non si diano per scontati</p>
<p>coscienti di molto<br />
e sicuri di molto poco</p>
<p>se ne sono dette tante<br />
ce l’hanno raccontata</p>
<p>libertà</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>morfina</strong></em></p>
<p>una cattività di sangue<br />
ha invaso la trincea<br />
e la paura dei soldati</p>
<p>che uno ha il ventre aperto<br />
e se ne sta disteso</p>
<p>con l’occhio dei compagni<br />
sopra il suo led incandescente</p>
<p><em>dai sbrigati a morire</em><br />
l’odore ci strappa la pietà</p>
<p>dov’è la morfina?</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>social netlove</strong></em></p>
<p>su lodami<br />
uploadami l’essere</p>
<p>cuci le carni<br />
sulla graticola<br />
trollando la diavolina<br />
che il vento frana negli occhi</p>
<p>dai lodami<br />
downloadami pixel in cuore</p>
<p>che le lodi poi<br />
ho sempre fatto di tutto<br />
per fancularle</p>
<p>bannami e clic<br />
un colpo di mouse</p>
<p>ti vedo lo stesso<br />
dal social netlove<br />
con uno dei tanti miei fake</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>strip-poetry</strong></em></p>
<p>sebastian 37 anni etero<br />
segno zodiacale toro ascendente leone<br />
distinto elegante pulito sensibile</p>
<p>discendente da onesta famiglia<br />
ex legionario con regolare licenza poetica<br />
si concede come lord da compagnia per signore</p>
<p>età compresa tra 20 e 50<br />
extra concordabili anche con mastercard<br />
modi garbati e spiccata empatia</p>
<p>disponibilità riservatezza<br />
confidenza professionalità<br />
prestazioni sempre da definirsi tra le parti</p>
<p>contattando il numero 320 2589089<br />
setting amoroso ricco e confortevole<br />
servizio catering e champagne possibili</p>
<p>biblioteca in quercia con ampia scelta di poesie<br />
reading performativo-erotici su richiesta<br />
massima serietà e ispirazione</p>
<p>astenersi perditempo e universitarie con borsa di studio<br />
splendida offerta di strip-poetry ogni venerdì notte<br />
persuase o rimborsate</p>
<p>*</p>
<p><em><strong>il sesso libero dei malware</strong></em></p>
<p>la realtà non merita unicorni<br />
data in pegno a virus informatici<br />
chatta molto con se stessa</p>
<p>e ci prova con lo spam<br />
il culto stercorario dei troll<br />
che mangiano i bambini</p>
<p>e con vecchi artifici<br />
come il trojan horse<br />
tenta la via del tranello</p>
<p>la realtà non merita liocorni<br />
produce solo agguati<br />
di un decadentismo virtuale</p>
<p>così spyware non merita davvero<br />
la malinconia del router<br />
e il sesso libero dei malware</p>
<p>______________</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Raffaele Ferrario</strong> è nato a Cesena nel 1971. Si è laureato in psicologia clinica e di comunità con una tesi sullo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, dal titolo Il testo letterario come verità psicologica. Ha scritto i seguenti libri:<br />
<em>Crepuscolo degli affetti</em> (autopubblicazione 1999); <em>Embrioni</em> (autopubblicazione 2001); <em>Il battesimo dell’istante</em> (autopubblicazione 2003); <em>Renato Turci, poesie e testimonianze</em> (curatore, Foschi 2009); <em>La casa dell’uccello</em> (autopubblicazione, Tosca 2009); <em>Questo amore che non muore</em> (autopubblicazione, Tosca 2010); <em>Manicomio</em> (Edizioni del Leone, 2010); <em>Crepuscolo degli affetti</em> (L’arcolaio, 2011); <em>2012 Storia di un sopravvissuto</em> (Il Violino, 2012); <em>Borderline – Una Parigi di meno </em>(L’arcolaio, 2012).</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rebstein.wordpress.com/56684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rebstein.wordpress.com/56684/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rebstein.wordpress.com&#038;blog=1499471&#038;post=56684&#038;subd=rebstein&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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