Fin dal titolo (e sappiamo che i titoli in poesia non sono dei semplici dati indicativi) questo poema di Enzo Campi sviluppa con estrema coerenza, il suo percorso dentro il fare di una lingua che cerca in sé l’esperienza significante. Uno scavo interno perché fuori dalla parola poetica “la moria dei referenti” non può che ricondurre necessariamente alla fonte sorgiva del legame tra la parola e il dire. Là dove il vero si consegna in metafore e i significanti raggiungono grumi o nebulose di significati e segni. È da qui che il senso scaturisce in voce intima: a volte allusiva, a volte decisiva. In poesia il percorso che i testi ci indicano non è quasi mai lineare, e tanto più in quest’opera che, respirando su se stessa annoda distanza e vicinanza, così che può essere compresa (in una delle sue molteplici comprensioni) anche partendo dall’ultima poesia: che è la fine iniziale di un reticolo indecidibile ma, in alcuni punti di snodo, determinato. Così l’autore, a partire da un brusio, da un soffio strozzato che il poeta, ultimo vero parlante, nell’impossibilità di trattenere, riesce ancora a pronunciare, arriva a dire (ma non a tutti, non al conforme, al “coro dei feticci ” che chiede la prima pietra ) che non può indicare una strada precisa. Perché nessuno può dar seguito a questa richiesta; nessuno che sia, mente e corpo, lucidamente dentro una scrittura viva. (continua…)
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Ligature
aprile 3, 2013Note di poetica astratta
febbraio 19, 2013NOTE DI POETICA ASTRATTA
(e una poesia)
I
All’inizio consideriamo le parole: quando pensano (o provano a pensare) il vero, si muovono all’interno di un sistema che ha a che fare, in modo determinante, con una zona franca della materia in cui ogni trasformazione sembra, se non attuabile, possibile.
D’altro canto
gennaio 31, 2013Artificio
giugno 4, 2012Note su Artificio di Rosa Pierno.
1.
Scrivere l’amore, per Rosa Pierno, non significa scrivere d’amore o sull’amore o descrivere l’amore, ma più precisamente e con grande consapevolezza della materia, far sì che le parole, con un atto veramente costruttivo, riescano a disporre il linguaggio e a inserirlo, facendolo aderire, dentro il soggetto del suo dire: il fatto d’amore. E con questo nuovo libro l’autrice prova, e secondo noi riesce, nel tentativo, per lei necessario di dare immagine e intelletto al disporsi di un amore.
Il matrimonio del cielo con la terra
dicembre 7, 2011Stati di assedio
novembre 29, 2011Mariangela Guàtteri
Stati di Assedio
Vincitore della XXV edizione
del Premio Lorenzo Montano
Sezione “Raccolta inedita”
UN CONFLITTO DI SENSI
Premessa di Giorgio Bonacini
Una scrittura poetica efficace e necessaria agli intenti che si prefigge sperimenta, ingloba e manifesta anche la sua vocalità, ed è proprio ciò che Mariangela Guàtteri fa in Stati di Assedio: scrivere una poesia di voce. Ma c’è di più. Ciò che percorre internamente i suoi versi è un movimento che connota l’opera come un poema di tutti sensi: dove si mescolano, in sinestesie ricche di variazioni e perciò di significazioni, aspetti palpabili, sonori, visivi e mentali. Ci troviamo, quindi, dentro un canto vivo dove la concretezza fonica è fondamentale per la scrittura che ne realizza i “disegni sonori”.
Sequenze di vento
novembre 14, 2011Marco Ercolani
Giorgio Bonacini
Cosa avrò detto del vento? – che fa brillare il vuoto,
liscia il pelo dell’acqua, arruffa i rami e tramuta in oceano i prati…
In realtà non avrò detto che la prima di queste cose.
(Franc Ducros)
Quaderni delle Officine (XIX)
giugno 28, 2011
Quaderni delle Officine
XIX. Giugno 2011
Giorgio Bonacini
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Giorgio Bonacini, Poesia scritta
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Poesia scritta
giugno 27, 2011Quaderni di RebStein (XXIV)
aprile 16, 2011
Quaderni di RebStein
XXIV, Aprile 2011
Giorgio BONACINI
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Giorgio Bonacini, L’inizio perduto del film, 2011
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L’inizio perduto del film
aprile 16, 2011
“Improbabile allora il colore che affonda / condanna l’oceano alla stessa follia che disturba / nel cielo le nuvole scritte, i fantasmi, i giganti / segnati – è la storia di un uomo e del sonno / un interprete nudo, l’attore più oscuro / di luci e di volti, di pietre sconnesse e parole / che uniscono voci alla musica, al senso…”
L’inizio perduto del film
Ci sono storie involontarie
e persone che fanno di tutto per essere tali
(Anonimo)
Se mai/ tu vivi/ estraneo/agli altri/ dona/ ricordi
(Amelia Rosselli)
Movimento in quiete
marzo 31, 2011Stefania Roncari
Che la poesia si nutra, oltre che di vita materiale, anche di pensiero e sapienza è un dato quasi ovvio, ma così ovvio non è che questa sia una vera e propria necessità del suo essere poesia: come sostanza di scrittura e di conoscenza. A quale tipo di sapienza poi attinga nel suo farsi, dipende dal poeta e dai suoi paradigmi culturali.
Nel caso di Stefania Roncari la sapienza che informa e conforma il suo pensiero poetico è di tipo esoterico, più precisamente alchemico. Ma ciò non significa che i versi si nutrano di inattualità prescientifiche, piuttosto è nel tono evocativo che si manifesta l’oscurità e “la materia si fa densa”.
Dramma oscuro
gennaio 9, 2011Stelle inseguitrici
gennaio 21, 2010
Attinge dall’aria il gracchiare dei lampi
l’espandersi lento di nervi e striature
esplosioni in cui sai di non essere tu
l’innocente e il chiamato, la furia che
macina e scioglie e in puntini accecanti
sembra discutere nubi e maltempo.
Sono qui solo a scriverti – di Lorenzo Carlucci
novembre 19, 2009Nota critica di Giorgio Bonacini
Tante e indeterminate sono le modalità con cui la poesia misura la sua efficacia linguistica e concettuale, ma tutte tendono a spostare, decentrandolo, il centro conoscitivo che l’esperienza del pensiero (di chi scrive e di chi legge) si propone di attuare. Nei testi di Carlucci si assiste a una concentrazione di senso in cui la possibilità del dire non eccede mai la sua necessità e la sua appartenenza al fare poetico. Ma ciò non significa affatto che ci si trovi in presenza di una scrittura, per così dire, dal respiro corto: quella che affiora è una precisa coscienza del limite in cui la parola viene a trovarsi. Chi ha troppa urgenza e non misura l’invadenza di quanto dice o scrive, spesso “ha detto una parola di troppo/…/e quella parola ha desolato il cuore, ha spento l’orizzonte”. Un’esattezza del linguaggio che lascia però alla voce la possibilità, se vuole, di suonare in affanno o regredire o impoverire lentamente o sfidare il silenzio: insomma essere comunque sempre viva, mai bloccata in rigidità formali istituzionali che ne svuoterebbero il pensiero. (continua…)























































