Posts contrassegnato dai tag ‘ida travi’
maggio 21, 2013

[Alessandra Pigliaru, Nel cuore della parola. Postfazione a IDA TRAVI - Il mio nome è Inna. Scene dal casolare rosso, Bergamo, Moretti&Vitali 2012]
«Hai memoria di questo mondo? | Sai come si chiama questo mondo? || Tutti lo chiamano mondo, ma qual è | il suo vero nome? || Il sole, sai come si chiama il sole? | Perché non risponde mai? E l’incendio?… È già finito? | E l’acqua… Che nome ha | che nome ha? || E tu che mi chiami di notte | come mi chiami? | Ti ricordi il colore dei miei capelli?».
Dal silenzio alla scelta esiste un’età propizia e congrua in cui apprendere l’esercizio del ritmo. Ricordarlo e accoglierlo mentre (ci) avanza. Il corpo della poesia si sa trasfigurare dunque in un orizzonte dirimente; non c’è più un taglio che lascia attoniti, c’è invece l’edificazione della scelta e della distinzione del tempo e dello spazio.
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aprile 2, 2011
Ida Travi
Alessandra Pigliaru
Tà. Poesia dello spiraglio
e della neve
- Sbrigati, sveglia il bambino!
*
Io volevo un amore non questa conversione della pena
*
Ecco il mio segreto testamento
C’è al mondo un sasso,
lucido come il ginocchio!
duro come un’idea
Se l’innocenza non può essere reclamata, la responsabilità su di essa, come sguardo della cura in un mondo che cedevole si sposta, è forse il modo di saperci ancora figlie e figli. Di accorgerci che quella unione, dapprima sparpagliata e poi radunata in nidi di grazia, esiste e ci chiama – abissalmente. Ma c’è un ulteriore movimento che, risalendo il principio, recita ancora il proprio battesimo di sasso e fuoco:
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marzo 14, 2011
Alessandra Pigliaru
Ida Travi
Il nuovo lavoro poetico di Ida Travi si apre all’insegna del post. Un dopo che avanza e che è adesso, un modo di fermare con il polso teso di lancette ciò che è (s)fuggito dalle tasche della Storia. Insieme a ciò che riemerge, modificato e cogente in un unico coro. Una ricerca ininterrotta di dire l’essere in molti modi, di dirne la pluralità non neutra ma differente. Incontrovertibilmente salda. La cesura di Tà. Poesia dello spiraglio e della neve (Moretti&Vitali 2011) sta soprattutto nei luoghi inesplorati dove la poeta porta con sé simboli e cifre che la contraddistinguono cercando nuove tracce, nuove foglie che sanno sollevarsi fieramente, come un preghiera: Inna, mostrami il piede sicuro // C’è un fiore / sotto il piede sicuro // getta la croce // la zolla è calda / l’erba cresce come una santa.
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luglio 12, 2010
Alessandra Pigliaru
Ida Travi




Alle prese con uno dei percorsi poetici e artistici più suggestivi, originali e fecondi della letteratura italiana contemporanea, quale quello che Ida Travi viene disegnando ormai da anni (a dispetto della critica accademica, dei suoi limitati orizzonti e dell’obsoleta autoreferenzialità dei suoi strumenti d’indagine, ma nel rispetto più totale da parte di tanti poeti, artisti e filosofi che hanno eletto la sua opera a termine di confronto ineludibile), Alessandra Pigliaru ci regala, con la profondità di analisi delle sue note di lettura e delle sue intuizioni critiche, un saggio che, pur circoscritto al confronto con le ultime prove dell’autrice vicentina, ha il valore di una vera e propria mappa ermeneutica della sua produzione complessiva, capace di illuminare le ragioni profonde che ne animano la scrittura, tanto sul versante creativo che su quello della ricerca teorica. (continua…)
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maggio 12, 2010
Ida Travi

Guarda, c’è una finestra, un pianoforte aperto con un bicchiere d’acqua sul cofano. E c’è una poltrona. Vicino c’è un tavolino… una sedia di legno. Qualcuno ci ha gettato sopra un cencio, forse un golfino rosa. C’è qualcos’altro dietro la poltrona. C’è qualcosa, ma non vedo bene… C’è una ragazza in piedi, girata di schiena. E’ girata di schiena e guarda un piccolo quadro al muro.
Così inizia Tu sei soltanto in allarme, radiodramma di Ida Travi. Il testo fa parte di una raccolta di undici radiodrammi di prossima pubblicazione. E’ stato musicato in collaborazione con Nicola Meneghini, compositore e autore della tesi di laurea sull’autrice.
Su Anterem tutte le informazioni sull’opera.
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settembre 30, 2009
[STEFANO GUGLIELMIN]
La scrittura sorgiva dei poeti di “Anterem“
1. Premessa
Sotto il profilo storiografico, la scrittura di cui si fa carico il poeta coinvolto in un’esperienza conoscitiva, che certifichi originarietà e autenticità nell’oscuro colto nell’atto d’aprirsi alla luce, si concretizza in almeno quattro pratiche complementari e talvolta intersecanti: la prima, propria al dettato rilkiano e trakliano, si scopre protesa alla nominazione del mondo, gonfia d’ebbrezza e canto, eppur consapevole dell’orrore da cui questa leggerezza proviene; la seconda è un coacervo di radici (da Pascal, al simbolismo, dal giansenismo al sentimento della crisi vociano) condensatesi magistralmente in «quel nulla/ d’inesauribile segreto» del Porto sepolto ungarettiano, e diramatasi in seguito nell’inquieto misticismo ermetico, tutto teso a fondare l’esistenza (fortemente infatuata dell’io) nelle arcane ragioni della poesia; la terza, attiva nell’orizzonte neoavanguardistico italiano degli anni Sessanta, invita gli scrittori a «stanare» la realtà, a toglierla da quel limbo materico in cui la morte delle ideologie l’ha relegata, in un sano esercizio disvelante e fecondamente inventivo;(1) la quarta esperienza, infine, facendo tesoro dei precedenti orizzonti, la possiamo far coincidere con il progetto che gravita attorno alla rivista “Anterem”,(2) che si sostanzia in un viaggio consumato nei pressi dell’Inizio, in un ascolto che rifonda ogni volta da capo la vertigine del pensare altro, dell’«antipensiero», attraverso una scrittura verticalmente nomadica, giocata nel lasco tra silenzio e voce, caos e ordine, naturale e culturale, in un procedere che – pur essendo plurale, come vedremo – tende ad assecondare «il movimento dell’origine, sorvegliandone la gestazione e il travaglio, ripetendolo».(3)
(continua…)
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marzo 29, 2009

(Tra le fronde)
Tra le fronde c’è un mistero
Cosa aspetti?
Va’ dal mistero
Metti il mistero al tuo posto
C’è nessuno al tuo posto, lo vedi?
C’è nessuno là
dove stavi seduta prima
dove stavi piangendo prima.

Nella antica tragedia di Euripide Alcesti dà la sua vita in cambio della vita del marito, re Admeto, condannato a morire dagli dei. L’Alcesti è considerata una tragedia, ma non è vera tragedia: Alcesti muore, sì, ma torna presto viva dal regno dei morti. Si tratta infatti di una tragedia sfiorata, una resurrezione. In questa raccolta di poesie per la musica di Ida Travi, dell’antica Alcesti non resta che l’ombra, si incontra piuttosto una sua sembianza. Una qualunque. Una che si spaccia per parente. Una che entra in casa sbattendo la porta e lancia sulla sedia il suo paltò. Un’antica casa greca e una novecentesca casa contadina si confondono qui, in queste poesie, tra queste mura. Neo è lo scorrere del fiume. Neo è il vagito che ritorna.
Qualcuno sta sempre per andarsene, qualcuno sta sempre per tornare.
“O ti adatti o sogni…” dice un verso. Intanto sbattono le porte, volano le tende alle finestre…
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Ida Travi, Neo/Alcesti. Canto delle quattro mura, Bergamo, Moretti&Vitali Editori, “Le forme dell’immaginario”, 2009.
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Ida Travi, poetessa. Ha scritto anche per il cinema, la musica e il teatro. Tra le raccolte poetiche, L’abitazione del secolo (1990), Regni (1991), Il distacco (1994), La corsa dei fuochi, libro + CD (Moretti&Vitali, 2007). Tra le prose, Diotima e la suonatrice di flauto (La Tartaruga-Baldini Castoldi Dalai, 2004), L’aspetto orale della poesia (Anterem Edizioni, 2000, Moretti&Vitali, 2007), Selezione Premio Viareggio 2001.
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marzo 1, 2009

E’ disponibile su www.youtube.com la lettura, curata da Alessandro Quasimodo, di testi tratti dall’opera poetica di Giannino Di Lieto.
La registrazione risale al maggio 2007, nei giorni del Convegno di Studi dedicato alla figura e all’opera di Giannino Di Lieto. Gli atti del Convegno, curati da Flavio Ermini e Ida Travi, sono stati pubblicati nel volume Giannino di Lieto. La ricerca di forme nuove del linguaggio poetico, Verona, Anterem Edizioni, “Pensare la letteratura”, 2008.

Lo splendido documento, diviso in cinque parti per complessivi quarantacinque minuti di filmato, attraversa l’intera produzione di Di Lieto, uno dei grandi poeti (dimenticati) del secondo Novecento italiano.
I parte / II parte / III parte / IV parte / V parte
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aprile 28, 2008

(Immagine fotografica di Marzia Poerio)
MANIFESTO
per un
TEATRO POETICO
teoria e forma d’un teatro trasparente
FARE POESIA La poesia si fa camminando, lavorando, mangiando, dormendo, sognando. Solo alla fine si può scrivere. La poesia di parola si fa vivendo in quel teatro naturale e trasparente ch’è il mondo visto dall’interno.
(continua…)
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marzo 20, 2008

“Lo sguardo della donna di terracotta
che compare in copertina
è lo sguardo di chi guarda il mondo
nella memoria d’un canto.”
Da: Ida Travi, La corsa dei fuochi – Poesie per la musica, Bergamo, Moretti & Vitali, 2007.
(Il libro contiene Cd audio con tre poesie cantate. Musica di Andrea Mannucci. Voce cantante Patrizia Simone.)
«Si tratta di dare alle parole,
più o meno, l’importanza che hanno nei sogni.»
Antonin Artaud
(Il teatro e il suo doppio)
«… rimedio nell’attesa: trattare gli uomini come uno spettacolo.»
Simone Weil
(Quaderni, Volume primo)
(continua…)
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gennaio 29, 2008

(Gianfranco Mascelli, La visita)
Le ombre
C’è una realtà che si manifesta ai sensi nudi. E’ una realtà a misura di quello che gli esseri umani sono, in natura e senza mezzi. E’ modellata sulle loro qualità. Dura, indomabile. E’ una catastrofe permanente. (continua…)
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