Posts contrassegnato dai tag ‘marco ercolani’

L’ospite indocile

maggio 3, 2013

L'ospite indocile

Marco Ercolani
Lucianna Argentino

Disperato e leggero

“Non risposero all’appello
ma la loro assenza
non provocò domande”

L’ospite indocile (Passigli, 2012) di Lucianna Argentino è un poema che indaga questi paesaggi di assenza, di soglia fra vita e morte. Verso dopo verso, l’intero libro si snoda come una preghiera che testimonia “gli abbracci vuoti / da braccia nude, senza niente in mezzo”, e sconfigge i silenzi del dolore, se “Scrivere è togliere spazio al male, / è addomesticare la paura”, se l’andatura dei versi, come “voce rimasta a vibrare”, è quella di un diario intimo, misterioso, esposto alla semplicità della confessione.

“Non è che l’ombra del silenzio
questa parola che irrompe”

Siamo di fronte a una “lezione di tenebra”, a un rito interiore il cui respiro è “ricamato di speranza / con fili logori e terreni”. È una lezione minima, tessuta nell’abito che riveste il corpo:

(continua…)

La Biblioteca di RebStein (XLII)

aprile 11, 2013

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XLII. Aprile 2013

M. Ercolani – L. Frisa

 

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M. Ercolani/L. Frisa – Il muro dove volano gli uccelli
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Il muro dove volano gli uccelli

aprile 11, 2013

N. De Staël, Noon Landscape

Marco Ercolani
Lucetta Frisa

Il muro dove volano gli uccelli

Gli uccelli di Braque sono molto più pesanti dell’aria, come sono realmente gli uccelli, ma volano meglio di tutti gli altri, perché, come i veri uccelli, partono dal suolo, ridiscendono a nutrirsene e ripartono in volo.
Francis Ponge

Oltrepassare me stesso, non so come accadrà né quando.
Nicolas de Staël

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La Biblioteca di RebStein (XL)

marzo 21, 2013

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XL. Marzo 2013

Francesco Marotta

 

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Francesco Marotta – Esilio di voce (2011)
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La parola dell’occhio

marzo 9, 2013

La parola dell'occhio

Marco Furia
Marco Ercolani

Una felice eredità

Vivere un’immagine affinché altri, anche a distanza di secoli, la vivano a loro volta: ecco un dono che non ha prezzo”. In questa frase di Marco Furia, tratta dalla sua plaquette La parola dell’occhio (Edizioni L’Arca Felice, collana “In Limine”, Salerno 2012), è racchiuso il senso di questo prezioso libriccino, dove l’autore commenta dodici dipinti di pittori classici e contemporanei, viaggiatore innamorato di immagini lasciate a noi in eredità da artisti amici e affini. “Se la conoscenza è il destino dell’uomo, l’arte sarà sempre sua preziosa alleata”. Furia elenca ponti, passi, castelli, vedute, nature morte, come fossero appena visti e subito ricreati dall’innocenza della sua parola, che li descrive e li evoca con elegante stupore: “la parola dell’occhio”. Ripercorre un mondo composito e multiforme dove inventare immagini è atto vitale fertile e inesauribile, che non smette mai di creare, nel presente e nel futuro, gli spettatori di quei dipinti. “Il suo scopo non è quello di approntare una ‘valutazione’ delle loro qualità stilistiche o della loro costituzione formale; il proponimento mira invece a far da coro, potremmo dire, alle medesime vibrazioni avvertite dai pittori nel momento della stessa creazione artistica” (Mario Fresa). (continua…)

Camera fissa

febbraio 24, 2013

Marco Ercolani, Camera fissa

Marco Ercolani

Alla fine degli anni Settanta, a Genova, un uomo si getta dal quinto piano di un palazzo, intenzionato a togliersi la vita, e cade sopra un casuale passante, che muore di colpo. L’aspirante suicida, pur ferito, si salva. Questo episodio paradossale, in cui la morte volontaria non si realizza solo per un capriccio del caso, mi suggerisce, tra il 1980 e il 1981, l’idea di Camera fissa: un breve romanzo noir che sviluppa, tra sogni e fantasie, la complicata strategia di vendetta della vittima che nella finzione del mio racconto sopravvive, contro il nemico che lo ha paralizzato. Il titolo del libro, Camera fissa, vuole alludere sia alla forzata immobilità del protagonista sia al suo mestiere di filmaker.

Camera fissa

“Stramazzò davanti a me. Vi dico che stramazzò davanti a me, così vicino come è vicino questo tavolo contro il quale mi stringo. «Sei matto?» gridai. La mezzanotte era passata da un pezzo, uscivo da un ricevimento, desideravo fare ancora quattro passi da solo, ed ecco costui che mi stramazza davanti ai piedi. A sollevarlo non ce la facevo, tanto era gigantesco, né potevo abbandonarlo lì in terra, in quel posto dove non passava anima viva.” (F. Kafka)

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Si minore (il libro)

febbraio 7, 2013

Ercolani

Marco Ercolani

Da dove provengono le visioni che ci consegnano questi nuovi versi di Marco Ercolani? Esse sembrano venirci incontro un attimo prima del loro dissolvimento, colte nel loro passaggio segreto, in quella zona di confine – prossima e familiare insieme  – in cui poesia ed esistenza si sfiorano e poi si tramutano l’una nell’altra, per dileguarsi infine nell’ombra totale.

Con la sua scrittura punteggiata dal silenzio, Ercolani ci avvicina all’Altro che è in noi, senza tuttavia sminuirlo, anzi conservandone la dimensione più propria e perturbante, l’enigma profondo che l’accompagna, in uno sguardo lucido e frontale. Ciò che ci sorprende è una visione netta e al contempo lieve, perché reca in sé la perentorietà del sogno, la sua illuminazione improvvisa ma anche la sua ineluttabile ombra. 

Come in una sorta di taccuino di un’anima che si scopre sempre altra, straniera a se medesima eppure viva e palpitante, il poeta apre l’occhio e tende l’orecchio a quanto accade nel doppio regno del suo essere, in quel bordo, in quella regione estrema che sta tra la parola e il silenzio, tra la veglia e il sonno, tra la vita e il nulla.  E nelle annotazioni del proprio tempo vissuto, dell’intimità della propria esperienza, gli sembra di scoprire le tracce disperse di un altro tempo privo di tempo, indecifrabile e indicibile, arcaico, le cui insegne altro non sono che la testimonianza incommensurabile del tragico, la cifra ultima del nostro destino. (continua…)

Tra le mani un precipizio

gennaio 6, 2013

Mario Giacomelli, Paesaggio

Marco Ercolani

Tra le mani un precipizio

32 riflessioni apocrife di María Zambrano (1979)

1. René Char scrive: «Non c’è un potere divino sparpagliato in ogni soffio: gli dei sono nei nostri muri, attivi, assopiti». Esiste, secondo il poeta, una concentrazione intima, nel sacro cerchio della casa, di dei plurali e perturbanti. Vorrei soffermarmi a lungo su questo dettaglio».

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La Biblioteca di RebStein (XXXIV)

luglio 14, 2012

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XXXIV. Luglio 2012

Marco Ercolani

 

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Marco Ercolani – Taala (2004, 2012)
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Taala

luglio 14, 2012

Marco Ercolani

“C’è sempre stato, fin dall’inizio, qualcosa di strano, di irreparabile, di impossibile da pensare, a Taala. Chi la vedeva riflessa in un pozzo, con le strade affondate nell’acqua; chi la scopriva come un groviglio di cavi, oscillante alle minime folate di vento; chi la percepiva come una fogna maleodorante; chi come una cantina silenziosa o una stazione vociante di ubriachi; chi come un’isola chiusa da una barriera di scogli, popolati da stormi fragorosi di uccelli. Tutte percezioni plausibili. Il fatto è che nessuno le comunicava all’altro. Così tutti camminavano con i loro cervelli ben chiusi, e la bocca sigillata”.
“Sono tentato dal descriverti Taala come si descriverebbe una città mirabile, enigmatica o terrorizzante. Insomma, costruirti il romanzo della città, perché tu possa leggerlo. Ma Taala non era così. Chi si aspettava un’oasi romantica vide dei palazzi d’acciaio: chi si aspettava una città d’acciaio affondò in una palude. Insomma, Taala deluse tutti. Per un certo periodo di tempo, ci sentimmo quasi irrisi da lei: il suo opporsi ai nostri desideri ci sembrò il pensiero diabolico che lei ci opponeva, per non essere posseduta. Poi cominciammo a capirla. E allora divenne bello amarla, provare un senso di stupore e di rispetto, di felice meraviglia”. (continua…)

La Biblioteca di RebStein (XXXII)

giugno 7, 2012

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XXXII. Giugno 2012

L. Frisa – M. Ercolani

 

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Lucetta Frisa / Marco Ercolani – Nodi del cuore (1999, 2012)
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Mostri

giugno 7, 2012

Lucetta Frisa
Marco Ercolani


Mostri
Henry Füssli e Mary Shelley

7 maggio 1819

Cara signora Shelley,

     ho appena finito di leggere Frankenstein o il Prometeo incatenato: mi piace molto. Il personaggio che avete inventato è straordinario, quasi shakespeariano.
     Sono stato subito colpito da delle strane coincidenze: io sono di origine svizzera, benché mi consideri un nomade, e la vostra storia si svolge tra le Alpi svizzere e i protagonisti viaggiano in continuazione. Si dice inoltre che, insieme a vostro marito, a George Byron e al dottor Polidori, avete trascorso una vacanza a Ginevra; là vi siete sfidati a scrivere un racconto di fantasmi. (continua…)

Juif errant

maggio 23, 2012

Marco Ercolani

Juif errant

1943. Scritta a Genica Athanasiou durante le prove del Juif errant. Artaud, delirante, non recitò la sera della prima.

Genica,
con il Juif errant va malissimo. Sono talmente scoraggiato che non faccio più niente. Recito con un’assenza profonda. Per la prima volta mi rimproverano di essere inerte. Eppure non lo faccio apposta. La mia potenza di espansione si è bruscamente afflosciata. E poi, il regista è di una grossolanità odiosa.
La tua ultima lettera è stata terribile. Perché insisti a giudicarmi? Perché ti aspetti da me delle risposte normali e ripugnanti, degne di un attore da Comédie Française? I miei nervi, Genica, sono di marmo. La mia anima è di pietra. Non sono più neppure ciò che mi illudevo di essere – grido rauco sparso nell’aria. La mia malattia – mi sorprendo a chiamarla psichica – si diffonde nel corpo con una rigidità che solo certi veleni orientali sanno provocare. Le parole sembrano inutili prigioni, ossa che non trattengono il soffio del corpo. Ricordi la cascata di Nantes? Tu amavi la sua parete di schiuma, bianchissima; io, invece, ero tutte le sue gocce, nel loro ininterrotto e violento dissolversi, nel loro inutile brulicare, rincorrersi, ricrearsi… (continua…)

Oscillare senza cadere

maggio 6, 2012

Marco Ercolani
Cristina Annino

Marco, ho letto Turno di guardia tutto d’un fiato. Non poteva essere altrimenti, la tua scrittura è appassionante, limpida, addirittura gratificante per chi la legge, lo sai, inutile ripetere quel che ti ho sempre detto. Inoltre mi è piaciuto perché, più di un diario medico diciamo, o di osservazione e contenitore di malattie mentali, mi sembra che tu intenda teorizzare il rapporto follia-scrittura e adoperi il tuo posto di guardia come mezzo per esprimere concetti tuoi che avresti comunque. Una riprova, intendo. (continua…)

Turno di guardia

marzo 25, 2012

Marco Ercolani

“Durante il giorno mi riferiscono deliri malinconici o magiche visioni del mondo. Mi raccontano crimini inesistenti, ingiustizie spietate, desideri favolosi. Parlano, delirano. Ma, a notte alta, quando dormono nella corsia, vorrei spiarli con una piccola pila, attento a non fare il minimo rumore, vorrei capire se la sofferenza di poche ore prima ha lasciato una cicatrice reale nella loro pelle.”

Turno di guardia
Il Canneto Editore
Genova, 2011

 

“Questa esistenza demonica, questo vivere in estrema vicinanza con l’assoluto, in beatitudine e orrore, sfugge all’alternativa salute-malattia.” (Karl Jaspers)

(continua…)


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