[Qui la prima parte.]
L’ESILIO DOMESTICO
I poeti non hanno alcun ruolo sociale, ormai è un dato acquisito. Meno noto è l’esilio domestico di chi scrive. La poesia prima di essere emarginata dalle fanfare mediatiche è già fuori uso nel luogo in cui si produce, nella casa del poeta. Per il resto della famiglia colui che scrive è tollerato come si tollera un vizio. La famiglia è seduta sul divano a consumare il materiale pedopornografico costituito dalle varie zoccole che sguazzano ogni sera nella fogna del video. Le sudate carte non guadagnano mai il centro della scena domestica. Prima il poeta le spediva ad altri sventurati aspettando risposte che spesso non arrivavano. Adesso dimorano nel computer e da lì approdano al computer di altri sventurati, senza l’ingombro della carta, senza farsi vedere in giro.





































