Frammenti chorastici

Crtisci e critichesse webbici a convegno.

“Mando questa mia raccomandata a Leopoldus von Attolicus, / certo che nel rapporto di forze lui sia Pompeo o Crasso ed io sia Spartacus, / sperando che la risposta non arrivi mediante piccione viaggiatore, / mio nonno, sangue valligiano, aveva dote di grande cacciatore.”

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Per un omaggio a Letizia Battaglia

Molteplici le forme della scrittura – e inattese se ci si ostina a identificarla soltanto con modi d’espressione verbale e alfabetica – nobilissima scrittura è, infatti, la fotografia di Letizia Battaglia perché commuove la mente parlandole con l’evidenza di una scelta libertaria ed etica, conoscitiva e accogliente. Politica.

Letizia Battaglia scrive di noi e per noi.

“Scrivere” va connesso, etimologicamente, con incidere e scavare: queste fotografie incidono e scavano dentro di noi come individui e come membri di una comunità.

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Se la guardi controluce

Fabia Ghenzovich

La Catanegài

’na zatarìna, ’na candela
impissàda per ogni morto
negà, per ogni putèlo
desmentegà drento el pantàn
del fondo, tra le rive

del sile, la restìa, la catanegài
i la ciama, i vivi e i morti smarìi
soto aqua, dove la zàtara
la se ferma, de novo catài
dal scuro fin a la luse

de un nome pronunzià – la luse
la tanta luse dei oci
de le mame.

[La Catanegài
una zatterina, una candela / accesa per ogni morto / annegato, per ogni bambino / dimenticato nel pantano / del fondo, tra le rive // del sile, la schiva, la catanegài / la chiamano, i vivi e i morti smarriti / sotto acqua, dove la zattera / sosta, di nuovo portati / dal buio fino alla luce // di un nome pronunciato – la luce / la tanta luce degli occhi / delle madri.]

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Fabia Ghenzovich
Se ti la vardi contro luse
Venezia, Supernova edizioni, 2018

Del fare spietato

Pasquale Vitagliano

Scrivo sempre la stessa poesia
Passo sempre dagli stessi luoghi
So contare fino a tre
Riesco quasi sempre a fermarmi in tempo
Cerco sempre le stesse persone
Dopo averle perse
Sarà il mio modo di indagare
Sulla legge segreta del tempo
La forma per adeguarmi al suo moto pendolare
Mi rassicura questo ticchettio
Che ti dice dove stai e con chi
Che è impossibile restare a lungo nel quadrante
Che ti ritrovi di nuovo ai margini
Consolato dal fatto che da soli
Si scrive e si muore

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Pasquale Vitagliano
Del fare spietato
Osimo (AN), Arcipelago Itaca, 2019

Breve saggio su Milano (un notturno)

Il centro di Milano va svuotandosi delle persone, chiudono gli ultimi locali di ristoro, quasi più nessuno nelle strade e nelle piazze, piccoli mezzi del servizio di nettezza urbana, i lampeggianti accesi, ronzano a ridosso di un marciapiedi o in un angolo.
Il centro di Milano senza vocio e quasi senza rumori, senza andirivieni e senza l’eccesso delle luci che esplode dai negozi in strada, cerco il centro di Milano restituito al silenzio e alla solitudine apparente dei suoi edifici.

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Klossowski fra Nietzsche e Bataille

Giuseppe Zuccarino

Klossowski fra Nietzsche e Bataille

Le concezioni filosofiche klossowskiane, che emergono in tutte le sue opere, incluse quelle narrative, si sono sviluppate anche attraverso un’interazione col pensiero di Nietzsche. A questo autore, infatti, egli ha dedicato non solo un’importante monografia[1], ma anche diversi articoli, saggi e conferenze. Può essere interessante focalizzare l’attenzione sui testi più antichi, quelli degli anni Trenta e Quaranta, perché, pur essendo per certi versi ancora acerbi, consentono già di evidenziare la singolarità del suo approccio al pensiero del filosofo tedesco.

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In principio erano le selve

Pier Franco Uliana

Gli occhi, abbandonali all’ombra, socchiusi fino alla linea dell’orizzonte interiore. Un limitare, tra ciglia e foglie. Da’ senso ai sensi. Fatti placenta di muschio, feto sotto lingua.

[VIII] Il potere pretende la radura. Senza limite. Una luce trasparente, cartesiana, empirea, a perpendicolo. Onnipotente. Datti alla macchia. A tasche ricolme di sementi, fa’ incursioni notturne. Semina e fuggi. Renditi opaco allo specchio ustore.
[XI] Appena dopo il varco, ecco i sentieri. Non seguire il più dritto, se non vuoi finire nel latrato del vento. Ma non è nel più tortuoso che troverai lo smarrimento.
[XIII] Poeti, filosofi, fuorilegge, ribelli, maquisards s’inselvano per redimere il disordine della radura. Scelgono il valore dell’ombra perché vogliono ristabilire la trasparenza dei valori. Il loro pensiero è dialettico e procede per metafore.
[XXVII] I rami lassù, profondi e immobili, e noi ad ascoltare il silenzio delle radici. Si fondono fiato e vento, le voci appena sussurrate. Tu mi apri una radura dentata di luce e sulle labbra cresci la verità ambigua del tempo.
[XXX 3] La radura tende al paesaggio unico, essa usa un eccesso di luce per nascondere agli occhi i propri errori. I miraggi però hanno lo stesso limite e la stessa imprecisione delle ombre, se non si rovescia l’albero dello sguardo.

(da qui)

Come un fiore che si stacca dal gambo

Lisa Sammarco

b. ha settantaquattro anni e gli occhi di un azzurro lattiginoso e spento come se dentro, di quel tempo, non ci fosse passato niente. Ha l’abitudine di dormire su di un fianco, voltando le spalle all’uomo, al vecchio che ogni sera le si distende accanto. Stanotte si è tirata ben bene la coperta rosa fin sulla testa. b. ci guarda attraverso e il buio terso si fa di un rosa rugginoso e marcio. b. torna a pensare spesso alla sua prima volta, quando si era aperta come un fiore all’uomo, ora vecchio. Che strano, non aveva sentito nessun dolore. È così per i fiori? Si aprono alla bellezza e di bellezza senza né sentire né sapere cosa o dove la bellezza sia? b. si scosta la coperta, scopre la testa e fa per girarsi verso l’uomo, il vecchio, come se da lui volesse una risposta, ma poi all’improvviso lo sente, è un dolore enorme, che si espande ovunque come fa soltanto il tempo, e quel dolore fiorisce, fino a riempire la stanza dal pavimento fino al soffitto, inutile come se fosse stato chiuso troppo a lungo e fosse diventato altro, e somigliava ad un tempo che non le era appartenuto, sottile e impalpabile come intonaco crepato. Resta ferma. Chiude gli occhi. È tardi adesso. Il buio come il tempo le cade addosso, lieve come un fiore che si stacca dal gambo, senza ricordi. Forse ora sogna.

(da qui)

Quinta vez

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Maria Pia Quintavalla
Quinta vez
Azzate (VA), Stampa 2009, 2018

China esiste nel tempo, o più probabilmente, possiede tutto il tempo del mondo. China madre, figura molteplice, forma biografica in continua evoluzione, secondo la propulsiva mente di Maria Pia Quintavalla, poetessa dall’atteggiamento robusto verso la vita privata e collettiva. Con lei si ha sempre l’impressione che la “comunità degli animi” (sì, proprio quella rivelata anni addietro da Cesare Viviani in un suo massimo libro) acquisti qualche grado in più per restare viva (e non vegeta) al mondo. China torna dopo otto anni dall’originaria comparsa (China, 2010), da una realtà sopra il cielo al nostro mondo interventista e crudo. Ha i colori che la determinano da sempre, solari e appartenenti all’aria, divulgati su strade e terreni riguardosi e commossi. Continua a leggere Quinta vez

L’espiazione

Oggi il nord del Mali è letteralmente devastato dal banditismo dei nomadi Tuareg e dalla ferocia disumana dell’integralismo islamista. Ogni giorno si susseguono stragi di civili inermi, rapimenti, esecuzioni, sgozzamenti, esplosioni di mine tra i convogli che attraversano le poche piste asfaltate nel deserto, in particolare nei pressi dell’oasi di Boni, dove una volta alla settimana si tiene un importante mercato che richiama uomini e donne da tutti i villaggi della regione.
Gli articoli di Yves Bergeret, che in quelle terre e tra le genti dogon ha vissuto per parecchi anni, servono anche e soprattutto a tenere desta l’attenzione sull’ennesimo genocidio annunciato. Sotto gli occhi accecati di xenofobia e razzismo di un Occidente che è la causa prima di quegli orrori.
(fm)

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Per un omaggio a Castor Seibel

Ancora una volta devo esplicitare il mio debito di riconoscenza nei confronti di Domenico Brancale: i testi che ho studiato per scrivere il presente articolo sono suo generosissimo dono (sia materiale che umano e intellettuale) e, inoltre, la mia curiosità nei confronti di Seibel è cominciata proprio con la dedica “per Castor Seibel” che Domenico premette a una sua poesia leggibile in incerti umani (Passigli, Firenze, 2013):

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Jean-Noël Schifano: Le coq de Renato Caccioppoli

Jean-Noël Schifano pubblica con Gallimard nel 2018 un “récit” (racconto) di fulminante e struggente bellezza, di fine e complessa scrittura, di convinto impegno etico e politico: si tratta di un volume di 102 pagine al cui centro (anche in senso quasi letterale, fisico, da pagina 56 a pagina 71) c’è il famoso episodio dalla vita del matematico napoletano in cui Renato Caccioppoli si fece vedere nel centro di Napoli con un gallo al guinzaglio quale forma di protesta e di dileggio nei confronti della legge fascista che vietava agli uomini di mostrarsi con un animale di piccola taglia al guinzaglio, cosa che, secondo i dettami del partito, ne comprometteva la virilità.

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La Repubblica dei Dotti secondo Arno Schmidt

Quando si affronta la lettura di una qualsiasi opera di Arno Schmidt (Amburgo, 18 gennaio 1914 – Celle, 3 giugno 1979) credo sia opportuno essere consapevoli del fatto che uno degli obiettivi programmatici dello scrittore è non compiacere in alcun modo il lettore, non dargli quello che quest’ultimo, probabilmente, si aspetta, condurlo lungo itinerari narrativi che lo provochino e che ne scuotano la coscienza, che la disturbino e la inquietino, la scandalizzino – ma fondamentale è anche comprendere che tutto questo, nella concezione che Schmidt ha della scrittura, non accade in maniera gratuita, non ha niente dell’ostentazione fine a sé stessa o di un eventuale narcisismo o di un giuoco pseudoavanguardistico, bensì possiede motivazioni precise e stringenti di carattere sia etico che politico che storico, oltre che letterario.

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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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