La Biblioteca di RebStein (LXVI)

La Biblioteca di RebStein
LXVI. Marzo 2017

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Marco Ercolani

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Galassie parallele. Libro I (2017)
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Quaderni di Traduzioni (XXXII)

Quaderni di Traduzioni
XXXII. Marzo 2017

Yves Bergeret
Francesco Marotta

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L’Eau / L’Acqua (2016-2017)
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Quaderni delle Officine (LXXIV)

Quaderni delle Officine
LXXIV. Marzo 2017

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Giuseppe Zuccarino

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Scritti su Henri Michaux (2002, 2017)
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Io e la Szymborska

“Ha messo pure due poesie di una brava, che è morta da poco, che tiene un nome difficile, poi ve lo scrive lui, perché, dice, questa signora, che, pure se tiene le scuole alte, non la conosceva nemmeno lui, tiene i stessi pensieri che li vengono a lui e pure come scrive l’assomiglia molto.”

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Non tengo i titoli

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[E’ con immenso piacere che vi presentiamo l’introduzione e due testi poetici di “Non tengo i titoli”, opera prima di Contadino Della Sua Terra. Conteso da alcuni tra i più grandi e influenti gruppi editoriali italiani, egli ha saputo e voluto resistere alle loro lusinghe e, riconoscendo in noi quella naturale vocazione agricola che ovunque e in ogni tempo sempre distingue e accomuna gli spiriti liberi e inapparenti, ci ha scelti per editare in uno dei nostri “Quaderni” il suo mirabile prosimetro. Inutile dire che oggi realizziamo, con la sua presenza qui, un sogno che coltivavamo da sempre.]

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Ricordando Franco Cavallo

franco-cavallo-1 Franco Cavallo

(da: L’alfabeto dei numeri,
Edizioni di “Altri Termini”, 1981)

5, 6, 7, 8,
per Cinque
per Sei
per Sette
per otto
lo spostamento verso est
avviene
attraverso una palude misteriosa
costellata di scheletri
di
mohicani

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Nancy e Hantaï

simon-hantai Giuseppe Zuccarino

Scrivere tra le pieghe. Nancy e Hantaï

Tutto inizia con un duplice paradosso. Da una foto scattatagli da Antonio Semeraro nel 1994, il pittore Simon Hantaï ritaglia un particolare (che mostra le ginocchia, sformate e impolverate, dei propri pantaloni) e lo glossa sul retro con la scritta: «Ho passato la vita a quattro zampe. Scultura fatta dal corpo (Duchamp). Autoritratto, dunque» (Nancy, 2000, figura 13 e p. 9; tr. it. p. 108). Se già questa, come immagine o sineddoche di sé, appare sorprendente, non lo è meno l’inclusione del particolare fotografico in un libro del filosofo Jean-Luc Nancy dal titolo Le Regard du portrait, accanto ad altre riproduzioni, quasi tutte di ritratti o autoritratti tradizionalmente intesi. Certo, considerando che il pittore ungherese ha dipinto gran parte delle proprie tele non su un cavalletto ma appoggiandole sul pavimento dell’atelier, si capisce in quale senso egli possa vedere nel dettaglio della foto un’immagine eloquente di se stesso. Da parte sua, Nancy prende sul serio tale definizione di ‘autoritratto’ perché si rende conto che, nell’arte contemporanea, la centralità dello sguardo della persona raffigurata si perde spesso a favore di più indirette rappresentazioni del soggetto, o di nuovi e imprevisti trattamenti «del sub e del getto (del supporto e della pittura)» (p. 83; tr. it. p. 64).

(Leggi l’intero saggio su Philosophy Kitchen)

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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