Scritto 64

bento_berger
Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Trovo molto significativo il fatto che, di anno in anno, la data del 25 luglio susciti nella memoria collettiva un’eco sempre più debole –  è l’ennesima conferma del fatto che l’Italia è un Paese che non ha mai fatto con serietà e determinazione i conti con il ventennio fascista, con quello che ha preceduto e seguito quel ventennio.

Si diffondono e si rafforzano, invece, come incontrovertibili verità menzogne e luoghi comuni (“il fascismo ha fatto anche cose buone”, “in Africa abbiamo portato il benessere”, “sotto Mussolini non esisteva la mafia”, “anche i partigiani, però…”, “ e le foibe, allora?”, eccetera).

Sono nipote di chi (il mio nonno materno), convinto antifascista, catturato sul fronte albanese dopo l’8 settembre, scelse di rimanere nei campi di prigionia tedeschi  e sono nipote di chi (un mio zio paterno), carabiniere diventato partigiano, fu ucciso in combattimento dai fascisti di Salò.

Se furono necessari due anni di guerra pagati con lutti da quasi tutte le famiglie italiane affinché gran parte della nazione capisse finalmente che cos’era il fascismo, il 25 luglio rimanga monito e memoria. Oggi SAPPIAMO che quei vent’anni furono privazione della libertà, ch’essi furono violenze e assassini, razzismo e irrazionale fede nell’uomo forte: lo SAPPIAMO e non possiamo ignorarlo.

E a vent’anni dai fatti di Genova dalla Dimora del Tempo sospeso si rinnova il NO convinto a qualunque forma di fascismo e di neofascismo.

Uno specchio per Christian Boltanski

Christian_Boltanski._Signatures

     L’arte della distanza t’apparteneva e anche quella del congedo, dell’assenza: l’inesausto andare del consumarsi, dello svanire, del trascorrere era (è) vita. Immersi nel tempo lo percepiamo vento, posizionarsi e trasmigrare di stelle, accendersi e spegnersi di luci pulsanti su specchi neri. E cantano le balene fin dall’inizio del tempo.

     Un’isola ricolma di scatole sonore (ritmi cardiaci di fratelli in umanità) è dono, rinnovato dono di risacca e in finibus terrae il vento attraversa grandi trombe di leggenda.            

     Contro il vetro d’una finestra è rimasto soltanto il riflesso di una vecchia menorah: e del suono d’una campanellina-animita: molte foto, davvero molte, ma la domanda tocca i nomi (come si chiamavano, dove abitavano, che cosa facevano) e torna indietro priva di risposta.

     Questa camicia un po’ scolorita, questa scarpa e il suo tacco scheggiato, questa giacca da muratore erano le pagine del tuo pensare, gli sprofondamenti della memoria. 

_     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _

     Una versione in qualche modo “speculare” di questo testo viene  pubblicata contemporaneamente nello spazio  Le Nature indivisibili – un grazie particolarmente sentito a Mauro Leone (Morel) per l’ospitalità.

In cerca del linguaggio

Presentiamo le prime pagine di uno studio di Antonio Devicienti dedicato all’opera Zong! di Marlene NourbeSe Philip, edita da Benway Series. Il saggio sarà pubblicato integralmente in “Quaderni delle Officine”, CIX, luglio 2021.

Continua a leggere In cerca del linguaggio

Dalla vita di un fauno

Negli anni dal 1939 al 1944 l’impiegato Düring lavora per gli uffici del circondario di Fallingbostel, nella Brughiera di Luneburgo. Incatenato alla rupe di Prometeo delle sue mansioni, e costretto a dividere la propria vita tra le atmosfere naziste e una segreta rivolta dell’intelligenza, coltiva idee di fuga dalla famiglia – partecipe anch’essa dell’ipnosi collettiva – e dalla macchina dello Stato. Il «vedente» Düring, che deve suo malgrado «partecipare al gioco della mosca cieca», ottiene dal Landrat l’incarico di allestire un archivio storico per il circondario. È così che egli può tornare alla sua passione per i dati e le cifre, a cavallo di una bicicletta verso gli archivi di paesi e chiese, raggiungendo in questo modo la distanza apogea dal pianeta concentrazionario.

Continua a leggere Dalla vita di un fauno

Scritto 63

bento_berger
Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Gli accadeva secondo un’elementare legge matematica, quella della proporzionalità inversa: più inciampava in persone debordanti di ego e di narcisismo, più taceva, più si rimpiccioliva sulla sedia – tendeva a scomparire; anzi no: decise, scientemente, di scomparire.

Parlavano, parlavano: “io… io… io…” 

Finché, un giorno, parlarono a una sedia vuota.

Non se ne accorsero.

nell’esilio / su “La mano bruciata” di Jonny Costantino

santa-lucia_del-cossa_washington

Ogni lettore che abbia la mano bruciata (purché veramente bruciata dal fuoco dell’arte E della vita, della passione E dell’anarchia, dell’insurrezione E dell’anticonformismo) capirà e amerà e divorerà questo libro di Jonny CostantinoLa mano bruciata (Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2021).

Non c’è nulla di saggio in questa raccolta di saggi (di saggiamente piccoloborghese, intendo dire, di giudiziosamente soppesato per essere offerto ai delicati palati dei signorini e delle signorine che scrivono e leggono di tenui sentimenti, d’indimenticabili tramonti, di farfalle librantesi tra steli d’erba e di angeli celati in soffi d’aerea luce); e proprio perché è l’autore stesso a definire le singole parti che compongono il libro sia “scritti” che “saggi”, vi riconosco fraternità del sentire e del pensare: scritto oppure saggio significa qui pagine che si negano a qualunque tradizionale, accademica, imbalsamata definizione, significa libertà del pensare e del vagabondare ed è linguaggio capace di trascorrere dallo scurrile al colto, dal parlato al cantato, dal meditabondo al provocatorio.  Continua a leggere nell’esilio / su “La mano bruciata” di Jonny Costantino

Il sangue e la cenere

Restituzione

Versione libera di Remise di René Char,
tratta da Dehors la nuit est gouvernée, 1938.

*

Che vadano le guide, ormai siamo in pianura.
C’è gelo sul confine, lo segnala ogni ramo.
Una curva s’avvicina, rapida come un fumo
dove il mattino fluttua, arcuato come una scheggia.
La paura di cedere respira sotto la pelle.
La tovaglia sarà stesa sopra i bordi del pozzo.
Esseri benevoli verranno verso di me.
La mano sulla mia fronte sarà fredda di stelle
e non un ricordo di coltello sulle erbe.

No, il rumore dell’oblio là sarebbe tale
da corrompere la virtù del sangue e della cenere
stretti al mio fianco contro la povertà.
Che sente solo il suo passo, rimira solo se stessa
nell’acqua morta della sua ombra.

Scrivere con gli occhi: sulle “erasures” di Mary Ruefle

Scrive Beatrice Seligardi a proposito delle erasures di Mary Ruefle: «Aggiungere il proprio tempo a quello che già esiste, evocato come traccia che appare o scompare attraverso sovraimpressione e cancellatura, su superfici di cui si recupera e si sottolinea la temporalità materiale proprio nel momento in cui la si manipola: è attraverso questi procedimenti che si compone un gruppo di opere che possiamo accostare per affinità ai libri d’artista di Woodman. A Little White Shadow (2006) è un libro della poetessa americana Mary Ruefle,  Continua a leggere Scrivere con gli occhi: sulle “erasures” di Mary Ruefle

Il dolore tra le dita

bento_berger
Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Alle pagine dalla 9 alla 11 dell’edizione tascabile in lingua inglese (Verso, London-New York 2015) di Bento’s Sketchbook John Berger racconta del suo incontro intorno al Natale 2007 con il Subcomandante Marcos.

Berger aveva donato alla Helen Bamber Foundation un proprio ritratto del Subcomandante affinché fosse messo all’asta e gl’introiti fossero destinati alle attività della Fondazione: è da qui che prendono avvio i ricordi:

«He, I, two Zapatista comandantes and two children are taking it easy in a log cabin on the outskirts of the town of San Cristobal de Las Casas», scrive John Berger. Tutto il brano è abitato da calma e serenità: è la prima volta che i due uomini s’incontrano di persona, benché da lungo tempo ci fosse tra i due una corrispondenza privata e più volte fossero intervenuti insieme anche a dibattiti pubblici tramite piattaforme multimediali.  Continua a leggere Il dolore tra le dita

luglio ’60 / Carlo Bordini

Carlo BordiniNel 1960 ci fu un tentativo di instaurare in Italia un governo di destra, il governo Tambroni. Era un monocolore democristiano appoggiato dai neo fascisti dell’MSI. Questo governo voleva essere una risposta a una ripresa operaia che era cominciata in Italia nell’anno precedente, e che si esprimeva in una forte ripresa degli scioperi dopo gli anni bui del dopoguerra.

Continua a leggere da QUI.

Organic Pyx, Madame

Massimo Sannelli

Inizio neurodiverso

La neurodiversità nella cultura di massa.
Cos’è? Una condanna, uno strumento sociale, una moda… No! La neurodiversità nella cultura di massa è: c’è un bambino che disegna e riceve il merito di Picasso dell’asilo. Ci sono io che disegno, e vedo le famose cose che gli altri non vedono (?) e mi portano dal neuropsichiatra. E non è solo un fumetto di peluches parlanti (che è qui, nell’utero inventivo dell’Organic Pyx).
Era tutto nella mia realtà, quindi nella realtà. Ma da piccol* mi mancavano le parole per separare realtà e fantasia. Adesso che (per fortuna!) non sono piú piccol*, non credo nell’utilità di farlo. Il vaso delle meraviglie «o è composito o non è, semplicemente. O è duplice, triplice, molteplice o non è niente». La musica, il fumetto, le fotografie: tutto sta nel testo e fuori dal testo. Tutto quello che è detto è accaduto, e non è accaduto per provocare astio inutile. «I DON’T KNOW HOW TO PLAY AND I DON’T GIVE A HOOT!» esclamano Cobain e la mente Asperger, o meglio: non sappiamo giocare secondo le solite regole. Eravamo cambiati prima che cambiasse il mondo, ora non saremo piú «carne bullizzata». «Che tu sia Saffo o un vampiro, Baudelaire o un fenicottero, non dovrai sentirti sol* ». (Silvia Marcantoni Taddei)

Continua a leggere Organic Pyx, Madame

La linea del colore

La morte di Moussa Balde e altre storie tra frontiere e CPR

Ancora un morto di stato, figlio dell’indifferenza, del cinismo e del razzismo delle nostre istituzioni. Questa volta a morire è un ragazzo di 22 anni, Mamodou Moussa Balde, africano della Guinea, morto suicida, dopo essere stato massacrato da tre razzisti e poi (poiché era un clandestino colpito da un provvedimento di espulsione) carcerato nel CPR di Torino, dove è stato lasciato morire in una gabbia da pollaio. «Gli sono stati negati i diritti più elementari e hanno calpestato la sua dignità. –ha detto Monica Gallo, garante dei detenuti della città- Nonostante i dieci giorni di prognosi, è stato trasferito nel Cpr, dove non gli è stato concesso il diritto di essere registrato con le proprie corrette generalità, dove nessuno si è interessato ad ascoltare la sua storia, arrivando alla violazione del più fondamentale dei diritti, quello alla vita». Condannato a morte solo perché nero, povero e nato dall’altra parte del Mediterraneo. Ma, come ha detto l’avvocato Gianluca Vitale, sono tante le mani che hanno stretto attorno al collo di Moussa Balde il lenzuolo con cui si è impiccato: da quelle dei poliziotti della questura d’Imperia al giudice di pace del CPR di Torino, dai medici e dai sorveglianti che hanno fatto finta di niente ai tre ministri degli interni (Minniti, Salvini e Lamorgese) che hanno ideato, costruito e protetto l’orrore disumano dei CPR. Cioè il simbolo stesso del sistema repressivo che è alla base delle politiche italiane ed europee in materia di immigrazione. Politiche volte chiaramente alla criminalizzazione del cosiddetto migrante “clandestino” e al progressivo svuotamento del diritto di asilo. (Arcoiris.tv)

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

Blog su WordPress.com.