Dimore

(da qui)

Le torrent met l’espace dans son lit.
L’espace met l’homme dans le lit du torrent.
Le torrent porte à l’océan l’homme allongé.
Debout voyage l’étranger
qui met l’espace dans sa gorge et le chante.

Il torrente depone lo spazio nel suo letto.
Lo spazio adagia l’uomo nel letto del torrente.
Il torrente porta l’uomo disteso verso il mare.
In piedi viaggia lo straniero
che accoglie lo spazio nella sua gola e lo canta.

*

Immensa materna montagna

Yves Bergeret

Parle qui grimpe

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Versione di Francesco Marotta.

Tendo il braccio sinistro
fino alla grotta dove nasce il vento.
Tendo il braccio destro fino al letto
dove mia madre mi ha partorito.
Serro le dita.
Mi tiro su, sulla parete.
Ne spingo via la notte.
Ne sciolgo i chiodi di sofferenza.
Mi arrampico.

Le altre montagne intorno si abbassano
e io salgo.

Le mie dita cercano i gradini opposti,
mi aggrappo e salgo.

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Moulinath Goswami. Cimiteri/Cemeteries

Traduzione dall’inglese e fotografia di Mia Lecomte


1 – Stagione d’autunno

Cupe costole di bianco
nascondono la malinconia
sotto le lacrime sfiorite degli alberi –
lacrime che sussurrano ballate d’autunno alle lame d’erba.

Decenni di noia, un secolo di sonno…

La scala
resa sorda da torrenti d’echeggiante silenzio
invecchia di notte in giorno
sotto il peso dei passi che tornano gravi
nel dolore a visitare la memoria

Gli alberi gemono
i rami divelti cantano al vento

È verde, un verde sereno
così verde e freddo… un arido Shyok

Come le assi fragili di un ponte
senza tempo le scale del destino
conducono il presente al passato che non muore

Cupe costole di bianco
contano i passi, la caduta delle foglie, la caduta…

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Trattative (∆ιαπραγματευσεις): Spyros L. Vrettos e la memoria del suono

Ringraziamo di cuore Chiara Catapano per questo contributo che ha voluto donare alla Dimora. E’ uno scritto di altissima qualità; per la scrittura in sé, per l’autore di cui tratta e per le traduzioni. Poter pubblicare cose di questo livello, colme di tanta “semplice” partecipazione per questa cosa che chiamiamo poesia, è un’emozione.

Il libro “Trattative / Διαπραγματεύσεις“, di Spyros Vrettòs, tradotto e curato da Chiara Catapano, pubblicato da Puntoacapo, ha da poco ricevuto il “premio della critica” al premio San Domenichino.

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Qualche appunto che mi hai chiesto

(più che a margine, provvisorio)

testo e foto di Mia Lecomte

Da bambina ripetevo convinta: «Tanto morirò presto». Qui la materia è labile, effimera. Il corpo si indossa distrattamente, sghembo, senza riguardo. Cadrà, sparirà, non ce ne accorgeremo neppure. C’è una grande eleganza – nessuna volgarità, tristezza, rassegnazione – anche nella povertà, nella sporcizia. Quello che conta è altrove e insieme profondamente in noi. Si sta come se non si stesse. Mai.

Come se fossi tornata a casa dopo tanto tempo. A colazione, la mattina.

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Nella foresta, di Franz Krauspenhaar

da Perìgeion: Fare rete nella rete.

perìgeion

di Nino Iacovella

Nella Foresta, di Franz Krauspenhaar

Parlare letterariamente di Franz mi costringe a giocare a carte scoperte. Franz è un amico. Un amico che anni fa divenne tale grazie a Christian Tito che recensì, agli esordi di questo blog, il suo romanzo “Era mio padre”. Christian aveva questo dono di rendere famiglia, per sé e per gli altri suoi amici, tutto ciò che amava e toccava. Se Franz era stato “toccato” da Christian, per me significava che era già famiglia. Lessi quel libro autobiografico così intenso e vero, scritto come solo un vero scrittore poteva fare, e proposi all’autore, sempre alla maniera di Christian, di incontrarci. Da lì nacque l’amicizia con Franz, un’amicizia che mi ha permesso di constatare, se mai ce ne fosse stato il bisogno, l’assoluta aderenza tra l’uomo e lo scrittore. Un autore senza sovrastrutture e pose precostituite tanto care a certi poeti e scrittori…

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“CollaterAle” di Jacopo Ninni, o dell’unico effetto giusto

 

di Lorenzo Mari

Ivan Illich fa parte di quella schiera di pensatori – spesso vicini a posizioni più o meno anarcoidi – che, in genere, vengono evitati il più possibile quando possono essere effettivamente utili, per poi essere ricordati nelle circostanze meno opportune. Le conseguenze di questo mismatch sono esplosive: per Illich, succede, con una certa ricorrenza, quando si parla di “descolarizzare la società”, ma è accaduto anche, nel contesto pandemico, con quell’idea di “iatrogenesi” (ossia l’origine medica di una patologia o di un altro danno, per chi si trovi nel ruolo di paziente) che proviene da un altro testo fondamentale dello scrittore e filosogo di origini austriache, Nemesi medica (1974). E questo è successo, più precisamente, nel contesto di quella rubrica di Giorgio Agamben per il sito di Quodlibet – “Una voce” – che, come si sa, ha tenuto impegnata la bolla intellettuale italiana per settimane, specialmente all’epoca del primo lockdown… Continua a leggere “CollaterAle” di Jacopo Ninni, o dell’unico effetto giusto

Scritto 77

 Abitare la possibilità, come nel verso di Emily Dickinson (I dwell in possibility), abitarla, intendo qui, nella scrittura. Scrittura come questa che vado impiegando ora, governata da leggi condivise da una comunità di parlanti e riguardanti la decifrazione dei segni, la loro corrispondenza a determinati suoni, i significati dei segni aggregati tra di loro, la sintassi di quei significati – scrittura come quel tracciare segni aperti all’interpretazione di chi li osserva, non governati da alcuna legge precostituita in un sistema linguistico condiviso.

Abitare la possibilità della scrittura come gioioso atto di liberazione e come potenzialità infinita di realizzazione.  Continua a leggere Scritto 77

Flugblatt 7 / Abitare la possibilità (esperimenti asemici di Antonio Devicienti)

28  Uheln+¢ trh (mercato del carbone), angolo Perlov+íIl termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi.

La foto di copertina è di Francesco Jappelli (Un’altra Praga) e ritrae il Mercato del carbone nella Città Vecchia.

Buona lettura/visione. [A. D.]

Flugblatt 7_Abitare la possibilità

Breve saggio sugli spaghetti con gli scampi

Nel 1982 Tonino Guerra riesce a ottenere dalle autorità sovietiche il permesso che Andrej Tarkovskij soggiorni per alcune settimane in Italia grazie al progetto di una sceneggiatura cui i due amici avrebbero voluto lavorare a quattro mani.

Partendo dalla casa romana di Guerra e accompagnati da un’interprete, i due cominciano un viaggio in Italia (soprattutto quella meridionale, ma anche la Toscana) dal quale germoglierà Nostàlghia – gli spezzoni girati durante il viaggio saranno montati e costituiranno un film-documentario intitolato Tempo di viaggio Continua a leggere Breve saggio sugli spaghetti con gli scampi

La cecità delle ore (di Rocco Brindisi)

La figlia di Beppino Englaro era, al tempo, una bambina. Stava nel cuore dei giorni. Nulla sapeva delle finzioni della morte. Come tutti i bambini, recitava, a volte un ultimo respiro. Giocava alla morte; poi, riprendeva a respirare, tornava al respiro del suo sguardo, e il respiro del suo sguardo era buono. La sua infanzia splendeva nella moltitudine delle parole che compaiono nei libri, nella solitudine fraterna delle cose. Aveva conosciuto, nell’adolescenza, la perfetta,  amorosa solitudine di nuotare accanto a un amico, un’amica. Aveva sfiorato gli amori che spingono teneramente il cuore nella notte. Aveva visto un amico ridotto a un corpo di tenebre e aveva detto, senza tentennamenti che, fosse capitato a lei, nessuno doveva privarla del respiro della morte.

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