Mini -Era

due (si) scrivono, (si) leggono
(in) – due

allo sbando, al bando (banda come
un- coro) (un altro –
prosa, prosaica –
mente)

suonano dove
uno canta, sia pure, ricama
note, oppure, orchestra,
fisso così, al corrimano, al bacia-
mano

(finanche)

maschere afose sullo sfondo
dal quale (quale è il dove) mimano
modulano le (- loro) ombre, ombre
che sono (l)oro, notturno, annottato
– atterrito
di primo sole (soli)

luccicando, appena

(Tratto da:
Poesie inedite non ancora scritte,
2015-2016)

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Ogni tempo ha il suo fascismo

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.”

(Primo Levi
Un passato che credevamo non dovesse tornare più,
Corriere della sera, 8 maggio 1974)

Postludium

“Questo poemetto vive coerentemente delle sue contraddizioni: se è ripartito in capitoli o in lasse, la cui prima riga attacca sempre con la maiuscola, sembra poi non fare troppo conto di queste peculiarità, non stabilendo collegamenti, continuità di senso fra le lasse medesime. Se trascura una conseguenza logica fra capitolo e capitolo, persegue una forma particolare di discorso, di consequenzialità affidandosi al proprio suono. Il lettore s’industria a scoprire il refe che unisce le tessere, il ponte su cui incolonnare la propria spinta di lettore. Ma perché? Perché non cedere semplicemente alla tensione fluida che passa di paragrafo in paragrafo, di pagina in pagina? Il testo non gli chiede di abdicare a qualunque logica di lettura (comprensibile), ma di accettare quella che gli presenta esso stesso in quanto testo.” (Giuliano Gramigna)

Continua a leggere Postludium

No Tap


Divieto di circolazione a San Foca
Territorio blindato
Puglia sotto assedio
Editoriale di Bill McKibben
Disobbedienza NO TAP in Europa
Il gasdotto dei tre regimi
Chi c’è dietro la TAP
Il Comitato NO TAP su fb

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà.” (Primo Levi)

Sabha, Europa

Solo una “civiltà superiore” come quella europea, culla e baluardo dei diritti umani, poteva strappare alla morte in mare migliaia di profughi e migranti. In che modo? Creando corridoi umanitari protetti? Stroncando all’origine il commercio di armi che alimenta sanguinose guerre civili? Investendo nei paesi di provenienza per arrestare desertificazione, carestie e fame? No, niente di tutto questo, troppo dispendioso. Ha elaborato un metodo che elimina il problema alla radice: consegnare i migranti nelle mani dei macellai libici: quelli che sopravvivono a soprusi e vessazioni disumani, avranno sempre la possibilità di essere venduti come schiavi.

Trafficanti di uomini
Il mercato degli schiavi

L’inarrivabile mosaico

Scrivere un testo poetico a partire da una parola altra; prose­guire la scrittura come fonte di formazione e deformazione di un nuovo atto significante; addentrarsi nel libro primigenio e riportarne a sé la metamorfosi compiuta di una nuova sostanza. Sebbene la scrittura poetica non abbia luoghi privilegiati di na­scita, ma tutto e tutti, potenzialmente, possano realizzare – con elaborazioni, furti, svuotamenti, ricostruzioni e ogni altro para­digma selettivo – le potenzialità illimitate di questo dire, non c’è dubbio che il gesto comporti una dose di azzardo non co­mune. Se poi l’autore di riferimento è uno scrittore così forte­mente aperto e interrogante come Edmond Jabès, che, a parti­re dalla parola, attraverso la lingua, costruisce il testo arrivando al libro, come conglomerato ampio e stringente dell’impresa umana più audace, allora non si può non restare piacevolmente meravigliati. Continua a leggere L’inarrivabile mosaico

Per poco che sia

“Siamo pervasi di parole inutili, di una quantità folle di parole e di immagini. La stupidità non è mai muta né cieca. Il problema non è più quello di fare in modo che la gente si esprima, ma di procurare loro degli interstizi di solitudine e di silenzio a partire dai quali avranno finalmente qualcosa da dire. Le forze della repressione non impediscono alla gente di esprimersi, al contrario la costringono ad esprimersi. Dolcezza di non aver nulla da dire, diritto di non aver nulla da dire: è questa la condizione perché si formi qualcosa di raro o di rarefatto che meriti, per poco che sia, d’esser detto.”

Il geografo e il viaggiatore

“Fin da quando ero bambino e passeggiavo sul lungomare tenendo per mano mia nonna, ormai cieca, ho sempre avuto la sensazione di aver ereditato un segreto di cui ancor oggi non riesco a decifrare il codice. Chi è stato a suggerirmelo? Perché qualcuno mi ha consegnato un segreto senza offrirmene la chiave? Quale adulto avrebbe compiuto un atto così perverso nei confronti di un bambino? Forse può essere andata diversamente, forse il segreto mi è stato rivelato, ma troppo precocemente, per cui ne ho dimenticato il contenuto e il codice, conservando nella memoria solo la certezza della sua trasmissione. Forse il segreto è racchiuso in quelle passeggiate di un bambino curioso che porta a spasso una cieca e le indica tutto quello che vede.
Forse il segreto è nella cecità di mia nonna, un’anziana signora un po’ eccentrica, che aveva visto le stesse cose prima di me e che nonostante ciò desiderava vederle ancora attraverso i miei occhi. Perché? Non saprei. Ma da allora mi sento una strana specie di erede. Direi che sono un apprendista erede: qualcuno che non finisce mai di imparare che l’originalità, o il segreto di ogni individuo, non si rivela che nel dialogo e nell’imitazione degli altri, di coloro che l’hanno preceduto nel passato e di coloro che, ciechi, camminano con lui nelle brume del presente.”

Massimo Rizzante, Il geografo e il viaggiatore
Milano, Effigie Edizioni, 2017

Un coro infinito di voci

Abbiamo attraversato il deserto
per sentieri di sofferenza e speranza
dalla savana al mare. Il ricordo dei fratelli
che affidavamo ogni giorno
all’abbraccio materno delle sabbie
batteva il ritmo inarrestabile
dei nostri passi, ci indicava il cammino da seguire.
Ci insegnava a custodire la libertà
più grande, il dono estremo
di chi, morendo, depone nella terra
delle tue mani il suo frammento di sogno
affinché tu possa farlo fiorire
alla luce di occhi futuri. E allora quel mare
che non conoscevamo
non aveva più segreti per noi.
L’orizzonte lontano parlava la sua lingua
millenaria, era un’arca immensa
sospinta da un coro infinito di voci
mai udite, illuminava la vastità del cielo
col bagliore del primo seme dischiuso
nella stagione feconda delle piogge.

Voi intanto ignari, gioiosi convitati
a una festa oscura, veleggiate al richiamo
di un dio senza occhi che vi guida
verso i sepolcri d’occidente, alle dimore
sbarrate dove la vita che vive
soltanto nel respiro della parola che unisce
subisce l’ingiuria del silenzio, è un fiore
privo di radici partorito da una terra
ormai senza più linfa, senza più domani.

(Tratto da qui…)

Ci sono andato più vicino

Dinamo Seligneri

Ci sono andato più vicino
(John Fante Festival edizione 2017, Torricella Peligna, Ch)

E così nemmeno quest’anno sono andato al John Fante festival!
Ogni anno è la stessa storia.. dico a tutti che ci vado, ci vado sicuro, cascasse il mondo ci vado… invece poi non ci vado.

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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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