Schegge (Vol. II)

Paul Klee, Fire at Full Moon, 1933

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Omaggio a Lorand Gaspar

Nei giorni scorsi è venuto a mancare, a Parigi, il grande poeta francofono Lorand Gaspar. Silenzio assoluto sulla stampaglia e la bloggaglia italiote, tutte intente a celebrare i loro eroi da avanspettacolo delle lettere, da sagra paesana del nulla in versi.
Ho chiesto a Yves Bergeret, che tra l’altro lo ha conosciuto e frequentato personalmente, di tracciarne il profilo per i lettori della Dimora. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo e di un poeta resistente, trasparente, umanissimo cantore della vita degli ultimi e dei senza storia. (fm)

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Scene domestiche

Charles Reznikoff

Scene domestiche

(Tratto da: Testimoy, 1978
Traduzione di Giuseppe Nava)

Era quasi l’alba quando diede alla luce il bambino,
sdraiata sulla trapunta
che lui aveva ripiegato per lei.
Lui si sistemò il bambino sul braccio sinistro
e lo portò nell’altra stanza,
e lei poté sentire lo schizzare dell’acqua.
Quando rientrò
lei gli chiese dove fosse il bambino.
Lui rispose: “Là fuori – nell’acqua”.

Attizzò il fuoco
e tornò con una bracciata di legna
e il bambino,
e mise il bambino morto nel fuoco.
Lei disse: “Oh John, non farlo!”.
Lui non rispose
ma si voltò verso di lei e sorrise.

(qui altri testi e una nota
introduttiva del traduttore)

Breve saggio su Monsieur de Montaigne

Come dedicare, senza arrossire di vergogna, un breve saggio proprio al padre del saggio moderno? Tacendo, evidentemente e continuando a studiare.
Ma, d’altro canto, il frutto dello studio dovrebb’essere anche esplicitato e, come minimo, reso palese il debito di riconoscenza nei confronti di un Maestro.
In realtà desideravo scrivere perché meditavo intorno alla torre di Monsieur de Montaigne, incarnazione visibile del silenzio e della solitudine coltivati e fecondi di pensiero. E altri luoghi del silenzio mi si affacciavano alla mente: la casa di Francesco Petrarca ad Arquà, la riva del Sorga a L’Île sur la Sorgue, il paese di Char, la villa di Capo d’Orlando di Lucio Piccolo di Calanovella…

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Voci dal silenzio

Giuseppe Zuccarino

Voci dal silenzio

Marco Ercolani si è sempre interessato al tema della follia, sia nelle vesti di psicoterapeuta che in quelle di scrittore. Lo ha fatto raccontando episodi, direttamente vissuti, di incontri e dialoghi con i suoi pazienti, in libri come Anime strane, Sento le voci (entrambi scritti in collaborazione con Lucetta Frisa) e Turno di guardia1. Ma lo ha fatto anche riflettendo, a livello teorico, sul rapporto fra arte e disagio psichico, dapprima in L’opera non perfetta, poi in Galassie parallele, che del volume precedente si può considerare una parziale riscrittura e, più ancora, un ideale prolungamento2. Il nuovo libro, corredato da un succinto ma efficace apparato iconografico, fa dunque il punto sulle riflessioni dell’autore riguardo a un tema spinoso; nel corso dei secoli, infatti, si è spesso oscillato fra due posizioni estreme: quella che individuava tra arte e follia solo un rapporto oppositivo, e quella che invece le associava strettamente fra loro. Continua a leggere Voci dal silenzio

Breve saggio sul lettore silenzioso

All’interno della fenomenologia dell’essere lettori di un blog “letterario” esiste una categoria (ristrettissima) che definirei del lettore silenzioso e che è caratterizzata da un’attenzione costante per le pubblicazioni del blog (o di più blog), ma senza che tale attenzione si manifesti tramite i mi piace, i commenti o la condivisione a mezzo dei cosiddetti social.

Il lettore silenzioso non solo legge, ma distingue e comprende intenzioni e strategie sottese alle diverse pubblicazioni, prende appunti di quello che legge, salva in forma di file personali o stampa gli articoli che più lo interessano.

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Su “Frattura composta di un luogo” di Andrea Accardi

Il notevole lavoro di Andrea Accardi Frattura composta di un luogo (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2019) esula dalle classificazioni tradizionali (anche se è stato pubblicato nella Collana Perle – Narrativa) e ci viene incontro con la sua geometrica scansione in tre parti (Il luogo – I nomi – Le voci, articolata ognuna in trenta brevissimi Capitoli) provocando quell’inquietudine e quell’indecifrabile senso di angoscia che l’apparente ordine e benessere del “luogo” rappresentato cercano di soffocare, rimuovere, cancellare.
Splendidamente efficace già il titolo allude a una meditata operazione di frattura (ma razionale, anche se dirò presto in quali termini sia da intendere qui quest’aggettivo), ossia di notomizzazione quasi scientifica di una città che sembra situarsi nella provincia di una qualsiasi regione dell’Occidente: La cittadina è stata costruita negli anni settanta, interamente per i pedoni, tutta salite e discese, scalinate e scivoli.
Di notte le luci delle auto fuori del perimetro mostrano però l’inganno (Capitolo I, pag. 9).

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Breve saggio sullo scrivere a matita

È probabile che questo breve saggio vada a confermare, nella realtà e contro le sue stesse intenzioni che ne vogliono esaltare la bellezza e la valenza anche etica, il tramonto definitivo dello scrivere a mano e in particolare a matita: se Peter Handke afferma che non la penna, non la macchina per scrivere, ma la matita (der Bleistift) è il suo “attrezzo” per scrivere (Werkzeug), egli, degno continuatore nel territorio della matita (Bleistiftgebiet) di Robert Walser, dischiude la prospettiva d’uno scrivere lento, felice della morbidezza del tratto e della mina che va, poi, spesso temperata (atto da eseguirsi anche questo con attenzione e pazienza, ben misurando i giri e la pressione nel temperamatite, o i tagli e la loro inclinazione se si usa un coltellino); chi osservi i manoscritti di Handke ne nota la limpida armonia, il procedere elegante del tratto, la precisione nelle titolazioni, nella numerazione delle pagine, nelle date di stesura ivi apposte – ma poche persone, sempre meno scrivono a mano, e con la matita meno ancora…

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Memoria dell’oggi: Mercedes Sosa

mercedessosaMercedes Sosa (San Miguel de Tucumán, 9 luglio 1935 – Buenos Aires, 4 ottobre 2009)

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido y el abecedario
Con él las palabras que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
Con ellos anduve ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

 

Quaderni delle Officine (LXXXIX)

Quaderni delle Officine
LXXXIX. Ottobre 2019

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Cerchje de fuoche (Cerchi di fuoco)
Per Assunta Finiguerra

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Scurije/Tenebra

Assunta Finiguerra
(1946-2009)

“Nel decennale della scomparsa desidero rendere omaggio all’opera e alla memoria di Assunta Finiguerra (che ho avuto l’onore e la gioia d’incontrare personalmente) “attraversando” qui due suoi libri.
Scurije è il primo (Faloppio, LietoColle, 2005), il secondo, che raccoglie due sillogi pubblicate in vita più sessantotto inediti, è Fanfarije (LietoColle, 2010).
Attraversare e riattraversare i libri di poesia di Assunta Finiguerra è transitare attraverso il fuoco del linguaggio che, per lei, era (è) anche passione, lasciarsi guidare da una Francesca che non dimentica le ferite d’amore né le rinnega, capace del canto più alto quanto più forte è il turbine che la conduce con sé. Questa è finalmente una poesia senza languori, spesso petrosa nella più pura tradizione dantesca, non gridata, non atteggiata, si sarebbe tentati di dire gemmata dal tronco di Saffo: formalmente perfetta e capace di dire gli abissi del sentire e del pensare.”

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Agamben e Mallarmé

Giuseppe Zuccarino

Il luogo ateologico della poesia.
Agamben e Mallarmé

Giorgio Agamben ha talvolta dedicato dei saggi ai simbolisti francesi dell’Ottocento, benché mai, specificamente, a Mallarmé. Questo non significa che il filosofo attribuisca al poeta una minore importanza, anzi i frequenti e significativi rimandi agli scritti mallarmeani che si incontrano nei suoi libri dimostrano l’esatto contrario. Tuttavia, dato che si tratta di passaggi brevi e allusivi, per poterli comprendere in maniera adeguata occorrerà cercare di contestualizzarli meglio e, per così dire, sciogliere le abbreviazioni.
Già in uno dei primi volumi di Agamben, Stanze, emerge il ruolo determinante che egli assegna a Mallarmé nello sviluppo della poesia moderna. Quest’ultima viene posta a confronto non con la produzione degli antichi, ma con la lirica medioevale. A giudizio del filosofo, nella poesia amorosa in lingua d’oc e d’oïl, così come nei testi dei siciliani e degli stilnovisti, si realizza qualcosa di raro e ammirevole: «Il vincolo pneumatico, che unisce il fantasma, la parola e il desiderio, apre infatti uno spazio in cui il segno poetico appare come l’unico asilo offerto al compimento dell’amore e il desiderio amoroso come il fondamento e il senso della poesia». In tale perfetta circolarità, la lirica amorosa del Medioevo «celebra, forse per l’ultima volta nella storia della poesia occidentale, il suo gioioso e inesausto “unimento spirituale” col proprio oggetto d’amore». […]

(Continua a leggere su Philosophy Kitchen)

La rosa di nessuno

SALMO

Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango,
nessuno evoca la nostra polvere.
Nessuno.

Sia lode a te, Nessuno.
E’ per amore tuo che noi vogliamo
fiorire.
Incontro
a te.

Un Nulla
eravamo, siamo,
resteremo, fiorendo:
la rosa di Nulla,
di Nessuno.

Con
lo stilo chiaro d’anima,
il filamento da cielo deserto,
rossa la corolla
per la parola purpurea, quella che cantammo
sopra la spina,
oltre.

(da qui)

Samori Touré (2)

Romain Poncet

[Continua da qui]

Quanti anni ha vissuto Samori? Cosa dicono le foto del guerriero. Senza dubbio, sul grigio e bianco del Journal des Voyages, le rughe sottolineano il suo sguardo smarrito. E’ seduto per terra, dritto, con un volto enigmatico, sostenuto da un sorriso imbarazzato o penetrante – chi può dirlo?
Il pubblico applaude: che nemico! Che prestanza! La Francia trova il tempo di inorgoglirsi dopo diciotto anni di massacri: la vittoria permette di passare dall’esecrazione a uno stato d’animo più magnanimo.

Quest’uomo unico, quest’imperatore irrigidito nel suo abbattimento, poteva essere alla fine la persona alla quale la Repubblica una e indivisibile stava dando la caccia dappertutto in Africa occidentale: il frammento mancante nello specchio della sua potenza.

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Memoria dell’oggi: Jacques Derrida a Siracusa

 

Penso ad una democrazia a venire che faccia segno al di là del concetto classico di cittadinanza e dunque di Stato-nazione, e dunque di luogo. Forse anche al di là di ogni concetto tradizionale di cittadinanza, se almeno la cittadinanza restasse ancora legata ad uno Stato-nazione determinato, esso stesso radicato nella stabilità di un territorio e di un idioma. È un’esperienza inedita, inaudita dell’ospitalità, del diritto d’asilo e delle frontiere che si prepara così attraverso un’esperienza e un pensiero della tecnica” (Jacques Derrida, Tentazione di Siracusa, a cura di Caterina Resta, postfazioni di Elio Cappuccio e Roberto Fai, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, 2019, pag. 28)

 

Antonio Lanza: 5 testi da “Suite Etnapolis”

Antonio Lanza
Suite Etnapolis
Interlinea, 2019

 

Dalla seconda sezione “Lunedì

***

Samuele:
Sabato sarà il mio ultimo giorno.
Potrei ripeterlo all’infinito
e non provare niente.

Cinzia:
Vuoi che non mi dia un piccolo
aumento? Da più di un anno qui,
per cinquecento euro al mese.

Alfredo:
Neanche sei nato e riesci già
a farmi sentire in colpa: che male c’è
se metto la testa fuori dall’acqua?

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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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