Ciao cari

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Stefano Guglielmin
Ciao cari
Milano, La Vita Felice, 2016

La poesia in questo libro viene meno di fronte alla vita rievocata in cento rivoli? Nient’affatto. La poesia scende come un’affermazione, talvolta stridente al cospetto della morte, ben organizzata, di realtà ferrea, quasi imposta dove le scintille esistenziali iniziano a disperdersi. Discorde alla mancanza di volontà, alle energie sottratte, all’aria tesa dei tempi, tutto l’armamentario delle menti (migliori e peggiori) di varie generazioni scende in campo dalla nascita all’estinzione. Il saluto del titolo è incontrovertibile, rende dipendenti da ricordi ed esperienze, l’autore sa d’essere un LED oscillante tra presente e passato. Continua a leggere Ciao cari

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Buon compleanno

Mario Benedetti

Buon compleanno

Come sarà il mondo quando non potrò guardarlo
né ascoltarlo o toccarlo o sentirne l’odore o desiderarlo?
Come saranno gli altri senza la mia presenza?
Esisteranno come esisto io ora
senza quelli che sono andati via?
E perché alcuni di questi sono una foto sbiadita
e altri una nuvola negli occhi
e altri ancora la mano del mio braccio?
Come saremo tutti quanti senza noi stessi?
Che colore che suoni che pelle morbida che sapore che aroma
avrà il bene(male)detto mondo?
Che senso avrà diventare protagonista del silenzio?
Avanguardia dell’oblio?
Che sarà l’amore e il sole delle undici
e il triste crepuscolo senza una valida ragione?
Non è che queste domande vengono spontanee
ogni volta che qualcuno raggiunge i sessanta?
Sappiamo già com’è senza risposte
ma come sarà il mondo senza domande?

(Tratto da:
Viento del exilio, 1981)

Furto d’anima

Lucetta Frisa
Marco Ercolani

Nota editoriale a

Furto d’anima
Greco & Greco Editori

 

FURTO D’ANIMA è un libro composto da quaranta lettere, reali e immaginarie: un viaggio perturbante, in un passato remoto e recente, dove coppie di artisti e di scrittori confrontano le parti-ombra delle loro emozioni, i loro più intimi pensieri, e si offrono impudicamente allo sguardo del lettore con quello che avrebbero ancora potuto dire, scrivere, pensare. In queste lettere, che talvolta sono scritture intime e frammenti di taccuini, si apre una prospettiva altra, che sonda conflitti e intrecci, fra arte e vita, alla ricerca di una “giustizia” postuma, ipotetica e poetica che vorrebbe riportare alla luce parti segrete e “scomode” di verità mai esplorate fino in fondo.

Continua a leggere Furto d’anima

Nessuno è imperfetto

Dinamo Seligneri

Da tempo mi sono imparato questa strada per andare a lavoro. All’inizio non credevo ai miei occhi; non credevo cioè che potesse esistere una strada proprio lì. Mi sembrava che dopo una certa trattoria davvero a buon mercato ma dove danno addirittura da dormire, diverse stanze poi, pensavo che dopo quella trattoria-pensione, non ci fosse nulla. Invece c’era la strada che faceva per me. Continua a leggere Nessuno è imperfetto

Breve saggio sulle mani (dedicato a Miles Davis)

Irving Penn fotografa Miles Davis nel 1986 per l’apparato iconografico dell’album Tutu: il fotografo vede sia la scultorea bellezza che la forza espressiva della mente musicale che si concentra nel volto e nelle mani.
Spiritualità delle mani, le prime facitrici.
Il pregiudizio platonico e poi cristiano che tende a separare lo “spirito” dal “corpo” commette un’ingiustizia d’incalcolabile portata nei confronti di quest’ultimo ogni volta che tende a privilegiare il primo sul secondo o ad affermarne in maniera più o meno esplicita la supremazia o la maggiore “nobiltà”.
E invece, a osservare queste fotografie, si riceve netta l’impressione che mente e corpo, pensiero creatore e mano facitrice siano tutt’uno.

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La terra originale

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Eleonora Rimolo
La terra originale
Faloppio (CO), Lietocolle, 2018

Non sono in gioco i sentimenti semplici, né la corruzione della sovranità linguistica (come accade altrove, con libri perduti in rudimentali scoperte d’acqua tiepida), nella Terra originale. Eleonora Rimolo torna con un libro congruo, dopo il recente Temeraria gioia, e seguita a corteggiare la realtà della vita, poiché interamente rivolta a essa quest’autrice progetta e attua le sue armoniche stanze. Evita – ma si prende vari tipi di arguzia dialettica – mistificazioni e debolezze di pensiero, sempre in vista del bagaglio montaliano ma aggiornato alle discendenze del nuovo secolo. Sembrano in autonomia pensare, le diverse poesie, al presente tutt’altro che fantastico a cui sono destinate. Ma Rimolo tiene strette le più efficaci nell’additare le cose che non vanno: pretendono aggiustamenti, e si accreditano la visione di un passato portentoso. Continua a leggere La terra originale

Il liutaio e la pietra (2)

Yves Bergeret

La pierre émerge entière au huitième acte de la pièce
mais je suis mort bien avant. Nous tous aussi.

        La pietra emerge intera nell’ottavo atto dell’opera
        ma io sono già morto da tempo. Tutti noi lo siamo.

“Essere nel tempo
l’azzardo che incrina
gli specchi del visibile.
Respirando un’unica notte
tra silenzio e stupore.
Chiamando a raccolta parole e distanze.

Io sono natura
che insieme a te si lacera
quando cadi come un’ombra
tagliata di netto
dal richiamo smeraldino di una fonte.

Io sono la fonte
che ripete da millenni
il canto che dal fango
risuona nell’alveo del tuo nome segreto.”

(Tratto da
La pietra del liutaio
di prossima pubblicazione.)

Il liutaio e la pietra (1)

Yves Bergeret

Ma pierre dérive dans le ciel.
Je m’en rends compte aux ombres.

        La mia pietra va alla deriva nel cielo.
        Me ne accorgo dalle ombre.

“Ti insegno ad abitare l’ombra
che dura sotto il sole.
La pagina mai scritta
dove il tempo immobile si guarda.
Si conosce.

Ti insegno ad ascoltare
il mio respiro di madre
nella carne.„

(Tratto da
La pietra del liutaio
di prossima pubblicazione.)

Visioni d’Europa: il “Seme d’arancia” di Emilio Isgrò

Scrive Emilio Isgrò:

Il millennio stava per finire e io cercavo un seme da piantare da qualche parte per quella mia smania di considerare l’arte una semina, un continuo crescere di energia e di vita. L’occasione me la diede il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, Francesco Speciale, che mi aveva scritto una lettera per coinvolgermi in un progetto di rinascita della nostra città, martellata ogni giorno da una criminalità mafiosa sempre più dura e sfrontata.
Allora mi venne in mente che Barcellona un tempo si era distinta in Italia e in Europa per la incontenibile attività dei produttori e commercianti di agrumi, i quali, oltre ai frutti veri e propri, erano in grado di produrre le inebrianti essenze d’arancia e di limone che poi venivano vendute ai profumieri di Londra e di Parigi.

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Danzare con le immagini

Giuseppe Zuccarino

Aperçues è uno dei libri più singolari di Georges Didi-Huberman. Raccoglie numerosi testi brevi (ognuno dei quali reca un proprio titolo e una precisa data di composizione) che riguardano immagini, non tanto analizzate per esteso quanto piuttosto «intraviste» (è questo il significato del titolo). Il medesimo concetto viene ribadito nell’epigrafe, tratta da un discorso del poeta tedesco Paul Celan: «E cosa sarebbero allora le immagini? Ciò che una volta, e ogni volta è l’unica volta, è soltanto qui e ora, viene intravisto e ha daessere percepito». Conviene parlare genericamente di immagini perché, nella sua vasta produzione saggistica, Didi-Huberman non si è interessato soltanto alle opere d’arte pittoriche o scultorie – antiche, moderne o contemporanee che siano –, ma ad ogni sorta di elementi visivi (stampe, manifesti, fotografie, video, film, ecc.). Egli potrebbe, come Baudelaire, definire le immagini «la mia grande, la mia unica, la mia primitiva passione», nel senso che le considera, oltre che come fonte di fascino, anche come oggetto di un’inesausta riflessione.

(Continua a leggere su Philosophy Kitchen)

Amburgo città d’acque

Una città d’acque mi si dispiega davanti agli occhi; sguardo e scrittura sono inscindibili: Amburgo avvia immediata la gioia di scriverne, la sua elegante architettura (ardito equilibrio tra tradizione e modernità) (incontro dell’uomo e dell’acqua) racconta una continuità traverso il tempo.

Città votata da sempre al commercio, vi si può approdare dal mare e poi entrando nell’amplissimo, profondo estuario dell’Elba: un porto vastissimo e dai mille anfratti e, lo confesso, riemerge in me lo stesso stupore di quand’ero bambino, di quando mi portavano al porto di Otranto o di Gallipoli (minuscoli porti di sud est, favolosi ed enormi allora per un’infanzia facilmente incline alle fascinazioni del mondo): nella zona dei cantieri navali di Amburgo gli scafi sollevati delle navi, enormi, rivelando la chiglia e l’elica normalmente invisibili, hanno magia e sentore di mondi nascosti, di rotte lontanissime, mentre le gru attendono i carichi da sollevare ed erano, un tempo, merci favolose (spezie, caffè), oggi tonnellate di globalizzate cose stipate nei container.

L’Elba, grande Fiume che unisce Amburgo a Dresda, ha quest’oggi una nota lunga di metallico colore, un’eco di bellezza e di memoria: quando gli Alleati bombardavano a ondate impietose la Germania e quando Lessing rifletteva sul teatro e sulla vita.

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Perlustrazione

Antonella Anedda

Perlustrazione I

Entro con mia madre nella morte. Lei ha paura.
Cerco nella mia filosofia qualcosa che ci aiuti,
parlo della cicuta e degli stoici,
dico la solita frase che quando noi ci siamo, lei,
la morte, scompare, ma non funziona
anzi cresce dentro di me il terrore.
Aspetta, le dico mentre dorme ora vado a guardare.
Perlustro la zona (sarà quella?)
solo per constatare che non c’è difesa,
che il suo spazio, quello che la fisica dice
sia presente fin da quando nasciamo,
è sguarnito di ogni compassione
e il tempo è davvero il buco che divora.
Allora mi stendo contro di lei dentro il suo letto.
Aspetto come smette il suo odore mentre muore.

(da qui)

 

Tratto da:
Historiae
Torino, Einaudi, 2018

Lenta strana cosa

Alessandro Ghignoli

«Non credo nella storia, nel fluire lineare degli accadimenti, nel loro svolgersi naturale, nell’azione concatenata, nei gesti che nascono da altri gesti. Ho sempre pensato che il vivere non sia una narrativa, ma un susseguirsi di piani su piani su piani sovrapposti, forse così andrebbe letto Lenta strana cosa. Non è un romanzo su di me, non è me, è tutti gli altri me, i personaggi che abitano il personaggio, il loro discorrere, il loro scorrere tra pensieri e inciampi e parole lasciate al lettore, e quelle non scritte, mai dette, lasciate al lettore, lasciate tra ‘Prologo’ ed ‘Epilogo’; in quello spazio, che manca ed è, altri piani altri dire. Lì, c’è la scrittura, se di scrivere si tratta, se scrivere è ricostruire il mondo nei mondi, con le parole oltre ogni ancora».

Alessandro Ghignoli
Lenta strana cosa
Caltanissetta, Formebrevi Edizioni, 2018

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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