Una tripletta decisiva

Davide Ruffini

Una tripletta decisiva

Quel vecchio arnese che ci è appena passato davanti, con lo stomaco gonfio, il puzzo di birra, l’occhio appeso, i jeans sfilacciati, le toppe con la bandierina americana sul gomito come un tramezzino del bar, si chiama Stefano Viti e, lo so, si fatica a crederlo, ma un tempo è stato una grande promessa del calcio. Continua a leggere Una tripletta decisiva

Memoria dell’oggi: Michele Ranchetti

 

Mi getti contro i libri su cui leggo
la mia sorte in altrui
pervicaci immodestie
nelle saluti delle menti, in feste
d’intelligenza: scegli
quale testo rubare per nutrirti
di morte contro
di me. Perché percorrere
con il profilo dell’intelligenza
le linee della vita che tu neghi
e riscattarti in forme di ragione
se è il limite che varchi a farti vivo
dentro l’assenza?

MICHELE RANCHETTI, da La mente musicale (Garzanti, Milano 1988, pagine 125 e 126)

Anni di poesia

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Elio Grasso
Anni di poesia
Recensioni e interventi 1985-2019

Puntoacapo, 2020

…… Alcuni libri, più di altri, non si sottomettono a nessuna classificazione. Anni di poesia, di Elio Grasso, è uno di questi. Grasso espone, con seria, competente, divertita, spesso feroce nonchalance, il repertorio dei volumi di versi (non solo italiani), di cui ha scritto, fra il 1985 e il 2019, nonché alcuni interventi di critica poetica. La particolarità di questo libro, il suo quid specifico, è quella di essere del tutto immune da qualsiasi ideologia critica. L’autore raccoglie liberamente, in ordine cronologico, le sue note e i suoi interventi, e basta. Certo, tutto non è così semplice: “semplificare non è mai un buon segno”. Se c’è un autore posseduto dal demone della poesia, questo autore è Elio Grasso. Continua a leggere Anni di poesia

Senza solennità

René Char

 

Bout des solennités

Affermi par la bonté d’un fruit hivernal, je rentrai
le feu dans ma maison. La civilisation des orages gouttait
à la génoise du toit. Je porrai à loisir haïr la tradition,
rêver au givre des passants sur des sentiers peu vétilleux.
Mais confier à qui mes enfants jamais nés? La solitude
était privée de ses épices, la flamme blanche s’enlisait,
n’offrant de sa chaleur que le geste expirant.
Sans solennité je franchis ce mond muré. J’aimerai
sans manteau ce qui tremblait sous moi.

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Oracoli (2)

Alfabeti

Ci sono segni, simboli, figure, interi alfabeti senza origine e senza sintassi, nello spazio dove l’ombra si raccoglie per farsi evento e sguardo: lo spazio dove la vita si immerge nella pienezza della sua libertà senza ragione, inavvertita, per vedersi rinascere a ogni alba nelle forme mobili, cangianti, che liberano nel giorno lampi ed echi del suo universo innominato, senza riposo. La scrittura del vivente segue i passi interminati di quella perpetua erranza: da una forma indefinibile al suo mistero rivelato, da ciò che apparentemente permane al vento che ne cancella il profilo, da quanto si richiude in bozzoli di pietra al lampo che spinge più lontano l’orizzonte. L’equilibrio è l’impronta che manca, l’immagine che nel cammino si lascia presentire come assenza. Perché è nelle cose, nella loro semplice, inafferrabile esistenza, che dimora la radice del canto: tutte, una ad una, lettere di un sillabario d’aria, d’acqua, di terra e di fiamma, sorgenti alle cui labbra la pupilla si offre come sete, si abbevera – per restituire alla lingua la misura inaccessibile della metamorfosi e del passaggio.

Oracoli (1)

Tracce

Lasciare tracce di parole è allevare ricordi che cresceranno senza i nostri occhi. Strappare alla notte il canto di stelle inesistenti, e dietro il coro d’ombre andare incontro all’altro in attesa nelle radure del respiro, nell’assenza che prende corpo e voce a ogni passo. Seguire il destino della fiamma che si offre in schegge di chiarore all’abbraccio del buio che la assorbe. Cadere come cade un lume in trasparenze d’acqua, nell’acqua spegnersi, e dentro l’acqua scrivere il senso della nascita, le cifre del naufragio, i volti silenziosi dell’esilio. Fare di ogni sguardo strappato all’abbandono, agli specchi incrinati della resa, un’isola levigata da fioriture d’onda. Di ogni mano che si tende, la dimora materna dove la neve viene ad abitare, a riconoscersi nei rivoli di vita in cui si scioglie.

Microeconomia

pulizie

Hans Magnus Enzensberger
da Panopticon, Einaudi, 2019
traduzione di Palma Severi

Ciò che gli economisti intendono per economia è, nel migliore dei casi, chiaro a loro; sulle loro idee il resto del mondo nutre non pochi dubbi, e quanto alla loro attività, ci si chiede se possa essere considerata di per sé una scienza. Essi infatti dispongono sì di istituti, cattedre e reddito garantito, ma la loro attività ha ben poco a che fare con le modalità con cui la maggior parte della gente, come casalinghe, pensionati o bambini, amministra i propri beni. Gli economisti si occupano preferibilmente di grandi aggregazioni e operano con enormi quantità di dati statistici. La maggior parte di loro è affezionata a un singolare intreccio di teorie che, non si sa bene perché, vengono considerate neoclassiche. A starli a sentire, ci si sente trasportati in un idillico mondo dai contorni fiabeschi. Con stupore si apprende che, pur con qualche oscillazione, il mercato tende sempre e inevitabilmente a un equilibrio. È efficiente, corregge e ottimizza se stesso, e tutti coloro che ne fanno parte si comportano in modo del tutto razionale. Tali supposizioni vengono date semplicemente per scontate, sebbene si tratti di pure ipotesi, non dimostrate quando addirittura non dimostrabili.

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Della (rara) capacità aggregativa

Esiste anche una capacità che definirei aggregativa nella poesia e nella personalità di Domenico Brancale: nel mese di giugno 2020 stampato da Prova d’Artista della Galerie Bordas di Venezia esce Cadavere squisito e in luglio Metromania Bacon/Artaud per un teatro che non andrà mai in scena. Si tratta di edizioni a tiratura limitata e numerata (ma non è la prima volta che ne scrivo qui) che, liberate da vincoli tipografici quali vengono tradizionalmente imposti alle pubblicazioni appartenenti a una stessa “collana”, assumono i formati più diversi diventando progetti d’arte e di scrittura (anche oggetti) molto originali e stimolanti. Continua a leggere Della (rara) capacità aggregativa

Il gran dondolio terrestre e celeste di Ombretta Ciurnelli

Torno molto volentieri a ospitare una nota di lettura – come sempre appassionata e di grande competenza critica – di Paolo Ottaviani che ringrazio per questo nuovo contributo e per la sua amicizia nei confronti della Dimora del Tempo sospeso (A. D.) 

Una rudimentale altalena, colta nel suo momento di stasi, senza alcun fanciullo che la faccia gioiosamente ondeggiare, solo una nuda tavola sospesa sopra una brulla radura, agganciata a due funi pendenti da un albero di cui è possibile vedere soltanto una parte del suo rado fogliame, è la suggestiva immagine, un poco ingiallita e offuscata, che campeggia sulla copertina dell’ultima raccolta poetica di Ombretta Ciurnelli: gí e ní, Edizioni Cofine, 2020.
Nella prima pagina del libro, in occhiello, troviamo la riproduzione della stampa litografica Relativity dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher che, come è noto, propone, anche sulla base delle scoperte scientifiche nei primi anni del ‘900 di Heisenberg ed Einstein, una rappresentazione assai complessa dello spazio, quasi volendo dare una testimonianza grafica, spaesante e surreale, dei problemi posti dalla teoria della relatività.

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Fame di forma di fame

Haroldo de Campos2

poesia em tempo de fome
fome em tempo de poesia

poesia em lugar do homem
pronome em lugar do nome

homem em lugar de poesia
nome em lugar do pronome

poesia de dar o nome
nomear é dar o nome

nomeio o nome
nomeio o homem

no meio a fome
nomeio a fome

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Un pensiero di Marco Giovenale

Riporto, in quanto lo condivido in pieno, un passaggio da un’intervista con Marco Giovenale leggibile qui; seguo da tempo con estremo interesse il lavoro, la riflessione, l’opera, i progetti di Giovenale e continuo a individuarne la grande forza propositiva e innovativa.

“finché la cultura media del lettore italiano non farà pace con l’arte contemporanea, cercando e soprattutto intendendo, capendo, afferrando quelle sintonie che fino a quaranta-cinquanta anni fa erano addirittura evidenti nel percorso parallelo delle scritture letterarie, non ci sarà speranza per una estensione “di massa” o comunque ampia di nuove idee testuali. E i romanzi imposti dal mainstream continueranno a vendere come se fosse esclusivamente quello il “luogo del senso”, della produzione di senso, in termini letterari. (Mentre, a mio avviso, è proprio quello della grande distribuzione l’ultimo o il penultimo posto dove cercarlo, il più delle volte).
Forse una coscienza di strade devianti, felicemente diverse, è però già diffusa, irraggiatasi naturalmente attraverso l’arte di strada, i graffiti, la musica d’improvvisazione, e altre forme musicali, la fotografia digitale, la diffusione di blog e siti, la nascita di nuovi luoghi virtuali di coesione tra lettori e artisti. A volte in forma ingenua, a volte no”.

Pensare il volo (10)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Quando Barbara Morgan fotografa Martha Graham dimostra (se mai ce ne fosse bisogno) che la fotografia non ferma (immobilizzandolo) il soggetto, ma che la fotografia è traccia di un ritmo continuo e incessante (quello della vita) e che la danza è il pensiero stesso quando esso diventa capace di rendere visibile quel ritmo.
La danza celebra così il corpo e il suo movimento, lo sottrae all’asservimento ad atti banausici e vili, il volo della mente è istante nel quale il corpo si rammenta della propria vivente bellezza.

Fratelli migranti

Patrick Chamoiseau

«I poeti dichiarano che il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, l’indifferenza nei confronti dell’Altro che viene che passa che soffre e che chiama, sono indecenze che nella storia degli uomini non hanno fatto che aprire la strada agli stermini, e che dunque non accogliere, anche se per valide ragioni, colui che viene che passa che soffre e che chiama è un atto criminale.»

Patrick Chamoiseau
Fratelli migranti – Contro la barbarie
Traduzione di Maurizia Balmelli e Silvia Mercurio
Torino, add Editore, 2018

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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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