L’ospitalità dello sguardo

Verrà pubblicato domani da Mimesis Edizioni il libro di Lorenzo Mari Il taccuino dell’intellettuale. Disegno e narrazione nell’opera di John Berger. Propongo una breve conversazione con l’autore che discute con passione e competenza alcuni luoghi bergeriani.

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Risorgenza, resistenza, vigilanza

Imbastendo una salda correlazione tra un termine-concetto derivato da Aby Warburg – résurgence -, un termine-concetto derivato dalla storia e dalla Guerra di Liberazione – résistance – e un termine-concetto di derivazione filosofica – vigilance – Yves Bergeret racconta qui della vita intellettuale e politica di uno dei luoghi da lui più amati – Die e la Valle della Drôme – e della scoperta, durante i suoi frequenti vagabondaggi, di stampe, di libri, di edizioni rare che si celano nelle biblioteche private o presso bouquinistes e antiquari della regione e che il poeta si porta a casa, studia, espone al proprio sguardo nella luce bellissima della sua maison affinché poi quello sguardo divenga lo sguardo dei lettori.
E sempre, sempre c’è un legame fortissimo con l’impegno in favore del dialogo tra persone provenienti da terre e culture differenti e di un necessario engagement che fa della parola e della scrittura uno strumento chiamato a non sottrarsi al suo dovere di presenza non solo in sede estetica, ma anche storica e politica.
L’engagement di Bergeret possiede una profondità storica (si vedano in questo caso la sua attenzione per i disegni di Tiziano o Michelangelo o per le partiture beethoveniane) che porta opere apparentemente lontane a dialogare sia fisicamente che idealmente tra di loro, una valenza politica che ne fa un atto incessante di vigilanza antifascista e di testimonianza memoriale, di attività antirazzista e, in sede estetica, di opposizione a qualunque forma di narcisismo e di vago, piagnucoloso o sentimentalistico spiritualismo.
Lo stesso atto fisico di Yves, quell’instancabile suo muoversi da borgo a borgo del Diois, quel suo cercare le persone per parlare con loro, quel suo vedere ciò che molti non vedrebbero (nel caso presente un libro, un catalogo, un disegno), quel suo parlarne e scriverne, lo stesso atto di prendere un’immagine e appenderla a un muro della casa (ma la casa di Yves è anche la concretizzazione visibile della sua mente, del suo pensiero, del suo sentire) sono sempre poesia in atto, una forma di entusiasmo e di slancio che sono la poesia mentre vive.

Scritto 39

Pasquale Fracasso: Zzarrisciata, 2018.

Accade che un’immagine o una frase o un frammento di testo si depositino nella mente: la mente risponde, monta altri materiali tra di loro, intesse relazioni e cerca analogie: la mente lavora sui materiali dati, antiromantica e materialista agisce sulla cosa-testo, lo manipola e ne viene manipolata: interferenze o disturbi o distorsioni non sono esclusi: perché il testo non rappresenta né descrive il mondo, ma sta nel mondo, cosa tra le cose: ne riceve e gli restituisce riflessi: l’accadimento linguistico getta il testo nel mondo e contemporaneamente lo distanzia da esso: testo-cosa che nel suo accadere linguistico è coscienza del proprio stare dentro il mondo autoindividuandosi.

Mario Andrea Rigoni: Parla Giulio Cesare

Quando mi fu chiesto quale morte mi sarei augurato,
risposi: “Quella che giunge inaspettata”. Sono ancora
dello stesso parere, ma il mio voto, se fu dal destino
adempiuto, riuscì più esiziale che se avessi avuto
una morte naturale. Né potevo immaginare che
alla congiura, oh dei!, avrebbe partecipato anche Bruto,
il figlio che avevo adottato. Tra tutte fu sua la pugnalata
che mi inferse il dolore maggiore. Avrei dovuto ascoltare
i presagi di Calpurnia, che mi aveva pregato di non andare
quel giorno in Senato. Non ero un uomo senza coraggio,
ero anzi temerario, come si vide bene quando passai
il Rubicone. Ma c’è gloria senza sfida e presunzione?
È vero tuttavia che non bisogna tentare la sorte due
o più volte. Mi rattristo anche per Roma, che con la mia
morte aprì le porte ad una nuova guerra civile nella quale
Bruto stesso dovette rivolgere contro di sé la spada.
E i congiurati che a torto temevano volessi farmi re,
non sapevano, stolti!, che ne sarebbero seguite intere
generazioni di imperatori, non certo migliori di me,
che avevo assicurato a Roma potenza e ricchezza e spesso
ai miei nemici clemenza. Cerco di essere obiettivo,
impersonale, come sono stato anche da scrittore.
Gli uomini non sanno che le azioni che fanno hanno
impreviste conseguenze e i fini che perseguono con cieco
furore per lo più si ritorcono contro di loro.

da qui

ma si legga anche qui e qui

– e aggiungo un mio sentito grazie a Jonny Costantino e al Primo Amore.

Cinquantadue aforismi

 

Marco Furia
nota critica
a Joë Bousquet e Marco Ercolani
Aforismos, Libelos Gijón 2020

 

 

 

Agile ed elegante, la plaquette “Aforismos” raccoglie aforismi di Joë Bousquet e Marco Ercolani (rispettivamente, venticinque e ventisette).
Sintetico e preciso, l’aforisma colpisce il lettore come una punta acuminata: si tratta di un’improvvisa illuminazione, di un inatteso raggio di luce in grado di mettere in risalto un quid non estraneo ma dimenticato (o quasi): lontano e, assieme, vicino a poesia e prosa, è massima, motto, inedito proverbio e anche nulla di tutto questo. Continua a leggere Cinquantadue aforismi

Breve nota a “Nuovo Inizio” di Gianluca D’Andrea

Leggo Nuovo Inizio di Gianluca D’Andrea come un ambizioso, coraggioso poema contemporaneo, come un multiforme progetto, come una rischiosa proposta. E dico subito che quel mio leggo possiede già un difetto, perché esso fa pensare alla lettura di un testo almeno lineare, di un testo composto secondo la tradizionale scansione in versi e in pagine, scansione che continua, spesso, ad accomunare pubblicazioni “in rete” e pubblicazioni cartacee. E, invece, Nuovo Inizio è sì un poema, ma è anche un esperimento e, dicevo, una rischiosa proposta perché Gianluca, che ha già all’attivo pubblicazioni in volume di notevole valore e la cui poetica è estremamente consapevole e avvertita, ben lontana da qualunque intimismo e vezzo letterario, ha voluto, direi ha accettato il rischio di comporre quello ch’egli stesso definisce ipertesto e l’ha fatto coerentemente con lo sviluppo delle sue riflessioni e, appunto, della sua poetica. Continua a leggere Breve nota a “Nuovo Inizio” di Gianluca D’Andrea

I calcionauti di Lutz Seiler

Antonio Devicienti

Tra le pagine più riuscite del già notevole libro di Lutz Seiler im felderlatein (nel latino dei campi, Berlino, Suhrkamp, 2010) ci sono le tre del poemetto die fussinauten (i calcionauti). Se è vero che la DDR ha annoverato durante i suoi quarant’anni d’esistenza una nient’affatto piccola schiera di poeti d’altissimo valore, è anche vero che la riunificazione tedesca (data ufficiale: 3 ottobre 1990) ha portato con sé la necessità di ripensare certi temi, certi paesaggi, certi stilemi. E Lutz Seiler è protagonista di primissimo piano: nato nel 1963, ha conosciuto dall’interno il sistema politico, educativo, militare, letterario della Repubblica Democratica Tedesca, la sua infanzia, giovinezza e prima maturità (sino al novembre 1989, anno della caduta del Muro di Berlino) si sono svolte entro l’orizzonte tedesco-orientale e della guerra fredda, l’inizio della seconda maturità ha avuto, invece, come sfondo storico-sociale la Wende (la “svolta” come in Germania è chiamata la riunificazione) e il faticoso, ancora oggi problematico e non concluso processo di quella stessa riunificazione. […]

(Leggi l’intero articolo su Zibaldoni e altre meraviglie)

Margine

Margine

Sul margine interno
della pagina, nel bianco
sabbioso che costeggia
la selva di ciò è scritto
qualcuno attende
rannicchiato
con sguardo da sordo
con ansia da miope
che la parola dica
in futuro arcaico
in un suono, con la sua voce
qualcosa
che somigli al canto
naturale degli uccelli
o almeno al rumore di uno spillo
che cade di punta sulla cresta
del mondo.

(Versione libera di Margen, 1947,
di Augusto Roa Bastos.
Immagine: opera grafica di Davide Racca.)

Pensare il volo (9)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Fotografia di James Closty.

Merce Cunningham e John Cage giocano a scacchi: pensare il volo, ecco, è questo: estranei attorno, forse trambusto dagli altoparlanti e di chi passa lì vicino, forse l’attesa dell’imbarco e loro due, innamorati, che giocano, concentratissimi, a scacchi.
Pensare il volo è intrattenere colloqui d’amore: una scacchiera portatile (ma potrebbe essere anche un pianoforte o potrebbero essere i piedi che danzano), una partita iniziata magari chissà quando e proseguita per interruzioni e riprese traverso un tempo che continuamente transita per luoghi e per occasioni.
Uscire fuori dal tempo degli altri, immergersi nel proprio tempo che si fa bolla luminosa: corrispondenza d’amorosi sensi: affinità elettive: piedi a percuotere il suolo, a strisciarvi sopra, a camminarvi, a muovervisi per cerchi o per tratti rettilinei, per balzi o per archi di volo: suoni che sono la vita stessa, continui incessanti spostamenti di onde invisibili ma udibili, echi e battiti, frequenze e ampiezze e oscillazioni.

Corpo finale

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Tiziana Cera Rosco
Corpo finale
Faloppio (CO), Lietocolle 2019

…… Gli enigmi sono parte delle illuminazioni? Guardando i ritratti e le performance eseguiti da Tiziana Cera Rosco, con tutta la realtà che si stringe intorno alle immagini, sembrerebbe di sì. La vitalità che vi emerge, nonostante i reperti di per sé barocchi e cautamente adeguati a una sorte di apocalisse passata, è appunto il primo enigma a cui dovremo sottostare. Non ce ne dispiace, anzi nutre le facoltà percettive talvolta esauste di fronte all’epoca immane che ci contiene. Nonostante noi e nonostante Tiziana, verrebbe da dire. Poi intervengono le luci imperiose a vivacizzare, a contrastare, le forme e il corpo. Continua a leggere Corpo finale

Scritto 38

Pasquale Fracasso, Zarrisciata, 2018.

per un amico

Facile dire: “va’ oltre il dolore che senti nel corpo, entra nella parola e riuscirai a spegnere i morsi che senti nel corpo”.
Il corpo non si lascia dimenticare, il corpo rivendica incessante la propria presenza.
Il tempo è materiato di corpo che, se dolora, misura il tempo con cadenze di coltello.
Lotta la parola con l’angoscia e con un’aspettazione che è un sostare sul bordo del buio.
Ciascun corpo è solo nel suo involucro di dolore.
Se la parola si schiude (ed essa vuole schiudersi) essa esalta e illumina, ma è breve l’istante, poi tornano i passi che chiedono per quanto ancora e se finirà e se forse non finirà.
Non so scrivere alcuna consolatio ad amicum meum perché, oltre e malgrado l’amore totale per la parola, so che la parola non può risolvere il dolore del corpo quando esso varca il limite che solo la mente e solo il corpo sanno, presentono e sentono.
Abbiamo da sempre questo divaricato destino: le regioni illimiti della parola e la guaina talvolta dolorante di un corpo che è sostanza di finitudine.

Arcorass/Rincuorarsi

Maria Lenti

Felicità

El pegg en è mai mort:
proverbio della mia terra
che trovo diverso e uguale anche
in Re Lear.
Verità che dura e durerà?
E se ‘l pegg, invec, fnissa
proprio con le soperchierie già vissute
(siriani congolesi afghani irakeni yemeniti
e silenziosamente altri sterminati)
se una colomba di qualche bel tempo
aprissa le ment, i còr di chi vuole potere e soldi
preminenze con prepotenze?
E se ‘l pegg bruciasse per sè stess?

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Maria Lenti, Arcorass/Rincuorarsi
Introduzione di Sanzio Balducci
Postfazione di Manuel Cohen
Pasturana (AL), puntoacapo, 2020

Racconto napoletano

Jean-Noël Schifano
Il gallo di Renato Caccioppoli
Racconto napoletano

Traduzione di Gabriele Anaclerio
Versione in napoletano di Roberto D’Ajello
Opera pittorica di Alfredo Troise
Postfazione di Antonio Devicienti
Napoli, Colonnese Editore, 2020

Pensare il volo (8)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Pierre Tal Coat: Envol, 1974.

Ma la gravità richiama alla terra, trattiene, forse talvolta impedisce, certamente sta in rapporto dialettico con il desiderio di volo, con un’idea di leggerezza.
Quando a metà degli anni Settanta Pierre Tal Coat vede planare e poi di nuovo levarsi in volo sul Lago Lemano due gabbiani ne dipinge quell’atto, certamente, ma ponendosi innanzi a due problemi da risolvere: come dipingere quel volo che è movimento, ma, anche, come dipingere il paesaggio che, materiato di luce, è a sua volta in perpetuo moto – il rischio è quello di dipingere l’uno immobilizzando l’altro.
Il movimento è, invece, doppio e concomitante, doppio e libero, doppio e danzante.
È così che sul foglio di carta si mostra il movimento della mano, del braccio e del pennello dell’artista che fa tutt’uno con quel volo e con quel paesaggio divenuto pura luce (aria, acqua, vegetazione: soltanto luce in moto), il volo dei gabbiani diventa il volo stesso del tratto pittorico in atto, in moto, in danzante elevazione: volo del dipingere che mostra sé stesso.
Envol: prendere il volo: staccarsi dalla superficie lacustre con l’energia di uno slancio del pensiero che salendo incrocia vortici d’aria e di luce: cabrare pur rimanendo fedeli all’acqua e alla terra: doppio moto, doppia ascesa che cercherà una nuova, rapidissima discesa e, di nuovo, il levarsi verso l’alto.

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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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