Roberto Rossi Testa (1956-2016)

Roberto Rossi Testa

Roberto Rossi Testa
(1956-2016)

Attento, pescatore,
il fiume è quasi immobile
ed il sole martella.
I tuoi occhi si chiudono
e dall’acqua si leva
una nebbia di sogni:
i tuoi morti ti chiamano,
miagolando insidiosi
come gatti o pallottole.
Incontrali, se vuoi,
le occasioni non mancano,
ma non in questo sonno.
Scuotiti, pescatore,
cala la lenza e rema:
ai tuoi fianchi le rive,
davanti a te l’oceano.

Le architetture dell’orrore

auschwitz-letti Natàlia Castaldi

E’ il 27 gennaio e, ormai da undici anni, ogni ventisette di gennaio si torna a parlare e polemizzare sull’utilità di celebrare la memoria dell’Olocausto e la liberazione del Campo di concentramento e sterminio di Auschvitz, avvenuto nel corso de La Grande Offensiva dell’Armata Rossa, il 27 gennaio del 1945. La settimana del 27 gennaio anno dopo anno va perdendo di vista il suo obiettivo principale, saturando l’informazione con discussioni sterili, o peggio pavoneggianti, sulla retorica della memoria, sull’inutilità dell’istituzione di una data in cui celebrare una memoria tanto scomoda da meritare l’etichetta dell’ipocrisia, del fastidio, della noia, del trito e ritrito talmente ripetuto e celebrato da causare irritata indifferenza, un distacco emotivo assuefatto e malato che non si ferma al passato, ma si protrae ed estende al presente, al punto di “banalizzare il male” come qualcosa che comunque non ci appartiene se non come spettatori inermi, indispettiti,
disturbati.

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Frammenti d’esilio, 11

La mancanza

Gianmarco Pinciroli

Stamane
per la prima volta dopo lungo
tempo di nuovo la gioia di
immaginare un coltello girato
nel mio cuore.
Franz Kafka

frammento 11

336. In che cosa consiste il piccolo? Il piccolo evento, la piccola idea, il piccolo racconto? La micrologia finisce per disperdere l’osservatore, che non riesce più a raccogliere tutto ciò che vede sotto un solo orizzonte, e questo lo inquieta, in qualche caso lo spinge a non accontentarsi, in molti altri lo deprime, poiché la mancanza di una qualche solidità d’orizzonte viene subito identificata con l’insensatezza. Continua a leggere Frammenti d’esilio, 11

I carnefici italiani

S. L. Sullam, I carnefici italiani

Perché raramente si ricorda che almeno metà degli arresti di ebrei fu condotta da italiani, senza ordini o diretta partecipazione dei tedeschi? Perché ancora oggi si sostiene che l’Italia e il fascismo siano rimasti “al di fuori del cono d’ombra dell’Olocausto”? Sono alcune delle (pesanti) questioni che pone Simon Levis Sullam, professore di Storia Contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel suo libro “I carnefici italiani”, edito da Feltrinelli. Oggi, passati 70 anni da quando nella primavera del 1945 furono abbattuti i cancelli dei campi di concentramento tedeschi, questo lavoro riporta l’attenzione su una questione cruciale: non furono solo i feroci nazisti gli autori del genocidio. Anche gli italiani, sotto la propaganda del fascismo, agirono in prima persona nell’attività persecutoria, prima, e di persecuzione, poi. Furono oltre 8 mila gli ebrei italiani che persero la vita così, per lo più finendo i loro giorni nel campo di sterminio di Auschwitz. Ecco che cosa non dobbiamo dimenticare.

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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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