Armi senza insegne – di Nanni CAGNONE

Da: Andatura
(1977 – 1978)

*

sfinge simile, che non sei,
calcato palco,
nella più persa ciotola
provviste che tardi attirano:
medesima sfinge, che distoglie
che fa sedere anche premere
corpo piccolo apertamente:
sfinge, specchio bassissimo,
accoglienza per temere
usanze di tramonto,
dunque profonda, porta senza vento.
sarà stato il frutto luccicante.

*

primeggiante, parlante, in piume d’aria
non ancora si tinge, non ricade,
non offusca prontamente l’abbondanza.
ma esso scese, cosa senza premura
fa versata in pieno nella ruota e nell’ansa,
collare senza avvertimento,
forra schiarita che si adempie
e fa disuguaglianza.
una festa molto strappata
dove impigliarsi nascere molto meno.

*

preceduta da una via,
dove risuona adunanza di un oggetto,
tregua che non ripara
e luogo elevato che non sostiene,
terra secca da cui si getta
oriente occhio di un caso.
come nozze di asola di fibbia
attira e rincresce in aria mossa,
lievito se non trabocca,
veglia gesso cartone che si avvera
avendo di seguire
la macchia dello sguardo.

*

non propria difficile incavata
località che non passa
e assorto vicendevole velo
come nome riposto
lontanamente preso e sommesso
restituisce sveglio il suo turbine.
difetto di orizzonte, viene dopo,
smemorando lo aspettano,
non dà mattino, non porta
che oltre nella terra.

*

che sùbito svuota e sùbito nutre,
onda e prevalenza del ritorno.
lento di vagare cede e cinge,
ospiti raffermi accolse questa
augurata fruttiera
e in chiusa ariosa rinnovabile via
è l’aria che fa vento è mani vuote.
se ritira dall’intrico la sua lode,
sosia con forza, appare tolto
ma lieve impigliato non si sfila,
attira quando dirada.
non se ne andarono nel solco
si tennero sull’erba come falce.

*

perchè è chiaro non viene seguìto
nel più ampio destino nel presente,
tazza preparata da un’arsura
posandosi qui dove rovina.
perché chiaro, oppresso denso,
riunito nella forma di lambire
chiede difficilmente il
molto reciso.
esita se non attende,
quello che involve.

*

allora, presso la vita,
come fosse un prestito
un vuoto spostato,
allora confidiamo
che presto non luccichi
alcuno, ma
tenuto non visto
nella più alta ondeggiante
esistenza, sia
precipitoso come cenere
e difetto dell’occhio
qualunque cosa.

***

Da: Armi senza insegne
(1987)

*

Appena giunto, nacqui a enormi
animali marosi, da pieghe d’argilla
e contesi colori, un appiglio
per tenere aperti gli occhi
mentre sfuggivo piano alla visione
per il mare che scuoteva
anche il ritorno.
Miracolosi tormenti premono risposta
mentre si estende una ruota,
un solo anno, cigolante accanto al letto,
e una da una opere senza prova
che legano il risveglio.
Dire addio con ogni dire,
un sonno uguale.

*

Ragiungere la morte
di un pensiero – sarà questa
giustizia, o congiungerlo vivente
all’opposito qualunque il suo merito,
finché accetti i tormenti
di non essere solo, e perda
la grazia in indurita bellezza.
Tenere fede alla prova,
passando la spirale
fino al colmo ove ripete
uguale. Un solo filo d’erba
divenuto tempesta,
un dio senza rimedio, inoperoso.

*

In un vuoto tra mura senza sonno
non si nasconde più, né può capire
un corpo in un corpo
o nascere all’inizio con prontezza.
Cerca l’acqua di un fiume,
acqua corrente che ora parla
e ora abbandona. Seguace delle cose
non si penta degli incanti,
di questa sua slegata cintura,
senza riposo sereno flutto
finché vorrà condurci somiglianza.

*

Scampato a quel voluto abbraccio,
con la misericordia di nuvole
e di attese, non se ne addossi il vanto.
Passivamente a un luogo viene mosso,
come oggetto svegliato da tumulto
che sopravvive al proprio turbamento.
Si domadi se ora lo appassiona
fatica d’incitarsi o compassione
di passare in altro. Parte estrema
di una parte, senza scampo,
resta fuori dello specchio, si riflette.

*

Regione del tramonto non aggiunge
ciò che avremmo da dire – ci allontana,
lasciando fermamente una pienezza
sopra queste parole. Chi ha invocato
crescere l’ombra, ora rimanga
bisbigliante furtivo, nel polvere sveglio
nel polline di forza dissoluto:
fiore come un lampo nella sabbia.

***

I testi sono tratti da Nanni Cagnone, Armi senza insegne, Milano, Coliseum Editore, 1988.
L’opera è disponibile anche nella recente ristampa in E-book, Milano, Biagio Cepollaro Edizioni

http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/E-book.htm

***

Annunci

2 pensieri riguardo “Armi senza insegne – di Nanni CAGNONE”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.