Tiresia – di Giuliano MESA

tiresia

TIRESIA
oracoli, riflessi

(22 luglio 2000 – 24 gennaio 2001)

*

devi tenerti in vita, Tiresia,
è il tuo discàpito


I. ornitomanzia. la discarica. Sitio Pangako

vedi. vento col volo, dentro, delle folaghe.
vedi che vengono dal mare e non vi tornano,
che fanno stormo con gli storni neri, lungo il fiume.
guarda come si avventano sul cibo,
come lo sbranano, sbranandosi,
piroettando in aria.
senti come gli stride il becco, gli speroni,
che gridano, artigliando, facendo scaravento, in muta,
ascoltane la lunga parata di conquista, il tanfo,
senti che vola su dalla discarica, l’alveo,
dove c’è il rigagnolo del fiume,
l’impasto di macerie,
dove c’è la casa dei dormienti.
che sognano di fare muta in ali
casa dei renitenti, repellenti,
ricovero al rigetto, e nutrimento, a loro,
scaraventati lì chissà da dove,
nel letame, nel loro lete, lenti,
a fare chicchi della terra nuova,
gomitoli di cenci, bipedi scarabei
che volano su in alto, a spicchi,
quando dall’alto arriva un’altra fame.

prova a guardare, prova a coprirti gli occhi.

*

II. piromanzia. le bambole di Bangkok

fumo. nugoli, sciami di guscî neri.
bruciano le mandorle degli occhi, le falene,
le dita piccole e incallite, le mani stanche, stanche.
bruciano, scarnite, a levigare guance,
i guscî gonfi delle palpebre
che si richiuderanno.
fumo portato via, che trascolora,
che porta via le guance, paffute, delle bambole,
le anche dondolanti, a fare il movimento di ripetere,
in altalena, in bilico di piede, che lenisce,
gioco che non finisce, mai,
che non arriva, mai,
tempo di ricordare, dopo,
di ritornare dove si era stati.
a fare il gioco del silenzio,
nel preparare doni, meraviglie, a milioni,
passate per le mani una ad una,
per farli scintillare, gli occhi stanchi,
tenerli aperti, sempre,
e quando arriva il fuoco, che sfavilla,
ecco, giocare a correr via,
gridando, ad occhi chiusi.

tu, se sai dire, dillo, dillo a qualcuno.

1

a ridirti che cosa?
dire dell’aria tersa,
della faringe chiusa,
la bramosìa rafferma,
immobile,
questo non prendere e non perdere,
già perso, il tempo,
tutto il tempo,
nel solo segno certo: stringere,
chiudere,
senza più arrendersi al possibile

2

a chi ne darai conto?
per chi
sarai misura d’ore,
sarai levare, e battere,
costanza di respiro?

oppure la distanza, l’esser via,
il battito dell’ansia,
il corpo a riposarsi
dentro il suo tepore,
nel suo confine, lì,
confitto,
pietra nella polvere,
se vuoi

3

e lentamente
si riavvolge,
e si fa nodo,
groppo di gola,
giro di vortice
e vertigine,
sentendo tutto insieme,
che tutto è un solo tempo
che non c’è,
che non c’è tempo

e dopo,
che si placa,
quando puoi riascoltare
il fiato che respira,
la palpebra che batte,
senti salire su
fino alla nuca,
che come guaina,
come vagito,
ripete andare, fare,
fare parte

III. iatromanzia. Manhattan Project

nomi. nomina ancora, replica, schernisci.
consentine la crescita, riducine l’amalgama,
che si sparga, s’incàvi, scorra per ogni dove.
nomina sette volte il giorno e l’ora,
anche per oggi, fai tutta la trafila,
così non sarà invano.
ansima, rimugina, così non passerà,
non sarà vano tutto il suo disfare, facendo ancora spazio,
aprendo varchi, e che si schianti, poi, dentro il suo vuoto,
che te lo scava dentro, il tempo, il suo,
le grotte, gli antri, le caverne,
rigenerando te,
loculo di copule infinite,
l’eletto, per caso che dà gloria.
conta, che ti dà forza, ogni minuto,
trascorso nel decoro, e la tenacia, fiera,
poiché ne chiede il fato, e l’onniscienza,
strenua speranza, luce per i probi,
che invece era soltanto prova aperta,
esperimento, soltanto il contagiri dei motori,
il contabattiti, al cuore di chi sgancia,
e tu sei l’esperienza, la verifica.

prendi questo regalo e vattene, ora, ora che sai.

*

IV. oniromanzia. παιδος δ’ ομματα νυξ ελαβεν

concave, ad accogliere, acqua di pioggia,
fitta, scura di polvere, e piume, albume,
lucidi, quei filamenti rossi, luci che sono lampi,
fanno tremare forte, l’acqua, nelle conche,
che sono mani semichiuse,
sono molluschi, muschio,
resina che brilla lucida,
dura, chiudendo le fessure.
sai. c’è solo il cavo, l’ìncavo, la conca.
non hai scavato tu, con le tue mani,
che tremolano morbide nel sonno, pingui,
né lui, da cui ricevi luce, e tu non sai
con quali arnesi, docili,
si fa la chirurgia.
con le sue tibie piccole, a condurmi,
titubante, che sento l’odore del tramonto,
le luci che si addensano, s’incrostano,
la stessa resina che cuoce nel tuo sonno,
gli stessi grumi che si ghiacciano,
dopo i rasoi, i forcipi, quel lento lampo,
scuro, che lo inscuriva, muto,
immobile, portandolo con sé.

la luce, questa luce, non sarà mai la tua.

4

c’è questa oscurità,
questo livore,
la patina, si dice,
la resina, l’ossido,
infine –
infine l’ombra che ricopre l’ombra?
sarà così davvero?

5

le parti,
quante sono,
per quante volte
ognuna
non ritorna,
le partenze,
il ripartirsi,
tu che rimani,
tu che non rimani,
quante,
ancora quante,
per sapere,
non voler più sapere

6

e dire le ultime parole?
e quali?
portarle via con sé?
e dove?

*

V. necromanzia. Οι αταφοι, Massengräber

dov’è sommersa dalla neve, le coltri,
là, dove la terra è bruna, tersa, senza solchi,
sulla soglia, prova a chiamare là, chiamare,
sentendo soltanto la tua voce, che chiama,
sotto le coltri, sotto
la neve luccicante,
sotto la terra nera,
chiama fino a sfinirti, a gemere.
non torneranno più, se non in sogno, insonni,
se non laggiù, la loro requie, dove?
le ombre vagheranno, qui, miriadi,
ancora a brulicare, loro,
cercando il loro nome.
e porti il latte, e il miele?
il vino dolce, la farina d’orzo?
non puoi nemmeno sentirli sibilare,
quel loro gracidare, lo sfrigolìo, l’affanno,
il mormorìo che fanno facendosi terra,
non senti, senti gracchiare il corvo,
che vede ritornare, l’ombra,
sulla neve, di un’altra luna gialla.
taci. porta le mani al viso, riannoda i tuoi capelli.

ancora non hai còlto il tuo narciso, e il croco già fiorisce.

7 – epilogo

ti lascio qui
con queste nubi cariche di pioggia
striate da un bagliore
che ti risveglierà, anche domani,
quando avrai più ricordi
da pensare.

vado
nella penombra che rimane,
dove ritorno, adesso,
adesso che potrà ricominciare,
che potrei,
adesso c’è soltanto il desiderio:
lasciare, lasciare intatto
questo momento prima del dolore,
quando il dolore
è diventato nenia di conforto
e poi silenzio,
questo silenzio che sentiamo insieme,
adesso – è adesso che sappiamo,
in questo momento che divide

ti lascio qui

*

Note

I. ornitomanzia. la discarica, Sitio Pangako.

Nel luglio 2000, la più grande discarica di Manila frana, seppellendo Sitio Pangako (“Terra Promessa”), una delle baraccopoli che la circondano, e uccidendo centinaia dei suoi abitanti, che vi sopravvivevano scavando tra i rifiuti.

II. piromanzia. le bambole di Bangogk.

Nel marzo 1993, a Nakhon Pathom, in Thailandia, si incendia e crolla una fabbrica di bambole. Cinquecento delle quattromila operaie, tutte ragazze, molte minorenni, che vi lavoravano in condizioni quasi schiavistiche, muiono nel rogo.

III. iatromanzia. Manhattan Project.

Esperimenti nucleari su popolazione civile o militare inconsapevole vennero realizzati negli Stati Uniti a partire dagli anni ’40 e fino a trent’anni dopo, molti nell’àmbito e col sostegno del cosiddetto Manhattan Project.

IV. oniromanzia. Παιδος δ’ ομματα νυξ ελαβεν.

Verso la metà degli anni ’90, i commercianti di organi, in particolare tra il Brasile e gli Stati Uniti, si specializzano nell’espiantare organi da corpi vivi, soprattutto di bambini. Il greco è di Callimaco, Inni, V, 83: “e la notte prese gli occhi del fanciullo”.

V. necromanzia. Οι αταφοι, Massengräben.

I morti insepolti, le fosse comuni…

***

I testi di Giuliano Mesa sono tratti dal sito La poesia e lo spiritohttp://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/01/09/scritture-giuliano-mesa/

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10 pensieri riguardo “Tiresia – di Giuliano MESA”

  1. scoperto solo da pochi giorni (imperdonabile!) questo poeta.
    La mia ignoranza abissale oggi s’è un po’ colmata.
    Meraviglioso.
    Sono attonita. Leggo e rileggo.
    Non parlo da quasi due ore.

  2. sono a chiedervi indirizzo mail di giuliano mesa. nel mio negozio di ottica dedico ogni mese una vetrina a esposizione di opere di giovani artisti ed allestimenti . nel mese di giugno ospiterò un allestimento di poesie concrete tratte dalla raccolta “Squero” curata da giuliano. vorrei mandargli immagini e commenti. è un amico di 20 anni fa e so di fargli cosa gradita. grazie Isabella Parmiggiani

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