La devozione di stare – di Marina Pizzi

(Da: Marina Pizzi, La devozione di stare, nota critica di Giuliano Gramigna, Verona, Anterem Edizioni, 1994)

*

Campanile di salsedine

Murato soffio s’infilza la nascita
con scisso suono che sarà di grido
quale felice tonfo il ripetente
cuore parente d’altro corpo sfatto.
In mille aureole lo diranno bello
o brutto qualsivoglia nel tremore
azione di rimando poi la morte.
Fiacco consunto atleta al trampolino
il polo non sorprende di contare
esatta scelta a dadi in fitti tiri.
Campanile di salsedine i senno.

*

Rotti gli argini

Argine fu il respiro chiuso in argine
quando le rotte delle sfingi davano
leccornìa la ninna della gloria
la culla appena ansante della morte.
In gioventù l’autunno porge abbraccio
cielo di foglie colorati comi
migrazioni le tombe dell’andarsene
se sotto servitù soltanto nascere.
Sfuma la voglia del conteso amore
che scale s’indispose e resta fermo.

*

Gelanti gioie tutto il calendario

Dal tondo della schiera vuole andarsene
minuta in mille scogli la sua tema.
Moderno intrigo il luccio col mercurio
letali accasa le convalescenze
gridii di gole senza più perno.
Gelanti gioie tutto il calendario
esausto del silenzio ricorrente
il ripetente nomade viatico.

*

Stretto il lunario

La mina dentro inaccia d’esplodere
il triste evento che le dà da vivere
sommersa al sangue divorata d’acqua.
Stretto il lunario che t’offende vivere
dà somme vecchie, chiese senza altare
remoti amici non tenuti mai.
I classici si smerciano al macello
nulla s’impara in simile cicala
minata alquanto lapide la casa.

*

Stirpe d’angolo

Non piange il cuore che rispetto poco,
come stirpe a condividere l’angolo
pegno nudo sudario precocissimo.
Soggetto d’elemosina la singola
gerla d’attesa saturnina lapide
turno scorsoio non sognare nulla.
Una stanza di apolidi percorsi
è la cenere in stazza di promessa
né nel cipresso il tranquillante fodero.

*

Sibilati delitti

Le gioie del ventaglio stanno in pasto
ai tarli. Micro di micro il mio giorno
avvalora asfodeli zeri liberi
neutre brecce le carcasse unità.
Non vissi padre né vissi maestri
ma sibilati delitti per pena.
Marchiante rotta non potetti il ponte
giacché credo è precipizio mio proprio,
il breve breve lugubre tentacolo,
perennità miserrima l’io sono.

*

Ludi da spine

Molti morti le piramidi eressero
per la gloria dell’unico defunto.
Il gatto del mercato aspetta avanzi
dall’avarizia della cattiva vanga.
I ludi delle rondini pochissime
la conversione possono dei fossili.
Arrida a te che mi fai da nemica
il pettirosso che le spine toglie.

*

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