La comunione del silenzio

silenzio

LA COMUNIONE DEL SILENZIO
(Tratto da: Il Verbo dei Silenzi, Venezia, Edizioni del Leone, 1991)

Il silenzio ci ridona a noi stessi.
Nudi come la risacca
o una pietra.
Sigillo alle nostre voci di ieri.

I

Avere ancora sillabe

– semi oltre l’inverno –

per il commiato della propria voce.

Frammenti d’aria
in cui la terra riconosce l’albero

il solco

il fuoco di una piaga.

Riflessi come in un occhio
sbarrato

dentro la sua dimora.

Avanzo.

Un rivolo tra sentieri
dove la pioggia si abbatte
senza un grido.

Verso lo specchio dei giorni
che il respiro infiamma.

La lingua muta.

Un verbo che impone la memoria
stretto dentro il pugno.

*

II

Precipizi di strade
dove approdano luci di stelle

mai nate.

La notte non frappone
più mura

tra ombra e sole.

Cancellata la lingua
che con voci di creta

tende reti di nomi
ai suoi ospiti muti

– la lingua che numera
e nel suo vuoto trascina

il prodigio di ciò che rimane.

Come un miraggio svanito
lascia spazio a età

di silenzio

– al tempo della terra
che non appare

al suo volto dove le stagioni

scintillano

con spine rovesciate.

*

III

Sapere se i morti
abitano il profumo delle ginestre.

Restituiti al tempo dell’attesa.

A geometrie di ore
sconosciute.

Più vicini al colore
degli occhi

del ricordo che confusamente

permane.

Trame di luce
dietro icone d’ombra

germogliate dal polline

di margini sottratti.

Il cammino che ci divide
è lo spazio esatto di una fiamma
che arde oggi

con un diverso nome.

A ogni passo
le pietre rivelano

il sortilegio dell’altro

che ci dimora.

*

IV

Il sole che fa polvere le fonti
in spoglie ipotesi

di pietra

non franerà la memoria delle acque
che un tempo vi hai visto

dimorare.

Si eclissano in immagini

fantasmi di sete

perché l’occhio anneghi il deserto
di impossibili fiori.

Sono scrigni di linfe
da cui ciò che vive

fu sottratto.

E vi fermenta.

Come grida di luce
che della luce vegliano l’esilio

in fondo ai nostri sguardi.

*

V

L’aria senza voce degli autunni.

Curva come l’eco di una lacrima
che cerca antenati
nella pioggia.

Eco di maree disabitate.

Alfabeto di un altrove
senza ritorno.

La terra dilegua
fra le torbe di un miraggio.

Calco argilloso – specchio.

Vanescente legame
di uomini senza mondo.

Il cielo inventa la sua mano.

Ritesse soli assenti
dai lineamenti delle cose morte.

Cristalli di luce
in una lingua ignota.

Il respiro del prossimo equinozio.

*

VI

In ogni mano

nell’albero disabitato
dove si specchia la sete

nel tempo che si fa pietra

nella pietra che serba
altre memorie

è disegnato il cammino di un fiume

un mare più sottile

– il suo sguardo di cristallo.

Non rimane ai giorni
per traversare questo confine

oscuro

che la rotta di una ferita

la scia del silenzio
che ci svela.

Brandita come un lume
per lapidare

l’azzurro.

*

VII

Silenzio

– alfabeto dolente del pensiero.

L’amaro rito
di ritornare dai mattini

sempre buio.

Coniugato d’ombre.

L’attesa che fa sognare
un albero divelto

di rinascere

partorito dal fuoco.

Per esorcizzare le notti.

(La morte dagli occhi vocianti
consacra l’universo
a una foglia resa muta

dei suoi venti.

Stupefatta del nulla
che la circonda

in forma di cielo.)

*

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.