Rap di fine secolo (e millennio) – di Lello VOCE

Rap di fine secolo [e millennio]
(o di G. M. Hopkins)

è meglio morire che perdere la vita
Frei Tito de Alencar Lima

Da: Farfalle da combattimento

fine finalmente finita fine fissato flusso di flutti feroci a finis-mondo a]
finis-terra a finis-tempo fibula finta e fine fetta-fibroma frutta friabile e]
frugale filo e fiore fretta fugace fine fra fini fine fra feste fine fra folti]
boschi d’inganni e utopie e terrori che vagano tra il ponte e il fondo della]
stiva del mondo col fumaiolo in stelle e feste e fuochi e fumi verso il cielo]
e la prua a contro-mare che taglia tempo e millennio e scorcia l’orizzonte]
con l’universo in bonaccia e le galassie in espansione con moto ondoso e calmo]
e le luci accese nel salone e quelli sul ponte di passeggiata poi che salutavano coi]
fazzoletti bianchi gli altri a terra le frotte di morti rimasti a riva e la musica era jazz]
ovviamente musica da ballo a tacchi alti per correre fino alla Rivoluzione alla prua]
dove c’è la bandiera e vedere solo mare davanti a sé polena-Potemkin dell’avvenire]
protagonista proletario e rosso di rabbia io che di falce e martello il mondo già costello]

Nelle nevi sfreccia
Scagliando all’indietro il porto
Il Deutschland, di Domenica, e il cielo già s’infeccia
Perché l’aria è infinita e senza conforto
E il mare silice schiumascaglia, nero-dorsuto al soffio regolare,
Stabile da EstNordEst, nel quadrante maledetto, il vento sorto;
Neve irta e bianca-fiammante tutt’attorta in turbinare
Vortica verso gli abissi di sole vedove dove di padri e figli non c’è traccia

due guerre due mondiali intendo e una mondializzazione che è pure peggio dico per]
quelli della stiva e i primi spazzati dal ponte a colpi d’onda finanziaria dopo onda]
finanziaria col mare delle valute a forza sette-otto e strani figuri italo-americani che]
si aggirano nei corridoi e nel salone e in sala macchine e fino al timone al radar con]
bottiglie e bottiglie di whisky di contrabbando strette sotto i pastrani inseguiti a sirene]
spiegate da alcolizzati in divisa che deràpano-àpano sul cassero e sgommano a proravia]
ma ce n’erano a milioni poi acquattati dietro trincee e barricate da Parigi a Stalingrado]
studenti e filosofi e soldati e intellettuali e imboscati contro il Reich e la società porca]
e borghese nella tundra innevata e al sole dei boulevard e a Berlino poi gruppi sparuti]
ma armati e a Roma sui tetti i tiratori scelti tutti tesi a centrare raffica dopo raffica il]
cadavere accosciato nel bagagliaio rosso che pulsa ad ogni pallottola come di nuova]
vita poi la vite spietata che gira e stringe ogni nostro respiro col fumo nero della stiva]

E poi quanto al conforto del cuore,
Il basso-capezzoluto terra-brancicato grigio
Si libra, i cieli blu-ghiandaia il fulgore
Di uno screziato e scorticato maggio!
Azzurra-palpitante e canuta-iridescente altezza; o notte ancor più alta]
Con fuoco tintinnante e la Via Lattea falena dal morbido piumaggio
Qual è il cielo del desiderio a tua sembranza
Il tesoro mai visto di cui nessuno – nemmeno per sentito dire – immagina lo splendore?]

e tanto per cominciare uno sparo un semplice sparo a Sarajevo poi esplosioni in serie]
raffiche e sordi boati a poppavia e a Milano, Brescia, Bologna e sui treni squarciati giù]
nella stiva e c’è chi giura d’averne visto uno di ferroviere volare fuori dalle finestre del]
salone spinto in mare da un pulotto col cognome da terrone e c’è chi giura d’aver visto]
quello stesso pulotto ucciso dal fuoco amico di sbarramento d’insabbiamento e trincee]
sul Grappa sin sulla cima innevata dell’albero maestro e ad Anzio e ad Ostia a Napoli]
e tanto per proseguire coi cavalli lanciati alla carica sul ponte di terza la tromba di Bava]
Beccaris che squilla repressione e Tambroni dalla sala radio dirige le ondate dei celerini]
che spazzano il quadrato fin sotto a Valle Giulia calpestando Alice i suoi specchi e il]
walk-man e ustascia cetnici che corrono nei corridoi a caccia di scalpi indiani di scalpi]
metropolitani da offrire poi in sacrificio a questo secolo così breve da stare tutto in una]
poesia tanto breve da mozzare lì il millennio tanto breve da stare tutto in un solo gulag]

«C’è chi mi trova spada qualcuno
Invece la flangia e la rotaia; fiamma
Zanna, o flutto» la Morte batte sul tamburo
e le tempeste strombazzano la sua fama.
Ma noi sogniamo di essere radicati nella terra – Polvere!
Carne cade accanto a noi, noi, benché il nostro fiore abbia la stessa trama,]
Ondeggiamo col prato, dimentichiamo che lì è dovere
Dell’aspra falce d’acquattarsi e che verrà il vomere bruno.

dico dei tempi quando Pasolini era un ricchione Balestrini un terrorista dico del tempo]
che fascisti ne incontravi sempre troppi alla porta della cabina al bar in sala macchine]
e qualcuno pure al timone nè si prendeva poi nessuno tutti scappati sotto La Moneda]
a dar man forte ai cugini americani a far fuori lo zio di una nota scrittrice lo zio cileno e]
comunista o a tagliar le mani a cantanti-conoscenti musici-fiancheggiatori pre-fujimori]
a internare lavoratori a sorvolare Viña del Mar radenti mitraglia tra i denti per la libertà]
dico del tempo che a Piazza Statuto masse di operai-massa incontrollabili a ondate dentro]
e fuori dalla piazza e dal sottoponte disperse con le jeep della Fiat col manganello con le]
pistole della Beretta coi frutti del lavoro e dell’operosità ricostruttiva e resistenziale e loro]
o almeno i loro figli e io con loro a Roma a buttar giù dal càssero il sindacalista in capo e]
poi inseguiti da celerini e operai-massa coi lacrimogeni e le chiavi inglesi e noi sporti fuori bordo a]
vomitare per il mal di mare ma la nave lei accelera accelera altro che contestare

Uno si precipitò giù dal sartiame per salvare
Le folli-dolci-donne di sotto
L’uomo abile-ardito con la vita una corda a circondare
Fu scagliato sino alla morte d’un sol botto
Nonostante il suo petto-corazzata e i fasci di forza:
Poterono vederlo per ore spinto sopra e sotto
Attraverso lo sfrangiato vello di spuma. Cosa poteva fare
contro l’annodarsi di fontane d’aria lo scalciare delle onde il loro diluviare?]

c’erano un po’ tutti chi sul ponte di comando chi nella stiva o spuntando dai boccaporti]
ismo su ismo pop e cubisti orfani orfici e orfani avanguardisti espressionisti e surrealisti e tanti e]
tanti quelli rimasti in terza a filo d’acqua tutti che protestano che ti svolazzano accanto come]
mosche sul naso del cocchiere patafisici e petrarchisti figurativi e poveri astrattisti e]
dodecafonici e grunge tecno e pulp e istrioni e pagliacci ed eroi organici alle masse e le]
masse che nemmeno lo sanno che si telenovellizzano in vena e godono del nulla]
ma c’è un mare un oceano sconfinato da dada a dada c’è un sargasso un triangolo]
imbermudato c’è il sudore di un secolo tutto polverizzato in bit fatto silicio e memoria]
attiva c’è un video lungo cent’anni tutto sulle nostre povere rètine bruciate irretite tutto]
da vedere a costo di tener su le palpebre con stuzzicadenti fino alla feccia impressionante]
di queste nostre rovine sfavillanti del latex steso sul disastro delle falle che squarciano]
lo scafo sul vibrore frenetico che scuote la nave sul sibilo acuto delle macchine a scoppio]

Ed io la mia mano baciando
Fino alle stelle, al bello-frantumato
Stellato, fuori di sé espandendo;
Bagliore, gloria del tuonato;
Baciando la mia mano fino all’occidente di-susina-screziato
Poiché, sebbene egli sia sotto dello splendore e della meraviglia del mondo,]
Il suo mistero deve essere in-tensionato, forzato
Perché lo saluto nei giorni in cui lo incontro e benedico quando lo comprendo]

è stato come schianto soffice ed acqueo come cascata gelatinosa di marmellata e idee]
appiccicose come lebbra mentre lo scafo ruotava e li ho visti uno dopo l’altro cadere senza]
essere colpiti fottuti epidemia dopo epidemia infettati definitivamente da questa fine fredda e]
strisciante e poi si sono visti in fila incatenati sfilare gli ultimi irriducibili che]
pesi scontavano i loro sogni e loro violenza e si sono visti i profeti montati sull’albero]
maestro urlare che tutto va bene tutto va bene va bene va bene mentre la chiglia singhiozza]
e incrina mentre il ghiaccio possente ed aguzzo apre le connessure e sono tutti lì in cabina]
che si guardano il loro naufragio in tivvù mentre sul ponte di comando si mangia e si beve]
e si cercano giovani donne esperte in lingue straniere e neo-schiavi per servire in tavola]
mentre che ormai le scosse sono troppe mentre son tutti lì che provano a cambiar canale a]
cambiar destino a cambiare moglie figli e lavoro a cambiare idea a pensare che in fondo]
con tutta quella nebbia lì fuori è meglio morir dentro al caldo come ratti sazi ruttando]

La Speranza grigi crini mostrava
La Speranza aveva messo il lutto
Scavata dalle lacrime che l’angoscia sbranava
La Speranza da dodici ore aveva abbandonato tutto
E atroce un crepuscolo serrava un giorno addolorato
Senza soccorso, solo faro e fuoco che splendevano dappertutto
E infine vite furono strappate al ponte spazzato
E alle sartie si aggrapparono nell’aria orribile che rovinava

come un colpo che c’ha colto al diaframma come un colpo stolto che c’ha morto un colpo]
solo per finire la Cagol un colpo solo per non soffrire più sempre meglio che i brandelli di]
pelle sparsi sotto il traliccio sempre meglio del calcio di un fucile un colpo per svuotarci]
la scatola cranica e inzepparla di merendine sofficine di telefonini dietetici di terze quarte]
quinte case e la sicurezza vuoi mettere la sicurezza un colpo solo mentre la prua ormai inabissa e]
gorgoglia e c’è chi fa mercato nero di scialuppe e salvagente e c’è gente c’è]
gente che mente come vive e vive come mente anche ora mentre nuota a stracciafiato e]
congela in flutti color fine-millennio come un colpo sordo che dice chiaro che del Vietnam]
chi vuoi che si ricordi più e del Chiapas chi vuoi che si ricorderà e non c’è trucco non c’è]
inganno non c’è beffa non c’è danno una semplice fine d’anno qui sul Deutschland qui per]
un crack uno strike e ora che la nave non c’è più che resta solo il mulinello che sprofonda noi]
diamogli la paga e che sia finita: è ora che sappiano che è meglio morire che perdere la vita.]

*

Nota dell’autore

“Questo testo utilizza citazioni tratte da The Wreck of Deutschland [Il naufragio del Deutschland] di G. Manley Hopkins, le traduzioni dall’originale inglese sono mie. Tutte le citazioni sono rese in corsivo”.

*

Note

1) Il testo è tratto da Lello Voce, Farfalle da combattimento, Milano, Bompiani, 1999.

2) L’accorgimento grafico – ] – è dovuto a problemi di formattazione del testo e serve unicamente a definire lo spazio esatto di ogni verso.

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