Appello di Salvatore BORSELLINO

Milano, 5 Settembre 2007

Salve a tutti,
sono Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo.

Sto lavorando ad un progetto per riuscire a portare le voci di chi sta dentro la rete ed è sensibile a problematiche quali la lotta alla mafia e all’ignavia a questo riguardo dei politici di ogni parte, a raggiungere il maggior numero di persone possibile superando l’ostracismo dell’informazione.
Chi volesse partecipare a questo progetto, sia come parte attiva che come parte passiva, mi scriva.

Il mio indirizzo e-mail è :

s.borsellino@teleware.it.

Un saluto a tutti

Salvatore Borsellino

Tratto da www.nazioneindiana.com (“bacheca” di settembre).

Nota

Nel suo appello Salvatore Borsellino parla, tra l’altro, di “ostracismo dell’informazione“: un chiarissimo riferimento al silenzio tombale caduto sulla sua “lettera” del luglio scorso, scritta in occasione dell’anniversario della strage di Via D’Amelio e rifiutata, praticamente, dalla grande stampa a diffusione nazionale. Invito, chi non la conoscesse, a cercarla nei pochi siti e blog della rete che l’hanno pubblicata (basta cliccare il nome dell’autore su un qualsiasi motore di ricerca) o direttamente qui .

7 pensieri riguardo “Appello di Salvatore BORSELLINO”

  1. Meglio l’incredulità, Rina, che starsene al riparo delle confortevoli mura di un blog a osservare questo devastante cancro che, giorno dopo giorno, sta divorando tutti i tessuti del vivere civile.

    Sotto lo sguardo inerme, quando non complice e connivente, di una politica che pensa ai decreti sui lavavetri, credendoli il problema dei problemi di un paese senza etica, senza radici e senza futuro.

    O riversando tutto il disagio sui migranti, mentre ammira e plaude, nel silenzio complice di tutti, a iniziare dai “poeti” e dagli intellettuali, il monumento più osceno e delirante al nostro razzismo quotidiano: quei lager a cielo aperto, vergogna di ogni democrazia ancora degna del nome, chiamati c.p.t., “centri di permanenza temporanea”. Tanto, siamo maestri nel creare eufemismi e neologismi per mascherare l’orrore: cfr. le “guerre umanitarie”.

    fm

  2. Qualche tempo fa in un post, traendo spunto da un libro, l’argomento in oggetto si è toccato un po’ più da vicino, per quanto possibile in un blog che non tratta certo di sociologia in particolare.. Non so se hai letto i commenti. Mi sono accorta, dopo, che il nostro è stato un -esporci-, perché di questo trattasi, Francesco, in questi casi. Se vuoi veramente avallare una causa ti devi esporre.

    Clicca sul mio nome e poi apri la pagina “La punizione”

    Ciao

  3. Rina, “esporsi”, come dici tu, soprattutto in una realtà come quella di oggi, è una precisa rivendicazione di libertà, che ha delle ricadute non solo sul piano della crescita, dell’integrità e della consapevolezza personale: è negarsi, sempre e comunque, a quel lento, inesorabile processo di assuefazione all’orrore, al sopruso, alle prevaricazioni, a ogni sorta e forma di emarginazione e di negazione di diritti, alle derive tendenti all’esclusione, alle quali la gente assiste, ignara o complice plaudente, fino a esserne sommersa, fino a concepirle come iscritte nell’ordine naturale delle cose. E’ di questa linfa che la “violenza”, a partire da quella istituzionalizzata, si nutre e si fa regola. Bisogna saper contrapporre valori diversi al disvalore che si fa norma e costume, gridando, da qualsiasi ambito, il proprio rifiuto, e agendo, nella vita di tutti i giorni, di conseguenza. Il silenzio dei poeti, direbbe René Char, è il certificato di morte, non apparente ma sostanziale, di ogni società: perché la poesia, anche quella d’amore, anche quella nella quale non si fa altro che rimirarsi l’ombelico, quando è vera, nasce come grido, come denuncia, come vocazione inesauribile alla libertà, come sovversione dell’esistente: quando l’esistente è silenzio servile, quando è connivenza col sopruso, dal più piccolo al più grande, quando è negazione di libertà. Quale libertà potrà mai esserci, allora, nei versi e negli scritti di chi dice: “ma sì, tanto le cose non cambieranno mai”? E’ già parte integrante di “quel” paesaggio, anche se finge di non accorgersene: consapevole o meno che sia, sta già dando il suo contributo all’opera di cancellazione di ogni traccia di memoria, cioè di ogni seme di futuro.

    fm

  4. Rintuzzare ‘il sorpruso, la negazione dei diritti’ per impedire che si allarghino a macchia d’olio, hai ragione! Così come quando dici ‘gridando, da qualsiasi ambito, il proprio rifiuto, e agendo, nella vita di tutti i giorni, di conseguenza’. E sì, anche la poesia può avere un ruolo importante di disincaglio dalle prevaricazioni.

    Avevo scritto ‘A Gran Voce’ per la mamma di un uomo della scorta di Borsellino che, appunto, a gran voce ha deciso di proseguire. Leggila, mi fa piacere.

    Un grazie grande, come sempre

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