Proteggere la preda dal futuro – Simona NICCOLAI

giardino-blu
(Alfonso Filieri, Giardino blu, 1987)

Simona NiccolaiLa Giardiniera

(I testi, tratti da  www.georgiamada.splinder.com sono stati pubblicati per la prima volta sulla rivista Atelier, n. 40)

I – La Giardiniera

Il tuo grembiule della giardiniera
lo indossi anche a telefono
ironica e brillante stai ridendo
con coppie di cesoie ad ogni dito
e il talento speciale
di centrare il bersaglio
che intanto aggeggia informe sul divano
un po’ reciso
ed un po’ no mentre allo stesso tempo
lo accarezzi di nascosto:
col retro della mano
dal taglio poco affilato
proteggi la tua preda dal futuro:
è per mangiarla meglio.

II – La Potatura

La sento certe volte parlottare
indispettita dalla mia ignoranza
esce la giardiniera con in mano
volumi misteriosi di sua scelta
m’insegna astruse leggi della fisica
un corpo non può occupare
diversi punti nello stesso tempo…
mi ammonisce severa ed io la guardo
infine s’indispone e torna in casa
seduta accanto al fuoco
si riposa sfinita dall’impresa
d’insegnare la scienza ad una pianta
eppure credo ancora che sia qui
la tento con le foglie
e mi risponde
con forbici e coltello e sono punta
invece proprio nello stesso istante
con gente sconosciuta si consiglia
si veste per la cena
a mille miglia
è oltre il tempo-spazio e la distanza
e non ricorda più la mia esistenza
turbata dalla fisica dei quanti.

*

Quella logica della giardiniera
mi si presenta muta e incomprensibile
è stata una disgrazia
ha fatto un passo e sono seminata
piantata nella monade di un’altra
mi osserva giornaliera
mi annaffia e mi calcola
m’innesta e interroga il lunario
e il calendario di frate indovino
ma io proprio non le esco
secondo il suo progetto: un giorno cresco
troppi germogli soffocanti e foglie
imbarazzando il muro e la fioriera
quell’altro non mi guarda e inaridisco
il concime comunque è quel che è:
una provvista scarsa di futuro
nel regno delle ipotesi a venire.

III – La fioritura

“Sei eccessiva!”
La Giardiniera

Ho raccolto le forze stamattina
e mi è spuntato un fiore come omaggio
la giardiniera esce di buonumore
con le mani attrezzate per la guerra
e i ferri del mestiere alla cintura
non la rallegra
la mia fioritura
la sento borbottare contrariata
“è piuttosto ingombrante, è incontrollata!”
afferra la sua forbice e mi svelle
mi copre con un’acqua polverosa
divento all’improvviso tutto verde
credevo mi annaffiasse
ed è veleno
ma dice che fa bene, anzi protegge:
troppa passione attira l’attenzione
richiede un supplemento di lavoro
per calpestare i bruchi e i moscondoro.

La giardiniera mi accoglie decisa
poiché si raccomandano allo scopo
di rallegrare stanze solitarie
fiorami colorati ancora in boccio
ma i miei gioielli li sopporta un solo giorno
le esce un complimento un po’ distratto
mi getta a sera nella spazzatura
la troppa giovinezza la disturba.

IV – Memorie dell’orto

“Non si può avere tutto!”
La Giardiniera

Dal basso appare imponente, un gigante,
con tutto quel tagliare e diserbare
col tacco appiccicato di formiche
con quelle mani avvolte a ragnatele
con tutto lo schiacciare mele guaste
a tarda sera la mia giardiniera
s’inoltra in stanze sconosciute e crolla
riparata se stessa e la voliera
mi ha mangiato una foglia delle nuove
in insalata, ancora mi fa male.
E per di più qua fuori piove.

*

Nell’orto a beneficio dei presenti
diventa giardiniera teatrante
s’inventa mille viaggi inesistenti
certo che mi calpesta qualche frutto
mentre impersona tutti i commedianti
ma dice che non posso avere tutto:
nessuno è mai venuto a recitare
a stretto beneficio del mio orto!
Le turbo le caviglie col vilucchio
e applaudo con ciliegie a grandinate
ma è inutile cercare tra le quinte:
la giardiniera è solo lo spettacolo
dietro il sipario e sulle gradinate
presto ho capito che non c’era niente.

*

La giardiniera un tempo era un germoglio,
un grappolo di fiori di susino,
faceva ombra ad un filare incolto
guardavo un po’ incantato dal mio orto
esorbitare quell’energia stanca:
la fioritura bianca
senza futuro frutto.

V – Partenze

“Devo scappare!”
La Giardiniera

La giardiniera ha in cura mille orti
percorre col suo tacco appesantito
da fiocchi delle erbacce e bruchi morti
le strade sopra l’acqua e sopra l’aria
mi spiega che vuol dire camminare
muovendomi due rami con le dita
ma sposto solo l’aria e non me stesso
lei tenta le radici
è un po’ stupita
che si possa dipendere dal vento
per ogni movimento la confonde
Prima di andare annaffia lungamente
lei vede luoghi nuovi ed io formiche
che mangiano le foglie mentre è assente
è un piccolo dolore
ma costante
lei dice che però tornerà presto
e mi racconterà di tutto il mondo.

VI – Il Maggese

“Non potrò dedicarci molto tempo”
La Giardiniera

Mi spiega il venerdì con degnazione
che non comprendo il ciclo vegetale
“di mettermi a riposo non ci penso?
La mia natura ha poco di altruista!”
Eppure fino a ieri mi annaffiava
comprava dei nastrini per legarmi
spulciava con le mani tra le foglie
schioccava quei pidocchi tra le unghie.
D’inverno mi copriva con un telo
e a marzo mi svegliava coi quartetti
è vero, scarseggiava col concime
per via di quel fiorire imbarazzante
durato qualche mese oltre il dovuto
che sconfinava un poco la decenza.

*

Quel suo pubblico spazio smisurato
così concreto affollato e la mia aiuola
il filare mezzo morto
del mio orto
il fallimento
lo misura con tre passi e ne avanza
nessuno l’ha mai vista questa stanza
davvero
dovrei considerare abbastanza
Il fatto che si fermi qualche sera
la giardiniera
per una distratta raccolta
di fagiolini e di zucchine:
in questa argilla collosa
ed impietrita
certo da rimediare non c’è molto.

VII – Riposo

Le parlo con due fili d’erba stenti
ma lei ha dalla sua tutti i portenti
penne d’oca e legacci
colture importanti:
la giardiniera strappa le malerbe
talmente disgustata da quei volgoli
come crescono non richiesti
ed invadenti
“sono i miei denti!”
cerco di urlare
e i vilucchi invasivi la radice
mai seminata della mia lingua
forse per questo gli orti sono muti:
i prati incolti invece sempre cantano.

La Giardiniera Parla

“Questo mio figlio prediletto
a cui ho persino dato un nome
dunque l’ho eletto,
tra i fiori delicati il fiore blu
è un principe tra mille più agguerriti
guerrieri gialli
mi dà non pochi pensieri:
lo curo giorno a giorno
gli ho fatto con la vanga
un grazioso vuoto
intorno
e mi vergogno a dire che
un poco anche gli parlo
la mattina al risveglio.
Ma lui non è contento
con ogni foglia lui mi accusa
che non lo concimo
che non lo guardo!
Gli ho comprato terriccio di castagno
coriandoli di trito di lupini
bastoncini di caramello
corallo per legarlo, e in più io mi danno
quotidianamente in quest’impresa
della lotta ai pidocchi e alle formiche
e lui niente: mi guarda
ogni volta mi pone una domanda
porgo l’orecchio, ci faccio attenzione
non dice niente
è muto maledizione
oppure alzatemi il volume”

*

“Vieni mio fiore diletto
mio asterisco
ti annaffio, bagno il tuo occhio
miracoloso arancio dentro il blu
le palpebre, i pistilli
i mille orpelli con cui mi confondi
vieni ti copro
coi merletti cuciti da mia nonna
contro i bruschi gelamenti della notte
del millenovecento
le trine la seggiolina di legno
e lo scaldino contro le nebbie del mattino
vieni a sera ti chiudo nella stanza
e tu irriconoscente!
A ogni goccia stillata dalle foglie
ti sento ripetere qualcosa manca
che non è abbastanza, non è abbastanza”

*

“Ti ho tolto anche le erbacce lì d’intorno
maledette sporche erbe casuali
venute a disturbare il tuo portento
la fioritura blu del mio diletto
sì, ti ho molto annaffiato e concimato
ho condotto una guerra preventiva
contro le cavallette e le lumache
e tutto quello che ti assale
di notte
non gli incubi: un plotone di formiche
ti ho legato con nastri di cotone
tieniti su, a testa alta sopporta
il sole, il giorno
la posa sospettosa di un uccello
qui è tutto meravigliosamente bello
sì, cantano persino le cicale.
Peccato che purtroppo devo andare”

La Giardiniera Parte

“Quell’occhio che mi accusa
in silenzio e
nemmeno un movimento impercettibile
certo però nell’orto non c’è pace
forse il mio fiore eletto
l’ho scelto a mio tormento ?
Sì, devo fare la Giardiniera
da mane a sera
ma sono stanca
esco, gli giro intorno
faccio due parole
(e lui silenzio come un bambino)
gli do da bere l’acqua in un catino
davvero non sopporto che mi fissi
con quell’unico occhio arancione
in mezzo al blu
ecco, alzo le cesoie adesso,
è il mio destino: correggo l’eccesso”

*

“Insomma non c’è nessun bisogno
che ti prepari io per quest’inverno
lo sai, viene da sé come le onde
o i maremoti o il vento forte
tu mi rimproveri l’assenza ma
non voglio rifinire le tue sponde
salvarti dal vilucchio non ha senso
mentre il disastro mi sovrasta:
è così sporco…
le altre piante mi muoiono in cortile
mi seccano le vene nelle mani
mi secca anche la mente e non ho niente
da dare e non c’è tempo”

*

“E finora ho parlato con l’arbusto
che mi danna, ma almeno lui mi piace:
quell’altra pianticella di gramigna
che scrive con le foglie un suo poema
sui tanti miei sbagli, lei mi fa pena
ha paura che la uccida, che la tagli
ed ha ragione
le strapperò le penne dalle dita
senza nessuna emozione”

*

“Quella sua assurda pretesa di vivere
mi accusa di non fare
come se infine fare avesse un senso
un povero cervello di gallina
seminato per sorte in una aiuola
soltanto una piantina che calpesto
lei non capisce niente
non sa che mi preparo per la morte”

*

“Meticolosa
la mia occupazione
con cura – le dico –
come a sera preparo le tisane
fuggo la vita
o fuggo solamente
dietro la mente svanita
sì, mi ricordo
ma vagamente
un tempo
che forse si poteva
ma ora ho da fare
il tacco soffocato dalle erbacce
in mezzo alla potatura
una tale confusione
e solo io la vedo…
col cervello rivolto a preparare
quella futura mia cosa
della vita eterna”

*

“Credono mi interessi questi due…
guarda come s’impegnano
a germogliare
nonostante la calura
e quel fatto che io non li annaffio
ma si alzano pure, che coraggio!
perché li veda dalla mia finestra
allora esco e li punisco
li avveleno:
che tutto muoia insieme a me
la vostra fioritura a maggio prossimo
non sarà altro che cibo per pidocchi.”

Notizia biografica.

Simona Niccolai è nata a Pistoia nel 1974. Si è laureata con una tesi su Italo Calvino; è attualmente dottoranda di ricerca presso l’Università Degli Studi di Pisa, con un progetto sulla poesia italiana contemporanea. Ha pubblicato Il “sistema del mondo”. Calvino e l’eredità di Gadda («Italianistica», n. 3, 2005). Ha inoltre lavorato come illustratrice di libri per bambini.

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5 pensieri riguardo “Proteggere la preda dal futuro – Simona NICCOLAI”

  1. La scelta della riproduzione di quest’opera è stata mia, così come per tutte le altre che compaiono nel blog ad accompagnare i vari post. Il mio intento era, ed è, oltre a presentare della buona poesia, quello di favorire la conoscenza di artisti magari poco noti fuori dai circuiti di riferimento specifico, ma degni di attenzione per la singolarità della loro opera e il valore intrinseco della loro proposta. Ho continuato e continuerò a farlo non solo perché amo l’arte contemporanea, ma anche perché la cosa, come attestano parecchie mail ricevute, ha permesso a tanti lettori del blog di conoscere artisti eccellenti di cui ignoravano l’esistenza.

    La “distorsione” del tondo della tua opera si è resa “necessaria” perché la sua pubblicazione in originale comportava la distruzione di tutta la formattazione del blog. Ho preferito questa soluzione solo perché ci tenevo moltissimo a che la tua opera fosse conosciuta e pubblicizzata. Magari esistono altre possibilità in merito, ma le mie conoscenze specifiche in sede informatica non sono elevate. E’ solo per questo, poi, che, almeno per il momento, non avevo utilizzato altre tue opere, come pure mi piacerebbe.

    Comunque, se la cosa non è di tuo gradimento, non ho nessuna difficoltà a rimuovere l’immagine, oppure, appena ho un po’ di tempo, a cercare di ripubblicarla al meglio di quello che posso.

    Per quanto riguarda la poeta in questione, ti scriverò privatamente.

    Grazie del tuo intervento.

    Francesco Marotta

  2. si, è vero, la distorsione purtroppo, anche se “necessaria” non è più l’opera da me pensata…e le mie conoscenze specifiche in sede informatica sono come le tue

    questo “giardino dei Feaci” monocolo e orizzonte, sguardo e nostalgia, radici ed acqua, sfera di carta cerata fatta a mano frammenti di foglia d’oro…

    ti ringrazie comunque soprattutto per le tue intenzioni

    vorrei invece se possibile, notizie sul poeta
    grazie

  3. poesia magnifica ma la giardiniera è troppo cattiva, c’è in lei un eccesso di negatività. Sarebbe interessante fare un confronto con The Wild Iris di Loouise Gluck.

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