Per non dimenticare SABRA E CHATILA

Venticinque anni fa, dal 16 al 18 settembre del 1982, più di duemila abitanti palestinesi e libanesi dei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, donne, vecchi e bambini, venivano massacrati dai miliziani delle forze filo-israeliane, sotto la supervisione e con il sostegno logistico dell’esercito di Tel Aviv che aveva occupato da poche ore Beirut ovest. Pochi giorni prima le forze multinazionali che avrebbero dovuto difendere i campi profughi dopo la partenza da Beirut dei fedayin palestinesi e far rispettare l’impegno israeliano a non entrare nella parte occidentale della città assediata dal giugno precedente, si erano prematuramente ritirate.

sabra e chatila

Per una ricostruzione dell’eccidio, cfr. qui e qui e ancora qui

10 pensieri riguardo “Per non dimenticare SABRA E CHATILA”

  1. Tu sai che in un mio scrittarello recente
    ho coniato l’espressione “agnello mannaro”,
    per chi rivendica lo statuto di vittima professionale
    e intanto massacra i vicini.
    Qui ribadisco.

  2. Valter, lo “scontro di civiltà”, ampiamente teorizzato e praticato dagli attuali padroni del pianeta, è nato in quei giorni di settembre: quella è stata la prova generale. L’agnello di cui parli, se esiste, è nato dalle ceneri e dalle fosse comuni di uno dei più infami genocidi del secolo scorso (ammesso che ce ne sia qualcuno “infame” in minor misura): comunque, generato da chi quell’orrore ha programmato, diretto, sorvegliato.

    Qui non si fa la conta, si ricorda: perché quel massacro è il simbolo di tanti altri genocidi, passati sotto silenzio negi ultimi decenni, e avvenuti sotto gli occhi complici dell’occidente e dei suoi interessi economici.

    Ho volutamente fatto un post privo di qualsiasi commento, perché le immagini parlano da sole. E proprio per questo, mi riesce oltremodo difficile, con tutta la buona volontà di questo mondo, attribuire l’etichetta di “vittima professionale” a quei bambini.

    Era il 1982: chi oggi si interroga sulle difficoltà dei rapporti tra due mondi, sul sangue che sta scorrendo, sul “che fare”, potrebbe partire dall’interrogazione della storia: magari proprio dall’orrore consumato in quei campi profughi.

    Ciao.

    fm

  3. sembra che non si riesca più (nel mondo – civile – a riscrivere mappe se non con il sangue. a che sono valsi i secoli? forse ciò che muove l’uomo a fagocitare se stesso non è più il coraggio che può inglobare mangiando l’altro ma la paura che l’altro mangi le sue risorse. siamo così dilaganti e disomogenei rispetto al moto dei pianeti – li cancelliamo pure – sotto un cielo che non sappiamo/non vogliamo più leggere.
    confusioni di mani. di pagine. di bisogni. ed è sempre la maggioranza benestante a belare altissimamente insoddisfazione.moriranno tantissimi bambini di fame nei prossimi anni, si dice.
    ecco, si dice. anche nelle alte sfere. tutte le alte sfere. le buone azioni spesso entrano dalla porta per uscire dalla finestra, in molti casi.

    come sempre ho lasciato note assertive, come se avessi la verità – le soluzioni in tasca. invece ho solo parole. nessuna azione degna delle parole che lascio.mi è facile protestare.
    mi è facile con il cervello pieno di zuccheri. facile. troppo-
    non ti parlo di sensi di colpa. ti parlo di voci che lasciano aperte porte che si devono onorare. ecco. io sono una pavida. non sbarco onorevolmente da nessuna parte. teatralizzo in buona fede dal mio stanzino delle scope, forse.

    avrò cura di passare più sovente, francesco.
    qui si resta con i piedi per l’universo uomo.

    mi scuso per la confusione
    un caro saluto. ‘notte.-
    paola

  4. Paola, per quello che è il mio sentire, e per quello che vale, le porte che la tua voce lascia aperte le hai già ampiamente onorate.

    Un caro saluto e una buona giornata.

    fm

  5. Sabra e Shatila

    In un giorno qualunque penso
    Al sole di mezzanotte
    Al cambio dei connotati tra dare e avere
    Al primo bacio

    Bang bang
    Al primo bacio di una madre
    Al primo bacio di un figlio
    Al primo bacio di un padre
    Dall’altra parte della strada
    La montagna è incantata

    Altrove altrove non qui
    Nasce la stella mattutina
    Si innaffiano le piante
    E crescono le rose in maniera esemplare
    Non sequitur
    “se non mi telefoni penserò che non mi ami”

    Bang bang
    Matematica pura per aprire quei crepacci
    Folgore schianto
    Rantolo ossido di carbonio
    Estasi crollo
    Anno domini 1982

    Dove ti senti solo figlio
    Dove ti senti solo madre
    Resta qui non andartene
    Con il corteo dei morti

    In un giorno qualunque penso
    All’innocenza del pollice e dell’indice
    Al buio rischiarato
    A quando c’è la luna
    Al tormento e alla sorte
    Alla logica della morte

    c.v.

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