Lacio Drom – Libero come il vento che scuote il bosco

archivio alberto melis

Raccolgo e rilancio un’idea di Moni Ovadia: quella di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai popoli Rom e Sinti. L’atto non cancellerebbe mai angherie di secoli, tanto meno la rimozione della memoria degli internamenti e dei genocidi nei lager, ma potrebbe rappresentare un argine al dilagante, osceno, criminale razzismo verso le genti nomadi e i migranti in genere, nei confronti dei quali il nostro paese, soprattutto negli ultimi tempi, ha deciso di dare il peggio di sé: mostrare quello che, purtroppo, sta diventando il suo vero, autentico volto.

Notizie sulla storia, la cultura, gli usi e i costumi di questi popoli, li potete trovare, ad esempio, qui e qui.

Testi di poeti Rom e Sinti italiani

Libero come la musica zigana

Sono nato sotto una tenda
in una notte d’estate
in un accampamento zingaro
ai margini della citta.
I grilli mi cantavano la ninna nanna
la luna mi fasciava di raggi d’oro
e le donne vestivano gonne fiorite.
Sono crescutio su un carro
dalle ruote scricchiolanti.
Eravamo ragazzi
senza ieri e senza domani
mendicavamo il pane nella pioggia e al sole
correvamo incontro ai nostri sogni
alle nostre fantasie nel bosco.

Ora sono diventato grande
la mia tenda e distrutta
il mio carro si e fermato.
Ma cammino ancora per essere libero
come il vento che scuote il bosco
come l’acqua che scorre verso il mare
come la musica di un violino zigano.

*

Súne fan térne džipén Sinténgre

Dinkráo zénale ves
táli fan súni
smáka kafeiákri tassárla
kráčamen fan u rad
kuándo vúrdia džána veg
an u lámbsko drom.
Bindžeráo u ves
bindžeráo u drom
bindžeráo u fráiapen.
U ruk unt u bar
sikrésman vágane permísse
vágane bráuxa.
E vínta rakrés mánge
vágane gíja
fan bássapen sinténgro.
Kamáo u ves
kamáo u drom
kamáo u fráiapen.

U súni fan u térne džipén
svintíslo ha furt.
Kálča unt máuro
unt kher ápi húfka.
Bus jek drom
dživés man papáli.
Hóski lé mándar u ves
hóski lé mándar u drom
hóski lé mándar u fráiapen?

Sogno d’infanzia zingara

Ricordo verdi boschi
vallate di sogni
profumo di caffe al mattino
scricchiolio di ruote
alla partenza dei carri
verso il lungo cammino.
Conosco il bosco
conosco la strada
conosco la libertà.
Gli alberi e i sassi
mi insegnavano storie antiche,
saggezza degli avi.
E il vento sussurrava
melodie lontane
di musiche zingare.
Amo il bosco
amo la strada
amo la libertà.

Il sogno dell’infanzia
è svanito per sempre.
Cemento e muro
e case ammucchiate.
E l’unica strada
mi porta indietro.
Perché mi togli il bosco
perché mi togli la strada
perché mi togli la libertà?

(Olimpio “Mauso” Cari)

***

Il mare

Nacqui nel Nord, in pianura,
un giorno di nebbia
e da allora pianura
di nebbia e nebbia sono state catene.
Rare le evasioni
sempre breve l’estate
e troppo spesso
in fondo alla strada un muro.
Perciò amo il mare
questo infinito giocattolo vivo
nel quale ritrovo i giorni piu belli
della mia infanzia e insieme
l’infanzia del mondo
e insieme le lunghe navi fenici e gli eroi
che ritornavano nel sole di ogni mattina
d’estate galoppando su bianchi cavalli
là dove l’onda si ritira e la rena
per un attimo alita strisce di luce.
Così nel mare ritrovo la mia vita piu vera
e che importa se dopo
su al Nord, nella terra d’esilio ove nacqui,
mi attendono ancora
le mie catene.

(Luciano “Hexo” Cari)

***

Deportazione

Cielo rosso di sangue,
di tutto il sangue dei Sinti
che a testa china e senza patria,
stracciati affamati scalzi,
venivano deportati,
perché amanti della pace e della libertà,
nei famigerati campi di sterminio.
Guerra che pesi
come vergogna eterna
sul cuore dei morti e dei vivi,
che tu sia maledetta.

(Vittorio “Spatzo” Mayer Pasquale)

***

La mia alba

Nell’alba di quell’undici novembre
del millenovecento e fu trentuno,
di chiara luce brillava il firmamento:
ultimo raggio di fulgida luna.
Tra mare e cielo tinte di carminio,
risorge il sole di novella aurora.
Biancheggia l’onda fra nubi turchine,
all’orizzonte, mar che il sole indora.
Nell’aureo manto astro di sole
illumina il tuo raggio in puro cielo,
or che l’orsa volge all’altro polo
tutte le stelle della stratosfera.
Tu, che misteriosa illumini la via,
bacia gli amanti fidi nella sera.
Tra i campi verdi ed i giardini in fiore
lascia che io canti la mia poesia
nell’alba che rinnova
e dà calore.

(Michele “Joska” Fontana)

***

A te adorabile nipote

Idelma nel mio cor tu sei dipinta
E mai saprò scordar quel dolce nome
Il tuo bel viso e la fronte cinta
Di profumate e inanellate chiome.
Sei bella come quella primavera
Che alla natura dà si belle cose
Angiol di bonta mite e sincera
Il tuo profumo sembra quel di rose.

Sei come farfallina svolazzante
Che vaga qua e là sotto il bel sole
E con le brune chiome al vento sparte
Di margherite in cerca e di viole.

Corri per i prati e per le valli
Al canto dell’augel che ti accompagna
E dalle cime e ghiacciate spalle
Cala il ruscel che la pianura bagna.

(Silvio Tanoni)

***

Gilurí

Čijómmete upré
ndre i rat ta li čilinjá
a kirjommete.
Tu sinjan i gilí kju šukár
prisó vakirés tru jiló.
Su kirés ki ni gilí?
Dep ku tem.
Dža anglé! Gilurí,
de u lav ku jiló di li vavér
sar kirián ki mants;
pe li lav kju nguldé,
ta sa ki kulá ta rovén.
Dža! De ki li čavé
li lav di li dat
ta či ndre tem
u dživibbé romanés!

Piccola poesia

Ti ho inventata,
tra la notte e l’alba
ti ho creata.
Sei la poesia piu bella
perché parli dal profondo del cuore.
Cosa farsene di una poesia?
La si dona al mondo.
Va’ oltre! Piccola poesia,
inebria il cuore di altri
come hai fatto col mio;
sussurra le parole piu dolci,
sorridi a coloro che soffrono.
Vai! Reca ai figli
le parole dei padri
e scolpisci nel tempo
l’esistenza zingara!

(Santino Spinelli)

***

I Braval

I bravál a čingardél zuraré
a si šil
u kam a muló
na dikepp nikt avrí.
Čoruró sar ni džuv a sinjóm
na nem ništ ta dav tumend.
André kavá them
me sinjom u ruk
ta i Braval a gjavél
andré mand.

Il vento

Il Vento grida forte
e freddo
il sole è morto
non si vede nessuno in giro.
Sono povero come un pidocchio
non ho niente da dare agli altri.
In questo modo
io sono un albero
e il vento canta
dentro di me.

Mur dat

Mur dat
Šung tar u grašt.
Šdinó, šukkó, bokkaló.
André li kja tiré
u sabbé, šukuár.
Tu kammián
kavá čavó tiró.
Dikkáv andré
i murtí tirí
u Rom, u džinó
u papú, li mulé mengr.

Mio padre

Profumo di cavallo.
Alto, magro, affamato.
Dentro i tuoi occhi
il sorriso, bello.
Tu hai voluto
questo tuo figlio.
Vedo dentro
la crosta della tua pelle
un Rom, un uomo
il nonno, i nostri morti.

(Bruno Morelli)

***

Nota

Questi testi sono tratti dall’antologia di poeti Rom e Sinti italiani curata da Sergio Franzese.

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12 pensieri riguardo “Lacio Drom – Libero come il vento che scuote il bosco”

  1. infatti, sono cose che non si commentano – purtroppo ( è la solita sindrome “crispina” che attanaglia anche la sinistra in italia) –

    episodio meno grave, ma esemplificativo di una certa “deriva”, io ho assistito, allucinato (ma sono scappato, subito), all’inizio di un dibattito alla Festa de l’Unità di Milano dal titolo “Stasera si cazza – la vela: moda o sport popolare?” ( e i Terracini, Amendola etc. a rotolarsi nella tomba…)…

  2. Penso che qualsiasi “provocazione” di carattere intellettuale ed etico-politico, quando si ammanta, come in questo caso, della nobiltà di una intenzione finalizzata alla tolleranza, alla convivenza pacifica, al rispetto della diversità, porti in sé, al di là dell’implicita carica utopica, un seme che può produrre futuro. Perché, parafrasando Ernst Bloch, è sullo “spirito del’utopia” che si costruisce l’avvenire. Se non altro, nel concreto, può servire a scuotere qualche sepolcro imbiancato dal torpore e dall’assuefazione: da quella catalessi del pensiero e della coscienza che porta molti (troppi) ad accettare, anche inconsciamente, il razzismo e il sopruso come “dati naturali”, iscritti nell’ordine delle cose: l’ordine della storia, ovverosia la catena della violenza e della sopraffazione.

    fm

  3. a fronte della deriva sicuritaria in questo paese, questa provocazione casca, come si dice, a fagiolo. chissà perché, poi, la “massa” si scaglia contro chi ha evidentemente incollata sulla pelle la propria appartenenza: forse ci si sente minacciati, forse è solo un pretesto che solletica la malcelata voglia di scagliarsi contro il diverso.

  4. Caro Domenico, in un paese che non solo non ha tratto nessun insegnamento dalla macelleria “alla cilena” di Bolzaneto e della Diaz, ma ne ha totalmente rimosso la memoria, quasi con fastidio, a iniziare da quegli stessi vertici istituzionali che si dichiarano democratici e progressisti, puoi aspettarti davvero di tutto. E la “deriva securitaria” di cui parli, non è che una parte di questo “tutto”.

    fm

  5. Sono una scrittrice e ho dedicato una poesia al popolo tzigano sul sito in cui scrivo : http://www.liberodiscrivere.it
    Dalla mia raccolta ” Vivere di..verso” ecco la mia poesia che si intitola

    “Cuore tzigano”

    Re fra la tua gente danzavi
    i piedi a sfiorare quei fuochi
    portavi una catena dorata
    al giovane collo tzigano

    Ora piange il tuo cuore ribelle
    quelle notti dal tempo sbiadite
    la catena è arrugginita
    assottigliata a rincorrer ricordi

    La tua casa un carrozzone nel vento
    soppiantata da un palazzo qualunque
    la tua vita errabonda è finita
    lascia il posto alla vita civile

    I tuoi fuochi ormai sono spenti
    affollate luci di strada
    la tua gente dimenticata
    altra facce a te sconosciute

    Ma nelle notti stellate più tristi
    il tuo orgoglioso cuore tzigano
    rimpiangendo la sua chioma gitana
    balla alla luna lontana

    Opera n°122501 di Liberodiscrivere

  6. Sconvolto dai neri eventi di questi giorni nel Paese degli “italiani brava gente” e più ancora da quanto progetta il potere politico del suddetto Paese,naufrago nella rete sono approdato “quasi” per caso in questo sito a me sconosciuto e ho scoprendo la bellissima proposta per il Nobel per la Pace suggerita da Moni Ovadia. Vorrei sostenerla nei limiti delle mie,ahimè assai modeste,possibilità.Qualcuno è a conoscenza di una campagna già avviata alla quale aderirei con tutto il cuore?In alternativa è possibile contattare il Maestro per prendere accordi fattivi?Domani mattina dovrei vedere Luciano Scagliotti (abito a Palermo).Potrebbe essere utile coinvolgere lui e la sua associazione nel sostegno alla prosta?Attendo una risposta in tempi brevi,possibilmente a giro di posta.In ogni caso grazie.
    Con simpatia. Nando

  7. Caro Nando, quella di Moni Ovadia era una generosa provocazione che, purtroppo, non è stata raccolta da nessuno.

    E non mi meraviglio più di tanto.
    In un paese che si è tolto definitivamente la maschera del buonismo festivo, mostrando il suo vero volto, nero come la camicia che non ha mai smesso di portare attaccata alla pelle, cos’altro aspettarsi?

    Comunque mi informerò e vi terrò al corrente.

    In questo blog nessuno è straniero: i rom vi troveranno sempre casa: per primi.

    fm

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