Per quanta memoria si perderà – di Massimo SANNELLI

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(Manfred Schnell, Engel, 2001)

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Fa pietà Grünewald, non Warhol. Fa pietà Van Gogh, non Bacon. Fa pietà il caso ostentato (e il cazzo teso del poeta A. è rispettato: piange di desiderio). Si ammirano le parole di four letters, perché sono allegre; e queste parole si voltano in italiano. Ma l’italiano è il bel canto, sempre: nessuno l’ha mai, veramente, parlato.

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Nel mare del poema III – Christian SINICCO

(La prima parte, con la nota critica di Christian Sinicco, qui; la seconda, qui.)

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Da Passando per New York (2001-2002)
(Faloppio, Edizioni LietoColle, 2005)

primo passaggio su New York
in risposta ad un Arcano di Jack Hirschman

Scende la neve nera
sopra New York,
la neve nera di piccole labbra rosate
e nuvole da cui non vorrei sgorgasse l’origine
di una creatura talmente inospitale da fluttuare
nella natura… O Man, per ogni spenta coscienza
i versi composti dalla sera inginocchiata, Continua a leggere Nel mare del poema III – Christian SINICCO

Max LOREAU tradotto da Adriano MARCHETTI


(Jean Dubuffet, Lunaison claire, 1954)

Dans l’Éclat du Moment
(Nell’erompere del momento)

VII

J’allais ce matin-là
épris de très vaste et de mer fuyante,
songeant, sans le savoir, au sol,
à ses distances de jour en jour si courtes,
à ses galleries ensevelies
s’enforçant vers les regions basses d’avant-éclore
où les ombres de presumption, revenants,
se mêlent à l’ombre,
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Risonanze VI – Stefano GUGLIELMIN

Sorga a Fontaine-de-Vaucluse

Sulle rive della Sorga

Rivière des égards au songe, rivière qui rouille le fer,
Où les étoiles ont cette ombre qu’elles refusent à la mer.

René Char

Des bras muets t’accueillent, arbres d’une autre rive.
Yves Bonnefoy

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Coltivare macerie sul volto (Parte prima) – Enrico CERQUIGLINI

Parlare della propria scrittura non è mai facile e lo diventa ancora di meno se si deve provare a tracciare una linea, un’autoantologia che riesca in qualche modo ad essere rappresentativa della propria produzione. Ho cominciato a scrivere, come molti, nell’adolescenza, affascinato dai versi di Rimbaud e di Gozzano ma anche dai versi meno letterari di Bob Dylan, di Neil Young e Leonard Cohen. Era, come quasi tutte le scritture giovanili, una scrittura ingenua, in cui il dire immediato trovava una costruzione metrica balbettante e precaria. Una scrittura che, solo oggi, leggerei come eserciziario, come adolescente tentativo di interagire col mondo in modo naif e disperato. Continua a leggere Coltivare macerie sul volto (Parte prima) – Enrico CERQUIGLINI

Quindicimila volte grazie…

La favola del mandorlo in fiore
[Da: Hairesis (2004-2005), E-book, Biagio Cepollaro Edizioni, Poesia Italiana, 2007]

rimanere – come un ultimo ricordo
che ridipinge vite su fogli murati
o calce che sbianca
pietre e
innaturali lame sospese sull’acqua
nerosangue –
risalire dal baratro al chiarore
seminati di nomi e di licheni
le dita nutrite di abbandono
al chiuso delle strade
le pupille ammutolite
che scortano lo scafo dei dannati
alle dimore sbarrate d’occidente

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I grani del buio – di Chiara DE LUCA

Da I grani del buio

Wie ein Knabe, ein Fremder, wenn man endlich ihn zuläßt,
doch den Ball nicht fängt und keines der Spiele
kann, die die andern so leicht an einander betreiben,
dasteht und wegschaut, – wohin? -: stand ich und plötzlich
daß du umgehst mit mir, spielest, begriff ich, erwachsene
Nacht, und staunte dich an. […]

Come un fanciullo forestiero, se finalmente lo ammettono
al gioco, non afferra la palla e non sa alcuno
dei giochi così facili per gli altri;
se ne sta là guardando altrove – dove? – così stavo
e all’improvviso intesi che tu eri con me, con me giocavi
notte adulta, e ti guardai attonito. […]
R. M. Rilke

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L’ultima neve – Liliana ZINETTI

Sull’oscillante confine

“Io guardo con gli occhi grandi di bambina
e con gli occhi spenti di mio padre.”

Sfidare l’assenza a rivelarsi, a farsi corpo plasmato nella lingua materna delle nevi, tra le pieghe di stupore delle sue “oscure fioriture”, dei suoi accenti senza suono e senza alfabeto: è questa la prova che attende chi scrive sui margini, e intanto si legge nell’acqua che scivola via con le parole, in ascolto; chi sente il suo inchiostro animarsi nel palmo, vivere e trascorrere “in accumulazione d’albe e di tramonti”; chi cerca un “inizio”, un soffio inatteso di luce, un respiro nella magmatica, metamorfica materia, nell’erranza senza geometrie prestabilite che fiorisce a ogni istante, a ogni passo, a ogni grido “in tutto questo finire”: chi sa immergersi nella corrente che trascina al vero luogo della poesia, al “verso che manca”, a quel territorio che si dispiega sotto il nostro sguardo, ammutolito nel chiarore albeggiante come una ferita del ricordo, mentre attraversiamo l’epifania che in queste pagine si compie: “un altrove inabitato / dove tutto è in attesa di tutto”.

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Ricordo di un poeta: Manfred STREUBEL – di Stefanie GOLISCH

Ricordo di un poeta: Manfred Streubel – di Stefanie Golisch

Percorrendola a ritroso dal momento della scelta suicida, la vita del poeta Manfred Streubel (1932-1992) appare un fallimento: un uomo si spezza al centro. Si arrende.
In molte poesie Streubel evoca il preciso istante in cui la capacità dell’uomo di resistere si esaurisce. Divenire scambiabile/ uno dei tanti, una prova malriuscita: questa è una possibilità. L’altra è di andarsene come scelse lui, quando non vide più nessuna possibilità, né per sé né per la sua poesia.
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Il ritorno del MinCulPop

Il ritorno del MinCulPop

Si parla tanto in questi giorni, con toni giustamente allarmati, del disegno di legge Levi-Prodi (tutti i particolari, con annessi links, li trovate qui). Se venisse approvato, significherebbe (ne è la “logica”, e deliberata, conseguenza), la fine della libertà di pensiero e di espressione in rete. E’ questo il fine a cui tendono?

Io non ho nessuna intenzione di firmare petizioni, a partire da quella del “grillo parlante in salsa padana“: so solo che ho voglia di combattere, come sempre, in tutti i luoghi possibili, con le armi del pensiero e della critica, in difesa di questo inalienabile diritto. Intanto, comincio col lasciare il mio primo commento su questa ennesima boiata fascista

Dietro il silenzio – Poesie di Isidro CONDORI

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Tre poesie di Isidro Condori
(Da: In Forma di Parole, Libro Terzo, Tomo II, pag. 14-43, cura, traduzione e note di Antonio Melis, Reggio Emilia, Elitropia Edizioni, 1981)

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Saqsawma Pukara

Noqanchis,
pachat’iqraq apukunata churiaq,
illa teqse wiraqochakunaq churin
yuyaysapa mana ch’apuyuq,
mana ruida reseqseq
karu karu chipchikunata
reqsispa,
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Ossa e Carne – Dome BULFARO

Forme del desiderio e della voce

Quello di Dome Bulfaro è un percorso di ricerca e di scrittura molto suggestivo, che trova nella sperimentazione formale (non solo poetica) il terreno più fertile per le sue intuizioni: una traccia fatta di sbocchi, di sussulti improvvisi, osservata da uno sguardo sempre in movimento che rovescia in visione l’esplorazione e la catalogazione dei frammenti del reale in cui si imbatte. Continua a leggere Ossa e Carne – Dome BULFARO