Il grillo in salsa padana

Forza Beppe, dài, col carisma (sic!) che ti ritrovi, non ti sarà difficile organizzarci una bella crociata anti rom. Che ne dici, tanto per cominciare, di un beneaugurante “vaffanculo immigrati”?

Ecco, i tuoi nuovi sostenitori hanno già pronti i manifesti per la parata in ogni angolo del belpaese: vedrai quanti banchetti e gazebo ti prepareranno, e vedrai che audience nei tg e nei programmi di approfondimento (sic!) serali! Tornerai in tv a furor di popolo, e che importa se sarà la parte più becera a riportarti alla tua mai dimenticata prima dimora. Pensa al risultato: un’Italia tutta che, al mattino, appone questo bel distintivo sulla giacca, prima di uscire. Complimenti!!!

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14 pensieri riguardo “Il grillo in salsa padana”

  1. Vi invito a leggere qui le considerazioni di Sergio Baratto sull’ultima uscita (di testa) del “grillo in salsa padana”, considerazioni che condivido parola per parola.

    Della serie: “Io vomito”.

    fm

  2. Dopo l’indignazione (atto dovuto, e molto politicamente corretto), qualcuno tra voi o Sergio baratto potrebbe gentilmente rispondere alla seguente domanda:
    come è possibile conciliare le pretese di una popolazione che si ostina al nomadismo e, rifiutando un ruolo produttivo, al furto e all’accattonaggio come unica fonte di sostentamento, con il diritto al lavoro e alla sicurezza di una comunità di sedentari?
    E ancora: non certo per discriminazioni razziali, ma per ragioni puramente sociologiche, si può definire questo stile di vita in modo diverso da parassitario?
    Chiedere a un organismo vivente di tollerare pacificamente i parassiti non è chiedere troppo?

  3. Quale che sia la risposta, Valter, non può passare attraverso la negazione dei diritti e delle libertà della persona e la discriminazione a prescindere, quale si profila in una giurisdizione che sembra avviata non a punire il crimine accertato, ma la possibilità che il crimine possa venir commesso: la civiltà, tanto sbandierata, che ha inventato la democrazia del diritto, la sta sostituendo sotto i nostri occhi, compiaciuti e complici, con la logica aberrante del capro espiatorio. Qui è in gioco non solo la libertà dei rom, ma quella di tutti.

    Credo, comunque, che vi sia un abisso tra il “politicamente corretto”, del quale, personalmente, non so che farmene, e la ferma denuncia della violazione sistematica dei diritti che, cavalcando l’onda, alimentata ad arte, di una xenofobia che attraversa questo paese come un cancro devastante, si ammanta degli abiti ancora più deliranti della difesa di una civiltà e dei suoi valori: tutte espressioni che hanno provocato, in tempi non lontani, “soluzioni finali”, genocidi e stermini di massa.

    Le categorie sociologiche, in questo caso, le trovo francamente aberranti, visto che non solo cancellano ogni differenza, ma, oltretutto, spianano il campo all’utilizzo di etichette che chiamare razziste è un pietoso eufemismo: il “marcio” di cui si parla nella famosa lettera grillesca o il “parassita”: tutte categorie di volta in volta sostituibili con l’obiettivo di turno: il negro, il marocchino, l’islamico, l’omosessuale…

    Per il resto una risposta di grande equilibrio, rigore, civiltà ed apertura al dialogo la si può già leggere qui. Ed è un passo avanti enorme, se si pensa all’uso demagogico di chi pubblica lettere becere in un blog letto da centinaia di migliaia di persone al solo scopo, solleticandone il basso ventre, di acquisire visibilità e consensi da giocare su altri tavoli.

    Nessuno ha le ricette già pronte, ma ritengo (ed è solo il mio parere, non la verità assoluta) che negare la specificità di una cultura in base ai parametri del proprio orizzonte valoriale, o presunto tale, sia il modo peggiore non dico per risolvere i problemi, ma anche per iniziare solo a parlarne.

    fm

  4. Niente, non ci si capisce. Sono dichiarazioni di principio contro esibizione di fatti. E il fatto è che qui nessuno vuole discriminare un’etnia in quanto tale (non confondetemi col tizio della lettera sul blog di Grillo, per favore), ma semplicemente far notare che il nomadismo come scelta di vita, unito all’accattonaggio e al furto, si configurano come una forma di parassitismo intollerabile da chi ne è vittima.

  5. Non ti stavo attribuendo niente, Valter, tanto meno ti confondevo col tizio di cui sopra: in quel caso, non ti avrei nemmeno risposto.

    Sto solo ragionando in piena libertà, e di fatti concreti, che fanno parte della mia esperienza quotidiana, non di petizioni di principi. Esattamente come tu, con la stessa libertà, ragionando su fatti che rientrano nella sfera della tua esperienza e percezione del fenomeno, hai posto le tue domande.

    Ciao.

    fm

    p.s.

    Perché mi parli al plurale?

  6. Vado a “raccogliere” i figli. Intanto, do anche un’occhiata al semaforo all’angolo: non vorrei che qualche rom o lavavetri avesse occupato lo spazio che ho destinato al lavoro futuro dei miei eredi.

    Saluti.

    fm

  7. Senti, Binaghi, faccio lo sforzo faticoso di risponderti, nonostante la sensazione di schizzi di fanghiglia negli occhi.
    Non è che non ci si capisce: è che tu nel tuo primo commento poni due domande RETORICHE indegne e ripugnanti. Organismi viventi versus parassiti? Ostinazione al nomadismo e al furto? Ma come cazzo pensi? Ma ti rendi conto che parli come Telesio Interlandi o come i leccapiedi di Berija? Non ti vergogni?
    Siccome evidentemente non ti vergogni, to’, guarda, faccio un atto cristiano e mi vergogno io per te. Ma solo per due secondi. Dopodiché mi incazzo.

    Poi:
    quando dei normali cittadini assediano bambini inermi tirando mattoni e invocando le camere a gas, il minimo per una persona normale è che si indigni;
    se l’aria che tira, nei discorsi che sento fare sempre più spesso (a partire dal posto di lavoro), ricorda in maniera inquietante quella che si respirava in Russia all’epoca dei pogrom antiebraici, e questi discorsi sono sempre più diffusi e trasversali, dire che NON CI STO, che questi discorsi sono MERDA, non è “molto politicamente corretto”. E’ il minimo sindacale di dignità.
    Mi dicono i miei colleghi di lavoro, quelli più beceri e leghisti: “Sì, sì, fai l’anima bella, sei il solito sinistroide buonista…”. Be’, sai cosa ti dico? Mi avete sproprio scassato la minchia, tu e tutti quegli altri che continuano a usare questi concetti (“buonismo”, “politicamente corretto”…) come martello contro chi – e mi ci metto, nel mio piccolo, a costo di passare per immodesto – cerca di salvare un briciolo di umanità. Davvero. E’ un atteggiamento rivoltante.

    Quanto al nomadismo, se ti informassi un po’ di più e leggessi un po’ di più le testimonianze di chi da tempo si batte contro l’inciviltà delle nostre istituzioni e le loro campagne artefatte anti-Rom, invece di emettere sentenze sommarie (Francesco Marotta generosamente ti segnala anche un link utile), scopriresti per esempio che molti Rom venuti dalla Romania in cerca di lavoro (per esempio quelli dell’ex Snia di Pavia) sono SEDENTARI da secoli.

    Quanto all’accattonaggio e al furto, rileggi Dickens e Hugo, che fanno capire come meglio non si potrebbe certe cose, certe correlazioni, certi fenomeni. Che NON sono geneticamente connaturati a questa o quella etnia.
    A meno di dare ragione alla polizia segreta zarista, che stilò i Protocolli dei Savi di Sion, o al Mein Kampf.

  8. Baratto, sei un demagogo d’accatto e in totale malafede.
    Praticamente niente di quello che mi attribuisci ho scritto.
    Citare Victor Hugo e Dickens è ridicolo: vieni al GS di San Giorgio su Legnano, e vedrai cos’è l’accattonaggio molesto. Ma a te che ti frega delle strade dove vive la gente vera, che ti pasci di sillogismi giusnaturalisti?
    I Protocolli e il Mein Kampf, infine, tirateli su per il culo.

  9. Aggiungo: della rabbia popolare e dei pogrom sono responsabili quelli come te, che inneggiano alla immigrazione selvaggia senza fare i conti con gli spazi, i tempi, i ritmi e le possibilità effettive d’integrazione.

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