Alfred Kolleritsch tradotto da Riccarda Novello

Alfred Kolleritsch è nato nel 1931 a Brunnsee (Stiria, Austria). Nel 1960 a Graz è stato uno degli iniziatori in qualità di curatore della rivista “Manuskripte”, una delle più importanti dell’intero panorama letterario di lingua tedesca, e del gruppo artistico-letterario “Forum Stadtpark”. È autore di numerose raccolte poetiche, premiate con riconoscimenti prestigiosi, e di romanzi, pubblicati da Residenz e da Suhrkamp, gli editori letterari di qualità più importanti rispettivamente dell’Austria e della Germania.

Da: La somma dei giorni (Die Summe der Tage, 2001), riflessioni critiche di Arnold Stadler e Riccarda Novello, pastello di Raimondo Sirotti, Verona, Anterem Edizioni, “Itinera”, 2003.

Testi

Verweigerung der Nacht

Erwachen mit ihr,
auf der Haut
das Morgenlicht zählen,
mit Sonnenblumen bedecke ich sie,
schmücke ich
die Kunst des Gekränktseins,
ich entführe den Verlust
in den aufsteigenden Nebel.

Rifiuto della notte

Al risveglio insieme a lei,
sulla pelle
contare la luce del mattino,
di girasoli la ricopro,
adorno
l’arte dell’esser feriti,
io rapisco la perdita
nella nebbia che s’innalza.

*

Nähe

Sie sind zurückgekehrt,
unbeschützter als zuvor,
ihr schatten
folgte dem Uferlauf,
sie warfen ihn
als Spende des Lichts.

Dem Fernsein verantwortlich,
dachten sie ihre Geduld voraus,
daß sie verharren,
wo Haut an Haut nahe war.

Vicinanza

Sono ritornati,
più indifesi di prima,
la loro ombra
seguì il corso della sponda,
la gettavano
come elargizione della luce.

Responsabili per l’essere lontani,
pensavano in anticipo la loro pazienza,
che perseverano,
là dove erano vicini pelle a pelle.

*

Zwiesprache

Er gießt mit der gelben Kanne
Gartenfrüchte,
gibt der Erde Wasser,
sie schenkt es weiter,
Unkraut genießt es mit.
Hände greifen nach Früchten,
nach längst gedachten,
dem Entflohenen,
nach der Stunde des Verstummens,
keiner entkommt ihr.
Er vertraut der Kanne,
dem Wasser,
sucht den Trost des Feuchten,
die alte Erinnerung.

Dialogo

Con l’annaffiatoio giallo lui bagna
i frutti del giardino
dà acqua alla terra,
lei trasmette quel dono,
anche la malerba ne gode.
Mani si tendono ad afferrare frutti,
da lungo tempo pensati,
quanto è sfuggito,
l’ora dell’ammutolire,
nessuno le sfugge.
Lui si fida dell’annaffiatoio,
dell’acqua,
cerca il conforto dell’umido,
l’antico ricordo.

*

Über das Fragen/Antworten

1
Die Sprache
springt auf
wie die Samenkapsel,
für die Antwort;
du gibst sie nicht.

Die Frage verloschen,
Trümmer, verarmt,
in den Widerwillen versunken.

2
Das Springkraut in der Hand (deiner)
ist die Botschaft,
lustvoll zerplatzt es,
sein Ende ringlet Zukünftiges ein.
Die schwarzen Kerne warten auf Erde.
Was wird sein?

3
Kein Echo regt sich,
die Zunge ausgerissen,
mißachtet das Gegenwort.
Kühlung gibst du dem anderen,
aber schöner wären Schreie
VON DIR,
hörbar, herüber.

Zu wem?

Sul chiedere/rispondere

1
La lingua
si dischiude
come la capsula del seme,
per la risposta;
tu non la dai.

La domada spenta,
rovine, impoverita,
affondata nell’avversione.

2
L’erba impaziente nella mano (la tua)
è il messaggio,
colma di desiderio esplode,
la sua fine inanella racchiudendolo il futuro.
I semi neri aspettano terra.
Che cosa ne sarà?

3
Nessun’eco si muove,
la lingua strappata,
disprezza la parola contro.
Frescura tu dai all’altro,
ma più belle sarebbero grida
TUE,
udibili, da questa parte.

Verso chi?

*

Das Maß

Es ist uns in die Hände gefallen,
Gehütet schien es, Glaubliches,
gekerbt ins Licht,
wenn es das Licht war,
das Feuer,
Gluthauch,
verbraucht im Streit,
im Marktgeschrei,
rechtzuhaben ohne Ohr.

Die Wälder stritten sich,
uns zu verbergen,
dem Vergänglichen Unerhofftes
zu verschenken, hörbare Dauer,
den Rosengrund, blühend.

Verlor sie die Täuschung,
das Dunkle, und es schien,
durch uns ginge der Kreis,
Anfang und Ende.

La misura

Ci è caduta nelle mani,
sembrava protetta, credibile,
intagliata nella luce,
quando era luce,
il fuoco,
soffio infocato,
consumato nella lite,
nelle grida del mercato,
aver ragione senza udito.

I boschi disputavano,
nasconderci,
donare al fuggevole
quanto di insperato, durata percettibile,
il suolo cosparso di rose, in fiore.

E lei smarrì l’illusione,
l’oscuro, e parve
che attraverso di noi girasse il cerchio,
inizio e fine.

*

Ketten

Die Blätter erwarten
den Wechsel der Farben,
die Erwartung überströmt die
Erfahrung,
Wahrnehmung
verabschiedet die Dauer,
ihre List ist
das Erstrebte.
Leer wird es sein
nach diesen Tagen, verbraucht
die Lektüre, verzerrt die Wolken,
aber das Licht
reicht weit, fließt auf die Wanderer,
reißt ihnen Täler auf, mit ihnen
hält die Erinnerung Schritt,
läßt das Kommende frei, reift
in der Kapsel, der Erwartung
baut sie Schwellen,
den Jahren zu helfen, dem Leben.
Die Tage, fliegen sie auf, nennen
das GELIEBTE,
den Frost zu bestehen, die Fratze
dunklen Verzichts.
Bleibt das Vertrauen
für den Rest, die schöne Insel
voll Bewandtnis, herausgetaucht
aus dem Gewohnten, dem Schleier,
strömt das Blut gegen den Berg,
rötet den Horizont, und so hält
ein Letztes, die letzte Hand.

Catene

Le foglie aspettano
l’alternarsi dei colori,
l’attesa inonda l’esperienza,
percezione
congeda la durata,
la sua astuzia è
quanto desiderato.
Vuoto sarà
dopo questi giorni, consumata
la lettura, distorte le nuvole,
ma la luce
arriva lontano, scorre sui viandanti,
squarcia loro valli intere, con loro
tiene il passo il ricordo,
lascia libero quel che verrà, matura
nella capsula, all’attesa
costruisce soglie,
aiutare gli anni, la vita.
I giorni, alzandosi in volo,
nominano
quanto è AMATO,
superare il gelo, la smorfia
di oscura rinuncia.
Se resta la fiducia
per il resto, l’isola bella
colma di circostanze, emersa
dall’usuale, dal velo,
il sangue scorre verso il monte,
arrossa l’orizzonte, e così tiene
una cosa ultima, l’ultima mano

*

Aber umsonst nicht

Kühler ist es geworden,
welke Pflanzen fallen im Wind,
ja, ich will sie hören,
die Schattenstimme, bebend,
zornrasselnd, mutlos/mutig,
aus der Erschöpfung fällt sie abwärts,
ruft sie, ruht sie im Versprochenen?
“Wer möchte die Freud uns verbieten”,
sie nennt das Kommende,
die Ruine der Gegenwart.

Ma non invano

Fa più freddo,
piante avvizzite cadono nel vento,
sì, la voglio sentire,
la voce dell’ombra, tremante,
strepitante di collera, senza coraggio/coraggiosa,
dallo sfinimento cade all’ingiù,
lei chiama, riposa in quanto è promesso?
“Chi potrebbe proibirci la gioia”,
lei nomina quel che verrà,
la rovina del presente.

*

Versunken

Sie hat den Klang,
den sie aus ihren Worten holt,
es ist das die Erregung,
das Niederschreiben,
Noten lesen,
der Klang verschwindet
in die Welt
und nistet sich ein im Rosengrund,
er hält die Hände wach,
fürs Rosenblätter-Spiel,
die Quelle nimmt
die Spiele auf,
und Flüsse tragen sie zurück.
Der Tod steht dort,
der Endverkünder,
vor Lust verschwommen,
klanglos dann
und mit verdorrten Dornen.

Immerso

Lei ha il suono,
che trae dalle sue parole,
è questa l’eccitazione,
l’atto di scrivere,
leggere note,
il suono si dilegua
nel mondo
e si annida nel fondo di rose,
tiene deste le mani
per il gioco con i petali di rosa,
la fonte accoglie
i giochi,
e i fiumi li riportano indietro.
La morte se ne sta lì,
annunciando la fine,
sfumata dal piacere,
senza suono poi
e con le spine inaridite.

**

Canto (Gesang)

Continuare a dirlo, salvare
il visibile, che la montagna non resti montagna,
lo stormo d’uccelli s’infrange.

Ausilio per l’occhio: a socchiuderlo,
per come sfarfalla sui prati d’erba,
per come va a morte il cuore,
s’interrompe la durata.

Ma scagliarselo
contro i fiori, acacie
ammaliano il vento,
e ferite aperte,
come papaveri, crescono attraverso i campi.

Lo spaziare confuso della distanza,
il canto antico di un’anima,
il silenzio di congedo
senza rimedio,
dirlo in modo adeguato,
freddo, cattivo, superato,
senza lo splendido sguardo del padre,
senza.

Quant’è profonda l’utilità del pudore,
difendere la frase dalle sillabe.

*

Lode alle parole (Lob den Wortern)

Oppure tacere, perché dire quanto
è sentito, credere ai fatti
come alle grida, brandelli di pelle
amano la scrittura.

Per andare a prendere la morte
è l’esser taciturni,
svelare la leggerezza per
sentirsi bene, rinunciare,
l’altro, colmo d’attenzione,
in tenue addio, seguendo
le risa.

Alcune parole lo dicono,
che dobbiamo esistere.

***

Riccarda Novello, Poesia come cosa del mondo

[…]
Come spesso ho sottolineato, in questo autore mi ha sempre affascinata la profonda, autentica diffidenza verso gli schemi di pensiero tradizionali, verso le gabbie rappresentate dalle varie ideologie, verso le espressioni convenzionali, e questo atteggiamento lo ha indotto alla costante ricerca di un proprio linguaggio, libero dalle costrizioni della rima e dei metri tradizionali, un linguaggio aperto, in grado di sottrarsi alle formule logorate dall’uso per dischiudere significati sempre nuovi.

In questo volume Die Summe der Tage (La somma dei giorni), l’autore non trae certo bilanci, perché appunto il suo intendimento è l’essere-in-cammino, ma certo si nota la sua saggezza nel riconoscere l’inscindibilità dei due estremi, inizio e fine, nel girotondo del Tutto. (…) Ammoniva Eraclito: “Nel circolo principio e fine fanno uno” (Frammento 30). Nelle poesie di Alfred Kolleritsch riaffiora di continuo l’arcana consapevolezza, la verità degli antichi, che il principio, l’inizio, o arché si incontra sempre con la fine, peras, e quindi Anfgang e Ende non si contrappongono, ma sono gli estremi che rinnovano di volta in volta il loro sfiorarsi nella danza circolare della vita, nell’alternarsi delle stagioni, nell’arco dell’esistenza umana che continuamente si ripete. Per citare ancora Eraclito: “Il divino è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame: e si muta come il fuoco quando unito agli aromi prende il nome del piacere che a ciascuno è proprio” (Frammento 32). Con eleganza Alfred Kolleritsch esercita l’arte del paradosso, ama coniugare gli opposti ricordando, grazie a continue variazioni, il connubio entstehen-vergehen, sorgere, avere origine e trascorrere-perire, inizio e fine appunto, arché e peras.

In queste liriche si avverte l’insistenza sulla seconda parte dell’antitesi, sul senso della perdita, delle innumerevoli perdite (Verluste), di cui è costellata ogni umana esistenza, la consapevolezza che “il congedo dalla dimora è separazione“. Eppure, sull’inevitabile, angosciante eppure autentico senso di perdita, su questa sensazione di smarrimento e di distacco che pervade molti versi, in fondo trionfa sempre la luce, e dunque anche la speranza: “Liberi sono i ponti / senza resistenza i campi, / pietre si schiudono, / fioriscono tigli, / nuvole“.

(…) La funzione del poeta è quella di indicare, di “rendere liberi” grazie alla forza della parola quegli spazi che il linguaggio della comunicazione quotidiana non consente di esplorare. E la letteratura, proprio in questo senso, può svolgere una funzione davvero unica nella realtà e a favore della realtà. (…) La Sprache, il mezzo linguistico, dischiude una dimensione ulteriore rispetto alle semplici relazioni in cui vivono, ad esempio, gli animali. Si conquista dunque una dimensione in più, ovvero la dimensione del poter-negare, della negazione.

[…]

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