Nel mare del poema II – Christian SINICCO

clifton-mack-dawn-sea-moonset.jpg 
(Clifton Mack, Dawn sea moonset)

(Qui la prima parte e la nota di Christian Sinicco)

***

Da Città esplosa (2001)

 

e se la realtà dovesse frantumarsi del tutto

vetro sul brusio sulle onde

come tamburi battono sui verdi fondali

le risacche parlano di guanciali

densi d’alghe ai pesci infiniti

caricando di legno le cupole superstiti

nell’antro dominato dai leoni di fuoco

il pianto lontano di una madre stregata

dal destino animato che erode la carne

di anime calde sulla scorza dei mondi

e mani allattate dai mobili cantori

delle ere che intrecciano le brame

e le voluttà quei mostri mitologici

e la nostra parola cade sui sentieri

e il carro della sera parla di misteri

il pastore narra dei rifugi

di una corte di tarli il magma delle anime

sputa storia dai lembi di una fogna

beve tutto il sangue e da quelle corna

cavalchiamo il ponte della pestilenza

sulla lama di una pioggia altera e inesplicabile

come la baia incendiata di petrolio

sull’esatto ronzio rotante dei motori

per cui un uomo si uccide e degenera

e se la realtà dovesse frantumarsi del tutto

come aspettiamo del resto che accada

attaccando ogni forma di vita

resistendo ad ogni terribile fontana

che strappa la scoria di sciami di pensieri

che traccia nel vortice il verme delle api

e morde la voglia di cupe inadempienze

di un futuro risibile e di oggi e di ieri

io

prima di lei

frantumo tutto

e genero

 

oltre le nevi ghiacciate delle montagne più alte

dove la carne è privata della colorazione

tra le oscure propaggini dell’universo )( caos

la terra è l’imbuto di ogni cosa:

del cielo del blu siderale

lo sguardo è la riflessione del bianco;

dove i triangoli moltiplicano senza un’idea

nelle ambrate crepe della roccia densa e minerale

dove i mirtilli sciolgono la chiesa primigenia

e le scavate stelle nella forma non verbale

dove il suolo è inimmaginabile e santo

e dove i semi sviluppano venature

e giù, nelle viscere ottagonali

giù, nell’infinito

fra gli azzurri sentieri e i marmorei vitigni

tra le gambe dei giganti e i suoni delle epoche

di materia indissolubile in materia indissolubile

è lo squarcio

della visione

come la scia

madida di

una nube

 

quando fra i ruscelli che portano alla metropoli

sgorga e scompare la pozzanghera del cosmo

sulla notte che cade come un’arpa rossa

sul pulviscolo acre rimbombano gli ottoni:

ecco un ragno dove musica la pioggia

forgiare la ragnatela

dei suoni

 

sulle antiche case e le poltrone grigie

dei brandelli ammassati di una creazione evoluta

nei pergolati bui del cervello veloce

nelle corse luminose dei propri motori

le spire audaci dagli sbuffi ornamentali

vorticano tentacoli che erodono il cemento

meditano piramidi e il triclinio fra gli alberi

capovolti e sderenati che svaporano fra i gas

mutano con le ombre nei silenzi e fra le pause

la sinfonia dei corvi è mangiata dai gabbiani

rosa nell’alba gialla e nucleare

bianchi fra i detriti tra le case

antiche, ridotte a nulla

con occhi e cascate

bruciate oramai,

i vapori

 

ed appesi come lingue

i sopravvissuti

ragni

muovono sul pulviscolo acre rimbombano gli ottoni

sulla notte che cade come un’arpa rossa

la lunga via

ha petali arsi

di fiori, e la magnolia

nana, rarefatta

quasi sboccia

nevi cadenti

sul paesaggio aspro

e sulle alture

che si levano dai mari

danze di carovane ocra

percorrono le insediate mura

ruggine d’industria

dissepolta

abbandonate, sterili

maglie di cellulosa – nylon

spezzate da

torbidi veicoli

carcasse al suolo frastagliato

di un evo andato

metallico

che afferrano luci d’aldilà

come pesci sferraglianti

 

nella cavità

di un cielo a venire

la lunga via di una nuova umanità

ha danze di carovane ocra

ha petali arsi

di fiori, ha la magnolia

una tomba aperta

di stelle infinite

che sbocciano

cadono nude

ballano con gioia il tamtam

 sulle dita di musici

la fuga

di fiati

lire

e sono neri

i carovanieri

e hanno pelle squamosa

fine

bellissima

luccicante

all’alba
increspate

grandi bolle colorate

e fili che giungono al cielo

nel chiarore che avanza sempre più

scompaiono, e dal promontorio

scendo; blu

di sasso

i chip

battono

forti l’immensità

dentro

il corpo:

profuma

a poco a poco il vento di ciliegie,

il vento di ciliegie scopre l’osso

del mondo

 

in sinfonia perfetta grilli elettronici

scandiscano valvole di sfogo nel ritmante

battiti perenne, cuore, in andirivieni

sotto la ceramica

del corpo…

sono l’ultimo della specie

ordinato dal centro di controllo,

sarò l’ultimo con bioniche membra

in giunture vertebrali:

l’ultimo che sente i profumi

trasmette i pensieri,

chi ordina la mente non progetta

più il corpo

 

il centro di controllo mi dice dal satellite

che verrà l’angelo dell’embrione solare

e supererà tutti i modelli,

verrà l’angelo distruttore di fuoco

che polverizzerà il mondo

il corpo

ma non aver paura

ultimo uomo

dopo di te

l’angelo dell’embrione solare

brucerà il vento e scoprirà

l’osso del mondo,

il vento di ciliegie

sarà

stella

7 pensieri riguardo “Nel mare del poema II – Christian SINICCO”

  1. trovo sconvolgimento nei testi di Christian. Uno sconvolgimento a due direzioni: quello che investe le mie aspettative consce o inconsce- del lettore e quello operato dal poeta stesso. Mi piacerebbe sentire i loro testi nella sonorita’ della voce di Christian per vedere che effetto fanno. Come gia’ ebbi occasione di osservare il fatto che mar del poema,e’ a cominciare dal titolo, un omaggio a Rimbaud, il prodotto in-dotto della sua immaginazione. Il poema del mare, la sua grammatica, si capovolge in mar del poema. Allucinazioni e avvicinamenti, nel deflagrare dello Zeitmauer…

  2. L’opus in fieri di Sinicco è uno dei percorsi di poetica e di scrittura più interessanti degli ultimi anni. Il lavoro sulla parola, sui generi, le categorie e le strutture del poetico (in particolare sulle possibilità ancora inesplorate della “voce” di fronte/dentro l’universo poematico) è sempre accompagnato da una riflessione teorica critica saldamente fondata, che ha ben pochi termini di confronto. Una botta mortale (spero) al dilettantismo elevato a sistema e a pietra di paragone.

    fm

  3. Franz, riesci a mettere spazi bianchi in più tra… te le segno con i trattini

    una nube
    ———-
    ———-
    ———-
    quando fra i ruscelli che portano alla metropoli

    e all’interno dello stesso testo

    dei suoni
    —————
    —————
    sulle antiche case e le poltrone grigie

    i vapori
    ————
    ————
    ed appesi come lingue

    poi

    del mondo
    ————
    ————
    in sinfonia perfetta grilli elettronici

    e tra…

    più il corpo
    ————
    ————
    il centro di controllo mi dice dal satellite

    Infine:
    ….dell’universo ≽≼ caos….
    come vedi ci sono due quadrati, mentre nell’originale c’è un simbolo a doppio imbuto… sotituisci con due parentesi invertite i quadrati ovvero così )(

    Per rispondere a Luca, sì, Mare del poema può essere letto come un omaggio rimbaudiano, nell’inversione frammentaria, di una narrazione riassemblata e quindi non lineare, ma ci sono degli elementi filosofici che forse meglio di quanto possa fare io la Benussi ha colto – ha scritto una breve prefazione che si può trovare su Absolute (ricerca con google) perché il testo sarebbe dovuto essere pubblicato sul sito PlayOn, degli Aereoporti di Roma, progetto culturale a cura di Jacopo Ricciardi poi abortito per cambi di strategia aziendale… Per farla breve, ci sono tratti di immaginario molto diversi tra quello che è il mio amore verso la cultura e la visionarietà rimbaudiana e alcuni aspetti dell’immaginazione, anche se Rimbaud lo amo molto soprattutto nella traduzione di Bellezza e non posso affermare che non sia un modello.
    In ogni caso, per citare un poeta francese, Soupault, non resta che in-chinarci e bucare “la superficie liscia” di questo mare, quello del nostro “poema” tra i frammenti che qualche volta riflettiamo.

    Su Città esplosa,… siamo nella science fiction, altro mio grande amore: quello che volevo era velocizzare il flusso di immagini, con una – spero – adeguata scansione ritmica, non costante (anche perché il ritmo per me è a servizio dell’opera, di più elementi, di più funzioni, e non a servizio del ritmo stesso). Da una parte c’è questo flusso che riversa frame e cerca una codifica, forse più concettuale, sebbene tutta la composizione si carichi di energia, e il fatto che alcuni finali siano brucianti è una diretta conseguenza di quello che è stato fatto precedentemente…un flusso capace di orientare e orientarsi, orientarmi, quindi a tratti guidato, a tratti no, anche se non so cosa significhi il guidare quando amo farmi tradire dall’effetto, seguirne carezze e schiaffi, e per tornare a Rimbaud qualche volta sculacciarlo…. Visto che c’è il cinquantenario della morte di Saba, direi che la mia non è poesia onesta tout court, ma lo è nel riconoscere i bordi della finzione… per approfondire il dettaglio di belle parole che Francesco nutre verso il mio lavoro – parole che essendo triestino non amo più di un buon vino, cioè amo di meno le lusinghe e amo più Francesco per il lavoro che fa – c’è qualche possibilità si tratti di un discorso un tantino teorico, tralasciato dalla critica: 1. il fare genera una finzione, e se no di cosa è rappresentativo? 2. Come si comporta la finzione in poesia, ovvero siamo solo nel campo della “menzogna”… o nelle attribuzioni di credenza (pure del lettore o ascoltatore), nel fingersi, nel fingerci, nel gioco, nell’utopia, c’è la grande capacità che ha portato l’uomo a sviluppare le sue abilità, a modificare la sua percezione, a uscire dal mondo e proiettarsi nel cosmo?
    Non a caso un grande poeta presente qui, su questo blog, è Dome Bulfaro, la cui opera si apre a ventaglio su un contesto di finzione, e che si sviluppa in tutta una serie di varianti metriche e ritmiche; e ci sono autori che lavorano in modo poematico, sebbene siano poemi del terzo tipo, o di qualche altra generazione alla Star Treck.

    Per tornare al mio lavoro, la teoresi è dunque un modo per ristruttare la percezione che ho del mio lavoro poetico, anche in corsa mentre progetto l’opera, o l’opera si progetta: le funzionalità della scrittura si modificano, non sono fisse, ed è certamente un lavoro meno riconoscibile, però più complesso e, spero, che l’opera stia in piedi da sola, e non si riduca banalmente ad una opzione; e, spero, che l’opera non sia parametrabile a un solo livello.

    Quindi dal flusso che deframmenta le informazioni, passiamo (passo) a forgiare la ragnatela dei suoni in paesaggi post-apocalittici: questa pare essere a grandi linee la poetica di Città esplosa; ma non a caso il messaggio finale è quello del centro di controllo (la guida che orienta la poesia) di non progettare il corpo (il testo), poiché in sostanza per citare un amico, e poeta, Palme, ci sono certe cose che non hanno bisogno di una scrittura!

    Riguarda la voce del poeta (x Luca): non lo so, dicono io sia un ottimo performer, cantante. Tutto ciò non ha senso se non lo puoi essere tu, ovvero canta tu, interpreta, etc. Se un giorno dovessi sentirmi “live” potrai dire che non te l’aspettavi così, ed io dirti che quella performance è solo una delle possibilità interpretative dell’opera, e che se non fosse così l’avrei cancellata con un clic!

    Christian

  4. Christian, dovrebbe andare meglio adesso. Nel caso tu rilevassi altro, non hai che da comunicarmelo e cercherò di provvedere. Purtroppo wordpress a volte fa brutti scherzi: ti accetta un testo in impaginazione, ma quando lo salvi, poi, te lo restituisce come meglio crede.

    Comunque, ho controllato anche i testi: il simbolo riportato in stampa prima della correzione è lo stesso che è presente nell’originale.

    Ti chiedo, inoltre, se ti è possibile farmi avere la nota della Benussi, che non ho trovato, in modo da inserirla nel post e dargli così maggiore completezza. A proposito della quale, anche il tuo commento, qui, non scherza affatto…

    Un caro saluto.

    fm

    p.s.

    Massimo Palme sarà prossimamente ospite di queste pagine.

  5. La Benussi commentò la raccolta e la prefazione è presente a questo link, si tratta dell’articolo Uomo in mare, a cura di Luigi Nacci:
    http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=173

    Intro Benussi http://lellovoce.altervista.org/IMG/doc/Intromare_1_.doc

    Raccolta completa http://lellovoce.altervista.org/IMG/doc/Mare_del_Poema.doc

    Come del resto una vecchia versione di città esplosa, con l’impaginazione saltata, si può scaricare su Re: Vista… http://www.re-vista.org/doc/Re%20ITA%20Sinicco%20-%20da%20Citt%E0%20esplosa.rtf

    Grazie per tutto Francesco!

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