Risonanze V – Gabriele PEPE

Rotte tracciate sulle mappe oscure

“Che cruna del fiore squarciando
In palpebra sera sovviene”

Forse basta un accenno di luce per riconoscersi uguali sul baratro – come sillabe perse, in attesa del verso mai scritto in cui ritornare sostanza di corpi e di voce. Quel grumo di assenza che serve, perché s’agiti e splenda il dipinto di giorni caduti, la piaga del vento, l’autunno che chiama a raccolta i suoi fiumi di polvere e si impasta di sere sul fondo degli occhi. L’imbrunire è uno sguardo lanciato a ritroso nel tempo, è accorgersi che c’è un’ombra che preme più forte all’altezza del cuore, che un’àncora precipita al suolo tutto il peso dell’ala, lo stringe alla terra in un nodo. Come fa la memoria – quando risale furtiva il sentiero dei volti per legare un grido alle labbra. E’ in quel suono deserto che si pianta la tenda – per ripararsi dal buio.

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