Verità e giustizia per Genova

Genova, via libera alla commissione d’inchiesta sul G 8.
I particolari qui.

18 pensieri riguardo “Verità e giustizia per Genova”

  1. Rina, io c’ero.

    A Genova si è scatenata la più feroce e premeditata caccia all’uomo, di stampo nazista, della storia repubblicana. E contro un corteo pacifico: uomini e donne di ogni età, a mani alzate, massacrati per ore. Se vuoi ti racconto quali segni mi sono rimasti, sicuramente frutto di colpi “meritati”, vista la pericolosità dell’ “arma” che le mie mani impugnavano: spingevo la carrozzina di un disabile… all’interno di un corteo che si trascinava “ordigni di distruzione di massa” camuffati da bandiere coi colori dell’arcobaleno…

    La commissione non approderà a niente, è già tutto previsto. Troppi gli interessi in ballo, troppi i rischi che il potere corre, con tutte le sue connivenze e gli apparati che ne garantiscono l’esistenza e il mantenimento.

    Dovrebbero iniziare a spiegare, per rimanere solo ai dati più immediatamente verificabili, come mai hanno fatto carriera negli ultimi sei anni (e con due governi coinvolti), con avanzamenti di grado vertiginosi, tutti i funzionari responsabili presenti ai fatti, anche se già inquisiti o chiamati a giudizio dalla magistratura inquirente. Oppure chi erano i black block che prendevano ordini dalle vicine caserme delle forze di polizia o dalle radio dei blindati. Oppure, ancora (ma qui siamo alla fantascienza), chi ha dato l’ordine di trasformare la scuola Diaz in un lager.

    Dovrebbero: ma i nomi non verranno mai fuori e, sicuramente, si troverà una formula per seppellire definitivamente il caso. Come tutti quelli di ieri, ancora più di ieri.

    Eppure i nomi ci sono: sono stampati per sempre nella memoria delle trecentomila vittime di un esperimento, ampiamente programmato, di “macelleria cilena”.

    fm

  2. “La commissione non approderà a niente…”

    Che ottimismo! Invece, neppure partirà.

    “La affosseremo in parlamento”, grida uno dei capi dell’Italia dei valori (sic). “Dei Valori”? Quali, di grazia?

    “E’ una commissione che vuole incriminare (sic!!!) la polizia”, grida uno dei feudatari del principe mastellato. Che strano, il principe sembra faccia il ministro della giustizia (sic!!!): non è lui che dovrebbe avere più a cuore di tutti l’accertamento della verità e la punizione dei colpevoli? Un vero guardasigilli, questo: infatti, lui i sigilli si limita a guardarli…

    Per non parlare poi del fronte opposto, contrario per principio: non a caso i suoi capi e capetti erano quasi tutti a Genova in quei giorni: alcuni direttamente impegnati, indaffarati allo spasimo in “cabina di regia”…

    Buona giornata a tutti.

    fm

  3. Caro Francesco, non sapevo che tu fossi a Genova in quei giorni. Non ne avevamo mai parlato.

    Il link con il video dei blindati che caricano i manifestanti, contro ogni legge democratica, fu mandato in onda anche in una puntata di Lucarelli (blu notte), dedicata ai fatti di Genova, ad oggi l’unica trasmissione su reti nazionali che ha cercato di parlarne.

    La commissione d’inchiesta, in ogni caso, non ha nessun valore. La speranza, l’unica, è che la Storia restituisca un briciolo di verità.

  4. Forse sono un’illusa, ma credo ci siano ancora moltissime persone che davanti a questi (e numerosi altri, purtroppo) orrori, provano una sensazione terribile di disorientamento, di rabbia anche.
    Possibile che tutte queste persone, io compresa, non possano fare nulla?
    Il male esiste, è un dato di fatto, è insito nell’uomo, ma pure il bene….perchè questo “bene” non ha voce?
    Ho avuto, nei giorni di Genova, una discussione piuttosto accesa con una persona che difendeva l’agire delle forze che avrebbero dovuto controllare la sicurezza della manifestazione. Non mi capacito come una persona, credente e praticante, quindi si presume con dei valori (non che chi non sia credente e/o praticante non li abbia, per carità) cristiani, possa affermare quel che non ripeto, perchè inerarrabile. Giustificare la violenza non può essere un “sentimento” cristiano.
    Mio figlio (l’ho già detto in un post, non ricordo dove) c’era.
    Ha visto. Li hanno fatti scendere dal pullman e li hanno perquisiti accuratamente. Giusto, è una questione di sicurezza.
    Allora, mi disse mio figlio ai tempi, come hanno fatto i black block a sfuggire a questi controlli così accurati?
    La risposta è scontata.
    Come, purtroppo, scontato sarà il risultato dell’indagine.
    Liliana

  5. Luigi, ho eliminato il doppione del tuo commento.

    Comunque, non credo più nemmeno nella “storia” come fonte di restituzione di verità e giustizia: se ci fai caso, questo è un paese sempre più senza memoria, che non fa altro, giorno dopo giorno (dalla scuola a una cultura sempre più asservita), che estirpare le residue radici.

    Liliana, pensa che stavo portando con me mio figlio (allora poco meno di quattro anni) al quale avevo promesso una visita all’acquario. Solo la casualità ha voluto che lo lasciassi a casa, perché all’ultimo momento si sono aggiunti al gruppo due ragazzi di una cooperativa sociale per disabili. Non ho mai benedetto abbastanza le lacrime che quel bambino ha versato quando l’ho fatto scendere dal pulmino che ci avrebbe portati in gita, “alla festa”.

    E di bambini a Genova, quel giorno, ce n’erano tantissimi…

    fm

  6. Anche io ero a Genova. Sono miracolosamente riuscito a sfiorare quasi (quasi) tutti gli scontri, non ho subito violenze fisiche per puro caso. Ho solo respirato la mia dose di lacrimogeni e ho dovuto correre per scampare a un po’ di cariche.
    Ho due ricordi particolaramente vivi. Il primo è quando la sera di venerdì, dopo gli scontri e la morte di Carlo Giuliani, si era scatenata una sorta di “caccia al manifestante”. Le forze dell’ordine raccattavano tutti quelli che avevano l’aria di “manifestanti”. Ci siamo rifugiati nel quartier generale del Genoa Social Forum, un enorme spiazzo sul lungo mare. Da lì, ci dicevano, non potevamo uscire. Fuori era pericoloso. La polizia fuori controllo. E’ stata una sensazione strana capire che le forze dell’ordine erano la vera minaccia alla mia sicurezza, e sentirsi costretti a restare in un luogo perchè in qualsiasi altro posto sarei stato in pericolo. Gli elicotteri ci volavano sopra la testa, a volte si fermavano sopra di noi illuminandoci, come a sfidarci. Siamo potuti tornare ai nostri campeggi grazie a degli autobus messi a disposizione dal comune, perchè a piedi era meglio di no.
    Il secondo ricordo è legato al ritorno a casa mia, nella notte tra sabato e domenica. Avevo appena saputo della “macelleria” della Diaz praticamente in diretta, da un amico che era presente. Mi aveva raccontato tutti i dettagli, il sangue a grumi sulle scale e sul pavimento, la furia bestiale dei pestaggi a gente immobilizzata in un sacco a pelo. Arrivato a casa ho acceso la televisione e ho sentito il telegiornale che parlava di “brillante operazione di polizia che ha portato all’arresto di numerosi black block”. Ho avuto paura che nessuno avrebbe creduto alla mia versione dei fatti. Le tv, ancora, non facevano vedere nulla di quello che noi, lì, avevamo visto. Allora mi sono messo a piangere.

  7. Anche tu eri a genova, Francesco?
    I balck blocks, a mio parere erano esterni alla manifestazione, secondo me si trattava di gente che era venuta solo a creare scompiglio in un corteo che fino a quel momento si era dimostrato pacifico e non violento.

    Io ne ho vista una cinquantina (tutti rigorosamente mascherati, ovvio) immettersi davanti a noi. Erano tutti armati, hanno iniziato a sfasciare ogni cosa che incontravano sui loro passi. un caos. I celerini erano presenti in buon numero, e li hanno lasciati fare per un bel po’… dopo una buona mezz’ora, hanno caricato. Perchè non sono intervenuti subito?

    Poi c’è la questione sicurezza interna della manifestazione.
    E’ stato sicuramente un errore non dotarsi di servizio d’ordine, ma in quella manifestazione erano confluiti gruppi dell’area cristiano-cattolica, che non erano preparati a situazioni come quella che si è prospettata, quindi anche l’area attivista di sinistra decise di non predisporre una security.

    E poi, com’è possibile che in un’area blindata come quella del G8, siano potuti entrare furgoni riempiti di spranghe e tutto il resto? Secondo me, era stato tutto preparato a tavolino. E la trasmissione di Lucarelli, sia pure con molti non-detto, è stata l’unica a sollevare diverse questioni sui punti oscuri della vicenda.

    ciao

    Apolide

  8. @ globali e apolide

    Grazie del racconto, perché è di testimonianze dirette che c’è bisogno, anche solo per fare in modo che tutta la faccenda non scivoli lentamente nell’oblio.

    A me vengono due considerazioni, comuni a tanti altri che erano presenti alla manifestazione. I black block “veri” (!) erano non più di una ventina di “bestie ottuse” (perché solo una bestia ottusa può mettere a repentaglio la vita di donne, bambini e anziani, attirando, come facevano, contro il corteo, le cariche delle forze dell’ordine). Ma non c’erano solo loro: almeno un’altra ventina, mascherati allo stesso modo, avevano “ben altra provenienza”, visto che si “consultavano” con i “superiori di grado”. Le loro incursioni nel corteo erano “mirate”, perché subito dopo la polizia caricava proprio in quel settore. Esiste(va?) tutta una documentazione cinematografica, inequivocabile, che qualcuno, anche ai piani alti della Rai, ha pensato bene di far sparire: mia moglie ha visto quelle immagini in televisione, in diretta, come, credo, migliaia di altre persone .

    L’altra è in queste parole, incancellabili, che esprimono il comune sentire di quanti erano presenti: ”

    Ho avuto paura che nessuno avrebbe creduto alla mia versione dei fatti. Le tv, ancora, non facevano vedere nulla di quello che noi, lì, avevamo visto. Allora mi sono messo a piangere.”

    Mi hanno ricordato Levi e le testimonianze di tanti sopravvissuti ai campi di sterminio: “Chi mai crederà a quello che racconteremo”?

    Anche per questo io, da uomo libero, non smetterò mai di gridare che voglio verità e giustizia.

    Vi ringrazio di cuore e vi saluto. Prima di stasera tardi non mi sarà possibile collegarmi di nuovo.

    fm

  9. “Ho avuto paura che nessuno avrebbe creduto alla mia versione dei fatti. Le tv, ancora, non facevano vedere nulla di quello che noi, lì, avevamo visto. Allora mi sono messo a piangere.””

    Caro Francesco, per me la Storia (con la “S” maiuscola) sono queste tue parole degne di fede – sono le parole di tutti gli uomini degni di fede – anche se si perderanno, con molta probabilità. “Vendere cara la propria pelle di (oscuri o luminosi) testimoni”: questo dovremmo ripeterci, valorizzando strumenti come questo, generatori di cellule di una possibile, enorme intelligenza dialogante e interagente.

    Giovanni

  10. Grazie, Giovanni, per le tue bellissime parole, che sottoscrivo. E grazie soprattutto al nostro sconosciuto amico, “globali”, il cui pensiero, ripreso dalla conclusione della sua testimonianza, io avevo riportato.

    “Vendere cara la propria pelle di testimoni”.

    Hai fatto bene a ricordarlo: mio nonno e mio padre mi hanno insegnato che la dignità sta anche, oggi tutta, in questa capacità di resistenza, nell’ostinata volontà di non cedere nemmeno una virgola di memoria. Il futuro ne riuscirebbe, comunque, più povero.

    fm

  11. brutte ma belle e suggestive testimonianze di un accaduto che non doveva accadere, e che una volta accaduto, non doveva essere divulgato da fonti che non fossero “parastatali”.
    la rabbia di quei giorni non è mutata, nonostante siano passati 6 anni e la ricerca di una giustizia non “aggiustata” è, sì forte, ma forse ancora non abbastanza per smontare il giocattolo governativo.
    fai Francesco, fate, facciamo bene comunque, a far sapere che non dimentichiamo, che non si dimentica.
    un caro saluto,
    roberto

  12. Roberto, il tuo invito sia sempre un impegno per tutti: senza “se” e senza “ma”.

    Grazie del passaggio e del contributo.
    Un caro saluto.

    fm

  13. Naturalmente anch’io ero a Genova. Poi son tornato un anno dopo, per visitare a Staglieno le urne di Maria e Anna Maria Ortese. Sono ripassato lo scorso dicembre per raggiungere la Provenza. Non riesco ancora a parlare di quello che ho visto. Ma io sono un vecchio comunista…

  14. Non riuscire ancora a parlare di quello che si è visto…

    Giorgio, anche quell’avverbio, “ancora”, è una testimonianza. Pesantissima. Dice tutta l’incredulità, mista a orrore, di chi ha visto coi propri occhi la costituzione e il diritto ridotti a carta straccia sulla pelle di inermi e pacifici cittadini.

    Il silenzio che, vedrai, calerà sulla vicenda, nonostante i proclami in senso contrario e le commissioni di circostanza, è fatto della stessa sostanza vergognosa dell’oblio che ha inghiottito l’accertamento della verità sull’assassinio di un ragazzo di venti anni: Carlo Giuliani.

    Ti ringrazio.

    fm

  15. Hai ragione roberto, la rabbia non è mutata. La ferita non si è rimarginata. E quello che molti non capiscono è che più questa ferita resterà aperta, più continueremo a raccontare, ad accudire la memoria. E in questo sono ottimista: i libri di storia potrano dire quello che vogliono, ma i ricordi personali di trecentomila persone continueranno ad essere tramandati, moltiplicandosi, ai genitori, agli amici, ai figli, ai fratelli, ai colleghi. E quella rabbia negli occhi ci rende molto più credibili: è la prova della nostra sincerità.

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