Testo a fronte I – Hugo Mujica/Alessandro Ghignoli

Pollock, Number 7, 1951

*

Alessandro Ghignoli traduce Hugo Mujica.

Hugo Mujica (Buenos Aires, 1942)

Da Brasa blanca (1983)

silencio

alto silencio

ni una voz

que despierte

distancias

la piel de tus ojos,

celeste

más allá

lo eterno

sin descanso

encallado

en la orilla

de mis pasos

en los cantiles

de mi huida

bastaría cavar un puente

un hueco,

en forma de otro

 

*

 

silenzio

alto silenzio

né una voce

che risvegli

distanze

la pelle dei tuoi occhi,

celeste

oltre

l’eterno

senza riposo

incagliato

alla riva

dei miei passi

sui precipizi

della mia fuga

basterebbe scavare un ponte

un vuoto,

in forma d’altro

 

***

 

Da Paraíso vacío (1992)

Luna sobre las olas

            Hay luna sobre las olas y en el viento un canto que nadie canta. Sobre la playa, con los ojos vendados, seis niños caminan cargando un ataúd abierto. Caminan mar adentro al paso del canto que nadie canta.

            Sobre las olas se mece el féretro como una cuna vacía mientras se ahogan bajo las aguas los gritos que nadie escucha.

            Hay luna sobre las olas.

 

El desierto de cada día

            En el desierto de cada día el viento borra las huellas de todas las caravanas, barre los pasos de dios en el paso de cada hombre, borra las huellas de todos ellos en el desierto de cada mundo.

            En el desierto de cada vida hay una huella que nada borra: la del desierto de cada vida, la huella que el viento traza.

 

Monólogo

            Paredes blancas bajo un techo blanco. Una mujer recostada en la pared habla a nadie, habla para decir nada, para mirar la sombra de las palabras transparentarse sobre el piso blanco.

 

Señales

            La locura se encarnó en un niño que gira ciego en medio de la plaza con una venda en las manos, con una señal blanca sobre el precipicio del mundo, sobre la llaga de tierra que se le va abriendo en las espaldas.

 

Al sol del mediodía

            Tres niñas caminan bajo el sol del mediodía cercando el cementerio, tres niñas, cada una con su sombrero blanco.

            Tres sombreros blancos sobre tres tumbas recién cubiertas, las tumbas sobre las que camina, lentamente, un tigre ensangrentado.

            Fue el miedo a no saber nombrar: se preguntaban sobre dios y respondían sobre el hombre.

            Sobre dejar flores junto a una lápida sin nombre.

 

Embozo

            La escritura es sombra de la transparencia que transparenta sombras; es lo escrito en lo callado: lo escondido en la semejanza. Es mostrarse en un espejo que va cayendo, que mientras cae muestra inmóvil lo reflejado.

 

Trampa

            Como la trampa de querer ser otro para verse uno mismo.                   

            Sobre el espejo partido me veo abierto, pero estoy sólo partido.

 

*

 

Luna sulle onde

            C’è luna sulle onde e nel vento un canto che nessuno canta. Sulla spiaggia, con gli occhi bendati, sei bambini camminano portando una bara aperta. Camminano dentro il mare al passo del canto che nessuno canta.

            Sulle onde dondola il feretro come una culla vuota mentre affogano sotto le acque le grida che nessuno ascolta.

            C’è luna sulle onde.

 

Il deserto di ogni giorno

            Nel deserto di ogni giorno il vento cancella le orme di tutte le carovane, cancella i passi di dio nel passo di ogni uomo, cancella le orme di tutti loro nel deserto di ogni mondo.

            Nel deserto di ogni vita c’è un’orma che nulla cancella: quella del deserto di ogni vita, l’orma che il vento traccia.

 

Monologo

            Pareti bianche sotto un soffitto bianco. Una donna appoggiata alla parete parla a nessuno, parla per non dire niente, per guardare l’ombra delle parole trasparire sul pavimento bianco.

 

Segnali

            La pazzia s’incarnò in un bambino che gira cieco in mezzo alla piazza con una benda tra le mani, con un segnale bianco sul precipizio del mondo, sulla piaga di terra che gli si sta aprendo sulla schiena.

 

Al sole del meriggio

            Tre bambine camminano sotto il sole del meriggio circondando il cimitero, tre bambine, ognuna con il suo cappello bianco.

            Tre cappelli bianchi su tre tombe appena coperte, le tombe sopra cui cammina, lentamente, una tigre sanguinante.

 

Paure

            Fu la paura a non saper nominare: si domandavano su dio e rispondevano sull’uomo.

            Su lasciar fiori accanto a una lapide senza nome.

 

Mascheramento

            La scrittura è ombra della trasparenza che traspare ombre; è lo scritto nel taciuto: il nascosto nella somiglianza. È mostrarsi su uno specchio che cade, che mentre cade mostra immobile il riflesso.

 

Trappola

            Come la trappola di voler essere un altro per vedersi sé stesso.

            Allo specchio infranto mi vedo aperto, ma sono solo infranto.

 

***

 

Da Noche abierta (1999)

Noche de arena

noche de arena,

todo es igual, y sobre tanta

desnudez

cada paso es huella.

noche de arena, todo es igual

                        y nunca me sentí tan extranjero.

noche de arena, huellas de paso.

 

Sin sombras ni huella

hay que caminar descalzo,

huir desnudo

como un fugitivo sin meta

                                   para no estar nunca perdido.

hundirse como una brasa

en la nieve,

o caer

como cae la lluvia para ser lluvia,

caer sin más huella

                        que esa misma caída.

hundirse, caer

o volar como vuela de desnudez el viento

huyendo del espejo

                        que nos atrapa en cada llegada.

 

Una cicatriz de agua

es lo de siempre y

es nunca,

llueve

y la vida se refleja

en cada gota

que cae

sobre la mano que espera.

después no queda nada, o queda

el caer:

la nervadura de una gota

errando

sobre un vidrio

como una cicatriz de agua,

como una transparencia haciendo señas

hacia un bosque perdido

                        en la niñez de la memoria.

 

*

 

Notte di sabbia

notte di sabbia,

tutto è uguale, e su tanta

nudità

ogni passo è orma.

notte di sabbia, tutto è uguale

                        e mai mi sono sentito così straniero.

notte di sabbia, orme di passo.

 

Senza ombre né orma

bisogna camminare scalzi,

scappare nudi

come un fuggitivo senza meta

per non essere mai perduti.

sprofondare come una brace

nella neve,

o cadere

come cade la pioggia per essere pioggia,

cadere senza altra orma

                        che quella stessa caduta.

sprofondare, cadere

o volare come vola di nudità il vento

scappando dello specchio

                                   che ci intrappola in ogni arrivo.

 

               
Una cicatrice d’acqua

è sempre lo stesso e

è mai,

piove

e la vita si riflette

in ogni goccia

che cade

sulla mano che attende.

poi non rimane niente, o rimane

il cadere:

la nervatura di una goccia

errando

su un vetro

come una cicatrice d’acqua,

come una trasparenza facendo segni

verso un bosco perduto

                        nell’infanzia della memoria.

 

***

 

Da Casi en silencio (2004)

Descalzo

Noche sin luna,

alguien, descalzo,

                        cruza el desierto.

Hay huellas que la noche vela,

                                               hay desnudeces que la luz apaga.

 

Horizonte

Es la hora más lentas,

es crepúscolo

y un par de relámpagos

                        destellan un horizonte.

Descalzo, sobre la arena

tibia,

un niño corre tratando

                        de atrapar gaviotas.

En la noche,

la lluvia borrará las huellas,

                        iniciará un desierto,

      regalará el olvido.

           
*

 

Da Casi in silencio (2004)

Scalzo

Notte senza luna,

qualcuno, scalzo,

                        attraversa il deserto.

Ci sono orme che la notte veglia,

ci sono nudità che la luce spegne.

 

Orizzonte

È l’ora più lenta,

è crepuscolo

e un paio di lampi

                        luccicano un orizzonte.

Scalzo, sulla sabbia

tiepida,

un bambino corre provando

                        a prendere gabbiani.

Nella notte,

la pioggia cancellerà le orme,

                        inizierà un deserto,

                                                     regalerà l’oblio.

 

***

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7 pensieri riguardo “Testo a fronte I – Hugo Mujica/Alessandro Ghignoli”

  1. Non conoscevo Hugo Mujica. Grazie a Francesco e ad Alessandro Ghignoli. A tratti ci noto delle somiglianze (più che stilistiche, direi di immagini e di “popolazione”) con le tue cose, Francesco (pensavo a questo leggendo Una cicatrice d’acqua)

  2. Luigi, ho scoperto l’esistenza di Hugo Mujica e della sua opera sabato scorso a Verona, grazie ad Alessandro che me ne ha parlato (tra l’altro, magari Alessandro mi correggerà, credo che queste siano le prime traduzioni in assoluto di questo autore in Italia, o, comunque, tra le primissime).

    Anch’io sono rimasto colpito, esattamente come te (pensa che un’intera sezione del mio “Le guide del tramonto”, che è del 1984, s’intitola “Le cicatrici d’acqua”!), anche per quanto riguarda la vicinanza di alcune soluzioni stilistiche (sto pensando a “Il verbo dei silenzi” o “Memoria delle meridiane”, ancora prima), e la cosa mi è sembrata subito molto bella e affascinante. Facendo delle ricerche in rete e leggendo anche altri testi e interventi di questo importante autore di lingua spagnola, mi sono reso conto che abbiamo avuto parecchie frequentazioni di studio, filosofiche e letterarie, simili, pur a distanza di migliaia di chilometri.

    Potenza della circolarità della cultura e della poesia, non c’è che dire.

    fm

  3. E’ quella che qualcuno chiama “communio”. Credo sia la cosa più bella della poesia, questa: girare, girare e tornare sotto altre vesti allo stesso autore. E’ un miracolo questo?

  4. caro Francesco, credo siano le prime traduzioni di Hugo Mujica all’italiano (non è che poi sia così importante); certamente vi accomuna non solo la filosofia, la poesia… ma anche (e conoscendovi entrambi) la dignità della persona e del poeta.
    un abbraccio
    alessandro ghignoli

    p.s.
    (sto cercando di trovare un editore per un poeta così importante, spero non sia -la mia- vana ricerca).

  5. Grazie, Alessandro, rimando tutti i complimenti alla tua persona, con l’aggiunta di una nota per la tua eccellente capacità e sensibilità di traduttore. Non si poteva iniziare meglio questa nuova rubrica. Sperando che richiami veramente qualcuno che abbia voglia di pubblicare Mujica.

    Luigi, a proposito di “communio”, ti rimando al prossimo post (magari domani): un testo strabiliante, anche, e soprattutto, da questo punto di vista.

    Un abbraccio a entrambi.

    fm

  6. Sono stati aggiunti altri due testi, sempre tradotti da Alessandro Ghignoli, tratti da una delle ultime raccolte poetiche di Mujica.

    fm

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