Pedro Páramo – di Juan RULFO


(Diego Rivera, The day of the dead, 1923-24)

[Juan Rulfo, Pedro Páramo, traduzione di Emilia Mancuso, Milano, Feltrinelli, “Le Comete”, 1960, pag. 5-10 (Pedro Páramo, México, Fondo de Cultura Económica, 1955)]

*

Venni a Comala perché mi avevano detto che qui viveva mio padre, un certo Pedro Páramo. Fu mia madre a dirmelo. E io le promisi che, dopo la sua morte, sarei andato a trovarlo. Le strinsi le mani per confermarle la mia promessa; stava per morire, e io, in quel momento, avrei fatto qualunque cosa. “Va a trovarlo, ti prego, non te ne dimenticare,” mi raccomandò. “Si chiama così e così. Sono certa che sarà contento di conoscerti.” Continua a leggere Pedro Páramo – di Juan RULFO

Lavoro da fare (I) – Biagio CEPOLLARO

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Da Versi nuovi (1998-2001), Oedipus Ed., 2004

www.cepollaro.it/vntest.htm

il piccolo e il grande  (1923, 1997)

                                       (tra Carlo, il padre e Carlo, il figlio)

   

il piccolo chiede perché c’è buio e perché

luce
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Index vacuus – Nanni Cagnone

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(Tommaso Cascella, Corpo d’amore, 1998)

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Testi da INDEX VACUUS

(Nanni Cagnone, Index Vacuus. Poems. Translated from the Italian by Richard Milazzo with the author, New York, Edgewise Press, 2004)

Giorni anneriti
e segnature d’infanzia.
Infine, questa stanza
oscuramente formata,
e oscura. Continua a leggere Index vacuus – Nanni Cagnone

L’acqua destinata alla nascita – Flavio ERMINI

FLAVIO ERMINI

Ur-Poema n. 4. Tra pensiero

01. Di Pietra

                        le braccia che danno forma alla morte per avere da essa parola, come l’acqua destinata alla nascita o il sangue duplicato nel volo, altro la morte non dà

al tatto sanguina la superficie dolorosa delle mani seguendo i moti che alla vita portano le cose quando ogni moto è connesso agli altri e le cose cadono, dappertutto, con l’arretrare del sole

conforme alla luce, maschera i nomi la lingua e sale per lievi nascite con il respiro come fanno i venti. È sabbia tra i cavi il seme degli occhi, in una profusione di modi

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Il corpo vertiginoso dell’attesa – Ilaria SECLI’

Ilaria Seclì

Da “D’indolenti dipendenze”, Besa, 2005

Verifica d’Impatto Umano

ma potrei metterci vasi di fiori
rossi
su questi fianchi larghi
inutilizzati
o bordarli di centrini tirolesi
o farne autostrade d’accoglienza
per poeti frustrati barboni puttane. Continua a leggere Il corpo vertiginoso dell’attesa – Ilaria SECLI’

La lingua plurale del senso – Antonio DIAVOLI

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(Federico Federici, L’alfabeto tradotto, 2007)

da Schemi dell’ombra

16 settembre 2007

Le cose nei loro nomi invisibili sono il mondo

muto, una cosa sola in esso, il mondo all’oscuro

di tutto, compreso solo al fuoco che divora di continuo
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Voci da seminare nei giorni – Francesco TOMADA

Testi inediti

Quando venne il terremoto del ‘76
era sera ed io avevo otto anni
uscimmo tutti di corsa nei cortili
così come eravamo, noi bambini già in pigiama

ricordo la casa che tremava nel buio
e non ho mai pensato che potesse cadere
ma avevo paura, paura per il rumore
e perché si muoveva la terra
e restava ferma l’aria

una cosa sconosciuta

il contrario del vento

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Ventiseimilacinquecento giorni per Pino MASCIARI

“Ogni persona in più che viene a conoscenza della mia storia mi allunga la vita di un giorno.”

(Pino Masciari)

In principio fu la banda bassotti, col suo codazzo sempre sorridente di nani e ballerine, di servi e di guittti di regime: e furono cinque anni di rapina e di sopruso di classe istituzionalizzati, di scorrerie in lungo e in largo per il belpaese che fecero terra bruciata di ogni legalità, di ogni etica, di ogni idea superstite di comunità, di società civile, di democrazia, di accoglienza, di memoria storica condivisa.

Ma per fortuna tutto questo finì ed ebbe inizio, finalmente!, la tanto agognata rinascita, l’opera di ripristino dei valori costituzionali offesi che ancora felicemente continua. E infatti…: già due anni di silenzio tombale, un velo indecente di buonismo a occultare le macerie di ieri e, tutt’intorno, l’inconfondibile profumo di resa, con retrogusto da insaccato avariato al pistacchio.

Apprendimento di cose utili (I) – Gennaro GRIECO

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FRA GLI ORTI SENZA UN NETTO DI CONFINE

(Erpicanti Erranti)

 

Al teatro muto dei figuranti
(Sotto i cieli di Torino)

Ma quale sarà il Nord su queste strade,

compagni miei che ancora seguitate,

dove sarà la tappa del riposo

o il miracoloso unguento che allevia

il passo – acqua fresca per le ferite?
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Oralità Poesia Scrittura (I) – Lello VOCE


(Silvio Merlino, Falena Amazzonica con mina anti-uomo, 1999)

Romance: i due passanti

(Da Lello Voce, I segni i suoni le cose, Manni editore, 1995)

[Ascolta il file .mp3 della regsitrazione del vivo della performance tenuta a Ginevra, nel 1994, nel corso di una serata per celebrare William Burroughs, nell’ambito del Festival de la Batie, diretto da Vincent Barras.]

*

sull’epa sull’epa dove posa il kore sulla sventraglia la parpaglia hic
i due passanti:quello distinto con il vestito grigio e quello distinto
con il vestito grigio
abbandonati a questa sterpaglia di sensazioni
alla mitraglia che raglia l’impiglia senz’alma né epa senz’occhi più
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Jaroslav SEIFERT tradotto da Sergio CORDUAS

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Mozart a Praga
Tredici rondò su Praga

(Mozart v Praze. Třináct rondeaux o Praze, 1951)

I

Kdybych na flétnu umě hrát,
tak jako umím verše s rýmy!
[…]

Ah, se il flauto io sapessi suonare
come so fare i versi in rima!
La parola? Che vuoi che esprima
per colei che ha voglia di danzare
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Lettera aperta di Sante BERNARDI al Ministro della Salute Livia Turco

QUESTO BLOG E’ VICINO A SANTE BERNARDI NELLA SUA LOTTA CONTRO LA SLA E CONTRO UN SISTEMA OTTUSO E BESTIALE CHE NEGA LE PIU’ ELEMENTARI LIBERTA’ ALLA PERSONA, AD INIZIARE DA QUELLA DI CURARSI E DI VIVERE.

PER IL DIRITTO INALIENABILE DI OGNI ESSERE UMANO AD AVERE LIBERO ACCESSO, SE LO DESIDERA, AGLI ULTIMI RITROVATI DELLA SCIENZA.

PER IL DIRITTO DI TUTTI DI POTER VIVERE DIGNITOSAMENTE NON SOLO LA PROPRIA ESISTENZA, MA ANCHE UNA EVENTUALE MALATTIA E LA PROPRIA MORTE.

FORZA, SANTE.

Il libro di Egon – di Stefano ZANGRANDO

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Egon Ventura atterrò a Berlino il 29 ottobre 2000, nel tardo pomeriggio. Aveva alle spalle venticinque anni di vita vissuta tra virgolette all’ombra di un monumento fascista, in tasca un’inutile laurea in lettere brillantemente conseguita quattro mesi prima e in banca un gruzzolo di proporzioni assai modeste, frutto di un’estate d’intenso lavoro come inserviente aggiunto in un autogrill dell’autostrada del Brennero. Uscì dall’aeroporto di Tegel trascinando il suo pesante bagaglio e salì sull’autobus 128, il quale, secondo le indicazioni della mappa contenuta nella sua nuovissima guida turistica, lo avrebbe portato alla più vicina fermata della metropolitana U6, quella il cui percorso era indicato dalla linea viola. Fiducioso, richiuse il libretto. L’autobus chiuse le porte e partì. Continua a leggere Il libro di Egon – di Stefano ZANGRANDO